18 luglio 2018

Il Tao del writing

el sunto Due vetture del tram di Opicina sono state deturpate con graffiti colorati questa notte a Trieste. La riflessione dello scrittore Marco Fichera.

Due vetture del tram di Opicina sono state deturpate con graffiti colorati: è successo questa notte a Trieste. La Polizia sta ancora vagliando i filmati delle telecamere della zona per cercare di risalire ai responsabili.

Pubblichiamo l’incipit di una riflessione sul writing di Marco Fichera, autore del romanzo “Nello stesso fiume”.

Quando sui media locali appaiono i consueti articoli riguardo i periodici “vandali prendono d’assalto questo o quello”, magari per veicolare l’opinione pubblica su cosa fa o non fa l’amministrazione pubblica, mi trovo spesso invischiato in discussioni che cerco di evitare.

Cerco di evitare per un semplice motivo: mi va il sangue alla testa quando si finisce inevitabilmente con frasi “ma questo è bello mi sta bene, sono le scritte che deturpano” e per far comprendere l’assurdità di una frase del genere dovrei fare tanti di quei passi indietro e fare un discorso così ampio e lungo da superare l’impegno che l’interlocutore di turno sarebbe disposto a concedermi, considerando poi che solitamente la gente ne parla proprio perché non ha compreso l’argomento in toto e non ha gli strumenti per farlo.

Prima di affrontare un argomento così vasto, è bene accertarsi di conoscerne il glossario base. Il writing è un movimento spontaneo nato negli USA a cavallo tra gli anni ’70 e ’80. Potremmo per sommi capi descriverlo come un movimento in cui i protagonisti utilizzano la vernice spray per scrivere il proprio nome su proprietà pubblica o comunque altrui.

Fine della storia. Nessuno ha parlato d’arte per un sacco di tempo nel mondo dei graffiti, ma a quello ci arriviamo in seguito, vorrei soffermarmi su questa definizione ed indagarne brevemente le motivazioni, che sono il perno di quello che la stragrande maggioranza dell’umanità non ha ancora compreso.

Cosa spinge un writer a fare quello che fa, quello che lo rende tale, e cioè scrivere il proprio nome?

Continua a leggere sul blog di Marco Fichera

 

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Un commento a Il Tao del writing

  1. giorgio (no events)

    L’argomento tocca diversi problemi, ma partendo dalla domanda finale, è mia opinione che scrivere il proprio nome, lasciare un segno, marcare il territorio, siano modi per mettersi in luce-ritrovare un’identità, come alcuni anni addietro si applicavano gli adesivi sugli automezzi o come oggi si indossi un abbigliamento particolarmente provocante o ancora si alzi la voce o si usi un tono oltremodo violento per ribattere ad un post.
    Il fatto che poi questo “sfogo” si manifesti o si abbatta si un bene pubblico, solleva un altro problema, nel senso che il tram, ma anche il muro del palazzo pubblico o un cartello stradale sono dello Stato, come anche di tutti e ciascuno di noi.
    Infine potremo discutere a lungo se questa è arte oppure no: sul valore estetico ognuno ha la sua sensibilità, la sua cultura e quindi opinione in merito, ma voglio aggiungere che anche per quanto riguarda opere come il tempio di Monte Grisa, il complesso di Rozzol-Melara o la nuova piscina, ci sono diverse valutazioni, con l’aggravante, però, che per realizzarle sono stati spesi soldi pubblici, mentre le vernici spray sono beni privati.

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