12 Marzo 2008

Il 51% dei nordestini: “il Mezzogiorno è un peso per lo sviluppo dell’Italia”

Un lancio Ansa racconta:

11-MAR-08 00:14
NORDEST:SONDAGGIO GAZZETTINO, CRESCE INSOFFERENZA PER IL SUD

(ANSA) – VENEZIA, 11 MAR – Nel Nord Est l’insofferenza verso il Mezzogiorno negli ultimi dieci anni è molto cresciuta. Da un sondaggio condotto da ‘Demos & Pi’ per Il Gazzettino su un campione di mille persone risulta che la popolazione del Veneto, del Friuli-Venezia Giulia e della provincia di Trento è divisa nel valutare il ruolo delle regioni del Sud nello sviluppo italiano, ma per la maggioranza assoluta dei cittadini di quest’area, in base a quanto illustrato dai dati più recenti dell’Osservatorio sul Nord Est, il Mezzogiorno rappresenta esclusivamente un peso per l’economia nazionale.

Il Mezzogiorno, secondo il sondaggio, appare sempre più una terra lontana, complice probabilmente anche il clamore attorno all’emergenza rifiuti in Campania. Il 51% delle persone intervistate condivide l’affermazione “volutamente provocatoria” proposta dal sondaggio: “il Mezzogiorno è un peso per lo sviluppo dell’Italia”. Il dato è elevato soprattutto nel Veneto (53%) e nel Friuli-Venezia Giulia (49%), mentre appare specifica la posizione del sottocampione trentino, dove lo stesso indicatore si ferma al 35%.

Nel settembre 1997 (“quando la parola secessione era ancora nell’aria”), nella culla del leghismo i sentimenti di contrapposizione verso il Mezzogiorno non raggiungevano livelli registrati dall’ultimo sondaggio dell’Osservatorio: allora, nelle regioni del Nord Est, era il 26% infatti a vedere nel Sud un peso per lo sviluppo italiano.

Rispetto al precedente sondaggio, sembra essersi rafforzata la relazione con il fattore anagrafico: le posizioni critiche sul Mezzogiorno si mantengono sotto la media (e sotto la maggioranza assoluta) tra chi non raggiunge i 55 anni d’età. Sono invece le due fasce più anziane a esprimersi in modo più critico sul ruolo ricoperto dal Sud nel sostenere il sistema produttivo nazionale: il dato tocca il 55%, fra i 55 e i 64 anni e il 59% fra gli over 64. Quanto al livello d’istruzione, la frattura territoriale è nettissima tra le persone in possesso di un titolo di studio basso, settore in cui il grado di accordo con l’affermazione proposta raggiunge il 62%. Ma scende al 48% fra chi ha un livello d’istruzione medio e al 45% fra chi ha conseguito il diploma di scuola secondaria superiore oppure la laurea.

Influisce inoltre l’orientamento politico: 54% fra i gli elettori “non allineati”, 52% fra gli elettori del Popolo delle Libertà e della Lega Nord (52%) e 51% fra quelli dell’Unione di centro. La percentuale si abbassa sensibilmente spostandosi verso sinistra: 43%, tra le persone vicine al Partito democratico e 33%, fra gli elettori della Sinistra arcobaleno. (ANSA).

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