15 Novembre 2007

“Alla c. a. del Presidente del Partito Democratico, Walter Veltroni”

200px-walterveltronicrop.jpgRiceviamo e pubblichiamo da Federico Degni Carando, “uno di voi”, blogger e animatore della mailing list Gente di Confin.

Roma, 4 novembre 2007

Carissimo Presidente e, soprattutto, carissimo Sindaco,
chi le scrive è un “monteverdino” (tra romani ci capiamo), di 34 anni, tornato nella Capitale dopo aver vissuto sei anni nella splendida Trieste, città non lontana dalle radici di Sua madre. Gestisco un blog che cerca, attraverso l’enogastronomia e le tradizioni popolari in
genere, di diffondere la conoscenza delle “Regioni d’Europa”.
Soprattutto, sto partecipando in modo attivo, nel mio Municipio, alla fase costituente del PD.

Ho appreso nei giorni scorsi che il Comune di Roma ha bocciato un progetto che prevede la realizzazione di un momento ai martiri delle foibe. Mi permetta di dissentire. Negli anni in cui ho vissuto nel capoluogo giuliano, infatti, ho imparato sulla mia pelle che le “chiusure” ai sentimenti degli altri non portano che a risentimenti.

Per tanti, troppi, anni mi sono chiuso. Per tanti, troppi, anni ho mancato di rispetto alla “memoria” dei miei connazionali esuli da Istria, Fiume e Dalmazia. Lo facevo perché, oscurato da chiusura ideologica, non riuscivo a capire che la vita è fatta di sentimenti e risentimenti. Credo che l’unico modo per risolvere le fratture del passato sia quello di aprirsi e portare al superamento dei “muri mentali”. Lei cita spesso Don Milani. Forse non tutti sanno che si tratta del sacerdote cattolico più amato da noi cristiani di confessione
valdese. Il perché è presto detto: nella sua vita si attenne sempre e solo all’Evangelo, che ci insegna a non soffocare le nostre passioni negative, i nostri peccati, ma a superarli e a vincerli, in armonia con gli altri.

Per tanti anni mi sono battuto affinché in Italia si creasse una “memoria” che riguardasse anche le migliaia di concittadini “alloglotti” ed “allogeni” che subirono le persecuzioni e la “bonifica etnica” (eufemismo usato dagli storici) del fascismo. Chissà quanti parenti di Sua madre, “colpevoli” di essere cittadini italiani ma di lingua slovena (o serbo-croata), subirono l’italianizzazione forzata di nomi, cognomi e toponimi, la chiusura di tutte le istituzioni culturali slovene e croate, i saccheggi e le violenze nei villaggi del Carso – e dell’entroterra istriano – e la deportazione nei campi di concentramento di Gonars, Arbe, Trieste, ecc. ecc. Dov’è la “memoria” per questi nostri connazionali? Si trattava di cittadini italiani come noi, ma facenti parte di minoranze etno-linguistiche considerate “inferiori” da Mussolini e dall’Italia del tempo.

Non vorrei che per non parlare della “memoria degli altri” si tornasse a quella che il Presidente Napoletano ha definito “congiura del silenzio”, tentando di cancellare nuovamente la memoria dei nostri connazionali d’Istria, Fiume e Dalmazia, morti nelle foibe od esodati dalle loro terre.

Non dobbiamo contrapporre una memoria all’altra, ma sostenere entrambe!

Certo di una Sua risposta ed in un pronto intervento affinché quel monumento si faccia, La saluto e Le auguro buon lavoro per un PartitoDemocratico forte ed unito.

Federico Degni Carando 

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3 commenti a “Alla c. a. del Presidente del Partito Democratico, Walter Veltroni”

  1. Federico Degni Carando sarà una persona simpatica quando beve un bicier de dalmato o cucina i cevapcici, ma quando parla di politica —IL RESTO DEL COMMENTO E’ STATO CENSURATO DALLA REDAZIONE PERCHE’ NON LEGATO AL TEMA DELL’ARTICOLO——-

  2. Ma cossa centra con l’articolo?

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