10 maggio 2017

Europa: ha ancora senso parlarne?

el sunto Ha ancora senso parlare di Europa? Se lo sono chiesti ieri in un convegno vari studiosi del diritto europeo nel Palazzo della regione Fvg.

di Gregor Znidarič

Ha ancora senso parlare di Europa? Se lo sono chiesti ieri in un convegno vari studiosi del diritto europeo nel Palazzo regionale del Friuli Venezia Giulia.

L’incontro è stato organizzato da Dipartimento di Scienze Giuridiche, del Linguaggio, dell’Interpretazione e della Traduzione (IUSLIT) e il Centro di documentazione europea (CDE) dell’Università degli Studi di Trieste,assieme alla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e in collaborazione con il Circolo della Cultura e delle Arti di Trieste (CCA).

Non è stato un convegno come un altro, un comizio di intenzioni positive in un mondo, in specie Europa, sempre più in crisi, dove i canali di comunicazione fanno passare il messaggio: “Unione cattiva, statalismo bene.”

Come ha giustamente affermato il Presidente del Dipartimento di scienze giuridiche , del linguaggio e dell’interpretazione, Mitja Gialuz nei saluti introduttivi: l’Unione Europea ci accompagna da quando accendiamo i nostri cellulari al momento in cui chiudiamo la luca la sera. Potrà sembrare semplicistica, ma in realtà l’Europa è anche questo.
Oggi interpretiamo l’ordinamento europeo alla luce di un solo criterio, un criterio sbagliato incentrato sul principio del valore del denaro. Prendiamo l’affaire Brexit. Agli occhi degli inesperti fa capolino un canovaccio semplicistico, ovvero “finalmente gli inglesi si sono ripresi la sovranità”, ma dimenticando che la Uk ha avuto una crescita incredibile grazie ai diritti europei e dalla libera circolazione delle persone sul suolo europeo. I nostri infermieri che lavorano per il welfare state inglese né sono una notevole conferma. Adesso con l’inizio dei negoziati, dopo l’invocazione formale del diritto di recesso, ex articolo 50 del Trattato sull’Unione europea, i populisti hanno fatto cadere la maschera. Va bene il mercato unico, ma non accettiamo il resto. Come se ad un diritto non dovrebbe seguire un’obbligo. Sembra sentir parlare Ali G, il personaggio grottesco di Sasha Baron Cohen.

Lo scatto d’orgoglio dell’Unione ha fatto cadere la maschera di questi signori, quelli che vedono nell’Europa non una comunanza diritti, ma solo una banca di fondi europei, ovvero il dio denaro che prevarica i diritti. Basti pensare alle dichiarazione della premier inglese May che non vuole rendere le quote date all’ United Kingdom a titolo di finanziamento. Ci si chiede se al momento la visione distorta passata tramite i social e ripresa dai mass media dia troppo peso ad una sola materia, la politica monetaria, e pochissimo peso alla questione dei dirittifondamentali protetti dell’ordinamento europeo.

In realtà, gli Stati membri hanno goduto, chi meglio (Germania post riunificazione, anche grazie a uno sconto forte sul debito) e chi peggio (i politici greci), delle innovazioni messe in campo dall’Unione europea. Tale Unione è in realtà uno spazio di libertà, giustizia e eguaglianza, dove gli Stati nazionali la fanno ancora la padrona sul destino del singolo Stato e l’Unione sia in realtà unquadro di diritti e obblighi uniformi per gli Stati membri. Come affermare nel tessuto sociale i diritti e obblighi europei è compito degli Stati e non del legislatore europeo. È compito della giustizia a dare immanenza a tali diritti fondamentali.

In ultima parola, gli Stati membri facciano la loro parte, non sianodegli osservatori muti e fermi e europeisti solo nel momento di percepire i finanziamenti. Il continente europeo è stato in guerra dal 14 sino al 45, senza dimenticare le invasioni sovietiche, la guerra sanguinaria nei Balcani (con molte colpe degli Stati membri e Europa) e adesso in Ucraina. Il numero di morti e le vittime civili chiamano in causa le responsabilità di tutti, soprattutto di quelli che tacciono. È proprio la progressiva integrazione europea, l’affermazione dei diritti soggettivi e sociali(quelli che li abbiamo grazie al fatto di essere parte della società), la giurisprudenza di protezione dell’Uomo dell’Unione europeacha danno il fondamento per essere profondamente europeisti. Quando mi chiedono di definirmi rispondo: rappresentante della comunità slovena a Trieste, mitteleuropeo, cittadini europeo.

