12 settembre 2017

Awarenergy, Summer School sull’energia

el sunto La Ciamician Summer School on Energy è partita oggi a Trieste. Pone l’energia come problema globale, la consapevolezza come chiave di lettura.

New York, 11 settembre 1912. Quella che poi sarebbe stata chiamata la Belle Époque era al tramonto, ma quel giorno, probabilmente, l’idea che un conflitto di proporzioni mondiali avrebbe presto sconvolto imperi e popoli non sfiorava ancora le menti degli scienziati riuniti all’ottavo congresso internazionale di chimica applicata. Nei quaranta lunghi anni precedenti, lo sviluppo scientifico e tecnico aveva trasformato sempre più radicalmente il volto delle società occidentali: medicina, comunicazioni, trasporti si erano evoluti a una velocità mai conosciuta prima nella storia dell’uomo. Con il crescente del ruolo delle macchine nelle società aumentava il bisogno di energia, e già allora si speculava sul fabbisogno energetico futuro del pianeta e sul modo di farvi fronte.

Proprio questo problema fu oggetto dell’intervento presentato in quel congresso dal chimico triestino di origini armene Giacomo Ciamician, e riproposto due settimane dopo come articolo di apertura della prestigiosa rivista «Science». Ciamician è oggi considerato come uno dei padri della moderna fotochimica, e quel suo visionario contributo si intitola La fotochimica dell’avvenire. Esso si chiude con una domanda che suona ancora attuale: “Finora, la civiltà moderna ha camminato quasi esclusivamente coll’energia solare fossile: non sarà conveniente utilizzare meglio anche quella attuale?

Ciamician descriveva l’età del carbone a lui contemporanea come “nera e nervosa ed esaurientemente frettolosa”, e nel contempo immaginava future “colonie industriali senza fuliggine e senza camini”, dove “selve di tubi di vetro e serre di ogni dimensione s’innalzeranno al sole”: un’utopia dove la civiltà non si esaurirà con il combustibile fossile perché “la vita e la civiltà dureranno finché splende il sole”. Un’utopia verde, da realizzarsi studiando, copiando e perfezionando quegli straordinari laboratori naturali che sono le piante, ma non solo: anche se in quegli anni la spiegazione di Einstein dell’effetto fotoelettrico non era stata ancora dimostrata per via sperimentale e diversi fisici la guardavano con sospetto, già Ciamician si spingeva a ipotizzare future “pile fotoelettriche ed anche pile a base di processi fotochimici”.

La civiltà ha poi preso percorsi ben diversi da quelli immaginati dal chimico nato a Trieste, e ancora oggi la dipendenza dai combustibili fossili è un enorme problema. Ma, finalmente, la tecnologia dispone dei mezzi per “disintossicare” il nostro fabbisogno energetico. Si potrebbe fare e si dovrebbe fare: ma non siamo ancora consapevoli di quanto questo passo sia importante per il nostro futuro e di quanto sia già a portata di mano grazie alle tecnologie che abbiamo oggi a disposizione. Oggi, 105 anni dopo La fotochimica dell’avvenire, la Summer School on Energy dell’Università di Trieste affianca al nome di Giacomo Ciamician la parola Awarenergy, proprio per sottolineare come questa svolta, per compiersi, abbia bisogno di consapevolezza.

La Summer School on Energy è un corso residenziale interdisciplinare di cinque giorni, che presenta ai partecipanti le tecnologie delle energie rinnovabili nel loro contesto tecnologico, economico e sociale. Dal 2010 al 2016 si è svolta a Sesto, nelle Dolomiti, ma quest’anno ha luogo a Trieste, presso l’Ex Ospedale Militare. Fondata da Maurizio Fermeglia (attualmente Rettore dell’università di Trieste) e da Renzo Rosei (uno dei padri del centro di Ricerca Elettra Sincrotrone Trieste), diretta dal professor Vanni Lughi e coordinata dal professor Alessandro Massi Pavan. Essa presenta lo stato dell’arte della produzione di energia da fonti rinnovabili, e ancor di più punta a rendere consapevoli i partecipanti del contesto globale, non solo tecnologico, in cui inquadrare il problema energetico. Quest’anno verranno trattati ampiamente anche i temi dell’ambiente e dei trasporti, che all’energia sono strettamente correlati.

Consapevolezza è un termine ambizioso: non indica un sapere teorico o pratico, ma piuttosto un sapere interno, di cui si è giunti a “partecipare” alla fine di un percorso che ha messo in gioco chi lo ha intrapreso. Awareness, nella lingua inglese, unisce i concetti di percezione e di conoscenza, sottolineando l’aspetto presente di questo sentire-sapere. Noi tutti sappiamo che la rete ci collega con il mondo intero attraverso i suoi nodi e i suoi collegamenti. Ma la sentiamo, questa connessione, mentre digitiamo sullo schermo del nostro telefono smart? Teniamo presente che la nostra richiesta a Google si traduce in un lavoro elettrico su server distanti e contribuisce alla creazione di un enorme archivio di dati? E da dove viene l’energia necessaria, e quanto costa al pianeta, quella richiesta? E quante richieste vengono elaborate in un’ora da quel motore di ricerca? E…

Puntare alla consapevolezza è dunque molto di più che individuare un problema e predisporre delle soluzioni. È riconoscere un aspetto della realtà nella sua connessione con gli altri, percepire la propria partecipazione in fenomeni di scala globale, prestare attenzione alla propria connessione con il mondo intero. Per Maurizio Fermeglia affrontare il tema dell’energia con consapevolezza significa riconoscere come esso sia interconnesso a quelli dell’ambiente, della popolazione, del cibo e dell’acqua. Più che di temi, si tratta di sfide su scala globale. Gli organizzatori della scuola non ha dubbi: le fonti rinnovabili, e tra queste in particolare il fotovoltaico, rappresentano la scelta più sicura, affidabile e consapevole. Abbandonare i combustibili fossili sta diventando inevitabile.

Le rinnovabili stanno anche diventando la fonte energetica più economica: i costi di produzione dell’energia sono globalmente in calo solo per le fonti rinnovabili, le uniche a crescere nel settore energetico globale anche come investimenti, mentre per le fonti tradizionali e per il nucleare sono in aumento; dagli anni Settanta a oggi, la tecnologia del fotovoltaico ha ridotto i costi di produzione di ben più del 99%. Secondo Alessandro Massi Pavan già da qualche anno l’energia prodotta con questa tecnologia ha, anche in Italia, costi ben inferiori al prezzo che il consumatore paga in bolletta e installare moduli fotovoltaici (tanto per i privati quanto per gli impianti industriali) in moltissimi casi è una scelta conveniente anche in assenza di incentivi statali.

Ma il fotovoltaico è solo uno dei tasselli del mosaico di argomenti che saranno presentati ai partecipanti. Alla Giacomo Ciamician summer school on energy si parlerà, rigorosamente in inglese e con un’ottica globale, di tecnologie di immagazzinamento e di mobilità elettrica, di efficienza energetica, di riscaldamento globale (con un relatore d’eccezione quale Filippo Giorgi, climatologo che ha fatto parte del team dell’IPCC che vinse assieme ad Al Gore il premio Nobel per la pace nel 2007), di dinamiche di mercato energetico, di sviluppo sostenibile e molto altro ancora. E oltre alle lezioni, ci sarà ampio spazio per discutere, progettare, conoscersi. La consapevolezza non si raggiunge assorbendo nozioni soltanto.

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