19 Giugno 2008

Las Gorizia

Beniamino Pagliaro ci segnala questo articolo su Nova Gorica apparso su La Stampa:

Di giorno: l’aspetto austero e ordinato, quasi soporifero, le sue vie alberate e semideserte, le abitazioni color pastello e gli edifici sbiaditi, ne tradiscono la sua principale vocazione. Ma poi «fortunatamente» (come dicono da queste parti) arriva la notte e allora ci si accorge che la trincea di mastodontici cartelloni all’ingresso della cittadina, cartelloni dove le parole Casinò e Night Club sono incise a caratteri cubitali, non sono lì per caso. Ma per annunciare ai visitatori che stanno per addentrarsi in una piccola culla del divertimento e del vizio. […]

Il paradiso qua ha il nome di Margerita. Un lussuoso club del piacere all’interno di una villetta gialla che troneggia nel centro di Nova Gorica, a pochi metri da un parco giochi per bambini. Un club che ha per simbolo una vulva stilizzata e un motto d’altrettanta eloquenza: «Divertimento senza ritegno»

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28 commenti a Las Gorizia

  1. EdTv ha detto:

    Come al solito,
    la grande regola del giornalismo
    prevede che si inizi a parlare di casinò (o qualsiasi altra cosa)
    e si finisca regolarmente a parlare di figa.

    Di troie, di night, del sottobosco malavitoso.
    Il Perla è anche altro.

    Il Perla sono anche i trevigiani che mimano le ordinazioni al banco, per farsi capire meglio dagli sloveni.

    Il Perla è anche la storia di un giocatore di poker che racconta ai genitori che va a studiare in biblioteca centrale e invece è lì nella pokeroom, sopra di parecchie migliaia di euro. A 22 anni.

    Il Perla è anche la storia di vallet, croupier, dealer universitari. Che lavorano lì grazie a una convenzione tra il casinò e le università slovene.

    Poi ci sono anche le puttane ucraine.
    Come quando mi addormentai al ristorante interno al casinò e mi svegliai con una mano che mi bussava la spalla: “serve qualcosa?”
    Un signore moro mi mostrava la mercanzia.

    “Tales From Perla”
    prima o poi verrà dato alle stampe.
    Ma io farò solo l’editing. La stesura la lascio a qualcun altro.

  2. Matteo Apollonio ha detto:

    Ok, ma non c’è nulla di molto commovente o formativo nel Perla e omologhi. So di scontrarmi con te o altre persone che siete appassionate di poker ecc. ecc., ma non riesco a intravedere qualcosa di positivo in tutto questo.
    Sono scelte personali che ognuno ha il diritto di fare e realizzare, ma credo che sia un sintomo un po’ preoccupante. Passerò per bigotto o conformista, ma il fatto che sempre più gente della mia generazione si isoli dentro a posti come il Perla, non è una cosa che mi dà molta allegria. Ci sono mille altri modi di perdere tempo altrettanto criticabili, e parecchi hanno fatto e continuano a far parte della mia vita. Ma tutto questo mi sembra comunque non positivo. Ripeto ognuno ha il diritto di fare ciò che vuole della propria vita, ma…

  3. EdTv ha detto:

    Beh
    io non conosco nessuno che “si chiude” al Perla.
    Conosco persone che ci vanno un paio di volte alla settimana.
    Forse anche meno.

    E nessuno che io conosca o frequenti è un gambler, anzi.

    Poi paradossalmente ti direi che una bella vacanza in un non-luogo come il Perla me la farei di gusto.

  4. emm ha detto:

    qua ci vuole fiandra che faccia una standing ovation. indifferente per chi, importante che crei rissa coi suoi mezzucci da intellettuale triestìn de alto bordo
    ; )

  5. alessandro ha detto:

    particolare la foto con le luci e il vizio dietro e statua con bustina con stella rossa davanti…veramente una foto originale.

