3 novembre 2016

Bora.la goes to Trieste Science+Fiction: giorno #2

el sunto Trieste Science+Fiction, recensione dei film del secondo giorno

Articolo a cura di Massimiliano Milic

Quali sono i film che i ragazzi della redazione di Bora.la hanno visto nella seconda giornata del Trieste Science+Fiction 2016? Eccoli recensiti per voi.

 

REALIVE (Mateo Gil, 2016)

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Via gli alieni, via i robot, via le robe de nerd. Riprendendo il celebre motto “Via tutto” ideato da El Nostro Sindaco Roby D., nel film di Mateo Gil (sceneggiatore del fichissimo Vanilla Sky, 2001 ) non c’è spazio per i mostri che tanto stanno a cuore agli aficionados del genere fantascientifico.

Nel futuro di Marc Jarvis (Tom Hughes), un artista trentenne fatto risorgere da un team di scienziati dopo settant’anni in cella criogenica, l’uomo non è sbarcato su Marte e le auto non volano. Certo, i rapporti interpersonali tra le persone sono cambiati. Il valore che si dà all’amore è prossimo allo zero. Il sesso è diventato più un passatempo, un hobby mercificato. La gente non legge più libri e preferisce riguardarsi i ricordi della propria vita alla tv, estrapolati dalla propria mente grazie a degli speciali occhiali che ricordano i Google Glass.

Ma perché Marc ha deciso di farsi ibernare? Nel 2015 gli viene diagnosticato un cancro in fase terminale. Ha pochi mesi di vita. Decide quindi di affidarsi alla scienza sperando che nel  futuro possano curare le malattie come la sua. Ed è ciò che accade. Marc si risveglia nel 2085. È guarito dal cancro, ma la sua resurrezione – come Lazzaro nella Bibbia – ha delle conseguenze. La sua vita è legata a dei macchinari, il suo aspetto fisico è cambiato perché gli scienziati che lo hanno operato hanno dovuto ricostruire alcuni dei suoi tessuti. Col passare del tempo, però, Marc impara una verità ben peggiore: la vita senza i suoi amici, la sua fidanzata, i suoi parenti è difficile. Le persone che gli stavano a cuore sono morte. Quello che gli rimane sono i ricordi: le gite al mare con gli amici da bambino, il primo bacio dato da adolescente, il sesso passionale con il primo e unico amore della sua vita.

Sconfiggere la morte, diventare immortale, non è poi così bello se tutte le persone che conoscevi sono scomparse, sono diventate cenere. In una sequenza del film Marc confessa all’infermiera che lo accudisce che gli ultimi mesi che hanno preceduto la sua morte nel 2015 sono stati i migliori della sua vita perché li ha vissuti fino in fondo, passandoli con le persone che amava. Ed è questo il miglior modo di dire addio alla propria vita.

“Realive” è a dir poco commovente perché ti porta a riflettere sul valore che dai alla vita. O meglio, è un film che ha come obiettivo quello di celebrare la vita. E’ uno dei film di fantascienza più belli del decennio.

 

MON ANGE (di Harry Cleven, 2016)

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Raffinato. E’ l’aggettivo che uno spettatore ha usato per definire ed elogiare il film “Mon Ange” al Trieste Science+Fiction Festival. Ed è la stessa parola che mi è balzata in testa a più riprese durante la proiezione.

Un film, quello del regista francese Harry Cleven che ha delle similitudini con il film di Tornatore “Il ragazzo invisibile”. Come nella pellicola di Tornatore, il protagonista è un ragazzo, per l’appunto, invisibile.

Tuttavia questa invisibilità non è voluta, ma è congenita. Questo ragazzo viene chiamato Mon Ange dalla madre, l’unica che sa della sua esistenza e che decide di nasconderlo all’umanità. Il ragazzo vive la sua infanzia da recluso, in un istituto  con la madre, malata terminale. Dalla finestra della sua camera nota una ragazza della sua età. Un giorno Mon Ange esce dall’edificio in cui è recluso e si presenta alla ragazza, di nome Madeleine (Fleur Geffrier). La storia d’amore tra ragazzi e il potere-fardello dell’invisibilità sono però le uniche similitudini tra Tornatore e Cleven. E ad essere sinceri, il film Mon Ange stravince alla grande il confronto con “Il Ragazzo invisibile”. Se il film di Tornatore aveva l’arroganza (ed è dir poco) di realizzare un film supereroistico stile “Avengers” con un budget striminzito e una sceneggiatura banale e penosa, “Mon Ange” non si è posto nessuno di questi obiettivi. Il ragazzo nato-invisibile di Cleven non vuole diventare un supereroe, ma aspira soltanto a sentirsi accettato e amato dalla ragazza cieca anche quando lei, grazie ad un’operazione chirurgica, recupera la vista. Mon Ange scopre che anche Madeleine ha la sfortuna di essere nata con una disabilità: è cieca. Le loro peculiarità, il loro essere outsider in una società che non ammette i mostri, i freak, i diversi, fa in modo che i due ragazzi diventino subito amici e finiscano per innamorarsi.

A rendere, poi, questo film ancor più simpatico e godibile agli occhi dello spettatore sono le sequenze in cui gli stessi personaggi sdrammatizzano la loro disabilità prendendosi in giro a vicenda.

“Mon Ange” non ha pretese e non vuole compararsi ai film di Hollywood, ma anzi vuole utilizzare alcuni aspetti del genere fantasy – come l’invisibilità – per raccontare una semplice storia d’amore tra due personaggi che come Batman, Superman e gli eroi dei fumetti Marvel sono considerati dei freak.

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