10 Febbraio 2009

Gite fuori porta

E’ chiaro che quando si partecipa a una manifestazione non autorizzata si corrono sempre dei rischi .”  Detta così, senza un contesto che aiuti a capire di cosa si parli, è certamente una frase ambigua; e proprio per questo casca a pennello in questa storia in cui le ambiguità si sprecano. Sarà riferita al G8 di Genova? Alle proteste studentesche contro la riforma Gelmini? In verità no, ma la risposta al quiz la trovate solo in fondo al post (lo ammetto, è solo un trucco per farvelo leggere tutto, ‘sto polpettone).

La settimana scorsa sul Piccolo (e purtroppo questo non l’hanno messo online) l’infaticabile Massimiliano Lacota, presidente dell’Unione degli istriani, annuncia che quest’anno ci riprova: a portare un autobus di anziani signori oltreconfine a deporre una corona di fiori. L’anno scorso lo ha fatto, ma al costo di due contravvenzioni per, appunto, manifestazione non autorizzata. L’esperienza sembra essergli piaciuta: per un paio di giorni almeno di lui si è parlato sia sulla stampa che su blog e forum in giro per la rete, le sue dichiarazioni venivano riprese e diffuse non solo nel ristretto ambito della sua associazione o delle formazioni politiche di destra in generale; l’eroe della giornata, insomma. Ottima cosa, visto che riguardo agli scopi istituzionali dell’associazione stessa non sembra cavare un ragno dal buco, correndo il rischio di farsi rubare iscritti dai concorrenti.

C’è anzi chi dice che l’incidente il Lacota se l’è andato a cercare apposta: se è vero, si può pensare che quest’anno lo rifaccia con ancora maggiore clamore visto il risultato della prima spedizione. Il sospetto non sembra del tutto infondato visto che il nostro, invece che scaricare da Internet l’apposito modulo e farselo timbrare dalla stazione di polizia di competenza come da procedura normale annuncia di averne informato le massime autorità della Slovenia – ma non spiega se lo ha fatto a mezzo stampa, per interposta persona o semplicemente sperando che le autorità italiane lo facciano per lui.

Vediamo innanzitutto cos’è successo l’anno scorso: sembra facile, i resoconti delle due parti combaciano su molti punti. Riporta infatti il Piccolo che nel pomeriggio una comitiva formata da un autobus e un furgone e diretta verso Kozina venne fermata al confine ed invitata a non proseguire, in quanto non avevano provveduto ad informarne preventivamente le autorità. A tal punto il Lacota avrebbe affermato trattarsi di un pellegrinaggio e non di una manifestazione, il che lo esenterebbe dall’obbligo suddetto. Tale interpretazione non veniva accolta dalle forze dell’ordine che comunque consentivano al gruppo il viaggio fino all’abitato di Rodik, dove la comitiva procedeva alla deposizione di una corona d’alloro e veniva multata per manifestazione non autorizzata, a dire del Lacota “appena parcheggiati” (PDF) mentre secondo l’Amministrazione di polizia di Capodistria questo sarebbe successo a cerimonia finita. Pagata la multa la comitiva era ripartita verso Capodistria per un’ulteriore corona d’alloro – e la scena si era ripetuta con un altra multa, per poi finire col ritorno a casa accompagnati dalle auto della polizia. Atto finale (inevitabile trattandosi del Lacota) ovviamente un comunicato stampa e via col circo mediatico.

Tutti d’accordo? Quasi. In effetti qualche differenza tra i vari resoconti c’è: per la precisione un piccolo particolare che deve essere del tutto insignificante, visto che ne il Piccolo, ne il comunicato, ne alcun altro mezzo d’informazione di quà del confine sembrano averlo considerato degno di menzione. il Ve?er (PDF), le Primorske novice e Siol.net invece concordano: al confine, in occasione del primo contatto, al Lacota la polizia avrebbe offerto la possibilità di compilare il fatidico modulo e regolarizzare così l’iniziativa. Offerta rifiutata: pellegrinaggio era, non manifestazione, e su tali questioni di principio un uomo vero non transige.

