4 aprile 2017

La storia di Marco. Friulano, da fotografo a ‘distillatore’ in Siberia, “cuore del mondo”

el sunto "Vivo in un piccolo villaggio di case di legno nel cuore della Taiga, la foresta boreale. I ritmi sono strettamente legati ai ritmi della natura"

Giovedì alle ore 17.00, presso Draw in via Torino 26 a Trieste, l’associazione Joseph organizza un incontro con Marco Pighin e Elena Cobez dedicato agli oli essenziali e al loro valore terapeutico. Elena Cobez è triestina, esperta nazionale di aromaterapia, vive e lavora a Milano da molti anni. Marco Pighin è friulano, classe 1973, di San Vito del Tagliamento, ha lasciato una carriera da fotoreporter (Internazionale, Sette del Corriere, MarieClaire) per andare a vivere nella Taiga, in Siberia, Russia. Ho preparato un’intervista a Marco come introduzione all’incontro di giovedì.

In questi anni, in Friuli Venezia Giulia e in Italia si è molto parlato di “ritorno alla terra” da parte di giovani e altri. Tu hai lasciato una professione socialmente prestigiosa per andare in una terra veramente lontana e particolare, la Siberia. Ci racconti qual è la storia che ti ha portato fino a là?

E’ stata proprio la fotografia a portarmi in Siberia. Per me la fotografia non è mai stata una professione in sé e per sé, come non lo è ora la distillazione delle piante piante aromatiche. Per me la fotografia è stata la mia disciplina interiore, il mezzo che mi ha aiutato a crescere, a guardare e a cercare di vincere il divario tra l’interiorità e l’esteriorità. La fotografia mi ha insegnato le basi del percepire il reale, e la realtà è tutto, non esiste altro maestro o scuola: la realtà è uno specchio che riflette sempre ciò che siamo, i nostri difetti e debolezze.
Ciò che mi ha spinto ad andare nella Taiga è stata la mia forte attrazione per il mondo slavo e per la Russia, in particolare. Cercavo e cerco tuttora l’anima russa, il cuore pulsante di questa civiltà così misteriosa e poco conosciuta in Occidente.

Come si svolge quotidianamente la tua vita nel paese in cui vivi?

Vivo in un piccolo villaggio di case di legno nel cuore della Taiga, la foresta boreale, e la vita e i suoi ritmi sono strettamente legati ai ritmi della natura e delle stagioni. Spacco la legna, l’accatasto, osservo le piante, studio la loro forma e i loro profumi. Osservo il paesaggio, cerco di percepire il suo significato, la sua metamorfosi, i suoi ritmi, poi quando arriva il momento adatto raccolgo le piante aromatiche, le porto in distilleria e le distillo. Distillo il paesaggio perché i suoi profumi sono il suo linguaggio peculiare, e il paesaggio si esprime negli Oli Essenziali. Per me questo è molto importante, per diverse ragioni: distillare con il fuoco a legna è la mia disciplina, il fuoco è un maestro di vita; gli Oli Essenziali sono l’anima di un paesaggio, e una cultura e un popolo sono sempre l’espressione di un determinato paesaggio, quindi gli Oli siberiani mi aiutano a percepire in profondità il mistero di ciò che tanti poeti e filosofi hanno chiamato “Santa Russia”.

Cosa ti dà la comunità locale e l’esperienza della natura con cui sei a contatto, in Russia?

La Taiga è lo stato primordiale, è ciò che è oltre la storia e il tempo. La Siberia è una terra vergine che non ha conosciuto la modernità e tutti i suoi malanni; vivere qui mi permette di mettermi alla prova, di provare a essere d’aiuto agli altri, di cercare di guarire dalla malattia di cui io come gli altri siamo affetti: la distanza da Dio. Il paesaggio puro della Taiga è un accesso diretto e potente delle forze divine nella natura accogliente che, generosa, elargisce i suoi rimedi a chi li vuole ricevere. Ci provo, “faccio acqua da tutte le parti” come si suol dire, ma grazie al cielo la gente con cui vivo mi aiuta a migliorarmi.

Qual è per te il valore delle essenze delle piante che distilli?

Quello che sto cercando di fare assieme ai miei amici che mi aiutano nel villaggio e che lavorano con me in distilleria è di distillare degli Oli più puri e completi possibile; devo dire che il paesaggio incontaminato ci aiuta parecchio. Un Olio Essenziale puro e completo vuol dire un Olio che possiede una alta carica terapeutica e vibrazionale data dalla pianta distillata, dal modo di distillazione e dal distillatore. Il mercato è invaso da prodotti mediocri perché il sistema globalizzato in cui viviamo è impostato solo nell’ottica del ricavare il massimo lucro possibile investendo in termini di tempo, impegno e denaro il meno possibile; noi siamo interessati ad altro: alla qualità e all’eccellenza prima di tutto. Per noi è una questione di sfida e crescita personale: è una missione spirituale ed etica come come co-creatori di un potente mezzo terapeutico naturale che curiamo con sacralità in ogni sua fase di preparazione e il cui beneficio per la salute vogliamo portare a ogni persona.

Quale può essere, per noi che siamo rimasti sul nostro territorio, il valore dei prodotti che ci fai conoscere?

Gli Oli siberiani sono degli “sconosciuti” in quanto molti di essi non vengono tradizionalmente distillati in Siberia. In Siberia non esiste una tradizione legata all’aromaterapia e agli Oli Essenziali; quei pochi che vengono prodotti sono quasi sempre di bassa qualità perché sono destinati per altri scopi all’industria. Ormai da due anni siamo impegnati nel tentativo di importazione in Italia; ci siamo quasi… fra poco saremo in grado di distribuirli sul territorio nazionale ed europeo. Qual è il valore di questi Oli? Essi sono gli ambasciatori delle forze di guarigione espresse dall’immensità incontaminata della Siberia, regione sconosciuta e cuore luminoso del continente Eurasiatico.

L’incontro con Marco Pighin e Elena Cobez è giovedì al Draw in via Torino 26, a Trieste, alle 17. Le foto in questa pagina sono di Marco. Qua l’evento Facebook, qua l’invito in pdf e qua la scheda sul sito di Joseph.

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