Quindi, Viva l’Europa, Viva gli Stati Uniti d’Europa!

Ringrazio il professore Stefano Amadeo, ordinario di diritto dell’Unione europea presso l’Università di Trieste, per l’invito alla conferenza.

Gregor Znidarič

Tag: .

3 commenti a Europa: ha ancora senso parlarne?

  1. aldo

    Una visione leguleia che inverte il rapporto tra diritto ed economia come se non fossero gli interessi materiali a determinare il consenso o il dissenso rispetto a una costruzione statale o sovra-statale, come in questo caso l’Unione Europea.
    I populismi, di destra o “neneisti” (nè di destra nè di sinistra come il M5S) , ottengono consenso nel disagio sociale creato dalle risposte che le classi dirigenti europee hanno dato all’innovazione tecnologica e alla conseguente globalizzazione.
    La convergenza globale ha elevato il reddito medio del resto del mondo, ma ha abbassato (Germania e pochi satelliti a parte) il reddito medio dei Paesi europei. La risposta delle classi dirigenti europee, in particolare di quella italiana, è stata di tutelare le rendite di posizione scaricando il costo della crisi sul fattore lavoro.
    In pratica sono stati tutelati i vitalizi e le pensioni medio-alte non pagate con i contributi e ottenute col vecchio metodo retributivo. E’ stato tutelato il posto fisso dei dipendenti pubblici e i privilegi delle corporazioni (tra cui quelli degli esimi professori universitari che pontificano su tutto meno che sullo stato disastroso dell’università da loro auto-gestita) comprese quelle professionali occupate da una borghesia che non sta sul mercato, ma ottiene rendite di posizione grazie a meccanismi relazionali interni all’establishment.
    Invece il conto della crisi è stato scaricato sul fattore lavoro che è costretto a stare sul mercato. Un conto pagato sia dal lavoro privato dipendente (attraverso abbassamento dei salari, peggioramenti normativi e precariato) sia dal lavoro autonomo sottoposto alla concorrenza digitale e globale, ma tartassato fiscalmente e burocraticamente dallo Stato e dall’Unione Europea.
    Non trovando forme di rappresentenza in un ceto politico dell’ex sinistra che è passato armi e bagagli alle dipendenze dell’establishment economico-finanziario e ha cercato consensi tra i dentori di di rendite di posizione, allora tra coloro che vivono del proprio lavoro su un mercato dominato dal capitale globale, si è diffusa la risposta di protesta di affidarsi ai populismi.
    Di chi è la colpa? Dell’effetto populista o della causa di chi ha fatto pagare il conto al lavoro e poi fa anche le conferenze sul male populista che ha creato e continua a creare con le proprie scelte ?

  2. John remada

    Discorso condivisibile; In particolare ,parlare di Europa a Monfalcone è fuori luogo del tutto…..ormai l’invasione di bengalesi è roba da guiness dei primati; ma fastidi a parte che causano questi signori, anche sorvolando su puzze, mal comportamento civico, bollette dimenticate o altro, rimane il fatto che questa situazione non porta nulla di buono a livello di prosperità per i locali , a parte qualcuno che ci guadagnerà senz’altro , ma pochi; quindi dato per scontato che impiastri come il renzino e vassalli al seguito, fino ai valvassini e avanti, se ne strafregano di realtà locali e, appunto continuano l’arricchimento personale paventando la guerra nucleare senza Europa, senza immigrati, senza il rispetto delle regole imposte da questo o quello a seconda dei comodi , si continua un lento e pericoloso declino. Ed è esplicativo il fatto che anche la nuova giunta al timone a Monfalcone, anti europeista e antimmigrati riesce a far poco o nulla senza il governo centrale ,e anche perché il lassismo e il passivismo dei comunisti e derivati camaleontici trasformisti di vario tipo è stato demone sobillatore dei guai esistenti. Inutile che gioiscano per il macron prize , è solo un allungamento della sofferenza , qui devo dire che ci servirebbe quel radicale ,non ricordo il nome , il Caronte dell’eutanasia assistita o come si chiama.

  3. Sergio zerial

    la colpa è sempre dell’elettorato ma quello stupido

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *