Proprio oggi 25 gennaio 2010, il quotidiano locale dà notizia dei casini in cui risulterebbe coinvolto Porto San Rocco. Ironia della sorte, penso, ci sono passato davanti ieri, tra un pieno di gasolio a Rabuiese ed un'auspicata visita a Muggia (dove non mi recavo da anni...), assieme alla mia compagna (che Muggia non l'aveva mai vista).
Questa la descrizione di una domenica pomeriggio degna di un telefilm surreale anni '70.
Armati di buona volontà, dopo il pieno d'ordinanza nella Skoda e qualche acquisto al Kompass a cavallo dell'ex valico di San Bartolomeo, rientriamo in Italia e parcheggiamo davanti al ricreatorio muggesano.
Occupandomi di ricerca sull'Istria, ho pensato di abbinare l'utile al dilettevole e così abbiamo iniziato un classico "giretto" nella città vecchia, tra leoni di Venezia e mura antiche.
Freddo, bora, rumore degli alberi delle barche ormeggiate nel porticciolo: voglia di un "rebechin".
I miei ricordi mi suggeriscono la zona del Municipio, dove avremmo sicuramente trovato un localino di quelli giusti. L'atmosfera fredda e un po' spettrale è quella di una domenica pomeriggio di inverno, molto fredda e grigia.
Prima tappa/tentativo, la vecchia enoteca subito dopo il portico: luce accesa, tabella con menù e bevande, buon segno pensiamo. La mia lei prova ad entrare, abbassa la maniglia, la porta si apre, arriva un urlaccio femminile scomposto e infastidito: "ma chi xeeee? no vedè che xe chiuso? stemo magnando!"
Oops.. ok, richiudiamo la porta chiedendo scusa e riprendiamo la caccia.
Ritorniamo in piazza, sulla destra rispetto alla chiesa vedo l'insegna di "Pane, vino e San Daniele": fatta! Entriamo a fatica tra un nugolo di avventori scomposti, tra cui ragazzotte in mini vertiginose, bobe muiesane e qualche pensionato venuto a gustarsi la partita sulla mega tv.
Ordino due bianchi, possibilmente malvasia, e due rodoleti de cotto.
"malvasia no gavemo, qua se solo roba del collio"
bon, alora due chardonnay.
Ci sediamo, tra ammalati di videopoker e bobe urlanti con capigliature anni '80.
Arrivano i due bicchieri di vino e i due rodoleti:
acido fenico uno, "straze dei piatti" gli altri.
Almeno il pane pareva fresco.
Mi alzo, vado al banco e chiedo cortesemente se potevo avere due tocai, dato che i chardonnay erano cattivi.
"ma come?.. ghe go dà sciardonè la sa?" mi ribatte una bionda occupata a scambiare effusioni con una dele bobe del locàl.
Si, ok dico io, ma purtroppo non è buono.
"bon ah, ghe dago dò tocai"
Trangugiamo i tocai (acidi, con relativa scia di bruciore dalla laringe all'intestino), finiamo il pane, ci alziamo, paghiamo ed usciamo.
"Bon, dei adesso troveremo qualcossa de mejo", dico ancora pieno di fiducia.
Ci avviamo verso la zona porticciolo, tra bar chiusi e una giostra piuttosto triste che urla musica a tutto volume per i due o tre bambini presenti.
Scorgo l'insegna e la luce accesa di "ex-hitler", proprio dopo l'arco che apre la vista sul porticciolo. Un buon profumo di pesce filtra dall'uscio, apriamo la porta, scendiamo due scalini: tavolata di avventori a fine pasto sulla sinistra, tavolino con due ragazzi sulla destra. La mia consorte mi fa: "ma siamo sicuri che si possa bere un bicchiere di vino, mi sembra solo ristorante". Tranquilla, dico io, tra il soddisfatto e il rassicurato, notando un banco di mescita con diverse spine, tra birra e vino. Mi avvicino e prima di poter aprire bocca mi arriva l'urlo: "semo chiusi". Ma come? Vedo gente che mangia...
Va beh, usciamo mestamente. Inizio a pensare che non è giornata...
Fossi stato un personaggio di "Amici miei" avrei architettato di tutto ai danni di questi scalcinati osti improvvisati, penso tra me e me... ma la cosa si stava trasformando in una specie di incubo.
Il freddo e la bora aumentavano di intensità, la fame pure, lo stomaco era in subbuglio ed il saporaccio in bocca era quello delle peggiori "piombe" (per un solo calice...).
Ad un certo punto, proprio di fronte al leone di Venezia del porticciolo, vedo la porta della bottega di un rigattiere, dalla quale giungeva perlomeno un segno di vita: musica da una radio d'epoca.
Entriamo, bell'impatto. Cataste di oggetti di altri tempi (li adoro). La mia lei si tuffa verso la vetrina dei bicchierini da rosolio, io giro un po'. Ammiro le radio a valvole, i libri, le carte nautiche.
Decidiamo di acquistare quattro bicchierini da rosolio decisamente carini, in cristallo, lavorati alcuni, dipinti a mano altri.
Parlo un po' con il gentile (ohibò che strano, oggi, a Muggia!!) rigattiere, che tra una raccolta di autografi della triestina dei tempi di Pasinati e Colaussi, e un cimelio del ventennio, mi sembra l'unico essere umano in quella specie di luogo maledetto.
Prima di uscire, ci guarda e dice: "comunque vardè che Muja oramai xe un dormitorio" "se volè bever un bon bicer gavè sbaglià proprio posto!!" "mi ogi go tegnù verto solo perchè no savevo cossa far a casa, ma in giro xe solo cadaveri".
Skoda, grande viabilità, a casa!
TI RICORDI MUGGIA?
(1 articolo) (1 voice)-
Pubblicato 7 months fa #
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