16 luglio 2018

I personaggi eccentrici di Trieste: Bruno “carton”

el sunto Bruno "carton" o Bruno "bareta" è forse il personaggio "eccentrico" di Trieste più conosciuto.

Molti di voi avranno sicuramente sentito parlare o avranno incontrato Bruno “carton” o Bruno “bareta”. Si tratta forse  il personaggio “eccentrico” più conosciuto, poiché ha lasciato una traccia indelebile nei ricordi dei triestini.
Siamo nella Trieste fra gli anni ’60 e ’90. In quel periodo frequentavo la zona del Viale e avevo avuto modo di conoscerlo e di scambiarci anche qualche parola. Bruno ‘ carton’ all’anagrafe BRUNO ZIGANTE operava con il suo inconfondibile triciclo in zona Viale, Ponchielli, San Lazzaro, Via Roma, Mazzini, ma spaziava anche in altre zone. Era il periodo dei “jeansenari” e del commercio con l’ ex Jugoslavia.

Durante il periodo bellico era stato in un campo di concentramento ed una volta finita la guerra aveva iniziato la sua attività di ‘ingruma cartoni’. Di carattere esuberante, non bisognava mai farlo arrabbiare perché poi dalla sua bocca uscivano tutti i santi e le madonne possibili.

Epiche le sue baruffe con il suo concorrente Gigi ‘il cartonaio’ colpevole di rubargli il lavoro. Bruno raccoglieva i cartoni con il suo triciclo, mentre Gigi, il suo ‘antagonista’, usava un carretto, e quest’ultimo generalmente lo si vedeva raccogliere scatoloni nel negozio sportivo di via Mazzini, al tempo Tommasini Sport.

Gli aneddotti che si raccontano su Bruno ‘carton’ sono tanti.

Aveva un debole per le ‘mule triestine’ e rivolgere a loro apprezzamenti di tutti i tipi. So che una volta aveva trovato in uno scatolone che doveva andare al macero un oggetto e rientrando nel negozio si rivolse alla commessa dicendole. “Cio’ bela, varda cosa go’ trovado dentro el scatolon.. se te lo torno cosa te me dà in cambio?

Se ricordo bene, il suo deposito si trovava nei pressi della stazione ferroviaria e quindi sul finire della giornata lo si vedeva pedalare sul suo triciclo carico di cartoni lungo Corso Italia, via Carducci, via Ghega.
Abitava a San Giusto in un appartamento ATER in via delle Monache, appartamento che chiudeva gelosamente a chiave con una serie interminabile di lucchetti.

Si narra che con il suo lavoro nel corso degli anni avesse accumulato un bel gruzzolo di risparmi. Voci di corridoio dicevano che nel periodo che era stato ricoverato in ospedale, nella tasca del suo impermeabile avevano trovato un libretto di risparmio molto molto consistente e che una volta a seguito di un incendio scoppiato nel suo appartamento siano andati a fuoco un bel po’ di soldini.  Pare avesse donato una consistente cifra in denaro per fare la campana dedicata a Monsignor Santin.

Inconfondibile il suo abbigliamento in stile quattro stagioni, sempre avvolto nel suo impermeabile e con il basco in testa.
Ritiratosi dall’attività commerciale, negli ultimi periodi della sua esistenza lo si vedeva spesso armato di ramazza a pulire il Piazzale San Giusto ed il Sagrato e quotidianamente incazzarsi coi colombi rei di  “cagare e sporcare troppo”

Questo era Bruno “carton”. E voi? Quali i vostri ricordi?

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37 commenti a I personaggi eccentrici di Trieste: Bruno “carton”

  1. giorgio (no events)

    Del personaggio ricordo la massima serietà con cui si dedicava al suo lavoro. Anche se talvolta la serietà sconfinava nell’ira, non mi ha dato mai fastidio e, oggi, posso ammirarlo per essere stato il primo soggetto operatore di raccolta differenziata porta a porta senza riscuotere alcuna TARSU.

  2. Clara rerecich

    Co ghe passavo visin lo sentivo porconar contro le bave, quasi sempre.

