22 gennaio 2018

Il Trovatore : dal dramma spagnolo di Gutiérrez al successo di Verdi in scena a Trieste

el sunto Il Trovatore di Giuseppe Verdi, in scena al Teatro Verdi di Trieste fino al 27 gennaio, è considerato uno dei capisaldi dell’opera lirica italiana.

di Camilla Soncini

Il Trovatore di Giuseppe Verdi, in scena al Teatro Verdi di Trieste fino al 27 gennaio, è considerato uno dei capisaldi dell’opera lirica italiana. L’opera trae le sue origini da un grande dramma del romanticismo spagnolo, El Trovador di Antonio García Gutiérrez. L’opera spagnola era stata letta e tradotta al compositore dalla compagna Giuseppina Strepponi. Verdi, che decise di trarre dal dramma la materia per la sua opera, propose poi la stesura del libretto a Salvatore Cammarano che venne guidado nel suo lavoro dallo stesso Verdi, il quale gli suggerì addirittura alcuni versi fondamentali.
Rispetto al dramma di Gutiérrez, l’opera verdiana presenta dei tagli per quanto riguarda il numero dei personaggi oltre che alcuni cambiamenti strutturali e piccole modifiche sulla trama. Tra gli appunti che Verdi inviò al suo librettista molti riguardavano il personaggio di Azucena che avrebbe dovuto conservare il carattere strano e innovativo che aveva sfoggiato nell’opera spagnola, in particolare Verdi voleva che non venissero sminuiti i due grandi sentimenti che caratterizzavano la zingara: la vendetta e l’amore per il figlio, i quali erano necessari per dare un senso profondo alle sue azioni che altrimenti la avrebbero indentificata meramente come una strega o una pazza.
Il personaggio di Azucena riveste grande importanza, anche perché tra le opere di Verdi è l’unico personaggio materno tra una schiera di padri dall’amore possessivo e distruttivo. La figura di Azucena si contrappone nettamente con la donna angelicata che ritroviamo in Leonora, una donna salvifica il cui intervento tuttavia presuppone un personale sacrificio per salvare il suo amato, Manrico, il trovatore che ama e che alla fine è ugualmente vittima di un tragico destino.
Nonostante sia stato Gutiérrez a dar vita per primo ai personaggi che tanto amiamo ne Il Trovatore, sappiamo che la grande umanità di essi, elemento che riscontriamo nel melodramma di Verdi, è merito soprattutto della vigorosa realizzazione musicale del compositore. La musica è il vero motore che anima una storia intricata e crudele, una storia di vendetta, di gelosia ma anche di amore.
Al Teatro Verdi di Trieste, il dramma famigliare de Il Trovatore viene accompagnato da una scenografia caratterizzata dal colore nero, che esalta i sentimenti cupi dell’opera ma che non lascia alcuna traccia dell’ambientazione aragonese.
La scenografia così come le luci e la regia sono merito di Filippo Tonon che punta sull’essenzialità e lascia spazio all’elemento canoro.
Dell’interiorità di Azucena viene esaltato il trauma che accompagna la sua triste storia: la morte della madre sul rogo e il fallito tentativo di vendetta che l’ha portata ad uccidere il suo stesso figlio. Così Milijana Nikolic è ben lontana da dipingere una zingara demoniaca ma presenta piuttosto una donna segnata dal passato la cui voce esprime tutte le contraddizioni ed emozioni.
La soprano Marily Santoro è una Leonora dalla voce argentina ma allo stesso tempo potente che esprime tutti i suoi colori nel celebre D’amor sull’ali rosee e nel Miserere.
Anche Antonello Palombi, nei panni del trovatore Manrico dimostra le sue doti vocali e supera appieno la difficile prova di Di quella pira, momento che il pubblico attende sempre con fermento.
Bravissimo è il coro che si comporta egregiamente tanto sulla scena, diventando l’elemento fondamentale del movimento registico, quanto nelle parti cantate, compresi i meravigliosi momenti scritti per il coro interno.

Camilla Soncini

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