29 Dicembre 2007

La rete di Mittelcamp: con neanche un mm² di carta

Venerdì 21 come Bora.La (assieme a Noiza, Rvnet e altri…) abbiamo organizzato il nostro primo giorno di scuola senza confini: 4 ore di incontro presso Etnoblog con interventi di tante diverse persone da tutta l’Euroregione (e oltre), attorno a un microfono e di fronte a uno schermo. Primo giorno di scuola perchè se li teniamo assieme avanti, i vari spunti e le relazioni di Mittelcamp, forse nasce un calendario, nasce una nostra comunità in rete (una rete non necessariamente in internet). A cosa serve questa rete e questo calendario? Discutiamone. Ecco qualche mio punto:

1) Una rete “consapevole” della sua natura dialogica? Distinguiamo.

Siòr Giorgio Jannis, no, secondo mi no: “la rete” (?) non è affatto consapevole di sè stessa. Intanto chi è, questa “rete” che nomini?
Se ti riferisci ad internet in genere: guardiamo ai dati di mercato che parlano dell’audience di internet, allora vedremo come l’utilizzo attivo cioè ‘da autori’ di blog e di altri strumenti digitali riguarda ancora una piccola nicchia di cittadini dell’Euroregione: ne ha parlato Katja di Valicon e Enrico Marchetto coi dati di DiarioAperto.

2) La rete di riferimento di Mittelcamp: potenziale e reale.

Se gli autori di testi, arte e altre idee/emozionanti in rete sono pochi, non è vero che pochi ne siano i fruitori. Bora.La a dicembre è stata tra i 200 e i 250 utenti quotidiani (dati Google Analytics) che solo così, presumibilmente, ne fanno la prima fonte di informazioni in rete in ambito triestino (non è un caso se è il sito locale in questo senso con il PageRank più alto). Potremmo almeno decuplicare questi numeri perchè gli utenti di internet da queste parti dovrebbero essere almeno il 50% della popolazione attiva.

E atenti, gnampoli. Abbiamo organizzato un evento a cui sono passate almeno una cinquantina di persone da un’area geografica la cui unità politica e culturale definire deboluccia è un eufemismo. E abbiamo portato queste decine di persone solo tramite il tam-tam sulla nostra rete di siti e media indipendenti: Bora.La, Radio Onde Furlane, Rvnet, Radio Capodistria, Il Furlanist, lo strumento sfruttato su Facebook, il Meetup triestino legato a Beppe Grillo, i tanti blog individuali che ne hanno parlato. Questo mi sembra un risultato grandioso, vista anche la qualità degli interventi che è stata (malgrado i problemi sulla lingua in un senso e nell’altro) molto alta, mi pare.

Questo vuol dire che quei siti e media indipendenti di cui sopra, cioè la nostra rete di autori e fruitori di testi, arte e altre idee/emozionanti è una rete molto diversa dall’audience di mezzi come Il Piccolo, Kleine Zeitung, Rai 3 Fvg, Dnevnik e così via. Facciamo pochi ‘lettori’ ma tanti partecipanti: chi naviga nei nostri media ha in paragone un legame molto più profondo, si fida di più. Non mi spiego altrimenti, se no, il successo di partecipazione al Mittelcamp.

3) Il nostro non-progetto editoriale? Un successo.

Valerio circa un anno e mezzo fa, quando avevamo iniziato a discutere la non-idea di Bora.La, ci sollecitava a strutturare il progetto per bene, mettergli accanto subito un business plan, un progetto editoriale e così via. Anche altri mi hanno suggerito la stessa cosa.

Invece sono contento che con Bora.La ci siamo divertiti senza una rotta particolare, ma solo con alcuni precisi limiti: quello del rispetto e del sostegno a gente che vuole parlare in una lingua diversa (così, secondo Mauro Missana, siamo stati quelli che da Trieste hanno dato “il primo segnale di pace”); quello del fornire la possibilità di parlare a tutti quelli che avevano un punto di vista solido e strutturato a proposito di questi luoghi (così oggi su Bora.La abbiamo autori per me fuori dall’ordinario come ‘la Mula’ e Julius Franzot); quello di tentare di proporre, nel nostro stra-piccolo, un’idea alternativa di rapporto tra comunità umana e ambiente naturale di questo territorio.

