5 giugno 2017

Spurg: un addio?

el sunto Forse non era originale, ma Spurg funzionava bene e piaceva. Chiedetelo ai genitori, agli insegnanti e ai bambini di Trieste.

Quando non mi occupo di Bora.La e di comunicazione, ci sono i bambini. E io sono la loro educatrice. Fare l’insegnante a Trieste per me è sempre stato motivo di vanto e di orgoglio.

Perché Trieste è una delle città con la minor percentuale di bimbi esclusi dalle graduatorie dei nidi (fate una chiacchierata con genitori residenti al sud e ve ne renderete conto pure voi)

Perché a Trieste ci sono ancora i ricreatori. Sacrosanti ricreatori. La salvezza dei genitori e dei bambini.

Perché a Trieste i servizi educativi e dell’infanzia sono un istituzione. E ci sono pure le scuole con lingua d’insegnamento slovena.  Una lingua in più. Un ulteriore mondo che ti si apre.

Oltre a istituzioni scolastiche di qualità a Trieste si è voluto portare i progetti formativi e educativi anche al di fuori delle istituzioni scolastiche. Afinché anche una gita ai giardini comunali o un bagno al Pedocin potesse diventare occasione di incontro con i coetanei, di sperimentazione artistica o di scoperta di nuovi modi di stare insieme.

Risale al 2013 il mio primo approccio  a Spazi Urbani in gioco o SPURG. Come animatrice al mitico Pedocin. Assieme a un’altra associazione ci occupavamo dell’animazione dei bambini. Giochi d’acqua, disegni, acquari, storie da raccontare. E di bambini tanti, tantissimi. Dai 20 ai 40 e il personale spesso non era sufficiente.


Ora, pensare che da quest’estate non sarà più così, solo perché “non è più originale dopo  così tanti anni“, mi rattrista. Forse non era originale, ma Spurg funzionava bene e piaceva. Chiedetelo ai genitori, agli insegnanti e ai bambini di Trieste.

D’ora in poi le mattine nei giardini e negli stabilimenti balneari comunali saranno delle mattine come tante altre. Speriamo solo per quest’estate.

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