  6. Matteo Apollonio ha detto:

    Sono molto tentato di crollare, ed iniziare una di quelle mie invettive che inevitabilmente scatenerebbero una valanga di distinguo e critiche da parte dei lettori.
    Te la do buona, anche se onestamente questo rassicurante “un paio di volte alla settimana” l’ho sentito per altre questioni più o meno delicate (droghezzi e altre dipendenze), così per dare una parvenza di tranquillità, distacco, che non molto spesso c’è poi realmente. Restiamo in questo paesaggio un po’ immaginario di persone che ogni tanto fanno cose più o meno pericolose e va tutto ok, tutto sotto controllo. Alla conta finale vorrei verificare quanti sono veramente con la situazione nelle loro mani e quanti sono dipendenti.

  7. EdTv ha detto:

    Il fatto è questo.
    Il casinò è fatto di molte realtà,
    prima tra tutti: il gambling.
    Il puro azzardo: vai e scommetti senza alcun principio logico, matematico, razionale, statistico, psicologico.
    Questo è ciò che accade nella maggior parte dei casi.
    Per quelli non rispondo.

    Ho uno zio malato di gioco, di azzardo e in lui rivedo esattamente le caratteristiche da te proposte: non controllo totale, pura febbre.

    Poi c’è il poker, nelle sue specialità hold-em e omaha.
    Più o meno si è concordi nel dire che la dimensione di azzardo
    conta come un 25% nell’intero sviluppo del gioco o del tavolo.

    Le persone che conosco io e che frequento io, giocano solo a poker e hanno un approccio al gioco piuttosto sano e non amano assolutamente fare del gambling. Molti dei nostri grafici online che tengono le statistiche delle vittorie e delle sconfitte sono lì a dimostrarlo.

    Per sano intendo che razionalizzano il proprio roll, ovvero la propria la “banca”. Purtroppo il gioco dà dipendenza come nel mio caso. ma anche qui si tratta forse più che di dipendenza, di passione con la differenza che se la passione rende perché sei indiscutibilmente un giocatore al di sopra della media dei partecipanti al tuo tavolo, qualche soldino te lo puoi fare.

    Ti do atto che poi il gioco è totalizzante nel senso che occupa molti dei miei pensieri quotidiani: se mi devo distrarre o vago con la mente mi capita spesso di ripensare a una mano giocata o ai mille modi in cui l’avrei potuta giocare. Ma nulla che mi impedisca di vivere felice, lavorare, fare sesso, sorridere.
    Idem come me, le persone che frequento.

    Se siamo un’eccezione non lo so. Io delle vite altrui al Perla ci faccio un oggetto di studio. Non di preoccupazione sociale. Perché non me ne frega un emerito cazzo.

    La cosa atroce è che comunque vada, si finsice sempre, nel giornalismo italiano, e qui mi ripeto, a parlare di figa.

  8. Matteo Apollonio ha detto:

    Tira più un pel de mona che un carro de buoi.

    P.S. Ti voglio bene per la risposta che mi hai dato. Lo dico sul serio, è un approccio di discussione che mi garba e mi riempie di speranza.
    C’era qualcuno tempo fa che diceva “…E quando tutto andava a catafascio, nessuno ci faceva tanto caso…”. Credo che la cosa sia molto attuale e incombente Enrico. Il silenzio su queste cose è molto più preoccupante del parlarne. Grazie per la lucidità.

  9. La vecchia zia ha detto:

    Beniamino Pagliaro, sei sotto esami di maturità, tra temi discutibili e prove risibili. Occupati di te almeno in questi giorni. Poi, quando avrai finito il mondo sarà tuo. E ce l’auguriamo tutti perchè ti spetta e ti aspetta. Però per una volta nella tua vita prova a vivere. Con tanto affetto
    La vecchia zia

  10. Julius Franzot ha detto:

    Io non giudico moralmente nessuno, a 20 anni andavo realmente due volte alla settimana a Portorose, giocavo a sistema, tornavo dopo un’ora, quando avevo racimolato 50.000 vecchie lire, con un capitale di rischio di 1.250.000 sempre vecchie lire. Quando ho vinto abbastanza, ho smesso. In quanto alle donnine, non per nulla è il mestiere più antico del mondo e non ha senso proibirlo. Meglio che stiano al Perla o al Faraone, al coperto, controllate, fuori dalla vista, vicinissime a bagni e docce, o sulla strada, magari minorenni, schiavizzate, col magnaccia alle spalle e la megera voodoo dai parenti, sei per notte, dentro uno e fuori l’altro senza nemmeno vedere un bidet?
    Andiamo, gli sloveni hanno ragionissima di sfruttare la falsa moralità del sistema italiano e del suo Stato biscazziere che guadagna con il lotto, come se quello non desse assuefazione, e proibisce i casinò.