Quanto e fino a quando si può continuare senza rotta? Jannis propone di continuare ad infinitum: proporre solo un qualcosa che sia una via di mezzo tra contenitori e strumenti per creare contenuti in rete.

Niente di più saggio se vogliamo che questo progetto resti no profit ma è bene ricordare che: 1) a fornire gli strumenti e i contenitori già ci pensa… internet e il mercato legato ad internet, almeno fino a quando questo resterà libero; 2) come attorno a tutti i progetti no profit l’interesse degli autori e dei lettori è variabile e spesso deperibile, vedi l’alterna qualità dei contenuti su Bora.La; 3) ci sono vie alternative tra un progetto totalmente a fini di lucro e uno senza fini di lucro? Pensiamoci.

4) Progetti da Mittelcamp in poi: ok, ma non mi sento un becchino della cultura pre-diluvio-digitale.

Mi girano l’altro ieri via mail una riflessione di Alessandro Maran, parlamentare gradese dei Ds (file .doc), costruita apparentemente senza dati (o addirittura in malafede?), sulle note vicende del friulano a scuola, dello Statuto regionale, eccetera: come capita di solito in questi casi si disegnano dei Milosevic e degli Arkan oltre Timavo senza uno straccio di dati provenienti da ricerche sociali tra i friulani. Quello di Maran (lasciando stare la pochezza delle fondamenta) per me è un punto di vista che mi sembra contiguo, anche se non necessariamente simile o uguale, a quello di Segatti. Maran e Segatti: una rete che racconta le proprie esperienze di vita, certamente molto diverse dalle mie, su mezzi di informazione tradizionali mainstream.

Maran e Segatti sono dell’opinione che ci siano ancora un sacco di confini, per come la vedo io. E se non ci sono, loro li tracciano: sia per loro che per quelli (tanti) che li leggono. Attingono a quelle dinamiche di pensiero illuminist-settecentesc-liberal-disinistr che sono tanto difficili da comprendere nella loro profondità di elaborazione culturale per l’uomo della strada… quanto semplici da capire per l’uomo della strada: semplici quando evocano spettri come la Jugoslavia, ‘ma sti furlani cossa i vol’, eccetera. Alla fine la sintesi di queste proposte non sono così diverse da quelle dei Menia: ‘ma sti s’ciavi cossa i vol’…

E allora: no, non mi sento il becchino di questa cultura – Jannis ci vorrebbe come Noè postmoderni che mettono nell’arca la vecchia cultura come lascito ai posteri.
La modernità in polvere è un lascito stimolante proprio perchè non sappiamo dove ci portano questi media digitali e le persone che vi si immergono in nuove comunità e contenitori/strumenti. Qual è l’alternativa progressista a Maran e Segatti, organizzata tramite i nuovi media? Il primo giorno di scuola è fare un passo indietro rispetto agli schemi a cui siamo abituati, fare delle proposte (editoriali o che altro), tentare di condizionare quello che succederà con originalità di pensiero.

Se non ci muoviamo ora, si muoveranno altri, vecchi e nuovi, per parlare ai vecchi e ai giovani. E’ il momento di costruire pian piano un’egemonia di pensiero, progressista e conviviale. Nessuna delle convivenze pensate prima andrà esattamente bene. Mi pare che per progetti di questo tipo una rete nascenda di Mittelcamp possa proporre qualcosa: queste fondamenta di venerdì 21 ne hanno la forza, no?

5) Ok, le nostra fondamenta sono la convivenza oltre i confini. And so… what?

E dopo la Mula ci schiaffa in faccia la sua opinione: che alla fine il friulano a scuola è solo un problema per intellettuali, che tanto il mercato vince e che le lingue e le culture minori, come l’ambiente, verranno spazzate via.

Ma non possiamo sapere cosa succederà. Sappiamo che ci sono tanti esempi in cui i poteri organizzati di cittadini sul territorio hanno imposto il loro diktat a poteri globali. Oppure, e ci interessa di più visto che siamo meno politici ma più autori di rappresentazioni, tanti cittadini hanno proposto e imposto rappresentazioni alternative della realtà civile e sociale.

