21 luglio 2017

Gli AIR live a Sexto ‘Nplugged, rivivere i ricordi all’unisono.

La gente va ai concerti di Vasco, dei Coldplay o degli U2, si raduna in centinaia di migliaia e canta all’unisono i loro successi più popolari. Il senso di quel tipo di concerti è proprio quello, partecipare ad un rituale collettivo, sentirsi parte di un tutto, sentire la propria voce accordarsi con altre decine, centinaia di migliaia di voci e diventare una cosa sola. Qual è il senso ultimo di un concerto come quello degli Air? Era questa la domanda cardine delle discussioni dopo il concerto di ieri al Sexto ‘Nplugged. Il senso probabilmente è riunirsi nello stesso luogo con persone che hanno letto libri, riposato sul divano, smaltito una sbornia, fatto l’amore, con gli Air a far da colonna sonora, esattamente come hai fatto tu; tutti nello stesso posto, tutti a ricordare le esperienze vissute, questa volta sono le menti e non le voci ad andare all’unisono e a ”cantare” in coro. Si canta poco al concerto degli Air, in effetti: “Sexy boy” e “Kelly watch the stars” sono le uniche frasi su cui esercitare le corde vocali, e arrivano dopo una dozzina di pezzi sostanzialmente strumentali in cui le voci sono utilizzate come abbellimento, come riempimento, e non tracciano il filo della narrazione del pezzo. Si parte appunto con Venus in cui la voce di Jean-Benoît Dunckel, trasfigurata da diversi strati di effetti la priva di quei tratti umani e la fa assomigliare a uno strumento musicale, a un sintetizzatore. La scaletta punta tutto sull’atmosfera, non c’è la volontà di trascinare il pubblico nell’entusiasmo: noioso -dirà qualcuno- ma non vedo cosa ci si debba aspettare di diverso da un concerto di una band come gli AIR, chi vuole la festa vada a vedersi gli LMFAO. Va però detto che l’inserimento di un batterista molto dinamico ha consentito agli Air di muoversi con una certa disinvoltura anche su pezzi più ritmici, in strettissimo rapporto con il basso di Godin, che mostra sovente un lato giocoso, sia sulle corde del basso elettrico, sia che suoni la bassline al sintetizzatore.in un gioco a rimpiattino con la batteria. Giocoso anche Godin stesso che dei due è l’unico a concedere un po’ di dialogo al pubblico salutando e ringraziando in italiano (ma col vocoder).

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