29 dicembre 2017

Giselle e la magia delle villi al Teatro Verdi di Trieste

el sunto Giselle, capolavoro romantico e grande classico del balletto, è in scena in questi giorni al Teatro Verdi di Trieste

di Camilla Soncini

Giselle, capolavoro romantico e grande classico del balletto, è in scena in questi giorni al Teatro Verdi di Trieste. Un grande ritorno per quello che ormai è diventato nell’immaginario comune uno dei balletti classici per eccellenza e uno dei simboli dell’amore struggente.

Giselle regala sempre grandi sospiri e quella malinconia di cui le opere romantiche sono intrise.

E’ un balletto che emoziona grazie a delle immagini che alternano la crudele realtà del primo atto al mondo leggendario e fiabesco della seconda parte. Giselle da innocente paesana, diventa dapprima la vittima dell’inganno del Conte Albrecht e poi una villi, uno spirito potenzialmente vendicativo. Le villi, chiamate wilis nel libretto originale francese, sono i fantasmi di giovani donne morte vergini. Queste, capeggiate da Myrtha, costringono a ballare fino alla morte gli uomini che passano per il loro cammino. Le villi però appaiono solo di notte per poi scomparire con l’arrivo dell’alba.

Le villi, come creature mitologiche, appartengono alla cultura slava. Esistono diverse rappresentazioni di questi esseri soprannaturali che variano da paese a paese.

Diversi scrittori ne sono stati affascinati. Il tedesco Heinrich Heine le descrisse nell’opera Über Deutschland con parole che sembrano evocare proprio le villi del balletto Giselle:
«Le villi sono delle fidanzate che sono morte prima del giorno delle nozze, povere fanciulle che non possono restare tranquille nelle loro tombe. Nei loro cuori spenti, nei loro piedi morti resta ancora quell’amore per la danza che non hanno potuto soddisfare in vita; a mezzanotte si risvegliano, si riuniscono in gruppi sulla strada principale, e sciagura al giovane uomo che le incontra! Quest’ultimo è obbligato a danzare con loro, esse lo avvolgono con un desiderio sfrenato e lui danza con loro fino a morire. Adorne nei loro abiti nuziali, con corone di fiori sulla testa, con anelli scintillanti alle dita, le villi danzano al chiaro di luna come gli elfi».

Giselle tuttavia supera in parte le credenze popolari. La protagonista infatti non vuole punire il Conte che le aveva spezzato il cuore ma piena di compassione lo protegge, accompagnandolo nella sua danza per tutta la notte. Grazie al suo gesto, Giselle si libera dalla sua condizione di fantasma guadagnando l’eterno riposo.

Al Teatro Verdi, il corpo di ballo del Teatro Nazionale di Maribor, ha fatto rivivere la storia di Giselle e delle sue villi nella cornice di un allestimento filologico che rispetta il repertorio e la tradizione.

A livello coreografico, Rafael Avnikjan ha infatti recuperato il lavoro di illustri predecessori, Jean Coralli, Jules Perrot e Marius Petipa, regalandoci uno spettacolo piacevolmente classico e disciplinato.
Ben realizzati i costumi di Luca Dall’Alpi che sono essenziali ma delicati e morbidi anche alla vista.
Per quanto riguarda la scenografia forse è questo il campo in cui si sarebbe potuto intervenire per rivitalizzare il mondo del balletto classico e renderlo più fresco e giovanile, superando quel linguaggio scenografico artificioso e immobile che incombe sulla rappresentazione. Ad ogni modo, l’elemento centrale di un balletto rimane giustamente la danza che si impone in primo piano grazie a due bravissimi interpreti, Yui Sugawara e Constantine Allen.  La prima rappresentazione è andata in scena mercoledì 27 dicembre 2017, dove Yui Sugawara è stata una Giselle magnifica. Nel primo atto la prima ballerina ha sfoderato tutta la sua grazia e leggiadria. Nella scena della pazzia ha fatto commuovere il pubblico con la sua grande espressività che ritroviamo tanto nel movimento quanto nel volto e in quel suo sguardo allo stesso tempo sognante e ammaliatore. Nel secondo atto, come villi, Yui Sugawara ha ballato con un’impalpabilità tipica delle creature incorporee e con una sinuosità che l’hanno resa perfetta.
È sempre nel secondo atto che abbiamo visto appieno le doti del protagonista maschile, Constantine Allen, che ha danzato con vigore e precisione.
Una nota di merito va anche al personaggio di Myrtha che con grande eleganza e severa tragicità si è dimostrata una regina delle villi di tutto rispetto.
Infine, il corpo di ballo del Teatro Nazionale di Maribor ha accompagnato più che dignitosamente gli interpreti principali in momenti corali armonici e coinvolgenti.

Giselle resterà in scena fino a domenica 31 dicembre per chiudere l’anno con la magia della danza classica.

Vi rimandiamo al sito del Teatro Verdi per vedere le promozioni dedicate alle scuole di danza del Friuli Venezia Giulia.

Camilla Soncini

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