Ma lo era? L’Unione stessa elencava il tutto nel suo Calendario delle Manifestazioni (PDF), per cui il dubbio è lecito. Vediamo cosa dice la legge: nella fattispecie la Legge sulle adunanze pubbliche (testo ufficiale aggiornato). All’articolo 3 questa dice che “la persona giuridica estera ovvero lo straniero può organizzare un’adunanza pubblica solo dietro autorizzazione”. E subito dopo all’articolo 4 comma 1 spiega che “adunanza pubblica è qualsiasi riunione organizzata di persone per l’espressione di opinioni e posizioni riguardo questioni di interesse pubblico o collettivo all’aperto oppure in luogo chiuso con accesso aperto al pubblico” per poi spiegare al comma 3 che “adunanza o manifestazione organizzata è qualsiasi adunanza o manifestazione ove l’organizzatore annuncia (pubblicizza) ovvero invita alla partecipazione tramite annuncio pubblico o inviti trasmessi agli interessati.”  Il resto sono dettagli tecnici: articolo 7, “La denuncia dell’adunanza o manifestazione viene accolta dalla sezione o ufficio di polizia sul cui territorio si organizza l’adunanza o manifestazione”; articolo 11 “L’organizzatore dell’adunanza deve effettuare la denuncia almeno tre giorni prima dell’inizio dello stesso, l’organizzatore della manifestazione invece almeno cinque giorni prima”.
Ma in pratica in cosa consiste questa trafila? Questo posso dirlo per esperienza personale, avendo organizzato l’anno scorso un concerto di musica medievale nel castello di San Servolo: si scarica da Internet l’apposito modulo e le relative istruzioni, si compila il tutto in duplice copia e lo si consegna alla stazione di polizia competente, dove gli danno un occhiata e ve ne restituiscono una copia timbrata per ricevuta. Se non avete intenzione di usare fuochi d’artificio, intralciare il traffico o utilizzare impianti d’amplificazione non occorre altro (a meno che non prevediate di avere più di tremila partecipanti, nel qual caso anche il comune vuol dire la sua).

Una certa eco ha suscitato all’epoca l’idea innaturale che nell’incivile paese confinante occorra il placet delle forze dell’ordine per tenere una manifestazione.   Sembra che a nessuno sia venuto in mente di verificare quanto in vigore in Italia, prima di profferire. Per gli interessati il testo a cui fare riferimento è il TULPS, che non è un satellite della NASA ma il Testo unico delle leggi di Pubblica sicurezza, che recita all’articolo 18: “I promotori di una riunione in luogo pubblico o aperto al pubblico devono darne avviso, almeno tre giorni prima, al Questore. E’ considerata pubblica anche una riunione, che, sebbene indetta in forma privata, tuttavia per il luogo in cui sarà tenuta, o per il numero delle persone che dovranno intervenirvi, o per lo scopo o l’oggetto di essa, ha carattere di riunione non privata.” e prosegue all’articolo 20: “Quando, in occasione di riunioni o di assembramenti in luogo pubblico o aperto al pubblico, avvengono manifestazioni o grida sediziose o lesive del prestigio dell’autorità, … le riunioni e gli assembramenti possono essere disciolti.” Interessante, il concetto di manifestazioni sediziose (art. 21): “E’ sempre considerata manifestazione sediziosa l’esposizione di bandiere o emblemi, che sono simbolo di sovversione sociale o di rivolta o di vilipendio verso lo Stato, il governo o le autorità. E’ manifestazione sediziosa anche la esposizione di distintivi di associazioni faziose.
Per la cronaca, quella fatidica virgola dopo la parola emblemi non sembra essere un errore di battitura – il dubbio è venuto anche a me, ma l’ho ritrovata tale e quale sia qui che qui (PDF).  A riprendere l’argomento delle manifestazioni è poi il Codice penale, che quantifica all’articolo 655: “Chiunque fa parte di una radunata sediziosa di dieci o più persone è punito, per il solo fatto della partecipazione con l’arresto fino a un anno.” Simpatico.

Altro punto, del tutto diverso, che sembra essere sfuggito ai media nostrani è che nel luogo di destinazione dell’avventura lacotiana c’è gente che ci vive, e di tutto l’affare una sua opinione ce l’avrebbe.  Manco a dirlo, men che entusiasta. Come riportato sempre dalle Primorske novice, ai locali anche anziani suona del tutto bislacca l’affermazione che nei dintorni di Rodik si siano svolti fatti di sangue. Passi per i villici, che saranno magari incolti o di parte, ma tale dato non risulta neanche, dice l’articolo di Helena Race e Robert Škrlj, ne al Jože Dežman, presidente dell’apposita commissione governativa che si occupa degli eccidi bellici e postbellici, ne al Mitja Ferenc, storico e specialista nel catalogare sepolture anche nascoste di quel periodo.
Ben più deciso, invece, il sindaco locale Zvonimir Ben?i? Midre, che dichiara: “Quella è stata una provocazione. Hanno prescelto proprio Rodik, dove nel 1944 gli italiani ed i loro alleati hanno causato una tragedia ammazzando sei giovinetti.” Tanto che pochi giorni dopo il consiglio comunale da lui presieduto approvava una delibera (PDF) poi recapitata a governo e parlamento in cui condannavano le azioni delle associazioni degli optanti e protestavano contro manifestazioni del genere.