Ripartiamo da un progetto che voglia mescolare consapevolmente i generi, se è possibile: testi e opinioni, grafica, video e giornalismo, satira?, politica!, audio e musica…

Ripartiamo da una produzione contenutistica a rete, magari: perchè non pensare a una rete di media indipendenti che finanzia ‘collettivamente, apertamente e in circuito’ dei progetti? Sapete come sono nate le agenzie di stampa: testate giornalistiche locali si sono messe in circuito e hanno iniziato a mettere assieme una produzione collettiva di contenuti… E allora, anche o per esempio, si potrebbero produrre collettivamente alcune inchieste giornalistiche, alcune produzioni artistiche, alcuni archivi elettronici come quello proposto da Julius sugli eventi.

Qual è l’agenda giornalistica cioè ‘politica’ che la nostra rete deve seguire? Per me, in breve: efficienza e qualità della pubblica amministrazione a partire da università, scuola e sanità; efficienza, competizione e libertà nei media e nel mercato giornalistico locale; uno sviluppo delle infrastrutture e del sistema energetico che sia progettato in base alla salvaguardia dell’ambiente; delle città vivibili a misura di donna, bambino, bicicletta, disabili e non di automobili; lo sviluppo dell’Euroregione Mittel-Adriatica che sia compatibile con i nostri punti di vista…

6) Chi provare a coinvolgere, avanti, dentro la rete di Mittelcamp?

Possiamo immaginare, magari, che reti come la nostra si possono allargare a numeri anche molto alti di cittadini senza poter sperare di raggiungere quantità ugualmente importanti di altri cittadini: reti come questa, di solito, comunicano bene tra di loro e meno bene in termini di massa alla generalità della popolazione.

Ma che contenuti vanno bene per questa nostra rete?

Come Swg abbiamo proposto che i blogger sono molto più simili agli storyteller del villaggio medievale che ai giornalisti del ventesimo secolo: perchè raccontano storie, perchè creano relazioni credibili, più emozionanti, più orizzontali dal punto di vista politico, tra autore e fruitore.

Prendiamo spunto da quei blogger. Sorprendiamoci, non scadiamo nell’ovvio, nell’ennesima ripetizione da becchini di quello che è già stato fatto. Al Mittelcamp abbiamo esagerato, forse, con pensieroni e poco con storielle di esperienze umane da queste parti… La capacità di raccontare storie tra di noi, mi pare, sia ancora piuttosto limitata su quello che per me dev’essere in particolare (ma non solo) il nostro target: 25-34 anni, il cuore pulsante degli utenti in rete… Sono più bravi e più di successo a raccontare storie a questa gente proprio alcuni tra i blogger normali, che magari stanno su Giovani.it o Myspace; o quelli di Zuppotto; o quelli della NetArt a Ljubljana; o la gente-che-fa-cose-e-vede-gente a Tetris e Etnoblog; o…

Coinvolgiamo anche loro, allora!

Auguri a tutti e grazie ancora per il vostro entusiasmente contributo: un evento così e progetti così solo me li sognavo. Quando ci vediamo a cena? In Friuli a gennaio da qualche parte?!? E poi ricordatevi di StateOfTheNet e di BarCamp SenzaConfini! Buon 2008 a tutti!!!

P.S. dopo le vacanze spero di poter mettere on-line tradotti in italiano alcuni contributi originalmente ‘in inglese’. E dovrebbero arrivare i clip video da Rvnet. Intanto trovate le foto di Mittelcamp qua, e diversi post su vari blog a tal proposito: Gorizia Oggi, Georg Holzer, Piervincenzo Di Terlizzi, Mauro A Del Pup, DigitalNatives, Giorgio Jannis, Andrea Chittaro, Paolo Barbana, Elena Franco, un paio di feedback sul Meetup triestino.

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20 commenti a La rete di Mittelcamp: con neanche un mm² di carta

  1. baotzebao ha detto:

    letto, approvato.

    Theoreality si chiama la compagnia che ho startappato nel 1982.

    Figurararsi se non credo alla possibile sintesi fra teorico e fattuale ( o anche immobiliare, ahr ahr..) !

    So long?

    Scaviamo ci su.

    Spaliamo un po’.

    Fra caos involontario e organizzazione dell’istante ci sarà pure un punto in cui l’anima incontra il mercato, n’est pas?

    Grazie a Milic, mulo serio e piuttosto complicato, ma bravo, ssssai bravo.

    Che il 2008 ci porti a tutti una diarrea d’amore

  2. ssssaiii roba…
    ; )
    auguri

  3. diego chersicola ha detto:

    Io, per me, mi sento in compagnia leggendo questo post, e pure non sono d’accordo su niente, e pure non credo a questa storia che le storie, e storielle, e storione, ci possano salvare.

