2 Febbraio 2007

Integrazione a Vienna? Le regole valgono per tutti

Riportiamo un’intervista di Die Presse a Sandra Frauenberger (consigliere comunale SPOE, socialdemocratica). Vienna, in cui il 10% dei residenti sono stranieri, è una città in cui diverse etnie vivono pacificamente l’ una accanto all’ altra da decenni. Grazie alla capillare campagna dei governi di ogni colore sull’ apprendimento della lingua ed all’ obbligatorietà dei corsi di tedesco, l’integrazione è molto migliore di quella in altre città, per esempio Milano, Colonia, Parigi. Comunque ci sono delle nicchie d’ insoddisfazione ed un partito, FPOE (diverso da quello di Haider – BZOE) ha ottenuto il 15% alle ultime elezioni con risentimenti xenofobi.

Frauenberger ha svolto la sua campagna all’ insegna del dialogo e spiega “Il primo binario è l’ offensiva linguistica: posso iniziare un dialogo solo se l’ immigrato può comunicare nella nostra lingua. Inoltre, molti problemi non sono di integrazione, ma veri e propri problemi sociali. Dobbiamo dare prima possibile un’ opportunità ai migranti nel mercato del lavoro, affinchè possano condurre una vita indipendente, perchè solo così hanno una sicurezza sociale. In terzo luogo abbiamo bisogno di un’alleanza contro il razzismo e la xenofobia attraverso tutti i gruppi della società.

In molti casi il dialogo non coinvolge solo gli autoctoni ed i migranti, ma è un dialogo tra socialmente forti e socialmente deboli. L’ edilizia popolare deve evitare che sorgano ghetti, con opere di mediazione e prevenzione di conflitti. Il ghetto sorge con il raggruppamento di persone dalle stesse caratteristiche sociali, pertanto è importante migliorare l’ accesso al lavoro per tutti i migranti.

In quanto all’ ordine pubblico, se in questa città vivono immigrati, io devo comunicare loro le regole e le leggi. Queste regole valgono per tutte le persone che vivono qui. Se non vi obbediscono, allora bisogna punirli, che vivano qui da generazioni o che siano appena arrivati”.

Dai commenti dei lettori traspare un’ insoddisfazione dovuta al fatto che ci sono decina di migliaia di giovani austriaci alla ricerca di un posto d’ apprendistato e pure il sospetto che “le sinistre utilizzino gli immigrati come mezzo di propaganda elettorale”.

Per comprendere la realtà austriaca occorre tener presente che in Austria la disoccupazione è molto più bassa che in Italia, in dicesa da quasi un anno, e la sicurezza sociale è ad un livello molto più alto. Per esempio, un disoccupato riceve un sussidio di disoccupazione pari a circa il 60% dell’ ultimo stipendio per oltre un anno e poi una “Notstandhilfe” di circa 400 Euro/mese/persona praticamente a vita. Però non deve rifiutare nessun lavoro propostogli dall’ ufficio di collocamento. Al primo rifiuto il pagamento viene temporaneamente sospeso, al secondo perde tuti i diritti. L’ ufficio di collocamento in Austria è simile a quello tedesco: ci sono impiegati specializzati per ogni gruppo di professioni che dispongono di un elenco abbastanza aggiornato di circa il 70% dei posti di lavoro disponibili, sia in regione, che nell’ intera Austria, sia in altri Paesi dell’ Unione Europea (sempre che questi li comunichino).

Data questa situazione, a mio avviso è logico preoccuparsi che gli immigrati trovino prima possibile un lavoro, pagando così i loro contributi previdenziali. Altrimenti, soprattutto quelli con il diritto di residenza maturato da anni, graverebbero sulle tasche dei cittadini austriaci e stranieri residenti e che lavorano. Invece in un altro paese, dopo 6 mesi di disoccupazione uno, autoctono o immigrato, è libero di morire di fame e di dormire sotto i ponti. Se non lavora, ci pensa la “soluzione naturale” a non farlo pesare sulla collettività.

Un commento a Integrazione a Vienna? Le regole valgono per tutti

  1. antonio ha detto:

    L’Austria, come altri paesi europei non è paragonabile nemmeno un pò alla politica italiana. L’Italia purtroppo è un paese con tante anomalie e non so se col tempo troverà la retta via!

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