28 settembre 2017

Dieci cose a cui triestini e napoletani non rinuncerebbero mai

el sunto Venerdì 29 settembre la presentazione del best seller dell'estate Triestini e Napoletani. Ecco una nuova anteprima.

Venerdì 29 settembre alle 18.30 allo Spazio Espositivo EContemporary, in via Crispi 28, a Trieste, si terrà una nuova presentazione del libro best seller dell’estate triestina di Chiara Gily e Micol BrusaferroTriestini e Napoletani – istruzioni per l’uso“.

Eccone una nuova anteprima, dopo le dieci cose che i triestini non capiranno mai dei napoletani e viceversa.

DIECI COSE A CUI I NAPOLETANI NON RINUNCEREBBERO MAI

  1. Il mare, perché “annanz o’ mar” (davanti al mare), non c’è problema che non si possa risolvere.
  2. Il calcio, perché la domenica non è tale se non si diventa tutt’uno col divano e la panza piena davanti alla tivvù.
  3. Il caffè, perché senza si sta nervosi.
  4. La famiglia, perché pure se “ci si appiccica” (si litiga), resta sempre il grande punto di riferimento.
  5. Il portiere del palazzo, perché “sap e fatt e tutt quant”, (perché conosce i fatti di tutti) e ha la memoria storica di tutti i condomini. É, inoltre, un tuttofare: dal parcheggiare le auto dei signori più anziani ad aggiustare l’antenna Tv, a fare la spesa e portarla a domicilio.
  6. Il mangiare, perché la dieta è peggio di una condanna a morte.
  7. La casa pulita, perché il napoletano può buttare una carta a terra (o, se la vede, non la raccoglie) ma dentro le sue quattro mura dichiara guerra allo sporco.
  8. La strada, perché al napoletano basta anche solo “sta’mmiez a’na via” (stare per la strada) che di sicuro troverà qualcosa da fare o da vedere. A Napoli la strada è una scuola di vita.
  9. L’amico, perché il napoletano ne deve avere sempre uno con cui uscire, con cui “parià” (divertirsi) e “fa’ burdel”, (fare confusione) e condividere gioie e dolori.
  10. Il muovere le mani mentre si parla, perché il napoletano deve essere sicuro che l’interlocutore non solo capisca il significato ma anche tutta la passione che ci mette mentre dice qualcosa. Ed ecco che lui deve gesticolare, deve, nel caso, “tuzzulià” (toccare) chi ha davanti. Il napoletano, ovunque si trovi, pure se parla in inglese, lo riconosci subito da questo. Olè.

DIECI COSE A CUI I TRIESTINI NON RINUNCEREBBERO MAI

  1. Il mare, è tutto per il triestino, tra sole, bagni, vela, canottaggio, pesca, uscite in barca, passeggiate sulla riva. È un elemento essenziale della vita.
  2. L’osmiza, dove mangiare e bere all’aria aperta nelle giornate di sole con un buon vino, un tagliere di affettati e formaggi, e le uova sode.
  3. Il capo in B, e più in generale le innumerevoli pause caffè.
  4. Volentieri tipica espressione triestina che qui ha un significato diverso. Se entrate in un negozio e chiedete un oggetto che non hanno, la commessa vi risponderà “volentieri”. Inutile che aspettiate perché pensate che l’abbia, quel “volentieri” vuol dire “no, ci dispiace, ma non c’è”.
  5. Il kit per andare “al bagno”, da maggio a ottobre sempre pronto all’uso nello scooter, in auto o al lavoro, per prendere il sole appena spunta. Il kit base comprende asciugamano e costume, il kit medium level aggiunge lettino o materassino e settimana enigmistica, il kit top level è arricchito da ipod o radiolina per la musica, spruzzino per vaporizzare l’acqua quando fa troppo caldo, super olio abbronzante, occhialini copri palpebre, cuscinetto gonfiabile per appoggiare la testa, libro e riviste.
  6. L’attività fisica, date una palla a un triestino e saprà giocare a calcio, basket, volley, tennis, pallamano ecc. È super sportivo, sempre in movimento e ama tenersi in forma.
  7. Fare foto al tramonto, qui la luce e i colori sono spettacolari al calar del sole sul mare e il triestino impazzisce. Dopo pochi secondi da un tramonto mozzafiato i triestini avranno caricato su Facebook dalle mille alle 5mila foto da ogni angolo della città.
  8. “Andar in Jugo”, andare in Slovenia e in Croazia, che il triestino chiama ancora Jugo riferendosi all’ex Jugoslavia, dove si reca abitualmente per mangiare nei ristoranti, per crogiolarsi alle terme o per andare al mare, soprattutto sulle coste croate.
  9. Barcola e la Napoleonica, con ogni condizione atmosferica e in qualsiasi giorno dell’anno troverai qualche triestino che cammina in queste due passeggiate, tra le più amate.
  10. Parlare in dialetto che il triestino pensa gli altri capiscano facilmente e lo senti dire “Par un poco spagnolo, no?”. E se si sforza di parlare in italiano scivola comunque su termini dialettali. La più classica delle frasi è “Vado a buttare le scovazze” (Vado a buttare le immondizie).

triestini e napoletani coverIl libro nasce dall’incontro tra le due autrici, rigorosamente una napoletana, Chiara, e una triestina, Micol, che tra uno spritz, un caffè e un capo in b scoprono i moltissimi tratti in comune delle due città, conditi tuttavia da molte caratteristiche completamente opposte. Ci prendono così per mano, accompagnandoci in un divertente viaggio tra sole e bora alla scoperta di matrimoni da boss, corteggiamenti minimalisti alla triestina, domeniche dal menù eccessivo o eccessivamente sportivo, fraintendimenti sul significato di andare al bagno e la doverosa battaglia per il primato sul caffè.

Il libro si trova in tutte le librerie di Trieste e Bisiacaria al prezzo di 10 euro, nonché online e anche in formato ebook.

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