    Mi sento in compagnia per lo straordinario impegno (perdete la rotta, mi raccomando) che vedo nella navigazione di mari perigliosi ed incomprensibili. Nella mia barca nessuno sa dove sta andando.

    Mi piacerebbe contribuire e pure lasciarvi fare da soli, poter capire i diversi punti di vista e pure usarli, ma quasi nulla di quello che sento mi aiuta a connettermi con nulla. (perdete la rotta e sapremo di essere sulla stessa barca)

    bravo MIlic, sei una consolazione per noi poveri vecchi, non ci lasciare soli.

    va ben, sottoscrivo.

    diego chersicola

  4. Aureo Muzzi ha detto:

    Auguri a tutti per un buon 2008, in particolare a Trieste, che sappia ripetere il successo di Bilbao e non si perda tra i sardoni.
    Su carademocrazia.splinder.com il racconto fotografico dell’arch. Graziella Bloccari, già presentato a maggio ai nostri incontri. Purtroppo è solo una sintesi, anche se ampia, per ragioni di spazio.
    Aureo

  5. La Mula ha detto:

    Buon anno a tutti anche se in ritardo.

    Il progetto del non progetto è interessante.Del resto se qualcosa di nuovo deve nascere è imprevedibile,si forma in corso d’opera e solo dopo qualcuno l’etichetta come ‘nuovo’.

    Salutoni e in bocca al lupo

  6. Sottoscrivo anch’io e mi ritengo della partita. Spero che il nostro viaggio, appena iniziato, possa continuare anche nelle forme e progetti descritti qui da Enrico. Programmiamo anche una cena, magari in questo mese di gennaio. Un augurio di buon 2008 ed un saluto a tutti.

  7. La Mula ha detto:

    Anno nuovo, storiella nuova. Nel caso specifico riguarda (tanto per cambiare) la centralità dell’italianissima Trieste nell’Europa centro orientale con varie ed eventuali.
    Le protagoniste sono una ragazzina di 19 anni e sua madre.

    La ragazzina decide di passare il Capodanno a Budapest e parte con due amiche in treno. Biglietto a costo ridotto anzi ridottissimo (37 euro A/R). Ore di viaggio 15.

    Strano,pensa la madre, che a Budapest in passato era di casa (hostess di un’agenzia di viaggi). Persino quando ‘c’erano i comunisti’ e quindi ore di code al confine ci si metteva molto meno!

    Beh,una ragione c’è: le rinnovate ferrovie, appurato che una linea diretta via Slovenia non conviene, hanno deciso di fare una minuscola deviazione. Oggi per andare da Trieste a Budapest in treno si passa per Belgrado.

    All’arrivo a Budapest la fanciulla manifesta tutti i sintomi dell’orrida influenza intestinale che sta decimando mezza Europa. Essendo gracilina di costituzione e ‘di nuova generazione’, dopo otto ore di vomito costante e intervento medico con iniezioni e flebo, decide di avvisare la madre, pregandola di farla rientrare a Trieste in qualche modo (treno escluso per via delle 15 ore a spasso per i Balcani con vomito e febbre).

    E’ il 1°gennaio e la mamma ‘di seminuova generazione’ provvede. Tanto c’è Internet.

    I voli ci sono e sono assolutamente prenotabili anche via telefono. Il biglietto di sola andata con Alitalia costa 800 euro più tasse aeroportuali (più transfer da Ronchi, arriviamo ai 900 euro), quello Lufthansa, a seconda degli operatori che trovi al telefono (0,90 euro al minuto,di cui uno fisso a schiacciare 1, 4 e asterischi vari), oscilla tra i 638 e 645 euro,più tasse aeroportuali ecc. Quindi prenoti. Tempi di percorrenza tra le quattro e le sei ore (dipende dagli scali).

    Come si paga? Direttamente alla biglietteria dell’aeroporto di Budapest. Infatti i prepagati sono scomparsi in virtù del fatto che sia Alitalia che Lufthansa non hanno ancora siglato un accordo con l’aeroporto di Budapest.

