7 novembre 2017

Magnesio, sudore e passione: il soccorso alpino, una presenza silenziosa [2]

el sunto Seconda parte dell’intervista a Gabriele Pellizer: consigli per godersi in modo sicuro la natura e qualche dritta su come contattare i soccorsi.

La breve chiacchierata con Gabriele Pellizer, interrotta da una chiamata di emergenza, di cui ho parlato nella precedente puntata, mi ha lasciato tante curiosità e interrogativi rispetto ai temi della sicurezza. Il giorno dopo perciò ritorno in negozio e riprendo la chiacchierata lasciata in sospeso. Lo faccio con domande molto dirette, quelle che servono a tutti per godersi in modo sicuro la natura, contattare in modo giusto i soccorsi.

 

Quali consigli ti sentiresti di dare a chi percorre i sentieri del territorio in questo periodo autunnale?
Il Carso può sembrare molto ridotto come dimensioni, sicuramente questa caratteristica crea una sottovalutazione del pericolo, ma va trattato come ambiente impervio, come la montagna. Sicuramente il primo consiglio che possiamo dare è quello di scegliere un  abbigliamento adeguato. Sicuramente in estate non valgono le stesse regole come d’inverno, ma dobbiamo sempre pensare all’imprevisto. Perdiamo il sentiero, ci perdiamo, una slogatura, basta una sciocchezza e si può passare la notte fuori, mentre le squadre di soccorso sono in ricerca. Quindi, in questo periodo anche se le temperature sono ancora miti, consigliamo un abbigliamento tecnico e nello zaino una giacca, un pile aggiuntivo, cappello, guanti e una pila per fare luce. Degli accorgimenti molto semplici, ma molte volte sono proprio queste piccolezze che determinano una riuscita positiva o negativa del soccorso.

Le nuove tecnologie possono aiutarci?
Sicuramente! Anche se allo stesso momento non sostituiscono l’esperienza maturata sul campo. La tecnologia ci è di aiuto, ma bisogna saperla usare. Una delle migliori innovazioni in tale settore è l’applicazione gratuitamente scaricabile dai vari negozi online. Si chiama  GeoResQ.

Come funziona?
Si tratta di un servizio di geolocalizzazione e di inoltro delle richieste di soccorso. Il servizio, gestito del CNSAS ed promosso dal CAI,  consente di determinare la propria posizione geografica e di effettuare il tracciamento in tempo reale delle varie escursioni sul territorio. Garantisce ache l’archiviazione dei propri percorsi sul portale dedicato e in caso di necessità l’inoltro degli allarmi e delle richieste di soccorso attraverso la centrale operativa GeoresQ a Torino. La centrale operativa comunica in modo telematico il posizionamento del richiedente e anche il percorso che egli ha effettuato. L’app ha tre funzioni principali:
posizione: è in grado di fornire le coordinate del punto in cui il soggetto si trova, la precisione della localizzazione e l’indicazione della località più vicina
tracciami: memorizza i percorsi e li invia al portale dove vengono archiviati
allarme: se ci si trova in una situazione critica, bisognosi di aiuto e deve esserci la copertura telefonica per la connessione dati si può inoltrare alla centrale operativa GeoresQ, operativa h24, la posizione. Si provvede al contatto telefonico con il richiedente, verifica della posizione e l’inoltro della richiesta di soccorso alla stazione competente. L’applicazione è disponibile gratuitamente per tutti i soci CAI,  mentre per il pubblico è disponibile al prezzo di 12,10€.

Esistono altri mezzi di localizzazione in casi di emergenza?
Sì. Uno si chiama SMS Locator, ma funziona solo in caso di copertura della rete telefonica. Al soggetto che richiede il soccorso o disperso viene inviato un messaggio di testa a cui deve rispondere. Senza un messaggio di conferma che può essere anche un sms vuoto o un “ok” non si può accedere al servizio di localizzazione.