Anche l’epilogo della faccenda lascia perplessi: tre giorni dopo i fatti il Lacota convocava una conferenza stampa (PDF), ovviamente ripresa dal Piccolo, in cui annunciava “Il governo sloveno ci ha scritto, chiedendoci un numero di conto corrente dove versare i 634 euro delle due multe perché non ha riscontrato alcuna violazione. Non ritireremo i soldi, fino a quando non avremo ricevuto delle scuse formali dal governo sloveno. Abbiamo già risposto loro in questo senso ”.  Poi – tutto tacque. Che il governo sloveno abbia chiesto scusa e il Lacota si sia dimenticato di informarcene? Che non lo abbia fatto, ma stranamente l’argomento non gli interessi più? Parrebbe strano, visto che in conferenza stampa si parlava esplicitamente di azioni legali che dipenderebbero “dall’atteggiamento della Slovenia nei nostri confronti”. Da Radio Capodistria, in forma non ufficiale, una versione della storia invece ben differente: la redazione avrebbe trasmesso in buona fede la notizia del rimborso, ma poi avrebbe pensato bene di verificare presso il ministero degli Interni. Risposta pacata ma lapidaria: il signor Lacota non risulta aver presentato ricorso, quindi non può esserci nulla di vero. La  redazione avrebbe poi interpellato al riguardo lo stesso Lacota, il quale avrebbe tergiversato sull’argomento. Boh. Niente link qui, come me l’hanno raccontata così ve la giro.
Cosa può essere successo? Gli stessi pettegolezzi che davano per premeditato l’incidente insinuano (per la verità senza fornirne alcuna prova) che l’organizzatore si sarebbe scordato di informare i pellegrini / manifestanti delle sue intenzioni, e che questi si sarebbero sentiti usati come Kannonenfuter mentre credevano di essere in regola colle leggi locali; di qui la necessità di riportare la pace in famiglia affermando pubblicamente che non c’è stato alcun illecito. Ma questo, va detto per inciso, va considerato chiacchiera da osteria vista la mancanza di riscontri da parte dei sostenitori di questa tesi.

Torniamo di botto ad oggi, ad un anno di distanza esatto. Nel frattempo la produzione di comunicati stampa del nostro ha raggiunto proporzioni gargantuesche: se il primo comunicato che ho citato, datato 11 febbraio 2008, portava il numero 759, quello attualmente in cima all’elenco sul sito porta il numero 1008. Duecentocinquanta all’anno, ragguardevole. Comunicati a parte, alzi la mano chi si è accorto di qualcosa di concreto portato a termine dal nostro. Ed è qui che sorgono i miei timori.

Se è plausibile l’ipotesi che lo show del 2008 sia stato pianificato a tavolino ed il risultato mediatico sia stato quello sperato, stante la povertà di risultati conseguiti nel resto dell’anno, il nostro o chi per lui potrebbe cadere nella tentazione di ripetersi, magari alzando il tiro già che c’è. Di qui l’ambiguo accenno all’intercedere presso le autorità di Ljubljana invece che semplicemente consegnare un modulo a Capodistria? Chissà, ma di un altro carnevale mediatico personalmente non sento alcun bisogno, e ci sono tanti altri posti dove uno può fare il martire invece che su questo confine, dove ogni passo avanti costa fatica e per ricadere negli errori del passato bastano pochi estremisti. Il Lacota avrà anche bisogno delle luci della ribalta, ma noialtri di certo avremmo più bisogno di uscire dal buco che ci siamo scavati nell’ultimo secolo e mezzo.

Staremo a vedere: nella migliore delle ipotesi qualcuno ha regolarmente preannunciato la manifestazione senza fare troppo baccano, e domani si torna a parlare di futuro; nella peggiore torneremo ad essere oggetto di titoli a larghezza intera tra scambi di accuse, pubbliche denunce e magari note diplomatiche ed affini. Ed il peggio è che non possiamo farci niente.

Ah sì, dimenticavo: vi avevo promesso qualcosa.  “E’ chiaro che quando si partecipa a una manifestazione non autorizzata si corrono sempre dei rischi .” Nientemeno che Franco Frattini per Repubblica. Quella volta nessuno ha ritenuto plausibile accusare i belgi di razzismo. Chissà se si rammenterà di queste parole, all’occorrenza. Spero che non serva.

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