22 aprile 2017

Far East Film Festival 2017: l’inaugurazione

el sunto Al via ieri il festival udinese dedicato al cinema orientale

In una freddissima serata di aprile si apre il diciannovesimo Far East Film Festival, kermesse dedicata al cinema orientale che si svolge ogni anno nella ridente Udin.

Il primo saluto di rito è un aperitivo che mi viene gentilmente offerto dal festival tra bruschette con salame e prosciutto crudo Tipicamente Friulani™ e vino ovviamente Tipicamente Friulano™. Ed è subito festa.

Il film d’inaugurazione del festival è “Survival Family” del giapponese Shinobu Yaguchi, pellicola di cui si è parlato un mondo di bene tra gli addetti ai lavori. In effetti è un film che non deluderà. Prima però ci sono i saluti delle autorità tra cui quella del sindaco-furlàn Furio Honsell che saluta il pubblico con un inglese graffiante e impeccabile, ma ovviamente, essendo triestino, devo negare l’evidenza di ciò sottolineando come “el mio sindaco de Trst mastighi meio la lingua foresta del primo citadin de Udin” (Endi Varòl docet).

Tornando al film (SPOILER ***ALERT*** Tipicamente Friulano™). “Survival Family” è una commedia fantascientifica esilarante che risponde alla più tipica domanda dei film sci-fi: “What if…?”, “che cosa succederebbe se…?”. Il film infatti narra le avventure della famiglia Suzuki che lotta per sopravvivere in un odierno Giappone dove l’elettricità è scomparsa all’improvviso. La lotta per la sopravvivenza passa in primo luogo attraverso il riavvicinamento reciproco dei membri della famiglia. Inizialmente sia i genitori sia i figli sono distanti l’uno dall’altro, ognuno rinchiuso nel proprio mondo: chi ossessionato dal lavoro, chi dal cellulare, chi dalle faccende di casa, chi dalla musica. Col passare del giorni dall’inizio del blackout elettrico, però la famiglia comincia ad agire come una vera e proprio nucleo famigliare dove i singoli individui sono solidali l’uno con l’altro. Ma questa “survival” passa anche attraverso una maggiore consapevolezza del mondo, o meglio della natura, che circonda i protagonisti del film. Vediamo la trasformazione dei Suzuki da famiglia che consuma quotidianamente cibi preconfezionati senza sapore (e senza amore) a un insieme di persone che consuma ciò che la natura produce naturalmente.

Per alcuni “Survival Family” potrebbe essere un film dalla retorica banale, ma in realtà non lo è affatto. È una pellicola che ci porta più che mai a riflettere su quello che stiamo perdendo oggi in favore del cosiddetto progresso. Le relazioni sociali non esistono più. Siamo schiavi dei cellulari che ci portano a guardare più verso il basso, quindi con un occhio all’asfalto, che verso l’alto, al cielo (emblematico per me è il recente videoclip di Moby). Ci isoliamo dal mondo con la tecnologia. Mangiamo porcherie dimenticandoci che prima della Rivoluzione Industriale ci alimentavano esclusivamente attraverso il nostro duro lavoro nei campi e nelle fattorie.

Scorrono i titoli di coda. Lunghi applausi dal pubblico vanno al produttore del film che presente in sala e che ricorda agli spettatori di amare Udine, i friulani e tutto ciò che è Tipicamente Friulano™.

Si accendono le luci, si riprende l’auto e si ritorna a Trieste.

 

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