17 settembre 2018

Rampigada Santa 7ª edizione: colori, fatica e soddisfazioni

el sunto Rampigada santa: persone e paesaggi, sensazioni e soddisfazioni nella scalata da Roiano a Opicina.

Si è conclusa ieri la 7ª edizione della Rampigada Santa: l’ormai celebre scalata a piedi o in bicicletta (o addirittura entrambi!) di via Scala Santa, la via più ripida di Trieste. La manifestazione si è svolta in concomitanza della Settimana Europea per la Mobilitazione Sostenibile e all’insegna di un più triestino “Se pol”. Vediamo com’è andata…

Alle 9:30 ci si ritrova al punto di partenza a Roiano, dove tutti i partecipanti si preparano all’impresa. Gli atleti sono davvero di ogni genere: dagli ironman a quelli amatoriali; di età dai 4 agli oltre 70 anni; dai triestini a coloro che sono arrivati dal Veneto, dalla Lombardia e perfino da Vienna e dalla Scozia! Eppure le prime a partire sono le persone disinteressate alla gara vera e propria, quelle persone spinte solo dalla voglia di mandare un messaggio a favore di una quotidianità cittadina più sostenibile.

All’inizio del percorso lungo 2050 metri troviamo immediatamente un promemoria, il quale ci ricorda che le gambe stanno ancora bene e con una pendenza massima del circa 21% non è mai troppo presto per cambiare idea. Ahimè il cartello ha proprio ragione: la prima salita è proprio la peggiore; infatti a detta degli atleti nel post-gara la prima salita è “quella che ti spacca le gambe“. Però la fatica si sente ancora poco e la motivazione è davvero alta. Perciò senza ulteriori indugi si sorpassa il cartello consapevoli che, superati i primi 500 metri, dopo sarà tutto in discesa (metaforicamente parlando, perché in realtà ci aspettano ancora 250 metri di dislivello).

Superate le prime curve e passeggiando con chi non è in gara, ci si può già voltare per apprezzare il fantastico panorama alle nostre spalle. La pendenza del percorso cala leggermente, ma la fatica inizia seriamente a farsi sentire. A dare coraggio questa volta non è solamente il cartello che ci avvisa inizialmente di aver già scalato un quarto del percorso, ma sono i bambini che, appostati appena fuori casa e armati di tamburi e trombette, fanno il tifo per chi passa. Tutto questo sottolinea bene il fatto che la manifestazione non è solo una gara, ma è soprattutto divertimento con le famiglie del posto per far arrivare un messaggio positivo anche ai più piccoli. Grazie ai più piccoli ci si ricarica di energia e si continua a salire.

Si giunge così a metà percorso e ormai non si può più tornare indietro. Come al solito troviamo subito un altro cartello che ci esorta a non mollare. La pendenza è sempre minore e questo tratto viene descritto dagli atleti come quello in cui si può riprendere fiato in vista del tratto finale. Ma attenzione, la Rampigada Santa non è finita e la fatica si fa sentire più che mai. È allora che un signore, vedendo una bambina sulle spalle del papà, esclama:”Anch’io vorrei andare su così“. La scena può essere l’emblema della giornata perché raccoglie in sé tre generazioni, tutte che camminano nella stessa direzione con il medesimo scopo, a ribadire il fatto che solo assieme si può migliorare e cambiare positivamente il proprio territorio.

Gli ultimi 500 metri della Rampigada Santa sono forse i più belli. Il cartello sprona gli atleti a dare tutto quello che gli è rimasto (e anche di più) per arrivare in cima; le persone riempiono i lati della strada come ad accompagnare gli atleti verso l’arrivo. Degno di nota è il gruppo di persone sistemato sull’ultima curva che, soprannominato per l’occasione “La curva”, preannuncia con il loro incitamento l’arrivo di ogni atleta. Le bandierine colorate e la voce del cronista segnano la fine della salita. Gli atleti, esausti, cercano di riprendere fiato e di distendere le gambe, e quando a gara terminata la fatica sembra ormai avere la meglio, il cronista annuncia:”Arriva il 118!”. Il tempo di accorgersi che il 118 è un concorrente e tutti si lasciano andare ad una grossa risata.

Come in ogni competizione c’è chi arriva primo e chi arriva ultimo (qui i risultati e le persone premiate), ma alla Rampigada Santa l’importante è arrivare perché il premio è uno solo ed è di tutti: il suggestivo panorama che si può ammirare dalla piazzetta sotto l’obelisco di Opicina. Inoltre a vincere non è stato solo il primo classificato, ma anche tutti coloro che hanno voluto mettersi alla prova e che hanno trasformato l’evento in un’occasione per dare un esempio: fatica, ostacoli e difficoltà esistono, ma possono essere superate per e con gli altri.

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2 commenti a Rampigada Santa 7ª edizione: colori, fatica e soddisfazioni

  1. Riguardo a ‘ruc’, una domanda che forse è un po scema (e poi non sono sicuro di come si debba pronunciare la parola): è possibile che abbia qualche rapporto con inglese “rush”?

    (a proposito: in catalano ‘ruc’ significa asino ;-))

  2. Una amica veneta mi fa notare che il suono della c è piuttosto forte, e in effetti sul vocabolario triestino leggo

    “La parola ruc, invece, va letta come se dopo la c ci dovesse essere una vocale diversa dalla i o dalla e, ma che, anche in questo caso, non si deve sentire”
    https://www.atrieste.eu/Pdf/VocabolarioTS.pdf

    quindi forse la parola sarebbe piu vicina al tedesco rucken, anziche all inglese rush…

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