3 Febbraio 2008

Voto in Serbia. Tra qualche ora il nuovo Presidente.

C’è un’aria molto tranquilla oggi, da solita domenica belgradese. Le strade stamattina sono sgombre, nei viali soltanto genitori e bambini piccoli, anziani a prendere aria, giornali, sigarette, caffè.Oggi si vota, Tadic o Nikolic, democratici o radicali. Questo qua xè Tomislav Nikoli?:

Tomislav Nikolic

E sto altro xè Boris Tadi?:

Boris Tadic

Ho conosciuto l’altra settimana Dragan e Nenad, due trentenni, forse quarantenni, che hanno lavorato sulle navi da crociera negli anni novanta, gli anni della guerra. Hanno fatto il solito percorso di tanti ragazzi e ragazze dell’est, molti anni di vera fatica su questi alberghi galleggianti, pagati poco, turni lunghi e tanta nostalgia di casa. Nel 2000 erano negli Usa quando hanno visto la destituzione di Milosevic, l’ascesa di Kostunica, le manifestazioni spontanee della gente a Belgrado, stufa e con tanta voglia di voltare pagina. Sono tornati, e con i soldi raccimolati negli anni hanno aperto una scuola per barman, un cocktails bar, gestiscono un’azienda di catering. Hanno portato qualità nei servizi che offrono, una parola tanto poco conosciuta ancora a Belgrado e nell’ex Jugoslavia. Sgomitano, imprecano, fanno fatica ad essere riconosciuti per il loro lavoro, ma ci credono. Non credono invece nel futuro della politica serba, e come loro tantissime altre persone. Dicono che in sei anni non hanno visto cambiare nulla. Si sentono umiliati dalle procedure dei visti, loro che hanno girato il mondo con le navi. Dicono che è paradossale, ma avevano meno difficoltà ad uscire dal paese quando c’era Milosevic.

Giovedì scorso c’è stato il dibattito in tv, su RTS 1, tra i due candidati Boris Tadic e Toma Nikolic. Io sono straniero qui, capisco abbastanza ciò che dicono, non ho tanti scambi di vedute con la gente locale sulla politica, lavoro nel commercio del caffè. Sono insomma abbastanza l’uomo della strada, neutrale e obiettivo, fuori dal meccanismo. Nikolic mi sembra uno di quei poliziotti spesso astiosi ed ostili che incontravo nei miei viaggi in Jugo quando ero bambino. Nikolic ha la faccia di quella Jugoslavia. Finita, che non può tornare, che può soltanto prolungare la sua agonia. Nikolic ha passato l’ora e mezza di dibattito ad attaccare Tadic, apostrofandolo “..signor ex Presidente…”, dimostrando sicurezza e certezza sui risultati di oggi. Ha parlato a lungo solo dei problemi e dei limiti dell’attuale presidente serbo. Non ha espresso nessuna idea, nessun programma. Ha blaterato su sante alleanze con i fratelli russi, ha parlato di Kosovo e di come l’attuale presidente si sia arricchito con la corruzione e le sue amicizie con i criminali. Ha furbescamente evitato di parlare del signor Seselj, residente forzato all’Aja, dimenticando le collusioni che il suo vecchio capo aveva con la criminalità. Quella stessa criminalità che probabilmente ha ucciso Djindjic. Ha mescolato apertura all’UE e isolazionismo, pace e difesa del Kosovo a tutti i costi. Nikolic è quella Serbia che non vuole cambiare, che vuole resistere così com’è, che non vuole piacere ma soltanto comandare e mantenere quel poco che c’è.

Temo che molta gente in Serbia la pensi così. Io vivo a Belgrado, parlo con gente di Belgrado, e sento una storia. Quando però vado nelle campagne della Sumadija, nella Voijvodina, nel Banat, a Kraguijevac, a Nis, a Valjevo, lì c’è un’altra Serbia. C’è meno interesse per i visti, per la libera circolazione, per un cambiamento della mentalità, per un aumento della concorrenza, per l’integrazione. E’ una Serbia un po’ meno allegra, meno combattiva, che non ha superato le ferite della guerra, che ancora se la prende con i propri politici, con l’UE, con gli USA. E’ una Serbia che ha paura di tutti e non si fida di nessuno, che preferisce i piccoli traffici e la protezione dei potentati locali. Meglio poco che niente. Non c’è ancora la fiducia molte volte, e questi satrapi pouplisti alla Nikolic hanno gran successo perchè giocano su pochi messaggi che richiamano i soliti cavalli di battaglia alla “con noi o contro di noi”, alla “povera Serbia maltrattata da tutti” e via dicendo. Questa visione può farcela questa notte e questo sarebbe un problema per la gente. Perchè sarebbe un altro ritardo inutile, un’altra avaria nel motore di questo paese che stenta a prendere ritmo.

Boris Tadic è la faccia nuova di questo paese, rappresenta la classe politica ed economica dei cinquantenni che si sono fatti durante e dopo la guerra. La sua campagna elettorale è stata improntata sulla speranza che i giovani in Serbia devono avere nel futuro del paese, sull’apertura all’UE, sul miglioramento dell’istruzione, delle infrastrutture. Non ha quasi mai attaccato l’avversario, a fronte di un feroce e quotidiano gioco infamante di Nikolic e dei suoi collaboratori. Certo non è un cavaliere senza macchia, comanda la Serbia da quattro anni, facilitando non poco il gioco di alcuni gruppi monopolisti del paese. E’ un politico pragmatico che sembra però avere le doti per poter condurre la nave serba in acque più tranquille. E’ fermo, ma aperto al dialogo, e lo ha dimostrato in questi anni di mandato non certo semplici e senza ostacoli.

Al primo turno i Radicali hanno avuto la maggioranza dei voti (39,4%) distanziondo di 5 punti percentuali Tadic ed i Democratici (35,4%). Distacco dovuto in parte anche alla presenza di tre altri candidati che hanno eroso maggiormente l’elettorato democratico (il solito gioco di presentarsi da soli, sperando di prendere voti e chiedere poi poltrone e potere nel prossimo governo). Il primo ministro Kostunica ha giocato un po’ sporco presentando un proprio candidato, Veljo Ilic, che ha ottenuto il 7,6%, ed ha inoltre fatto sapere mercoledì scorso di non essere soddisfatto delle garanzie sul Kosovo che il presidente Tadic gli ha dato. Tutto questo per staccarsi nel momento giusto da Tadic, in modo da non essere domani troppo vicino in caso di sconfitta e poter giocare sul tavolo del prossimo governo in ambo i casi. L’affluenza al primo turno è stata alta ed alle 18 di oggi (a due ore dal termine) ha votato il 57% dei serbi. Come ha votato l’elettorato lo si saprà tra qualche ora. C’è molta varietà nelle previsioni ed un’unica certezza: chi vince lo farà per poche migliaia di voti di scarto. Queste le previsioni, che devono però essere confermate.

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