  3. Clara rerecich

    Le babe (remenghis El coretor)

  4. Fiora

    che tempi, che ridade, che cartonai famosi…. Noi ubicadi al confin tra le due competenze territoriali ierimo tratadi da entrambi i superprofessionisti, con conseguenti diatribe tra i due.
    Commesa Maria iera agee e basabanchi,no la rientrava nel target de Bruno. Commessa Tatiana se gaverà rimedià qualche aprezamento ruspante. Mi ? capitavo poco co’ no iera scola e nol gaveva coragio . Papà ghe gaverìa molà un stramuson e cavà el mandato illic et immediate

  5. Fiora

    Bruno Carton me par un epigono de Gildo. tuti due incazz…pardon iracondi. tuti due estimatori ,a modo ‘ssai “suo”, del gentil sesso. Gildo indiretamente social , Bruno più apartà, ma quei e Bruno iera altri tempi….
    A entrambi invidio un per dei loro minuti de follia,che me consentissi de dar la stura a un repertorio de parolaze che me tegno drento, perché mama,papà e monighe me ga imparà che per andare nei loghi bisogna sempre parlare in cìchera.

  6. Fiora

    e el CAMBIAVALUTE? un distintissimo vecio suto coi pincenez sul naso, sempre soridente, vagamente mumificà che girava per le boteghe a cambiar i dinari? el suo esercizio comerciale consisteva in una borsa porta ati più consunta de lu’. Par ch’el se portassi drio milioni , per l’atività ehm border line e per qualche altro impiego ancora meno regolare. Se malignava de prestiti ad usura a qualche jensinaro ” in momentanea carenza de liquidità” giusto per portarli e perderli in Casinò de Portorose…ma se sa ! a pensare male si fa peccato…
    Ma nol ga paura che cussì gracile qualchedun ghe dia un mato colpo per becarghe el muf? domandavo mi a papà. Ma noo,iera l’incrollabimente sicura risposta del genitor. De dove ghe derivassi sta sicureza,resta per mi un mistero. Fato sta che xe sta vero. El se ga distrigà in tarda età di morte naturale ,dopo lunga operosa esistenza.
    So el cognome,ma per rispeto a eventuali discendenti,me lo tegno per mi. Chissà forsi dirà qualchedun altro che se lo ricorda

  7. Che invidia a no gaverli conosudi. Xe imbarazzante per mi, perché no gavendo un ricordo de lori, no li riconoseria nianca in foto. Grazie ancora ad Alessandro per sta rubrica. 🙂

  8. A.

    @Fiora

    Scusime Fiora ma chi iera sto cambiavalute?Speremo che non sia quel che penso mi

  9. @Fiora
    Senza far cognomi,el se ciamava forsi Carlo?

  10. A.

    @Fiora
    Senza far cognomi,el cambiavalute el se ciamava forsi Carlo?

  11. triestin

    del steso livel dei botegkeri. Sai meridionali. Non i saveva neanche leger e scriver e i ndava a magnarse in bori in Yugo el sabato prima de ingrumarli. Però Trieste iera peina de morbin, Una vera città turistica contrariamente al cimitero che i voleva i redenti

  12. Fiora

    El cambiavalute itinerante iera un signor ‘ssai distinto eh?! Ex funzionario de banca.Mi lo conossevo per cognome. ah, bonasera sig.r Go….vich ghe diseva papà.
    Lu ‘ cioleva marchi e dinari de l’incasso e li cambiava in lire. Li contava con profesionalità, li ficava ‘ntela famosa borsa e con quel soriso gentile che lo compagnava perenemente el se congedava. Parlemo dei ani otanta eh? lu’ iera zà vecio co’ mi iero muleta.e co’l iera ndà via mi ghe fazevo la famosa domanda a papà. No pol suceder che qualche manigoldo lo agredissi per ciularghe el muf?Come zà dito,no xe sucesso.