    A Budapest accettano solo contanti e carte di credito e tutti coloro che ricordano di aver avuto 19 anni sanno che a quell’età i portafogli trasudano di entrambi. Si pone dunque il problema di far avere i soldi il 1° gennaio a Budapest a una ragazzina dispersa in un ostello ungherese. E qui interviene il nostro console ungherese, Anna Illy, che ritiene –onore al merito- che si possa lavorare anche la mattina del primo dell’anno.
    Purtroppo c’è un intoppo e quindi diviene necessario trovare un’altra soluzione.

    Per casi insondabili il 1° gennaio (festivo) il collegamento con la banca via Internet funziona (non lo fa d’abitudine) e la mamma provvede a versare 900 euro sul conto corrente della figlia che in viaggio s’era portata dietro il bancomat (che dovrebbe funzionare anche come carta di credito). Bene, risolto. Sul conto della mamma appaiono subito ( valuta 1 gennaio) 900 euro di meno (e oggi,4 gennaio, sul conto della figlia 900 euro in più, valuta 1 gennaio), segue ricarica cellulare (fondamentale) e la faccenda è risolta. No,ovviamente. Il bancomat non viene riconosciuto come carta di credito (prossima volta si presta la “Carta Moneta”) e poi i soldi effettivamente non ci sono ancora.

    Volo perso,si sposta al giorno successivo. Nuova iniezione per arginare il vomito (che sta contagiando anche la madre) e ricerca di soluzione alternativa.

    Come sempre le soluzioni sono di una banalità infinita: la ragazza telefona col cellulare alla madre e le passa l’impiegata della biglietteria dell’aeroporto. La madre detta le coordinate della carta di credito (che in teoria avrebbe potuto anche essere rubata, tanto chi controlla?) ed ecco il biglietto.

    No,i biglietti. Perché con soli 435 euro alla biglietteria (praticamente dimezzato il prezzo iniziale in due giorni) la fanciulla è entrata in possesso di un biglietto open Budapest- Trieste- Budapest (viaggio di ritorno che farà la madre quando deciderà di sparire per sempre).

    Conclusioni: tutto bene quel che finisce bene. E poi il2 gennaio a Rochi c’erano pure e persino i servizi pubblici. Peccato che i genitori preferiscano andare a raccattare direttamente i figli…

    Ecco,caro Milic,volevi la storia? Dentro hai anche alcune informazioni. O notizie che dir si voglia.

    La Mula

  8. Matteo ha detto:

    E mi col mus e ti col tram…

  9. Julius Franzot ha detto:

    Cara Mula, io quando vado a Budapest prendo l’ auto: sono 6 ore abbondanti, ma sempre molto meno di viaggi avventurosi in aereo, anche molto meno caro. Certa gente ha perso l’abitudine a viaggiare.

  10. La Mula ha detto:

    Caro Julius, tocchi un argomento che potrebbe essere spunto di discussione a sè ossia le automobili. In molti si dimenticano che esistiamo anche noi, categoria stramba e poco numerosa, meglio nota come ‘bipedi’.

    Dopo una vita passata a macinare chilometri dieci anni fa ho dato l’addio all’auto.E’ stato il primo vero grande affare della mia vita. Difficile spiegare quanto ho risparmiato sia da un punto di vista economico che da quello ‘psichico’.

    Qui parlate tutti molto di ambiente.Io spero che chi lo fa appartenga alla mia categoria o che eventualmente usi l’auto solo per necessità estrema. Se piedi o bicicletta non possono servire, esistono i mezzi pubblici, a cui confesso sono molto affezionata.

    Persino una mia figlia, fatta la patente a 18 anni, ha abbandonato le gioie della guida. Altri due figlioli hanno deciso di non fare nemmeno la patente.Idem il mio compagno. Tutti e cinque alla fine viviamo normalmente.O vivremmo normalmente se non ci sentissimo come i non fumatori perseguitati dai fumatori.

    In 14 anni non ho mai aperto le finestre che (quarto piano) danno su una via molto trafficata.L’ho fatto una volta e pensavo ci fosse una fuga di gas…

    La provincia di Trieste (circa 250.000 abitanti,un po’ meno) ha immatricolati 180.000 automezzi. Ciò significa che solo 70.000 persone non vanno a motore. Togli gli under 18 e (forse) qualche over 80 e ti renderai conto da solo del danno ambientale provocato dai triestini stessi.

