26 luglio 2017

Sting fa rivivere se stesso ed i Police sul palco di Cividale

el sunto La scaletta è divisa in egual modo tra i classici dei Police ed i momenti salienti della sua fortunata carriera solista

È stato un evento fortunato sotto tutti i punti di vista il concerto di Sting che si è svolto al Parco della Lesa di Cividale del Friuli in occasione del Mittelfest, il maltempo che ha messo in dubbio fino all’ultimo momento lo svolgimento del concerto, ad un’ora prima del suo inizio ha lasciato posto ad un cielo stellato che ha restituito il sorriso a chi si è sobbarcato anche un centinaio di chilometri pur di essere qui.

La fila per entrare scorre ordinata, segno che l’organizzazione di Azalea come sempre è ineccepibile, partenza puntualissima alle 21:40, quando salgono sul palco Sting, il fidato chitarrista Dominic Miller, il batterista Josh Freese (che ha suonato anche con Nine Inch Nails e A Perfect Circle), il secondo chitarrista Rufus Miller ed il figlio di Sting, Joe Sumner, che ha anche fatto da opening act.

foto Simone di Luca

Sin dal primo brano, “Synchronicity II”, Sting imbraccia il suo vecchio basso e non lo abbandona per tutto il resto della serata, è lo stesso che usava con i Police ed è una vera e propria dichiarazione d’intenti, il palco ha un aspetto piuttosto semplice, niente mega schermi, niente effetti luce mirabolanti ma molta sostanza, infatti l’impianto audio suona veramente bene.

La scaletta è divisa in egual modo tra i classici dei Police ed i momenti salienti della sua fortunata carriera solista, il concerto infatti prosegue con “Englishman In New York” ed “Every Little Thing She Does Is Magic” tra le più applaudite, dire che Sting è in forma è poco, la sua voce è la stessa identica di quella di 30 anni fa, così come la sua shilouette, a vederlo ti viene da abbracciare la causa salutista che da sempre porta avanti (e magari anche il famoso sesso tantrico che si lasciò sfuggire in un’intervista divenuta leggenda).

Uno tra i momenti più intensi dell’intero spettacolo è quando il figlio Jon Sumner prende il posto del padre ed intona “Ashes to Ashes” di David Bowie per poi essere raggiunto dagli altri ed attaccarci il brano “50.000”, il miglior estratto dell’ultimo album in studio.

foto Simone di Luca

I musicisti sono rodati ed affiatatissimi e sembrano divertirsi, la scaletta prosegue con “Walking On The Moon”, “So Lonely”, “Desert Rose” e “Roxanne”, fino ad arrivare al bis che culmina con “Every Breath You Take” che sarebbe l’ideale chiusura del concerto, salvo un ritorno a sorpresa sul palco per intonare una versione acustica della famosissima “Fragile”.
Il concerto quindi si chiude dopo appena un’ora e quaranta di musica, qualcuno tra il pubblico dice sia stato breve, ma sinceramente, stasera a Sting non si poteva chiedere di meglio.

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