27 Febbraio 2008

Cenerentola 08

Sono in un paese della provincia di Treviso
Ogni tanto ci torno.
Ma sempre meno.

Si inaugura un locale minimal-wannabe milano, incastonato nella zona industriale come un finto diamante nella merda.

rotonde_provincia.jpgScendo dall’auto un po’ frastornato: qualcuno direbbe che sono ubriaco ma non è così. Se vedete uno che sembra ubriaco quando scende dalla macchina a Treviso, tranquilli: è solo che gli gira un po’ la testa dopo le 62 rotonde che ha percorso per fare 100 metri.

Questa sera per l’inaugurazione ho scelto un abbigliamento streetwear: calzo delle sneaker di Paul Smith nere con intarsi in filo di cotone colorati, dei Jeans Diesel lavati con il caffé e una felpa Mastermind Japan dal valore di circa 470 euro.

Mi avvicino al banco.
Dietro le spine, Andrea, giovane barista e le sue quattro puttanelle.
Mi vede e decide di servirmi lui in persona. Mi conosce, mi serve.


“Mi fai tre Havana e Cola per cortesia?”
Andrea alza la testa.
Mi fissa serissimo.
Scuote la testa.

“Ah non hai Havana? Bon prendo tre Pampero”
Dramma. Eresia.
Andrea è sempre più seccato e scuote di nuovo la testa.

No so più che dire. Lui mi guarda.
“Se te vol Pampero o Havana, te pol ‘ndar al supermarcà qua de fianco.
Mi no tegne sta merda. Mi ho sol dal Brugal in su”

Ho sbagliato. Vivendo così tanto tempo a Trieste non mi sono aggiornato
su cosa puoi e non puoi ordinare a Treviso. Ho sbagliato io e non riesco a farmene una ragione.

Ordinare un’Havana è come avere l’acne a 16 anni.
Bere un Pampero è guidare un Ciao nel 1990 facendosi sorpassare da un Fifty Top, scarico Gianelli.

Il Brugal è Dio. Il Brugal è limonare nei divanetti la Domenica pomeriggio con i tuoi amici attorno che ti guardano.

Esco dal locale. Auguro ad Andrea e al suo locale del cazzo una fulminea epidemia di meningite e me ne vado. L’unico motivo che mi frena dal farmi girare i coglioni seriamente è che domani prenderò un treno per Trieste. Al mattino presto. Sono invitato a un appuntamento meraviglioso.

Scendo dal treno, passeggio nell’atrio della stazione e scorgo con l’occhio che un barbone è cascato sul pavimento piasciandosi addosso. Sorrido. Nessuno lo raccoglie, nessuno lo avvicina. Nemmeno io, ovviamente.

Fede mi aspetta all’ingresso. Stiamo andando a un mercatino.
Un elegante antiquario triestino ha deciso di aprire le porte del proprio garage nella zona di San Vito. Ho addirittura un invito cartaceo tra le mani. Mi spiegano che l’invito serve solo per chi non è di Trieste. Meraviglia.

chaise-lougue-le-corbusier.jpgIl mercatino funziona così: tutto attorno allo scatinato ci sono pezzi di mobilio meravigliosi. Quasi tutti dell’antiquario. Modernariato, chaise longue di Le Corbusier, lampade a stelo bellissime, divani, sedie recuperate da vecchi cinema.

Però se vuoi vendere qualcosa anche tu, beh basta che ti porti un po’ di cose, ti metti lì nell’angolo e ti fai il tuo spazio vendita. Così fanno delle signore sulla cinquantina: vendono smanicati di Moschino, tubini in seta, cappotti ricamati, bustini con l’orlo in raso.

In mezzo al mercatino Beppe, viveur triestino, prepara pentole di Jota per tutti. Sono sconvolto.
Quando assisto a questi incroci impazzisco. Il trait d’union che lega la jota a le corbusier mi manda in totale corto circuito.

radio_raheem.jpgNel frattempo sono tentato da una sound machine “Radio Raheem” (cit.) degli anni ’80. Ma poi desisto.
Desisto perché vedo la luce.

In un angolo scorgo una gonna. Nera. Lunga.
Una signora ricca la sta puntando. Mollo la radio per terra e mi fiondo.

Col gomito scosto leggermente la signora ricca e la prendo in mano.
Mi metto in ginocchio e prego.
Quella che tengo stretta tra le dita è una gonna lunga di cotone grezzo, plissettata, nera come la pece. E’ una gonna di Dries Van Noten. E’ LA gonna.

Ho la tachicardia, mi imbosco la gonna sotto l’ascella e fuggo sotto gli occhi della signora ricca.
Trovo la venditrice.
“Scusi a quanto me la fa?”
“Beh è una Dries Van Noten…”
“Scusi chi?” Faccio finta di nulla.
“Beh è di marca”.
“Ah, eh non sapevo”
“Facciamo 18 euro”

DICIOTTO EURO. DICIOTTO EURO. DICIOTTO EURO.
Diciotto miseri euro per questo capolavoro.

“Ok la compro”
La signora sorride: “Hey guarda che non ti va bene, è una taglia 38”.

La porto a casa. La stendo sul divano e la ammiro. E la fotografo come una modella.

Adesso ho una gonna di Dries Van Noten. Di taglia 38.
E penso.
Penso che sono single.
Penso che sarebbe un’ottima idea, per nulla demodé, quella di trovarmi una donna
a partire da una gonna.

E allora faccio come i vecchi cantastorie. Che ti intrattengono per minuti, ore e giorni a raccontarti favole, racconti e stronzate. E quello che chiedono in cambio sono due lire.

Io vi chiedo solo una taglia 38 da sposare. La mia dote è questa:

dries_van_noten1.jpg

dries_van_noten.jpg

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38 commenti a Cenerentola 08

  1. Pingback: …e non c’è niente da capire at a vànvera

  2. Pingback: Il Debutto non ufficiale » EdTv - Un blog di Enrico Marchetto

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