  11. EdTv ha detto:

    Franzot, comincio ad avere una sorta di strana
    empatia per ciò che scrivi. Credo sia il caso
    che cominci a leggere qualche tuo libro 😉

  12. pierpaolo ha detto:

    come al solito mi ritrovo ad essere il solito rompiballe e l’unica pecora nera del blog.

    premetto che non disdegno la frequentazione di casinò (anche se grazie al cielo ci vado sempre meno spesso!) e che sono appena tornato da un viaggio negli stati uniti tra le cui tappe c’era anche las vegas, dove ho giocato come un pazzo (anche perchè altrimenti cosa fai a las vegas?)
    il fatto è che per tutte gli argomenti di cui ho discusso parto da un principio: male e bene esistono.

    credo che nella nostra società questo principio sia sfumato e quindi il confine tra il bene e il male ci siamo abituati a spostarcelo come vogliamo per nostra esclusiva comodità.
    a questo punto stoppo tutti. non parlo di religione pur essendo io profondamente credente.
    tutti sanno che uccidere è sbagliato. che siano credenti o meno.
    partendo da questo principio dico che giocare d’azzardo è sbagliato, e non perchè lo fanno tutti oltre confine possiamo permetterci di dire che sia diventato giusto. e credo che uno stato abbia il dovere di dare delle regole che tutelino il cittadino indicandogli la strada giusta.
    idem con le prostitute, andare a prostitute è sbagliato e anche se lo fanno tutti deve rimanere il principio che chi lo fa sbaglia.

  13. alessandro ha detto:

    Julius Franzot…qual è il sistema con cui giocavi? magari posso approfittarne 🙂

  14. furlàn ha detto:

    Io ieri sera ho vinto 50 euri: non sono andato al casinò!

  15. Julius Franzot ha detto:

    @alessandro:
    Giocavo sulle dozzine, cominciando dalle 2 diverse dall’ultima uscita. Poste pari su ciascuna, diciamo 1 Euro 1a e 1 Euro 2a.
    Esce una delle due (65% di probabilità) incasso 1 Euro netto, altrimenti ne perdo 2. Se perdo, alla prossima boule triplico: 3 Euro 1a e 3 Euro 2a. Se esce una di loro, vinco sempre 1 Euro netto, se perdo proseguo triplicando, quindi 9 Euro 1a e 9 Euro 2a, e così via. A partire da una somma complessiva in gioco di oltre 36 Euro, metto una cip (sempre 1 Euro) sullo 0. L’ esperienza (ed il calcolo delle probabilità) mi dicono che è estremamente improbabile (< 2%) che esca la stessa dozzina per oltre 6 x di seguito. Però tutto è soggetto alla legge dei grandi numeri di Bernoulli (se giochi abbastanza a lungo, qualunque probabilità può avverarsi), quindi bisogna porsi un limite massimo di vincita (le mie 50.000 Lire), per non stare al tavolo esposti su troppe boules. Attenzione: il sistema funziona solo se non si fanno eccezioni (anche se passa una ragazza con un gran culone, non puntare sul 16! ;-)) e se si ha la copertura per almeno 6 boules perse di seguito.

  16. Bibliotopa ha detto:

    Non ho mai messo piede in un casinò e non intendo incominciare ora, ma una certa frequentazione di matematica mi ha dimostrato che per principio i giochi d’azzardo sono tutti a favore del banco, e non c’è sistema che funzioni. Se ci fosse, lo proibirebbero… E mi dicono pure che a volte l’azzardo è un po’ pilotato.
    Poi, visto che comunque non è obbligatorio andarci, penso che ognuno possa buttar via i propri soldi come preferisce , e pagarsi il piacere del divertimento del gioco, forse è più sano che in sigarette.
    Non mi piace, del gioco d’azzardo , e nemmeno delle lotterie, però, il concetto che se ne può ricavare , che i soldi si possono ottenere senza fatica e senza lavoro. Concezione che purtroppo è alla base di molti comportamenti italiani, come i soldi distribuiti in giochini televisivi, che vi confesso conosco poco perchè il mio tempo non lo passa davanti alla tv.

