2 maggio 2017

Far East Film Festival 2017: il resoconto

el sunto Cala il sipario sul diciannovesimo Far East Film Festival

Si è chiusa lo scorso sabato l’edizione n.19 del film festival dedicato al cinema asiatico che si svolge ogni anno nella ridente città di Udine. Il vincitore di Miglior Film dato dal pubblico e dagli accreditati Black Dragon è “Close-Knit” della regista Ogigami Naoko. Al secondo posto e terzo posto si classifica, invece, la Corea con Split di Choi Kook-hee e Canola di Chang.

Bora.la ha seguito da vicino alcuni giorni del festival che come ogni anno non proponeva soltanto film, ma anche workshop, lezioni sul mondo asiatico e serate musicali.

Il film a cui va ipoteticamente il premio di Miglior Film visto al festival per noi di Bora.la è la pellicola indipendente “Knife In The Clear Water” vista durante l’evento speciale China Now al cinema Visionario. Un film che è l’antitesi dei film commerciali e chic proiettati al Teatro Nuovo, i quali spesso e volentieri strizzano l’occhio al cinema Occidentale. Il film di Wang Xuebo si svolge nel Nord della Cina i cui abitanti sono di fede mussulmana e racconta la storia di un vecchio contadino, chiamato Ma, che si trova ad ammazzare l’unica mucca che possiede per organizzare il funerale della sorella defunta. Tuttavia fin da subito per Ma è difficile ammazzare l’animale, il quale consapevole forse di morire smette di mangiare. Con delle semplici inquadrature fisse quasi documentaristiche, quindi senza utilizzare movimenti repentini della cinepresa o inquadrature con una limitata profondità di campo (oseremmo dire un grande azzardo – o spregio? – ai filmmaker moderni), il regista Xuebo regala dei momenti intensi e toccanti che sottolineano il legame profondo tra l’uomo e la natura, rappresentata in questo caso dalla mucca che il contadino Ma possiede.

Per quanto riguarda i workshop a cui abbiamo partecipato uno dei più stimolanti e pratici è stato quello sulla calligrafia Shodo in Galleria Tina Modotti dove i partecipanti hanno imparato le basi tecniche di scrittura giapponese. Coadiuvati da esperti maestri di quest’arte i partecipanti si sono divertiti a scrivere il proprio nome o altre parole in lingua giapponese.

Un’altra interessante attività è stata la lezione tenuta durante la Pink Night dal ricercatore universitario e critico Marco Bentoit Carbone sui film erotici del cinema giapponese soffermandosi soprattutto sul Roman Porno: pellicole erotiche che erano molto in voga diversi decenni fa in Giappone, ma che sono tornate alla ribalta negli ultimi anni.

Infine, per le notti musicali targate Far East merita una menzione speciale la serata che aveva come dj d’eccezione Nakadia, una tailandese che vive a Berlino. Con i suoi remix che mischiavano techno, elettronica e musica classica ha regalato dei grandi momenti al pubblico presente al Queen Theater di Tavagnacco vicino a Udine.

 

 

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