26 maggio 2017

La dura vita delle bici a Trieste

el sunto A Trieste gli stalli per biciclette sono pochissimi. Questo, unito all'attuale intolleranza verso le bici legate ai pali, non favorisce la ciclabilità

L’utilizzo della bicicletta negli spostamenti urbani, a Trieste, è un fenomeno in crescita consolidata da almeno 5 anni e ormai il 20% della popolazione sarebbe pronto a utilizzare la bici, se messo nelle condizioni di poterlo fare (qua la fonte). Tutto ciò causa un ovvio cambiamento culturale, che come tutti i cambiamenti culturali avviene in maniera estremamente lenta. Servono anni, se non generazioni, a capire che una bici in più vuol dire un’automobile in meno, e un’automobile in meno vuol dire che chi per forza di cose è costretto a usare l’auto si trova con le strade più libere. Per non parlare poi degli effetti sulla riduzione dell’inquinamento e sui benefici economici.

Di questo si è accorta anche l’attuale amministrazione, che infatti nel proprio programma ha inserito il notevole obiettivo nel medio termine di avere per strada una bici ogni nove auto (cito: “lo sviluppo della mobilità ciclabile, avendo come obiettivo a medio termine un 10% degli spostamenti urbani, può portare numerose ricadute positive a Trieste: meno smog, meno traffico, più facilità di parcheggio per chi si muove in auto” fonte: programma elettorale). A questo scopo, si è impegnata inoltre nella realizzazione di notevoli miglioramenti nelle infrastrutture, quali zone 30, aperture alle bici di corsie bus (via Conti-Ospedale Maggiore), pista ciclabile per connettere viale XX settembre a via Mazzini e altro (fonte: documento Fiab firmato dal Sindaco), riconoscendo dunque che ci sono ancora molte cose da fare per promuovere al meglio la ciclabilità.

Una di queste cose da fare, estremamente prioritaria, è dare la possibilità a chi sceglie di usare la bicicletta di poterlo fare in serenità.
E se da una parte c’è stato un inizio propositivo, con l’installazione di nuovi stalli grazie anche al contributo dei cittadini (qua l’iniziativa dei Ciclomonones con l’entusiasta collaborazione dell’assessore Polli), dall’altra ci si è dimenticati della cosa più importante: la sensibilizzazione e la promozione del cambiamento culturale.

Si è andati invece purtroppo in senso opposto: mesi di campagna contro le bici legate ai pali con la proposta di tagliare le catene e lasciarle in balia dei ladri. Si è arrivati fortunatamente a un regolamento molto più sensato, che va a punire giustamente i rottami lasciati da mesi che creano ingombro mentre non infierisce sulle bici che non intralciano.
Ma il concetto di intralcio è soggettivo, e dunque stiamo assistendo a rimozioni di biciclette perfettamente funzionanti su segnalazione dei cittadini.

A cosa può portare tutto ciò? A due risultati estremamente negativi per la città:
1. Un ciclista, sapendo che gli stalli sono ancora molto rari e che rischia la rimozione della bici, lascerà la bici a casa, allontanando di fatto l’amministrazione dal suo obiettivo 10%.
2. Si alimenta il clima di astio tra categorie, già purtroppo presente e che invece andrebbe stemperato, appunto portando al lento cambiamento culturale.
Quanti ciclisti ora segnaleranno le auto in divieto attendendosi la medesima solerzia nella rimozione?

Penso che adesso sia importante lavorare molto di più sulla promozione della ciclabilità della città, perché il messaggio che l’amministrazione sta suo malgrado mandando ora va in direzione opposta agli obiettivi dichiarati.

Chiudo con un carrellata di foto della situazione attuale degli stalli, tra cui quello citato nell’articolo del Piccolo di oggi come “quasi sempre libero” – largo granatieri, il terzo).

 

bici no

 

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8 commenti a La dura vita delle bici a Trieste

  1. Pierpaolo

    La cosa che mi domando però è il perché di questi stralli che consentono il posteggio di poche bici . Non si potrebbero mettere gli stralli più semplici presenti nelle città a noi vicine vedi Capodistria o Monfalcone che sicuramente costando di meno e quindi potrebbe essere più facile il loro acquisto o magari agevolare i negozianti o semplici cittadini nel contribuire.

  2. Gianni Bua

    Sarò carttivo, ma secondo me magna pars dei ciclisti non vota o ha votato Dipi e camerati. Mentre la marea dei triestini che lasciano auto in seconda fila probabilmente si; sarò ancora più cattivo, ma attendo il report delle infrazioni per divieri di sosta della polizia locale per controllare se il trend è ancora in ….discesa !!

  3. @1 purtroppo la soprintendenza quelli vuole.
    bellissimi ma… costosi (400 euri l’uno) e a un posto solo 🙁

  4. Claudio Brancolini

    mi chiedo anche dove sia finito il progetto “bici del sindaco” che rappresenta una consolidata, attiva e funzionale realtà in molte città.
    Una Trieste più bella, più vivibile e più vivibile deve passare necessariamente per un aumento della ciclabilità

  5. Furio

    Sembra che qualcuno sia molto contento del fatto che si intervenga velocemente alle segnalazioni da parte dei cittadini per “posteggiatori abusivi” (che non riesco a capire a chi diano fastidio) e “bici non legate agli stralli regolari”. Due considerazioni: c’è uguale velocità per le segnalazioni di auto in sosta vietata? Se devo andare in città in bici dove la metto? La si può portare, per esempio, in una banca o in un ufficio postale?

  6. Roberto

    Ma dove cavolo le dovremmo parcheggiare ste bici? Davvero stalli ce ne sono pochissimi, e assurdo odio per i ciclisti tanto! Mi ricorda un po’ l’odio per i vegani,aiutano l’ambiente con abitudini sane che giovano anche agli altri ma la maggioranza inquinante li deride e li odia. Sempre più dura essere minoranza in un mondo sempre più omologato…! Io non demordo e rischiero’ le multe,protestando parecchio se ne becco!

  7. Orgoglioso Ciclista

    Da domani chiamo i vigili ad ogni auto in divieto di sosta, o sui marciapiedi o sulle strisce pedonali, o sulla fermata del bus … E lo stesso per scooter e moto parcheggiate a caso pure quelle … Voglio proprio vedere la solerzia degli urbani a rimuoverle e multarle … Credo finirei i miei 1000 minuti in un paio di giorni …

  8. federica

    I più meglio sarebbe che gli stalli fossero “alti” che da quelli bassi è più facile rubar le bici (per quello si tende a preferire i pali)

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