21 Febbraio 2008

Riconoscimento del Kosovo: Perchè Ministro D’Alema?

Corrispondenza da BelgradoAlle 17 di oggi ci sara’ una manifestazione presso la Dom Narodne Skupstine Srbije che dovrebbe raccogliere secondo le previsioni piu’ di un milione di persone. L’adunata e’ stata promossa per denunciare pacificamente l’illegittima dichiarazione d’indipendenza da parte della maggioranza albanese nella regione serba del Kosovo. Autobus, automobili, treni si muovono in queste ore verso Belgrado da tutte le provincie serbe. A Belgrado le scuole sono chiuse e gli uffici funzionano fino alle dodici, ora in cui sto scrivendo questo articolo. Da tre giorni la cittadinanza aspetta questo pomeriggio con preoccupazione mista ad orgoglio e amarezza per l’ennesimo sopruso subito alla propria sovranita’ da parte della comunita’ internazionale. Sara’ la prima vera protesta organizzata dall’unilaterale dichiarazione d’indipendenza avvenuta domenica scorsa.

Pochi istanti fa e’ apparsa su Ansa la dichiarazione ufficiale del Governo italiano riguardo all’imminente riconoscimento del Kosovo da parte dell’Italia. E’ giusto ed interessante pubblicare integralmente le dichiarazioni del presidente del Consiglio e del Ministro degli Esteri.

Prodi:

“Il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo non toglie nulla alla Serbia” con la quale l’Italia continua e continuerà ad avere sempre un rapporto di “amicizia e affetto”.
“L’Italia è sempre stata vicina alla Serbia – aggiunge Prodi – anche l’ultima telefonata che ho avuto con il presidente, persona di grandissima benevolenza è stata una telefonata tra paesi amici che si trovano in una circostanza difficile in questo momento, ma che non cesseranno mai di essere amici”. “L’Italia – prosegue il premier – sarà sempre dalla parte di coloro che vogliono rendere il più rapido possibile l’ingresso della Serbia in Europa perché la Serbia è un grande Paese”. Il riconoscimento di oggi del Kosovo, conclude, “non toglie nulla alla nostra vicinanza alla Serbia”.

D’Alema:

La “Serbia è stata informata” della decisione italiana di procedere al riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo e sa che “le ragioni che ci muovono non sono di ostilità”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri Massimo D’Alema, al termine del Consiglio dei ministri, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi. Il consiglio dei ministri ha dunque autorizzato il responsabile della Farnesina a “rispondere positivamente”, prosegue D’Alema, alla lettera ricevuta domenica scorsa, 17 febbraio, dal presidente e dal premier del Kosovo nella quale si chiedeva il riconoscimento dell’indipendenza. “Abbiamo avuto una discussione ieri in Parlamento, la posizione del governo italiano – dice ancora il ministro – è nota ed ora si formalizza in una mia lettera alle autorità kosovare nella quale si annuncia che sulla base della Convenzione di Vienna noi stabiliamo con il Kosovo normali relazioni: la nomina di un incaricato di affari in attesa che possa esser successivamente nominato un ambasciatore”. “In sostanza – aggiunge D’Alema -, come altri Paesi europei, anche l’Italia riconosce il Kosovo e si appresta a contribuire alla costruzione di uno stato di diritto e a garantire la sicurezza nel Balcani con le nostre Forze armate, che sarà integrata con un’ulteriore presenza di funzionari e magistrati italiani inquadrati nella missione civile deliberata dall’ Europa”.

Come cittadino italiano sono gia’ stato vittima di battute e sorrisi a denti stretti da parte di funzionari pubblici presso gli uffici del Ministero dell’Interno serbo. Sto infatti in questi giorni, seguendo l’iter di procedure per ottenere il visto d’affari in Serbia. A Belgrado non ho mai avuto, ne’ suppongo avro’ in futuro, nessun problema. Non tutti qui capiscono pero’ le mosse del mio paese. Tanto meno io.

Non capisco e non riesco a trovare le ragioni per cui un governo che si prepara ai traslochi, abbia tutta questa fretta di riconoscere un paese che e’ diventato indipendente soltanto per ora, su tv e giornali. Ledichiarazioni riportate sopra sono a mio avviso di due persone incompetenti e prive di senso di responsabilita’. Ma e’ chiaro che con la loro esperienza, hanno sicuramente i loro motivi per farlo. Voglio credere, e mi sforzo di farlo, che ci siano dei motivi, ai piu’ ignoti, per cui oggi diamo ufficialita’ a questa messinscena. Ma mi chiedo anche a chi giova tutto questo.

L’Italia e’ il secondo partner commerciale della Serbia nel mondo. Moltissime imprese hanno quindi l’interesse a proseguire un percorso di stretta collaborazione e sviluppo dei canali commerciali e finanziari con questo stato. Grande interrogativo: questo governo lavora nell’interesse delle proprie aziende? Gia’ si sono visti negli ultimi dieci giorni titoli sui giornali riguardo a boicottaggi nei confronti della Slovenia che qui ha fortissimi interessi, proprio come l’Italia. Tocchera’ alle nostre imprese ora?

Oggi a Belgrado e’ prevista massima allerta e protezione alle ambasciate di Slovenia e Italia. L’attenzione e’ su di noi. Con questo governo siamo giunti, a mio avviso, al capolinea dell’inutilita’ e della superficialita’ possibile. Siamo quasi arrivati all’ideale traguardo dell’ Immaginazione al potere, come recitava uno slogan tempo addietro, tanto caro al nostro attuale ministro degli esteri ed ai suoi compagni di strada.

Perche’ ci vuole in effetti tanta immaginazione e fantasia per sostenere allo stesso tempo l’indipendenza di una minoranza dentro ad uno stato sovrano e la contemporanea solidarieta’ al governo dello stesso stato, appena usurpato. Questo siamo riusciti a fare stamattina come italiani. Mi dispiace di scrivere questo su un sito di informazione sopranazionale, mi dispiace di lamentarmi come italiano, e di approfittare di questa possibilita’ per esprimere una netta posizione contro il mio paese. Ma di Balcani si parla, e come ho gia’ scritto pochi giorni orsono, viviamo troppo vicini per voltar la faccia e non preoccuparcene.

Questa quindi la mossa dei miei attivi ed efficaci rappresentanti. Riconoscere un paese infischiandosene della prassi e delle norme che regolano il diritto internazionale, riconoscere un’entita’ lontanissima dall’attuare autonomamente una primitiva e funzionante democrazia. Invio di coraggiosi e temerari funzionari statali e militari, a gestire un’emergenza permanente. Garantire sicurezza e fare le veci di un governo che ama le conferenze stampa ed i vestiti buoni, le proclamazioni ed i vuoti propositi, i malaffari e la violenza.

Mentre la canuta ed efficiente Carla Del Ponte si adoperava affinche’ gli oramai mitici Mladic e Karadzic fossero consegnati al Tribunale dell’Aja (mitici perche’ divenuti entita’ astratte come la Spektre, Diabolik o Osama Bin Laden) minacciando la paralisi dei negoziati per l’ingresso della Serbia nell’UE, gli altrettanto attivi e pervicaci ministri dell’UE portavano avanti interminabili ed inutili chiacchiere per sette anni, senza arrivare a nulla di concreto su Kosovo e dintorni.

La risposta finale dell’UE dopo sette anni, il punto d’incontro, la decisione collegiale, e’ stata:

il Consiglio “ricorda il lungo impegno dell’Ue alla stabilità dei Balcani occidentali” e ribadisce “la disponibilità dell’Ue a svolgere un ruolo guida per rafforzare la stabilità nella Regione, ricordando gli impegni Ue contenuti nelle conclusioni del Consiglio del 14 dicembre 2007 così come l’accordo ad un’azione congiunta all’origine della missione Pesd e alla nomina di un rappresentante speciale Ue in Kosovo. Il Consiglio – prosegue il testo – ribadisce il suo impegno a sostenere pienamente ed efficacemente la prospettiva europea per i Balcani occidentali”. Nelle conclusioni del Consiglio, i ministri “chiedono alla Serbia e al Kosovo di rispettare i precedenti impegni a trattenersi da ogni attività o dichiarazione che possa mettere a repentaglio la situazione della sicurezza”.

Quanto al riconoscimento formale, dunque, ogni Stato membro procederà come crede, come impone la propria legislazione e come suggeriscono i propri rapporti con il Kosovo e la stessa Serbia.

Con tali premesse mi chiedo come potra’ essere svolta una missione efficace e fattiva nel Kosovo, quali benefici potra’ portare in termini concreti per la gente di quei luoghi? I soldi che verranno spesi andranno a buon fine? O forse si sta cercando di fare finalmente anche in Europa , cio’ che in altre zone piu’ sfortunate del mondo si fa da anni: ovvero la creazione di progetti di cooperazione (vedi Africa), il conseguente massiccio investimento di denaro in loco, le mani sbagliate a gestirlo, lo sfruttamento delle risorse del territorio e dei traffici illeciti, il ritorno dello stesso danaro nelle tasche o sui conti bancari di privati cittadini? A questi ed altri interrogativi non riesco a dare una risposta. Questo pomeriggio me ne andro’ in strada a manifestare la mia solidarieta’ alla popolazione serba. Sono, e spero saremo, tutti un po’ piu’ serbi in futuro. A Berlino e’ finita un epoca, qui si costruiscono nuove e solide mura

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5 commenti a Riconoscimento del Kosovo: Perchè Ministro D’Alema?

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