Quanto lavorare sulla prevenzione ci può aiutare ad evitare gli imprevisti?
E’ essenziale. Come stazione di servizio, noi forniamo un servizio di soccorso, ma vale sempre la regola d’oro di andare affrontare un ambiente naturale con una certa preparazione. Ad esempio è importante valutare sempre le condizioni meteo e quindi controllare le previsioni, ma anche sapere leggere il cielo. Non possiamo adagiarci sulla tecnologia.

E’ vero che bisogna avere una certa preparazione fisica per affrontare le escursioni?
Certo. Se non si pratica uno sport o si cammina in modo regolare, difficilmente si potrà avere una condizione fisica idonea per fare un’escursione lunga sia sul Carso che in montagna. Bisogna avere un briciolo di umiltà e saper riconoscere i propri limiti. Solo così si può godere in modo sicuro le bellezze naturali. Insomma,  prevenire è sempre meglio che curare.”

Come si diventa soccorritori?
“Il percorso per diventare soccorritore non è così veloce, perché richiede come primo disponibilità di tempo per una formazione adeguata e la conseguente attività di soccorso. La formazione completa dura 3 anni durante i quali gli aspiranti vengono messi a prova con esami in tre differenti moduli: modulo estivo (roccia, nodi, soste, barelle, elisoccorso, guida sicura), modulo invernale (ghiacci, cordate, ramponi, orientamento, scialpinismo, valanghe, autosoccorso, soccorso organizzato) e modulo ricerca dispersi. Una volta completato gli esami si diventa soccorritori, ma c’è una valutazione ogni tre anni.”

Come si svolge di solito la ricerca dei dispersi?
La nostra competenza nella ricerca inizia, quando il soggetto da ricercare si trova in un ambiente impervio o per meglio dire non antropizzato. Se non vi è una traccia fisica dell’opera dell’uomo come una strada asfaltata, la competenza e la direzione del soccorso passa automaticamente al soccorso alpino. Molte volte ci può essere una sovraposizione tra più corpi, principalmente vigili del fuoco. Qui bisogna dire che molte volte si collabora, ma finalmente il decreto Madia ha definito le competenze del CNSAS con l’affidamento del coordinamento/direzione dei soccorsi di carattere sanitario in ambiente montano, ipogeo e impervio.”

Dunque, in caso di emergenza come allertare i soccorsi e cosa dire?
“In caso di bisogno di aiuto è necessario chiamare il NUE, numero unico di emergenza, il 112 e richiedere l’intervento del soccorso alpino. Bisogna inoltre fornire all’operatore indicazioni sul luogo, dove ci si trova, sull’accaduto e sul numero di persone coinvolte. Inoltre è bene fornire un numero di telefono, per un contatto ulteriore”

 

Continuiamo a parlare ancore per 15 minuti di montagna, vie e soccorsi, ma non vorrei tediare i lettori, perciò vi risparmio tali discorsi.

In ogni caso sappiate che il Soccorso alpino è sempre presente, una sorta di presenza silenziosa che aiuta tutti. E di questi giorni l’aiuto, gratuito, alle persone che si trovano in difficoltà è una perla, un’eccellenza di cui dobbiamo andarne dannatamente fieri.

Buona ghisa a tutti e vi aspetto tra due settimane!

Fine terza puntata

3 commenti a Magnesio, sudore e passione: il soccorso alpino, una presenza silenziosa [2]

  1. John Remada

    Ottimo articolo Greg. Purtroppo la mia attività di affossatore (Undertaker) mi consente solo di scendere, non di salire….

  2. Furio

    Bravi muli, ottimo e utile l’articolo. Ma sto Remada no’l gaveva dito che no’l tornava più? Iera un periodo che no legevo più bora.la per no trovar le sue farneticazioni.

  3. John Remada

    Se non leggevi, come sai quello che ho detto? In quanto alle “farneticazioni” ,qui dovrebbe intervenire la direzione e rimuovere il tuo scritto ….come vedi, nessuno mi ha cacciato o denunciato, quindi sta attento tu a quello che scrivi. Mi sono complimentato con Greg, ho forse leso la tua maestà?

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