  13. Fiora

    a mi sto signor me piaseva,eh?! nol gaveva asolutamente niente de equivocoe sopratuto a parte la conta dei bori,nol se sbilanciava in nissun discorso. no politica,no atualità,dio guardi gosip.
    papà provava a zucarlo sula politica. Lu’ sorideva,diseva eh! e po’ el saludava distintamente. tuto in zinque minuti,ma quotidiani.
    el detaglio dei prestiti a tasso extralarge a noi ne riguardava, grassieadio!

  14. A.

    Ah ok,no xe quel che pensavo mi,…ciau!

  15. Fiora

    ops! el detaglio dei prestiti a tasso extralarge a noi NO ne riguardava , grassieadio!
    Quanto a l’atività de walking money Exchange, mi son bastanza convinta ch’el vecio no gavessi bisogno de rotondar la pension de funzionario de banca con sto servizio,ma probabilmente ndà in quiesenza el se sarà sentì inutile e magari el dotor ghe gaverà dito,sior la camini e la se trovi un hobi,che no la me vadi in depresion et voilà,dito, fato el ga scuminzià a portarse drio i bori dela liquidazion e cambiandoli ogni giorno” a un punto più favorevole dela banca” ( ah, cussì parlava el mio vecio,cossa so mi cos che vol dir… alta finanza po’)ghe restava la mandola per lu’.
    lo go cità, perché diversamente dai più o meno balordi, questa iera una figurina finota ma devo dir altretanto unica e inconfondibile.

  16. @Fiora, femo un articoletto sul cambiavalute? Te me mandi un poche de info sulla mail? 🙂

  17. Fiora

    tuto za dito,purtropo! come se lo vedessi ‘desso. Lu’ compariva verso l’ora de chiusura se sentava davanti papà che verzeva la cassa. i cambiava dinari e marchi in lire , lu’ sempre serafico controlava che i fossi giusti e li stivava ntela porta ati. el dialogo iera pressappoco questo : Papà:tuto ben sig.r Go…..ich? Lu’: Si,si . Papà: xè lavor in giro? lu’ :eh, cussì ! papà: cossa cas’cherà el governo? Lu: mah! ben a domani.
    E sempre soridendo el ciapava la porta. Cussì per un fraco de boteghe che tuti lo conosseva.
    mi che iero ‘vanti come mentalità me figuravo prima o dopo un titolaz sul bugiardelo “anziano pensionato aggredito e derubato di una ventina di milioni che si portava appresso in una borsa…” altri tempi, no xè sucesso!

  18. Fiora

    @16
    visto che Sara cussì carinamente se dimostra interessada ai tempi eroici, per ela zonto’ncora sta nota de color de vita vissuda…in trincea.
    Usava ‘ssai tra botegheri de punta mandar commesse (o fije che se vergognava de morir!) a vardar
    1) se iera clienti ‘ntele altre boteghe. Motivo intuibile.
    2) se in vetrina iera qualche staza identica ale proprie e a quanto che el concorente la vendeva
    3) el borsin dei Levi’s.
    per punti 2 e3 preciso: in quela volta no iera solo le grandi case che fazeva el campionario una stagion per l’altra e su quel el comerciante sieglieva con prezo e quantitativo imposti e se ‘ndava mal una stagion te li becavi in comio.
    Girava anche rapresentanti de case meno prestigiose che vendeva tochi sul pronto a tuti, tirandoli fora del furgon o massimo massimo consegnandoli la setimana dopo,in sto caso senza pretese de esclusiva da parte dei negozianti.
    Prezo? un Bronx! tuti meteva come che ghe pareva. da ciò derivava l’esigenza del “spionagio” familiare , per diversificar l’esposizion e adeguar i prezi ,al ribasso magari de un per de lire,per far scena.
    Idem per i Levi’s Parlo de quei autentichi, eh?! quei falsi tratava le bancherele! e co’ i clienti pretendeva de pagarli cussì ,la password iera sempre la stessa: Ponterosso!

