13 Dicembre 2008

Il nastro

“Prendo a prestito” un intervento di Franco Juri  dal blog di Igor Gabrovec:

»Stento a crederci, eppure è vero, è storia di questi giorni. Fiorella Ben?i?, dirigente scolastica slovena, impiegata presso la scuola slovena Fran Saleški Finžgar di Trieste, è stata bacchettata dalle autorità scolastiche, dalla politica locale, e, incredibilmente, persino – stando a quanto leggo sul Piccolo – dal console sloveno Božidar Humar, per aver tagliato, durante l’inaugurazione della mensa scolastica, un nastro dai colori sloveni. É scoppiato il finimondo. Un politico di Forza Italia, Piero Camber, ha definito l’uso di quel nastro “un atteggiamento vergognoso e razzista”.

Sogno o son desto? Neanche avesse bruciato una scuola altrui, la povera preside Ben?i?!

E poi quella lettera di scuse al sindaco, cui è stata costretta , il rimprovero del responsabile dell’Ufficio scolastico regionale per le scuole slovene, il rammarico del console della Repubblica di Slovenia, i toni dispiaciuti di alcuni connazionali della signora Ben?i?.

Il tutto diventa ancora più assurdo se si pensa che a Roma hanno appena votato cospicui tagli a danno della comunità slovena, e che si risente la voce di chi vorrebbe cancellare, o trasformare in un non meglio definito etnos slavo, la presenza slovena nella provincia di Udine.

Mentre la legge di tutela per gli Sloveni rimane lettera morta e per ogni cartello stradale bilingue concesso sul Carso sono necessarie le fatiche di Ercole. Ora, come se tutto ciò non bastasse a far arrossire una democrazia come quella italiana, ci si accanisce su una preside e su un nastro dal colore sbagliato, considerato persino “razzista”.

Ebbene, cari connazionali italiani di Trieste, mi sia concesso, a questo punto, il beneficio dell’indignazione. Desidero informarvi che noi, italiani d’ Istria, in Slovenia non solo possiamo fare uso dei simboli nazionali italiani, ma persino le autorità locali, i comuni e le sedi ufficiali, nel territorio di insediamento della minoranza italiana sono tenuti – per legge e costituzione – a esporre, nelle festività nazionali o locali, accanto alle bandiere slovena, europea e comunale pure il tricolore italiano. Venga qualcuno di voi a vedere come sono imbandierate Capodistria, Isola, o Pirano, nel giorno dell’indipendenza slovena, e vedrà quanti tricolori italiani sventolano lungo le nostre strade. Nessuno, signor Camber, reputa quelle bandiere verdi bianco rosse un “atteggiamento razzista”. Nessuno deve scusarsi con nessuno, da noi.

Quindi m’indegno, e – da italiano d’ Istria – chiedo scusa a Fiorella Ben?i? per il vergognoso linciaggio cui è sottoposta in questi giorni da molti miei connazionali .

Franco Juri
Capodistria«

La lettera è pubblicata pure dal blog della scuola elementare di Barcola, che ringrazia l’autore e la definisce istruttiva.

La questione rimbalza pure sui mezzi d’informazione: succinta l’agenzia STA, ben più ampia la paletta di opinioni raccolte dal Primorski dnevnik, da cui traduco quella di Bruna Zorzini Speti?:

“Per l’ex-consigliere regionale del PCIS Bruna Zorzini Speti? i carabinieri alla scuola di Barcola ricordano il triste ventennio fascista. Al riguardo la Zorzini esprime grande costernazione rispetto al fatto che il sindaco ed il prefetto non conoscano la legislazione relativa ai simboli ed alle bandiere della minoranza. L’ex-consigliere fa presente in primo luogo l’articolo 6 della legge regionale n. 27 del 2001, contenente un esplicita norma sulle bandiere della minoranza, equiparate nel territorio di insediamento alle bandiere italiana, europea e regionale e da esporsi sulle facciate degli edifici pubblici.”

Sull’argomento anche primorska.info, da cui traggo la dichiarazione dell’europarlamentare Jelko Kacin (il sottotitolo preannuncia che il Kacin intende sottoporre la questione al Parlamento europeo):

“Come europarlamentare voglio pure in particolare fare presente che Trieste è piena di insegne in cinese. Ad ogni angolo c’è di tutto nell’alfabeto della lingua Han e questo ovviamente a Trieste non disturba nessuno. Disturba, invece, se qualcuno utilizza la lingua slovena, se in una scuola slovena si utilizza il tricolore sloveno, simbolo di appartenenza slovena o slava. “

Critico anche il presidente della commissione affari esteri del Consiglio di stato Ivo Vajgl, che definisce l’accaduto “un’inaccettabile espressione di intolleranza, tanto più perché occorso in una scuola.”

Meno ricco di novità l’articolo del Dnevnik (dal titolo: L’Italia vuole spaventare la minoranza) – dopo il riassunto degli eventi in sostanza solo la dichiarazione del console Božidar Humar, secondo cui il Piccolo avrebbe “etichettato le sue parole in modo del tutto inappropriato”. Ma va!

Chicca finale, invece, tra i commenti relativi: il terzo dall’alto riporta un comunicato firmato “le insegnanti della scuola elementare di Barcola” che traduco:

“Le insegnanti: mano nella mano sulla via della convivenza

Dopo che i media hanno riferito a lungo sull’accaduto e che molti hanno riflettuto ed espresso la loro opinione  ci sembra necessario dire anche la nostra, sopratutto per evitare che i fatti vengano ulteriormente gonfiati e si creino polemiche inutili. Ci dispiace fortemente che tutta l’inaugurazione non si sia svolta come ci aspettavamo e proprio per questo vogliamo qui illustrare globalmente l’accaduto.

Come già detto siamo state informate telefonicamente all’ultimo istante dell’inaugurazione del refettorio senza informazioni più dettagliate. Ci attendevamo che fossero presenti i bambini del ricreatorio e della scuola Tarabocchia con cui condividiamo il refettorio e l’edificio scolastico, per cui abbiamo scelto di far cantare una canzone in italiano sull’amicizia tra bambini di razze e culture differenti per poter condividere questi valori con i coetanei italiani. Eravamo convinte che a portare un saluto in sloveno sarebbero stati i rappresentanti eletti sloveni, in quanto  l’invito ci è pervenuto dal Comune. I consiglieri comunali sloveni sono stati infatti costantemente al nostro fianco quando ci battevamo per il restauro del refettorio e proprio a loro va il grande merito di averlo ottenuto. Va detto che noi siamo prima di tutto educatrici e non abbiamo adeguata esperienza riguardo al protocollo da rispettare in tali occasioni ufficiali. L’inaugurazione, a cui hanno presenziato i responsabili dei lavori eseguiti e rappresentanti italiani, si è svolta in un atmosfera rilassata.

Sul nastro della discordia non intendiamo dilungarci. É evidente che se avessimo avuto un nastro italiano o se il responsabile ce lo avesse fatto pervenire avremmo disposto pure quello. Forse in questo modo il nastro sloveno sarebbe stato per taluni meno fastidioso ed accettabile. Una vera convivenza richiede invece l’accettazione del prossimo nella sua interezza, quindi la sua cultura e tutto quello che tale concetto comprende. Di strada c’è ne è ancora… Noi siamo però ottimiste, dato che malgrado queste diatribe i nostri bambini ed i loro coetanei italiani continuano a condividere l’edificio in un atmosfera di amicizia.  É vero, possiamo imparare molto dai bambini.”

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36 commenti a Il nastro

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