  17. EdTv ha detto:

    Io invece, che ritengo “il lavoro” la cosa più brutta
    che mi sia mai capitata in vita mia,
    coltivo il sogno segreto di vincere un 100.000 euro
    e non fare un cazzo per 8 anni
    tanto con mille euro al mese riesco a campare da dio.

    E passo questi 8 anni a pensare
    come camparne altri 8 senza fare un cazzo.
    In 8 anni un minimo di idea mi verrà, no?

    E poi mi avanzano sempre 4mila euro
    da buttare sul rosso o sul nero.
    Se va dritta sono altri 8 mesi pagati.

    8 è il numero chiave.
    Se qualcuno stasera va al perla me lo giochi per favore.

  18. Francesca ha detto:

    Io invece gioco molto volentieri, non guido più e i casinò sloveni non mi hanno. Però mi dispiace, almeno un po’.
    Il gioco, come l’alcool, il tabacco e altro non fa per niente male se serve a dare piacere, fa male se usato per distruggersi. Ma il male è nel concetto di distruzione non nel mezzo per porla in essere.

    Il gioco è un modo tra i tanti per sentirsi vivi (e infatti le prime frequentatrici dei casinò sono le nostre pensionate, straorganizzate) e non c’è niente di negativo nel giocare. Si sa che è impossibile vincere in assoluto e si sa anche che, se per caso si vince, quei soldi hanno un significato molto diverso da quelli che arrivano per lavoro. Di solito sono soldi che finiscono più veloci, perchè si regalano o si festeggia, si condivide con gli altri la fortuna.

    Direi che la frase da sottolineare del pezzo segnalato è ‘divertimento senza ritegno’. Il divertimento è uno e basta, non ha bisogno di aggiunte. Ogni aggiunta diventa negazione del divertimento, del piacere, un modo per portarlo oltre il limite personale, per portare la persona a non godere sulle sue misure di piacere, ma su metri esterni ed estranei.

    Noi difficilmente parliamo del piacere, considerandolo quasi una colpa. Ma la nostra vita è segnata dalla ricerca del piacere di cui spesso fatichiamo a conoscere le coordinate. E, da codini, in questo settore vitale ed essenziale, invece che interrogarci su ‘qual è il mio piacere’ seguiamo l’idea della trasgressione.

    Ma il piacere non è trasgressivo. E’ tuo. E’ tua fantasia. E’ libertà. Io gioco per rilassarmi, per iniziare la giornata in allegria. Se va bene recupero i soldi della spesa, se va male ho lasciato altri 10 euro su una macchinetta. E in quel tempo ho liberato la testa dalla quotidianità. Per affrontarla.

    Noiosissima come al solito vi dirò che il piacere cambia coi nostri cambiamenti. Che ad esempio il passare dall’età fertile alla menopausa ha stravolto in primis il mio piacere, rendendolo finalmente mio. Che oggi vorrei avere le ‘armi’ di venti o trent’anni fa, ma che mai come oggi nella mia vita sono riuscita a godere dei piaceri. Oggi possiedo cinque sensi, più la bambina che gioca e che non ho mai negato nè ucciso. E’ bello. Fai tutto q.b., quanto basta a te per stare bene, senza bisogno d’inseguire la trasgressione. Molto meglio delle benzodiazepine…

  19. Bibliotopa ha detto:

    gioco, piacere,… si possono ottenere anche senza alleggerirsi il portamonete?
    la felicità, o quanto meno la soddisfazione, viene dal di dentro o si compra?

  20. EdTv ha detto:

    “la felicità viene dal di dentro”
    è uno dei must di canale 5
    ore 14 e 30.

    l’ultima volta l’ha detta Paola a Carmine0
    durante un’esterna.

    Ma se non sbaglio qualche tempo prima
    anche Salvatore si era cimentato in questa
    frase monumentale. Sbagliandone la grammatica ovviamente.