  19. Fiora

    dei contemporanei, a parte el mai bastanza cità Gildo, star del web cola mitica scena de lu’ che se la ciapa col barista e coi catoni, ch’el me ricorda un Primo Citadino, ehm emerito (terzo mandato anche se inframezà ,no?!) co ga ciapà a piade un disuasor zona Piaza Granda durante el giro d’Italia, me incuriosissi un tipo/a altissimo con sotile trecia longazò per la schena , pìe 45 abitualmente in un per de stivai de baba col taco alto a ocio 3 numeri più pici e strenti jeans drento sti stivaleti malesi. El camina come ch’el pol coi ginoci piegai un’andatura soferta, (come che gavevo mi prima de arenderme in toto ai sneakers)tra via Roma e la Pam là dela Stazion ndove ch’el fa la spesa. Le mule lo conossi perché le ghe disi sempre qualche frase scherzosa sul abigliamento de quel giorno. Qualche volta el meti balerine con calzin a rede ,ma sempre coi jeans. Una sola volta lo go visto in scarpe de omo….sarà stà el giorno de ferie pei sui pìe!
    Una persona educata, gentile… forsi irrisolta.

  20. Fiora

    un’altra figura indefinibile allo spartiacque fra i due sessi canonici come che usava una volta, xè una sorta de wrestler, propenderia verso el femminile, ma ogidì tuto xe relativo.
    Sempre in compagnia in simbiosi quasi con un labrador nero che la segui come un’ombra.
    Testa rasada, fisico robusto, ultimamente tendente al sorapeso, maxizaino in spalla.Zona Barcola- viale Miramar- Stazion, ndove la vedo entrar e sortir spessissimo. De dove la vien?,ndove la va? ,cossa la fa?
    Me dà che la parli solo col can. Un giorno che i mii due cagneti ghe ga corso incontro, la li ga alontadi stizida .Lui mi difende, ha bonfochiato. xe tuto!

  21. Piero

    Riguardo al cambiavalute e specialmente al suo coraggio (o incoscienza) tempo fa go visto un documentario sul periodo dei jeansinari: “Trieste, Jugoslavia”. Anca là i citava el fatto che durante quell’epoca, nonostante girassi tanta gente e specialmente tanti bori, non ghe iera mai stade rapine, nè a sti cambiavalute, nè a posti come Darwil, nonostante l’oro che ghe iera dentro e de quel che ricordo, senza gnanca usar sceriffi o porte blindate.

  22. Fiora

    @21
    ahio, Piero! proprio de Darwil iera stada una rapina, ma l’unica memorabile.
    D’altronde in quela specie de Trump Tower domacia a tre piani iera concentradi rologi gioie e argenti de farghe gola a profesionisti del ramo, genere i soliti ignoti.
    I detagli no me li ricordo ben , ma ricordo che proprio perché la performance iera stada più unica che rara gaveva fato scalpor.
    Pel resto in efeti le contromisure se limitava a un adeto che de sera tardi passava a piazar un tacomaco sule seradure dei rolè dele boteghe. Come dir fin ‘desso tuto ok. Se de matina el tacomaco iera al suo posto,tuti contenti. Rudimental e …inutile,no?! el massimo dele ribalderie dei muloni e dei bontemponi tiratardi consisteva nel distacar el tacomaco. Cussì la matina el comerciante s’el iera fifon el gaveva un atimo de paura,subito disipà dal constatar che tuto drento iera in ordine, s’el iera uno cola mentalità de botegher el ghe diseva a sti vigilantes de sete colpi, sula seradura no iera nissun tacomaco, servizio de klinç , no lo pago!

  23. SARA MATIJACIC SARA MATIJACIC

    Fiora,grazie!!!
    🙂

  24. michela

    @21
    Negli anni Settanta-primi Ottanta, la via San Nicolò era una brutta e solitaria via dove si andava solo per parcheggiare. Non c’era l’ombra dei localini sfiziosi che ci sono oggi, e i pochi negozi erano decisamente brutti tranne uno vicino a via Dante che vendeva bella lingerie, mi pare si chiamasse “Il Giglio”, dove a volte mi servivo. In fondo, verso via Cassa di Risparmio, c’era una piccola gioielleria dove accadde una tragedia: ci lavorava il proprietario, un ragazzi di trent’anni che fu trovato ucciso con un colpo di pistola nel suo negozietto. Non ricordo se l’oro che aveva fu rubato, ma il fatto mi rimase impresso perchè aveva una moglie di ventitrè anni al Burlo dove aveva appena partorito una bambina. Più tardi, questa vedova aprì un negozio in via Carducci col nome della figlia. Non dico quale perchè forse è meglio non far nomi, cmq rapine e tragedie ne succedevano anche se di rado.