    Vedi,Milic, via via riprendiamo i temi sollevati nel tuo post…

  11. io a budapest ci sono andato, mi pare, nel ’98.
    partenza mezzanotte da trst, arrivo mezzogiorno a budapest. 12 ore spaccate.
    e adesso 15 ore?
    i tempi xè cambiai, quindi.

    la storia è molto bella e piena di notizie, vero.
    sarebbe bello un sito così, pieno di post così, o no?!?
    a me piacerebbe molto.
    perchè non la posti come un post? faccio io?

    e poi:
    io che ho due figli, uno di un anno e un altro di tre anni, sono autorizzato a girare ogni giorno in macchina per scorazzarli da e verso gli asili a opicina e in gretta, partendo da roiano? oppure sono un falso?

  12. julius:
    interessante spunto, il tuo.

    perchè è in controtendenza, da quello che capisco, rispetto alla ricorrente rumizziana celebrazione del treno “lento” e di altri mezzi lenti come la bici, i piedi… rumiz dice, di solito, che in auto ci perdiamo il bello del viaggio: la possibilità di guardare con calma il paesaggio, di conoscere e parlare con gente che fa il tuo stesso tragitto, eccetera. che ne pensi?!?

  13. La Mula ha detto:

    Per me se apri un nuovo post su tutto questo…è fantastico. Anche perchè tutti dovremmo ricominciare a parlare di questa tortura ‘a goccia cinese’ che è la nostra quotidianità.

    Io ad esempio detesto gli automobilisti, trovo sia barbaro che i bambini debbano (anche causa loro) raggiungere una scuola accompagnati in macchina dai genitori (io, dalla prima elementare, me ne andavo bellamente a piedi da via Murat alla De Amicis senza bisogno della mamma e ho ancora tutti i ricordi di quelle belle camminate, erano un momento di gioia per me con me).

    Che poi Rumiz mi decanti le biciclette a me interessa poco.Io ne ho una che uso alla bisogna e l’unico problema è il condominio che non vuole bici nè in atrio (sotto) nè in corte. Fa poco chic. Francamente non me la sento di comprare un garage per la bici…Se rubano anche questa saremo arrivati alla quarta.

    Ecco, vuoi che parliamo di questi condominii dove si fa prove per loculo a Sant’Anna? Case nate nell’ Ottocento con entrate e uscite per servitù e signori rimodernate con stucco e pittura (fa bella figura)e oggi utilizzate per sigillare un nucleo nel silenzio totale? Case con ballatoi comuni che invitano a comunicare e dove se osi suonare perchè ti manca una cipolla corri il rischio di venir sbranato?

    Nel mio,grazie anche ad alcuni umani che lo popolano,la situazione non è grave, solo fastidiosa per la presenza di alcune subesistenze. Ma altrove?

    C’è una vita oltre la morte in vita. Forse bisognerebbe parlarne.

  14. Julius Franzot ha detto:

    @ Entico: hai perfettamente ragione sui meriti dell’auto: certi viaggi sono molto più istruttivi se fatti sulle proprie quattro ruote. Se avessi viaggiato sempre in aereo e treno molti dei miei libri non sarebbero mai nati, e nemmeno molte delle mie 40.000 diapositive.
    Comunque, e mi sembra sia il tema di fondo, è una vergogna che non si siano treni decenti dalla “porta dell’ Est” verso il sui “retroterra naturale”. Inutile riempirsi la bocca con “Capitale dell’ Euroregione” se nemmeno si può andare in treno in giornata (andata e ritorno) a Lubiana o Klagenfurt.

  15. asem ha detto:

    Un felice 2008 a tutti.

  16. […] (già apparsa tra questi commenti) Anno nuovo, storiella nuova. Nel caso specifico riguarda (tanto per cambiare) la centralità dell’italianissima Trieste nell’Europa centro orientale con varie ed eventuali. Le protagoniste sono una ragazzina di 19 anni e sua madre. […]