    Credevo di dover aspettare la nuova stagione
    di Uomini e Donne per sentirla ancora
    e invece Bora.la si conferma come sempre
    il mio divano preferito.

  21. Francesca ha detto:

    Cara Bibliotopa, se costa la si può anche comprare, dipende dalle persone. Io ad esempio dopo due minuti messa a sedere a guardare un tramonto comincio a scalpitare, ma sicuramente qualcuno gode ‘aggratis’. Sono affari suoi, contento lui…
    Ho una pluridecennale frequentazione con tutto ciò che è chiamato vizio. L’unico che non riesco a contollare è quello del tabacco e probabilmente, dal di dentro, ci deve essere un qualcosa d’irrisolto che m’impedisce quanto meno di ridurne il consumo. Ma non sarà certo il terrorismo dei medici a farmi smettere. Questo per dire che se sono fantastici gli Om può essere salutare anche una bella bevuta

  22. Bibliotopa ha detto:

    “la felicità viene dal di dentro” è uno dei must di canale 5 ore 14 e 30.”

    non lo sapevo, perchè non guardo la tv, nè alle 14.30 nè in altri orari. Sarà il mio vizio?
    Sulla forma grammaticale non vedo cosa ci sia di male, ma sulla veridicità, al di là di chi la dice ( forse si troverà pure nei bigliettini dei Baci Perugina) io ci metto la firma.

    Per i tradizionali vizi, mi rendo conto che è di moda vantarsene considerandosi trasgressivi, d’avanguardia, epigoni di Baudelaire, ma mi sembra che che ci è affezionato non li consideri vizi, o che abbia una concezione personale della parola vizio.
    per il fumo, ho sempre pensato che faccia più male al portafoglio che alla salute, anche se ho visto mia madre fumatrice morire per le conseguenze di un edema polmonare.

  23. Francesca ha detto:

    Da Wikipedia

    “I vizi capitali compaiono in Aristotele che li definisce “gli abiti del male”. Al pari delle virtù, i vizi derivano dalla ripetizione di azioni che formano nel soggetto che le compie una sorta di “abito” che lo inclina in una certa direzione. Nel Medioevo i vizi sono visti come un’opposizione della volontà umana alla volontà divina. Nell’Età dei lumi la differenza tra vizi e virtù perde importanza, poiché anche i vizi, come le virtù, concorrono allo sviluppo industriale, commerciale ed economico. Dopo il periodo illuminista i vizi compaiono in alcune opere di Kant che vede nel vizio un’espressione della tipologia umana o di una parte del carattere. Da “l’Antropologia pragmatica” di Kant nell’Ottocento sono stati scritti grandi trattati di psicologia umana. I vizi diventano la manifestazione della “psicopatologia” dell’uomo. I vizi diventano quindi malattie dello spirito.
    I sette vizi capitali sono:
    · Superbia (sfoggio della propria superiorità rispetto agli altri).
    · Avarizia (mancanza di generosità, colui che è taccagno, ma in origine indicava la tendenza all’accumulo eccessivo ed ingiustificato, la tesaurizzazione).
    · Lussuria (dedizione al piacere e al sesso).
    · Invidia (desiderio malsano verso chi possiede qualità, beni o situazioni migliori delle proprie).
    · Gola (abbandono e esagerazione nei piaceri della tavola).
    · Ira (il lasciarsi facilmente andare alla collera).
    · Accidia (la pigrizia, l’ozio, la poca voglia di fare, l’apatia, il disinteresse verso gli altri, verso se stessi, e verso la vita).

    A differenza dei vizi capitali i nuovi vizi non sono più una deviazione, una caratteristica o una malattia della personalità di un individuo; ma onerose e/o malsane tendenze od abitudini assunte da un individuo causa la dispersione dei valori etico-sociali, la scarsa educazione ricevuta e/o acquisita, l’ignoranza, la scarna percezione dello spirito del sacrificio, la mancanza di cognizione del valore del denaro e perciò anche la prodigalità, ecc. Sono: consumismo, conformismo, spudoratezza, sessomania, sociopatia, diniego, vuoto, corruzione, ignoranza e l’odio. Tuttavia, consumismo e corruzione possono essere ricondotti all’avarizia con il significato ad essa associato di avidità e cupidigia; mentre alla superbia sono riferibili l’ignoranza e in certo modo il conformismo; l’odio è un aspetto dell’ira; spudoratezza e sessomania rientrano nella lussuria. I Nuovi vizi quindi non sono poi tanto nuovi.