  25. michela

    ah, inutile dire che l’assassino non fu mai trovato e nessuno si accorse di niente, tanto era poco frequentata quella via….che oggi è bellissima.

  26. Fiora

    ” quella brutta e solitaria via” forse tale poteva apparire ad uno sguardo superficiale. Era in realtà un ambiente cosmopolita dove di capitali ne giravano parecchi.e dove il rievocato cambiavalute era di casa. dal “Magazzino Stoffe Inglesi” di proprietà “ufficiosa” di tale Hamet, ricchissimo turco che si valeva di prestanome in quanto non autorizzato ad esercitare in prima persona,per arrivare allo sterminato antro- negozio a conduzione familiare di biancheria a basso costo di un’abbiente famiglia triestina, discendenti tuttora tra noi con altre attività… nonché il citato Giglio con annesso servizio di riparazioni,dove reggiseni ,busti e biancheria correlata a richiesta potevano pure essere adattati a forme meno canoniche. Pure la libreria di Umberto Saba era ed è tuttora sita in via s. Nicolò. Per parafrasare quel Grande, che cantò via del Monte, via Rossetti e via del Lazzaretto vecchio ad ognuna attribuendo una caratteristica legata alla propria esistenza, via s. Nicolò di quegli anni poteva a buon diritto considerarsi la via dei trapolèzi . Vitalissima di una vita defilata ma pulsante. Ben altro e ben di più che un parcheggio.

  27. Fiora

    Dimenticavo la pellicceria Francetich ,dove mammà acquistò un sontuoso visone da damazza che suscitò la mia irrisione globale (son fata cussì!). pure quella era sita nell’angolo tra via s. Spiridione e la “brutta e solitaria via” .
    Le addette le ballavano intorno, sistemandole sto vestaglione color grigio perla. La tapina si guardava perplessa, aspettando da parte mia un segno d’approvazione…che non le arrivò! vinta disse quel sì,appellandosi a babbo che sganciò e così divenne titolare di quella cofana di morticini ,allevati e sacrificati allo scopo. orrore!
    ma erano altri tempi… anche in via s. Nicolò!

  28. giorgio (no events)

    Ma infatti, concordo con Fiora, a mio avviso, non è corretto definirla “brutta e solitaria” solo perché c’erano pochi locali di ristorazione (rispetto a quelli di oggi). Vi ho lavorato per un periodo che ricordo con piacere e nostalgia; tra le lamiere delle auto parcheggiate, vivevano e lavoravano decine di impiegati bancari, intraprendenti commercianti, distinti professionisti e simpatiche commesse. Certo che anche trent’anni fa c’erano pochissimi residenti e la notte era molto più silenziosa di oggi: ma la quiete è forse un male?

  29. Fiora

    e i vetrinisti? gli artisti del drappeggio sui manichini, delle confezioni tramutate in sculture….osannati come oggi gli chef stellati…capaci di rifiutare certi negozi se poco titolati o se il titolare non gli andava a genio. comparivano e contestualmente scattava il capo in b, poi si mettevano all’opera dando vita a tessuti e capetti scelti dal cliente e ordinatamente accatastati perché l’artista li disponesse da par suo. qualcosa scartava ,magari per motivi cromatici, qualcos’altro richiedeva, dame qualcossa in bordò che ravivemo tuto sto beige … va ben? era il quesito retorico finale. co’ la fa lei, Bruno xe sempre pulito. bon se vedemo la prossima setimana.
    Lo stellato salutava e invariabilmente babbo sentenziava, inutile co’ xè la man xè la man e la vetrina è il primo venditore. Oggi il finto disordine è la cifra di tutte le vertine …onestamente a me piace di più così!

