20 novembre 2017

L’Evgenij Onegin di Čajkovskij inaugura la stagione del Verdi di Trieste

el sunto Evgenij Onegin è in scena al Verdi di Trieste fino al 25 novembre. Sono previste promozioni per gli under trenta e per giovani fino dai 30 ai 34 anni.

di Camilla Soncini

E’ stato lo spettacolare Evgenij Onegin ad inaugurare venerdì scorso la stagione Lirica e di Balletto 2017/2018 del Teatro Verdi di Trieste. L’opera è composta da Pëtr Il’ič Čajkovskij ed è ispirata all’omonimo poema in versi di Aleksandr Sergeevič Puškin, padre della letteratura russa.

Onegin, il protagonista, è un giovane dandy che vive nella Russia dell’Ottocento: colto ma stravagante, è un conoscitore della lingua francese e della moda londinese. Dietro ai modi cortesi dell’uomo si cela tuttavia un’anima distaccata e non priva di cinismo.
Onegin vive a San Pietroburgo, dove può condurre una vita mondana fatta di balli, feste, spettacoli e belle donne. Il suo è un mondo dorato che però a lungo andare lo conduce alla noia, al cosiddetto spleen, per citare Baudelaire. Ecco allora che il nostro eroe si trasferisce in campagna, ormai convinto di aver provato ogni esperienza cittadina.

L’opera di Čajkovskij in realtà, rispetto al poema di Puskin che approfondisce di più il personaggio, si apre proprio in questo punto della trama, dando per scontata la conoscenza della storia di Onegin da parte della società russa.
Nel primo atto Lenskij, amico del protagonista, presenta quest’ultimo alle due sorelle Ol’ga e Tat’jana. Proprio Tat’jana si innamora subito di Eugenio che però non è interessato a sentimentalismi e tantomeno al matrimonio e suggerisce alla ragazza di frenare il suo impeto.
Onegin, nuovamente annoiato dall’esistenza, ad un ballo seduce la sorella di Tat’jana, Ol’ga, della quale è innamorato l’amico Lenskij, il quale per la collera sfiderà Onegin in un duello. Ad avere la meglio è Onegin che ritroviamo tre anni dopo, ad un altro ballo a San Pietroburgo. Sembra che qui il personaggio sia cambiato poiché dimostra di aver rimorso per l’uccisione dell’amico. Tuttavia l’immoralità di Onegin si ripresenta ben presto, perché al ballo arriva Tat’jana, che ormai si è sposata con il principe Gremin ed è diventata ricca e importante. Onegin non si trattiene dal dichiarare il suo amore alla donna che però lo respinge, capendo che infondo Onegin è riuscito ad amarla solo dopo aver visto la sua fortuna. Ma è forse possibile che i sentimenti del bel tenebroso siano stati profondi e sinceri?
La regista Vera Petrova offre una chiave di lettura interessante di questo personaggio e del suo mondo interiore. Nell’allestimento portato in scena al Verdi dall’Opera di Stato di Sofia infatti, tutta la storia del personaggio ci viene presentata attraverso i suoi stessi occhi. Onegin ricorda il passato in un flashback che sfrutta il linguaggio romantico del sogno e della visione. Rivive i momenti che l’hanno condotto all’addio di Tat’jana, della quale conserva alcuni oggetti personali come il suo diario. Onegin si aggira sulla scena, come un uomo malinconico e tormentato dai fantasmi del passato. Il suo subconscio è ben espresso grazie all’ausilio di un sapiente gioco di luci ed ombre che ci portano in un’atmosfera satura di rimpianti. Vera Petrova ha infatti approfondito la psicologia del personaggio, mostrandone le contraddizioni e le sofferenze. Vediamo così il protagonista sfogliare le pagine del diario di Tat’jana, le cui parole fanno riaffiorare i ricordi, e stringere a sé il nastro che era solita portare tra i capelli cercando di catturarne l’odore.
Nella seconda rappresentazione tenutasi al Verdi  sabato 18 novembre, l’Evgenij Onegin interpretato da Alexey Zhmudenko si presenta come personaggio austero e decadente. L’esecuzione rigorosa di Zhmudenko ha trovato il consenso del pubblico nei ringraziamenti finali. Applauditissimi anche la Tat’jana di Alexandra Grigoras, Motoharu Takei nei panni di Lenskij e il principe Gremin di Alexey Birkus; un secondo cast che sorprende positivamente per la bravura tecnica e interpretativa.
Nessuna rilettura in chiave moderna per l’allestimento proposto dall’Opera di Stato di Sofia, che pur non rinuncia al ricorso alla tecnologia e ad una scenografia originale che incanta anche i più giovani presenti in sala, così come fanno i magnifici costumi curati nei minimi dettagli.

Ricordiamo che Evgenij Onegin rimarrà in scena al Teatro Verdi di Trieste fino al 25 novembre e che sono previste promozioni per gli under trenta e per giovani tra i 30 e i 34 anni. Per info qui.

Camilla Soncini

Un commento a L’Evgenij Onegin di Čajkovskij inaugura la stagione del Verdi di Trieste

  1. Marco

    0ttima e minuziosa disamina per un testo così complesso

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