    · Durante il medioevo la Chiesa aveva incluso nei Peccati Capitali anche la tristezza, in quanto questo sentimento indicava il non apprezzare le opere che Dio aveva compiuto per gli uomini. “

  24. Francesca ha detto:

    Per una volta che la Chiesa ne intiva una poi se la dimentica nel Medioevo! Trovo che la tristezza sia una vera e propria piaga sociale, quasi al limite dell’indebellabile. E che se del vino (non una sbronza) può servire ad allontanarla ben venga Bacco. E ben vengano anche i giochi, il sesso e quant’altro sempre in un rapporto cosciente con se stessi. Sapere fino a dove puoi permetterti certe cose non significa essere trasgressivi. Io ad esempio non riesco a permettermi alcune virtù.

    Sempre da Wikipedia: “Virtù, dal (greco ?????; latino virtus) è la abituale e salda capacità di un uomo di eccellere in qualcosa, di compiere un certo atto in maniera ottimale, letteralmente “modo perfetto d’essere”. La virtù è anche la qualità di eccellenza morale sia per l’uomo sia per la donna. È detto virtù anche un tratto caratteriale positivo.
    La parola latina virtus significa letteralmente “virilità”, dal latino vir, “uomo” nel suo senso maschile; ed ancora, proprio dal suo carattere originariamente maschile, essa si riferisce alle abilità guerresche quali, ad esempio, il coraggio. Per una delle molte ironie che ci riserva l’etimologia, in italiano la parola virtù è spesso utilizzata in riferimento alla castità femminile.”

    Quanto ai morti, anche mio padre fumatore ha avuto un edema (ma dovuto a un prolasso mitralico peggiorato dall’aumento di peso causato dallo smettere di fumare), mentre i miei quattro nonni non fumatori non ci sono più da molti anni, chi per guerra, chi per ictus, chi per tumore all’intestino e chi per consunzione. Per quanto si faccia ho come il sospetto che siamo ancora lontani dall’eternità. Magari godere del presente allontana la tristezza (vado a bermi un bicchiere di vino rosso per festeggiare i 40 euro vinti alle macchinette giocandone quattro).

  25. Bibliotopa ha detto:

    Che combinazione, anche l’ultimo numero di Civiltà Cattolica, la rivista dei gesuiti, dedica un articolo ai vizi capitali, vecchi e nuovi. Titolo: i vizi capitali sono ancora attuali?
    Per i nuovi vizi capitali, l’articolo fa riferimento a: Galimberti , i vizi capitali e i nuovi vizi, Milano Feltrinelli 2003: i nuovi sarebbero: consumismo, conformismo, spudoratezza, sessomania, sociopatia, diniego, vuoto. Nel tuo elenco ce ne sono altri 3… anche se a mio personale parere corruzione , ignoranza e odio mi sembrano più reali peccati che vizi

  26. Francesca ha detto:

    La bibliografia è la stessa di Wiki. Trovo che i gesuiti siano sempre all’avanguardia sui temi d’attualità. La scorsa settimana mi sono fatta scarrozzare al Tus da uno di loro, che ha convenuto con me che in materia di consumi è meglio fare la spesa in Slovenia (1kg e mezzo di patate novelle a 0,66 euro). E mi ha anche assolta per l’acquisto di sigarette al Duty Free.

  27. gaia ha detto:

    Sono capitato per caso in questo forum e devo ammettere che è davvero interessante ed elegante … complimenti tutti, commenterò anch’io presto. Io sono uno con il vizio devastante di tentare di evitare ogni vizio, ogni assuefazione …

  28. Ivan ha detto:

    Buttare va i soldi con una cosa pallosissima come il gioco d’azzardo è da coglioni. Invece voglio proprio fare una puntatina in un posto come quello da voi citato esclusivamente per la figa. Perché spendere 100 euro per vedere ua pallina che gira come un pirla, quando è possibile spenderli per farsi una sana e sicura trombata?

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