19 dicembre 2016

I primi dieci anni di Tetris raccontati dal presidente Marco Licitra

el sunto Tetris non è un locale come gli altri: rappresenta, a Trieste, l’ultimo baluardo di (r)esistenza della musica live inedita

Tetris non è un locale come gli altri: composto da volontari che ritagliano il proprio tempo e dedicano gratuitamente le loro energie, rappresenta, a Trieste, l’ultimo baluardo di (r)esistenza della musica live inedita, in un’epoca dove dj e coverband la fanno da padroni. Per questo, oltre ad essere un luogo di divertimento e di svago, è, innanzitutto, un centro di cultura, espressione, passione, sacrificio. Una realtà mossa da una filosofia difficilmente apprezzabile altrove, soprattutto in regione, e che pone il locale come una sorta di anomalia all’interno dello statico contesto musicale del Friuli-Venezia Giulia. Qualche giorno fa, esattamente il 2 dicembre, si sono festeggiati i dieci anni da quando l’Associazione Culturale Gruppo Tetris si è stabilita nella sede in via della Rotonda 3.

Da allora Tetris ha sempre garantito ai giovani gruppi triestini più creativi un palco totalmente indipendente, dove potersi esibire ed esprimere in totale libertà davanti a un pubblico desideroso di ascoltare musica inedita. Col passare degli anni questa realtà si è affermata sempre con maggior insistenza, ed ha avuto modo di ospitare anche artisti di fama internazionale.

Dieci anni di attività sono un bel traguardo, soprattutto quando si va controcorrente in maniera così manifesta rispetto al resto dei locali e allo ‘spirito del tempo’, che vorrebbe imporre cover band e dj-set. E’ giunto il momento di fermarsi, giusto per un attimo, fare il punto della situazione, rivivere i momenti migliori, riassaporare le vittorie così come i momenti più difficili. Marco Licitra, il presidente dell’Associazione Culturale Gruppo Tetris, si è offerto di rispondere alle nostre domande.

Ciao Marco, in un contesto così difficile per la musica dal vivo, poche realtà hanno il coraggio e la volontà di proporre quello che fate voi. Come vedete la situazione della musica in Italia e in regione?

Sicuramente la musica sta vivendo un momento di difficoltà, non certo per la mancanza di estro da parte degli artisti, ma per un nostra lenta ed inesorabile pigrizia nell’ascolto. Il concetto è molto semplice, da una parte gli artisti si trovano a dover proporre una musica più orecchiabile per venire incontro alle masse, dall’altra le masse stesse abituate ai successi pilotati dai media grazie ai vari format artistici. In regione e più in particolare a Trieste la musica si percepisce. Ci sono centinaia di musicisti veramente in gamba a cui manca solo la voglia/possibilità di farsi valere fuori dalle mura locali. Da questo punto di vista quindi Trieste dovrebbe essere una sorta di isola felice, dove ogni giorno dovresti trovare svariate offerte musicali diverse. Ovviamente questo non succede, quindi ci troviamo il solito Dj (selecter) che sempre più spesso “allieta” le nostre serate.

Dove stanno i problemi maggiori secondo voi? Cosa si potrebbe fare per favorire una ripresa del circuito musicale, sia a livello regionale che nazionale?

I problemi maggiori sono le sale che spesso non sono attrezzate, i gestori che alzano i prezzi delle consumazioni per coprire il cachet degli artisti che già sono ridotti all’osso, c’è anche un problema di domanda/richiesta perché suonare per 10 volte nella tua città non ti da la pretesa di richiedere al gestore oltre al cachet il pernottamento in Hotel.

Per favorire la ripresa bisognerebbe spegnere i propri smartphone ed andare ad ascoltare i concerti, perché è più facile starsene a casa a leggere le prime quattro righe di una recensione che uscire e vedere il tipo di sensazioni che quel concerto riesce a darti.

Torniamo a 10 anni fa: cosa vi ha spinti ad intraprendere questa esperienza? Ci sono state esigenze particolari?

Bella domanda. Io non c’ero, come non c’ero al concerto dei Nirvana a Muggia. Non sono uno dei fondatori ma penso di poter parlare a nome di qualcuno di loro. All’epoca a Trieste mancava un posto dove riunirsi e magari fare concerti. I nostri padri fondatori all’epoca decisero di prendere in affitto un vecchio magazzino vini e trasformarlo nell’attuale sede di Gruppo Tetris. 

Cosa è cambiato, e come, da allora?

L’idea è rimasta sempre la stessa, fare musica e fare aggregazione senza scopo di lucro. Sono cambiate le persone e sono cambiati i ruoli, perché Tetris non si compra e non si vende.

Avete tratto ispirazione da qualche locale in particolare?

Io personalmente si, da un associazione culturale chiamata Tetris e dal suo storico presidente Giampy.

Quali sono stati, in questi dieci anni di attività, i momenti più difficili? Come ne siete usciti?

L’astronave Tetris ha combattuto tante battaglie, ci sono stati problemi di svariati tipi, ne siamo usciti sempre in piedi, semplicemente perché come ripeto ai miei amici, non siamo dei commerciali obbligati a vendere un prodotto che non piace a nessuno. Siamo accomunati dal piacere per quello che facciamo.

Quali, invece, quelli migliori, quelli che ricordate con più soddisfazione e orgoglio?

Non fraintendermi, il momento migliore è stato quando stavamo per chiudere, perché li si sono fatte avanti tante persone che veramente tenevano al posto.

Che progetti avete per il futuro?

Continuare ed ingrandirci nel nostro piccolo spazio. Cercando di mantenere il nostro modo di fare e trasmettendo alle vecchie e nuove leve il nostro modo D.I.Y. (do it yourself).

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