  17. vanja ha detto:

    volentieri dico la mia sul tragitto. Non dico viaggio perchè da circa anni quattro ho una ossessione orrore per l’idea di spostarmi da Trst per un qualsivoglia motivo, mi prende panico e malesseri fisici che mi bloccano nel mio lettuccio. Parlatene con la mia terapeuta. Dicevo. Invece alla tenera età di anni36, ho preso la patente. Dopo 4 tentativi in età puberale, mi son non so come deciso a pagare i mafiosi della squolaguida che mi hanno consegnato una patente niente male. Ora, ho speso gli ultimi dindini per una cinquecento bianca del 19ooeciapilo per 500 euri. Morale, sto recuperando tutta la pulizia dell ambiente che ho garantito per sì tanti anni, con camminate plurime e bus che portano dappertutto proprio tutto. NOn sono ancora sceso una volta dalla mia 500, mi accompagna ovunque. La mattina ci salgo per andare a bere il caffe al bar. Dentro ci tengo le mie medicine, il giornale, alcuni libri, delle penne, tutto cio che serve alla bisogna. MI muovo verso l’obesità con un sorriso pacato e la musica a palla. Se alle prime lezioni, con l istruttore che solo ripeteva perche sei cosi teso perche sei cosi teso e io che gli urlavo se non smetti di spacco la testa, mai avrei creduto che per rilassarmi un giretto in auto avrebbe fatto il suo.
    INsomma lo so, l ‘idillio finirà, la panza cresce, la schiena cigola e mi dà dolori cervicali, ma lasciatemi godere questo passaggio di me peter pan all’età adulta in pace lenta e tarda.
    boh, non so se ho contribuito
    ciau
    adamski

  18. Ho pubblicato il video dell’intervento di Enrico Marchetto al Mittelcamp. Qui il link: http://maigret.typepad.com/ideepercordenons/2008/01/enrico-marchett.html . Pensate di mettere on line anche le slide? Qualche idea per la cena? Ciao.

  19. mauro:
    sì, dobbiamo mettere on-line le slide…
    pian piano lo facciamo.
    intanto le mie, sul movimento degli amici di grillo, le trovate qua

    vanja:
    : )

  20. La Mula ha detto:

    Caro Vanja, nella mia vecchia e amatissima Polo ci stava anche lo scaldabiberon collegato all’accendino e una roba in gommapiuma per il cambio pannolini. Al limite avrei potuto anche viverci con due figlie e forse l’ho anche fatto. La casa non serviva più, essenziali i due seggiolini dietro, attrezzatissimo il sedile al fianco della guida.

    Poi, siccome sei sì una madre (che sceglie la scuola sulla base di propri credi e selezioni), ma anche una persona con delle persone a bordo, ti domandi se è proprio il caso di vivere così. La rottamazione della Polo fu peggio di un funerale per tutte e tre. Nessuna macchina ci avrebbe mai più potuto rappresentare e amare come lei (hai presente quelli a cui muore un cane e non ne prendono altri per paura di soffrire di nuovo così tanto?). E finì.

    Si potrebbe obiettare che ormai le bimbe erano cresciute.Ok.Ma non abbastanza per fare nuoto/palestra/inglese/ scherma/ ecc. nei quattro lati della città. L’assenza della mamma autista pose tutte di fronte a una scelta: o si prende per passione personale l’autobus e si va, anche a otto anni,da sole in capo alla città o è meglio risparmiare i soldi dei corsi. Sono rimaste solo le passioni reali,non quelle proiettate dai genitori. Pallavolo per una, niente per l’altra.Un niente trasformato in teatro e oggi in altro…

    Nel frattempo la mamma ha condiviso il problema che manifesti. Non arrivo in treno a Duino Aurisina senza soffocarmi con un attacco di panico.Ma questo non mi ha impedito di andare per lavoro a Roma due volte per settimana per un anno o al Pentagono a Washington o al limite nel mio amatissimo Veneto. So che mi soffoco e so che avviene circa all’altezza della galleria prima di Aurisina.Se il treno, dopo Monfalcone,procede verso Venezia so che ho una crisi forte a Cervignano e che comincio a rilassarmi solo a Portogruaro. Se va verso Udine a Sagrado sono defunta, a Gorizia accenno a segnali di vita e mi riprendo a San Giovanni al Natisone.

    In auto sclero totalmente a Sistiana e mi blocco definitivamente a Palmanova (chiedendo aiuto per il rientro). Così è meglio il treno. Ho adottato una serie di sistemi di depistaggio dell’umanità dai miei problemi per cui disturbo pochissimo.I miei rutti, nel rumore dei cellulari, passano inosservati e io,una volta finito di mangiare ed espellere aria,sembro persino una persona normale.

    Tutto questo per dirti che è sempre un piacere sapere di non essere soli in questo pianeta di superuomini a piedi o quattroruote! 🙂
    La Mula

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