11 ottobre 2018

Lorenzo Clarich: “Nessun plagio, è mancato il buon senso”

el sunto Intervista al muggesano Lorenzo Clarich che nel 2017 è stato accusato di plagio letterario di tre elaborati scritti per il corso di dottorato.

Spigliato, curioso e dotato di una buona dose di ironia: sono solo alcune delle doti che apprezzi sin da subito di Lorenzo Clarich. Lorenzo, 30 anni, muggesano originario di Stridone, è un giovane commercialista che si occupa di economia e finanza d’impresa. Da diversi anni è anche attivo nell’associazionismo culturale. Insomma, un mulo che se da de far, in un periodo in cui per i giovani neolaureati la voglia di fare è l’unica risorsa garantita.
Della sua voglia di fare te ne accorgi da subito, quando ci parli per un po’, ancora meglio se nell’atmosfera informale come quella da Robi Scussa. Ecco che qui Lorenzo, con il suo tipico “morbin mujesan” riesce a sorprenderti con nuove idee, spesso bizzarre, ma che rispecchiano i suoi svariati interessi professionali e personali e la sua voglia di fare e di provare a mettere a frutto le conoscenze acquisite negli anni di studi all’università.
Ed è proprio in uno di questi incontri informali che è nata una collaborazione con Bora.La, di cui non vi anticipiamo ancora nulla. 🙂

Qualche settimana fa però è lo stesso Lorenzo a segnalarci un fatto che risale a dicembre 2017 e messo in risalto dai quotidiani del Veneto, fra cui la Nuova Venezia, ripresa poi anche dal Piccolo.
Da subito gli abbiamo chiesto se da quell’accusa di plagio letterario e dalla sentenza del TAR, la situazione fosse cambiata. Ed è da qui che nasce l’idea di questa intervista.

Sia chiaro: saranno altre sedi, di certo non noi, a giudicare la realtà dei fatti e a decidere. Noi ci siamo limitati ad ascoltare e a riportare l’unica voce che non è mai stata riportata. Quella di Lorenzo.

Lorenzo, sei accusato di plagio letterario: è vero?
“Figuriamoci. Plagio significa spacciare per propri lavori altrui e nel mio caso proprio non è così. Per l’esattezza sono stato accusato di non aver seguito rigorosamente le regole sulla corretta citazione accademica e, se è vero che non ho rispettato al 100% queste regole (che peraltro all’epoca non conoscevo perché nessuno me le aveva insegnate e si sarebbe tenuto un seminario apposito il semestre successivo), da qui a darmi del ladro ce ne passa.
Nei miei lavori il riferimento all’autore è ben visibile nel testo ed un lettore in buona fede si rende conto che non ho mai cercato di far passare per miei pensieri altrui. Ho ammesso di avere fatto degli errori di metodo, ma una cosa è un errore di metodo, un’altra è un plagio.
È importante aggiungere che in quel periodo mi trovavo in una situazione di incompatibilità studio-lavoro in quanto lavoravo full-time senza percepire la borsa di studio come gli altri studenti e ciò senza dubbio ha influito sulla qualità del mio lavoro, ma questo non significa che abbia fatto il “furbetto”. La mia opinione è che in tutta la vicenda sia mancato il buon senso.”

Buon senso?
“Sì, purtroppo la questione del cosiddetto plagio, ossia dei miei scritti non rispondenti ai canoni di Academic Writing, si sarebbe potuta gestire con più umanità, segnalandomi i problemi e consentendomi di capirli e rimediare agli errori: d’altronde ero uno studente al primo anno di dottorato ed erano i primi papers che producevo autonomamente.
Non mi è stato detto nulla, sono state fatte indagini segrete per poi contestarmene i risultati: in questo modo si è generato un polverone con conseguenze molto pesanti e sproporzionate rispetto all’effettiva gravità dei fatti. Mi dispiace soprattutto per la mia famiglia e per chi mi vuole bene.”

Spiegati meglio!
“La questione è piuttosto complessa, ma diciamo che vi è la paradossale coincidenza che nel precedente ciclo di studi postuniversitari ero stato proprio io a denunciare il fatto che metà classe copiò durante l’esame di ragioneria. Non credo alla legge del contrappasso…”

Ma scusa, se sei proprio tu a dire di non aver rispettato gli standard di scrittura, cosa avrebbe dovuto fare l’Università secondo te?
“Beh, innanzitutto mi sarei aspettato di trovare trasparenza, contraddittorio e serenità di giudizio.
Quando ho saputo del guaio che mi era piombato addosso, le decisioni erano state tutte già prese e poco è servito difendermi, anche perché, come nell’Inquisizione, chi ha fatto le indagini mi ha anche giudicato. A leggere le ragioni per cui è stato ritenuto “plagio” ciò che in realtà non è stato che un metodo errato di redazione delle tesine, emergono delle forzature che ho cercato di evidenziare nel processo avanti al Tar e che ora ho ribadito in Consiglio di Stato.
Al di là poi delle questioni tecniche, su cui non è il caso che mi soffermi perché c’è una causa pendente, vi posso dire che è stato fatto tutto il possibile per mettermi nelle peggiori condizioni, negandomi di essere giudicato da un organo terzo quale la Commissione Disciplinare, non applicandomi la soglia di tolleranza prevista per le similitudini negli scritti accademici e includendo nel c.d. plagio anche la bibliografia dei miei paper, che da che mondo è mondo va esclusa dall’indagine.
E poi non si è tenuto conto della mia situazione concreta: non ero un ricercatore stipendiato come scritto dai giornali, ma un dottorando-lavoratore del primo anno alle prese con la prima literature review della sua carriera. Facevo su e giù ogni giorno tra Venezia, sede del dottorato, e Trieste, dove lavoravo, ed è normale che la qualità dei miei lavori ne abbia risentito. L’Università invece di tenere conto del mio status di lavoratore almeno per interpretare l’episodio occorso con il buon senso che continuo a recriminare, ha dato per scontato che in me ci fosse il dolo, ossia la volontà di “fregare” e di non impegnarmi, quando invece il mio impegno per frequentare i corsi, studiare e lavorare era quotidiano e costante se non addirittura superiore a quello dei miei colleghi che, a differenza mia, non lavoravano per mantenersi gli studi.
Non mi capacito di come gli insegnanti abbiano potuto non mettere almeno in dubbio che io fossi un ladro.
Infine, per tornare sulla trasparenza, non è ancora chiaro se il software antiplagio sia stato utilizzato soltanto nei miei confronti, poiché ad oggi l’Università non ha fornito evidenze dei controlli sugli altri studenti.”

E perché nonostante tutto questo, il TAR del Veneto non ha annullato il tutto?
“…Perché tutti possono sbagliare, anche i giudici. Ho proposto Appello contro la sentenza del Tar e confido sul fatto che le mie doglianze sul provvedimento di esclusione verranno rivalutate con maggiore rigore e serenità.”

parte della tesina contestata con l’evidente riferimento all’autore

parte della tesina contestata, nonostante il riferimento all’autore sia evidente

E ora che cosa succederà?
“La questione, come dicevo, è in attesa di giudizio da parte del Consiglio di Stato a Roma che si riunirà la prossima estate. Almeno hanno riconosciuto l’urgenza della questione. Mi auguro che stavolta qualcuno legga la tesina incriminata”

In bocca al lupo!
“Crepi e grazie a voi per avermi dato questo spazio. Vanzé una birra!”

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