21 Novembre 2007

Ovunque un mondo tocchi l’altro

Federico Degni Carando manda ai lettori di Bora.La la sua storia sul confine che sparirà il 22 dicembre!

Dalla finestra della vecchia casa dei miei nonni, in Valsusa, si vedeva il confine di Claviere/Montgenèvre. Un confine di quelli di una volta, strada stretta e casette e sbarre di legno. Ho passato estati ed inverni interi vicino alla frontiera italo-francese, anche quando i nonni si spostarono qualche chilometro più a valle, ad Oulx. I vecchi parlavano, e parlano, patois occitano.
Da bambino facevo l’interprete tra mia nonna materna, metà piemontese e metà occitana, e mio nonno paterno, metà abruzzese e metà ciociaro. Oggi faccio l’interprete tra mia madre, italiana, e i miei suoceri, bosniaci. E se penso che sono nato laddove le mura gianicolensi segnano la frontiera con lo Stato della Chiesa toccando le mura vaticane… non posso che concludere di avere il confine nel sangue.

Da 35 anni provo una serie di emozioni che difficilmente riesco a descrivere ovunque un mondo tocchi un altro, ovunque si parlino diverse lingue, ovunque vivano minoranze etniche, ovunque ci sia stato, o ci sia, un confine. Tra pochi giorni, l’emozione sarà ancora più forte:
sparirà il confine che da 15 anni valico cercando di abbatterlo, quello tra Italia e Slovenia. Potenza di Schengen. Già… appunto, Schengen. Non fummo pionieri di questo Trattato quando 20 anni fa sciavamo tra il Piemonte ed il Delfinato francese nel comprensorio sciistico della Via Lattea – Voie Lactée senza mostrare il documento d’identità a nessuno?

Badate bene, a pochi chilometri c’era la strada del Monginevro, la stessa dove – resisteva – il confine fatto di sbarre e casette di legno. Là c’era. Sulle piste, no. Mettevi gli sci a Sauze d’Oulx, scendevi a Sansicario e poi su per i Monti della Luna ed il “Colletto verde”, già in Francia. Non te ne accorgevi neanche. Il più grande comprensorio sciistico d’Europa “sci ai piedi”. Ovvero: senza togliersi mai gli sci.
E senza mai mostrare documenti.

Tra 1 mese cade il confine tra Italia e Slovenia: quando cadrà, definitivamente, quello mentale? Quando potremo sciare idealmente tra Trieste e Capodistria senza sentire più disprezzo per gli “slavi” e senza più chiusure ideologiche nei confronti degli italiani?

Credo che le parole di France Preseren siano il miglior slogan per il prossimo 22 dicembre:

Vivano tutti i popoli che anelano a vedere il giorno in cui l’odio sarà bandito dai Paesi del mondo intero, quando ogni compatriota sarà libero e il confinante non sarà nemico, ma vicino

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