18 maggio 2017

Francesco Tristano live al Miela: la musica elettronica si suona eccome.

el sunto Chi è davvero Francesco Tristano? È un pianista classico o un producer di musica elettronica? E cos’è la sua musica?

Chi è davvero Francesco Tristano? È un pianista classico o un producer di musica elettronica? E cos’è la sua musica? È pieno o è vuoto, è bianco o è nero? Forse nessuna di queste cose o forse tutte, di certo è un artista di difficile lettura, che comunica col suo pubblico solo attraverso metafore musicali ed una fisicità del tutto particolare. Inevitabile e del tutto filologica la scelta di inserirlo all’interno di SATIEROSE, la rassegna per celebrare un artista altrettanto riluttante a farsi inquadrare nei canoni tradizionali come Satie.
Una partenza alla Aphex Twin, l’Aphex Twin di Selected Ambient Works, paesaggi sonori, sterminati tappeti di suoni sintetici in continua modulazione, il cervello impegnato a costruire ritmi fantasma dove il ritmo non c’è, una tessitura di collegamenti fra i pochi elementi disseminati qua e là, fili che s’aggrovigliano fino a formare una tela. Tela che si spezza già alla seconda traccia: immaginate Giovanni Sebastiano Bach alle prese con un Moog invece che con l’organo barocco o un clavicembalo. Si torna poi su atmosfere più propriamente contemporanee con una serie di fraseggi, manco a farlo apposta “alla Satie”, appoggiati sulle trame ambient che abbiamo già apprezzato in apertura. Questa volta i ritmi fantasma non sono ectoplasmi, emerge dal profondo del cuore elettronico di Francesco Tristano un pulsare dapprima sommesso, poi via via più presente sino a diventare un ritmo scandito a 125 battute al minuto che accompagnerà lo show sino alla fine. Sullo sfondo, molto interessante l’idea dei visual con Tristano sempre presente, via via trasfigurato da una serie di maschere che facevano trasparire la sua immagine ripresa da diversi punti di vista, visual che peraltro consentivano di apprezzare il lavoro dell’artista, sempre poco visibile quando si tratta di elettronica. Molto comunicativa, come accennavo, la fisicità di Tristano: la sua danza leggera mentre si allunga per azionare uno degli innumerevoli controlli della sua complessa attrezzatura ha qualcosa del volo di una libellula, una graziosa impacciatezza, mi si conceda l’ossimoro, che ricorda a tratti la danza sciamanica di Ricardo Villalobos.

Il ritmo continua a pulsare incessantemente, Tristano, grazie a synth, sequencer e diverse “macchine” è una one man band che suona e modella il suono contemporaneamente modulando un passaggio da sonorità deep house per approdare alla techno detroitiania di vecchia scuola. La svolta dance spinge il pubblico a riempire la parte della platea lasciata sgombera di sedute, in un primo momento timidamente, successivamente trasformandola in un vero e proprio dancefloor.
Il party è scattato e, a suggellare la natura dell appuntamento e per delineare con precisione quali sono gli orizzonti di riferimento, spunta, riconoscibilissima, la melodia di Strings of Life di Derrick May che chiude degnamente una ottima esibizione, una di quelle date di cui ci ricorderemo.

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