4 novembre 2017

Science+Fiction 2017: le recensioni di Alone e L’ultimo sole della notte

el sunto Bora.la recensisce alcuni dei film della terza e della quarta giornata del festival dedicato alla fantascienza e al mondo del fantastico

I film che Bora.la recensisce quest’oggi sono “Alone” e “L’ultimo sole della notte”

ALONE (SEULS)

Svegliarsi un bel giorno senza i genitori non è il sogno di qualunque adolescente?  Per i ragazzi del film “Alone”  la risposta è apparentemente no.

La trama è molto semplice. Dopo una serata al luna park, cinque ragazzi francesi si svegliano al mattino – senza genitori e senza fratelli o sorelle – scoprendo di essere gli unici abitanti rimasti sulla Terra. Braccati da un misterioso serial killer, i ragazzi cercano di sopravvivere in una città deserta inghiottita da un’inquietante nebbia.

Pubblicizzato come l’adattamento adattamento della omonima graphic novel ideata dal disegnatore Bruno Gazzotti, il film “Alone” sembra piuttosto rifarsi alle avventure adolescenziali dei “Goonies” e dei più recenti “It” e “Stranger Things”. Ma al di là di incentrare la storia sulle vicissitudini dei ragazzi, “Alone” ha ben poco in comune con le più patinate e acclamate serie tv e film americani uscite negli ultimi anni. La pellicola del regista David Moreau appare infatti come un’operazione commerciale che vuole sfruttare la popolarità dei lungometraggi d’oltreoceano.

“Alone” non ha l’appeal di un film come il più recente “It” per diverse ragioni. Topos di questo genere cinematografico come l’insicurezza adolescenziale, la sessualità, la ribellione verso il mondo degli adulti, l’amore e l’amicizia sono trattati solo superficialmente in “Alone”.

Quello che si evince in novanta minuti di film è soltanto che i ragazzi sono disperati per essere stati abbandonati dai genitori. Non c’è traccia di quella rabbia, di quella voglia di evadere dalle costrizioni dei genitori. Piuttosto che degli adolescenti, i ragazzi di Moreau sembrano dei bambini piagnucoloni delle elementari. Truffaut probabilmente si starà rivoltando nella tomba.

Grave mancanza in un film come questo è il fatto di non inserire alcun elemento della cultura pop francese. Se in una serie tv come” Stranger Things”  i protagonisti si divertono ad indossare costumi del film Ghostbusters o a giocare a Dungeons and Dragons, nel film di Moreau non c’è niente di tutto questo. Quello che apparentemente desiderano i protagonisti del lungometraggio di Moreau è sfrecciare con auto d’epoca in giro per le città francesi, bere vini costosi e mangiare hamburger saltando sui letti di alberghi di lusso. Più che un ritratto della cultura giovanile attuale, “Alone” è probabilmente il riflesso di ciò che il disegnatore Gazzotti e il regista Moreau avrebbero voluto fare da adolescenti.

In tutto ciò, Moreau ci aggiunge una palese critica alla società francese dove le disuguaglianze e il razzismo verso i neri e gli arabi vengono sottolineati a più riprese dai personaggi.

“Alone” vuole essere la risposta francese ai film americani dedicati ai ragazzi, ma ne risulta una copia più brutta e qualitativamente più povera.

L’ULTIMO SOLE DELLA NOTTE

In principio fu Gabriele Salvatores con “Nirvana” (1997) ad esplorare il cinema fantascientifico in Italia. Oggi è il turno di Matteo Scarfò con il suo film indipendente “L’ultimo sole della notte”, proiettato al Teatro Miela.

In un futuro distopico l’Italia è stata coinvolta in una guerra devastante. Il governo ha deciso di creare alcune aree sicure per rinchiudere forzatamente migliaia di persona. In una di queste, la Zona 13, gli unici tre abitanti rimasti sopravvivono in un enorme condominio.

L'ultimo sole della notte Alone

A leggere la trama c’erano tutte le premesse perché “L’ultimo sole della notte” fosse un interessante thriller psicologico dalle tinte kubrickiane dove probabilmente gli inquilini del condominio si sarebbero uccisi tra di loro. Fin dai titoli di testa è chiaro che non sarà così. Nel film di Scarfò non c’è dramma, non c’è tensione narrativa, non c’è nulla che leghi lo spettatore ai personaggi di questo film.

La scenografia e la scelta delle location per ricreare il mondo apocalittico immaginato da Scarfò appaiono totalmente sbagliate e casuali. Riprendere banalmente una strada dissestata o un edificio abbandonato non bastano a ricreare un luogo o un paese che ha vissuto una probabile apocalisse nucleare.

Gli attori, palesemente amatoriali, non riescono mai a dare vita ai personaggi che interpretano. Il protagonista impersonato da Andrea Lupia rimane in uno stato catatonico in maniera immotivata per buona parte del film. Ma i problemi principali del film sono soprattutto la fotografia e la musica. Se attraverso la fotografia lo spettatore deve per esempio generalmente cogliere le sfumature psicologiche di un personaggio – ovvero quello che le parole non dicono – qui non accade. Le lunghissime inquadrature e i numerosi primi piani non aggiungono niente di più ciò che traspare tra i dialoghi dei personaggi. E’ però la musica il grave problema del film. I rumori ambientali e la colonna sonora appaiono inserite qua e là nel film, più per riempire gli spazi tra un’inquadratura e l’altra, che per risvegliare un qualche tipo di emozione nel pubblico.

“L’ultimo sole della notte” risulta una piccola opera amatoriale che ha delle gravi carenze tecniche rendendolo difficile da comprendere e da guardare.

 

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