  30. Fiora

    ‘sto qua nol ga zata era stato l’inappellabile sentenza paterna, la volta che il Bruno aveva dato temporaneamente forfait per motivi di salute ed era venuto un supplente per un paio di servizi.
    Reinsediatosi il Bruno, papà che era un signore nell’anima non aveva aperto bocca . Mai avrebbe danneggiato un onesto lavoratore. Si limitò ad esprimere il proprio compiacimento con un , se oltre al capo la vol cior qualcossa altro, no la staghi far moine…

  31. Michela

    curioso, nessuno ha speso una parola sul povero ragazzo ucciso da sconosciuti nella sua gioielleria, nemmeno per dire che non ricordavano alcunché. Invece subito pronti a dire che via s. nicolò ferveva di una vita magari equivoca ma intensa, quindi vorrei precisare a Giorgio che non la definisco brutta e solitaria perché c’erano pochi bar, ma perché oggettivamente LA RICORDO COSI’. O tutti devono avere ricordi identici ai tuoi , Giorgio? io ricordo solo questa distesa di macchine, pochi negozi privi di appeal, da Giglio non sapevo avessero così brave lavoranti da imbustare anche taglie abnormi, all’epoca la mia era facilissima da vestire. Cmq il negozio angolo s. Spiridione doveva essere quello di F., il cui discendente si occupa – benissimo – di tutt’altro e talvolta l’ho letto pure qui in questo forum. Oggi, pedonalizzata, ritengo indiscutibile che via s. Nicolò sia cento volte più bella ma forse lo dico perché non ho “cari ricordi biografici” legati a questa strada. Ma ricordo solo quel povero ragazzo e la sua vedova poco più che ventenne e la figlia orfana, tre persone che probabilmente tutti hanno scordato. Le tragedie, ripeto, accadevano anche in quella “mitica” età dell’ Oro.

  32. Fiora

    riuscire a polemizzare acidamente con tanto dipresuntuose MAIUSCOLE persino su ricordi gioiosi della Trieste che fu, gettare un ‘ombra scura sulla rievocazione di personaggi eccentrici ma sempre parte di questo contesto bislacco e allegrone, sottolineando che i propri erano solo ricordi negativi, dandone ampio saggio è il classico cavolo in una merenda che era di tutt’altro sapore.
    non c’è nulla da bacchettare chi si attiene al clima di questa discussione. semmai l’opposto.
    La cronaca nera in questo contesto, talmente fuori luogo da apparire di cattivo gusto.

  33. Fiora

    i morti ammazzati sono di tutte le età e latitudini. Invece il quotidiano così specifico è stato peculiare di questa città e dei personaggi rievocati da Alessandro a cui va il mio nostalgico grazie .

  34. Michela

    bah davvero non so perché di tanto in tanto scrivo ancora qui.
    non si può dire niente senza venir presi male.
    Ovviamente io sono sempre la merdaccia mentre la dama qui è il raggio di sole.

  35. Fiora

    @ 34
    e daggheee!Te le suoni e te le canti da sola, sempre concludendo allo stesso modo cosa scrivo a fare ecc.ecc….se al nostro capo in b . rievocativo ci devi aggiungere per forza la tua punta di fiele e poi piangerti addosso, attribuendo a te e al prossimo epiteti scelti da te medesima , absit iniuria verbis…sia come hai scelto per te e un sentito grazie dalla “dama qui”nonché “raggio di sole”!

  36. giorgio (no events)

    @Michela: forse ho interpretato male il tuo commento, ma non disperiamo, sono solo punti di vista differenti che arricchiscono la pagina.
    E non lasciamoci prendere dall’ira, Fiora! “Tutto è bello quanto si vede” dice Priamo nell’Iliade.

  37. Fiora

    @giorgio
    ” tutto è bello quanto si vede”ah cussì el ghe fa dir Omero a Priamo?! eh, per lui che ( secondo la tradizion) el iera cieco, disemo ch’el iera…de bona boca!
    Seriamente, grazie! pacato e spiritoso come sempre.

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