31 maggio 2016

Permacultura? Il buonsenso della nonna applicato a tutte le nostre attività quotidiane. Intervista a Stefano Soldati

Stefano soldati permacultura

In Italia, e non solo, Stefano Soldati è uno dei più apprezzati esperti in agricolture alternative e progettazione sostenibile. Chiunque si sia interessato alle case in paglia, all’autocostruzione in generale, o alla Permacultura in particolare, sarà probabilmente incappato nel suo sito La Boa o in qualche suo corso o conferenza. Nel suo eterogeneo percorso professionale, e di vita, Soldati ha spaziato dal management aziendale alla cerealicoltura biologica, formando in questi anni decine di progettisti attivi oggi nel nostro Paese (una sua biografia più approfondita si trova in calce a questo articolo).

Nelle prossime settimane sarà ospite a Trieste: a giugno per un’intervento a Bioest e a luglio per un corso da lui tenuto a Trebiciano e dedicato all’autosufficienza, che seguirà un corso completo di 72 ore di progettazione in Permacultura. Abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con lui per approfondire l’argomento.

Che cos’è la Permacultura? Hai una tua personale definizione che prediligi?

La Permacultura nasce dall’osservazione dei fenomeni naturali e dalla considerazione che le dinamiche che ritroviamo in natura si possano applicare o riconoscere anche nei rapporti umani. Permacultura è “progettazione sostenibile”, ovvero la capacità di organizzare il proprio lavoro, le proprie attività quotidiane, le relazioni umane secondo principi di riduzione del nostro impatto sull’ambiente. Io ci tengo a precisare che Permacultura non è agricoltura, come molti pensano, ma molto di più. È un approccio, non una tecnica, e si può applicare in tutti i settori legati alle attività antropiche.

corso di permacultura in carso stefano soldati

Se tu dovessi spiegarla concisamente alla nonnina della porta accanto, che cosa le diresti?

La maggior parte delle nonnine della porta accanto, già la conosce e da sempre la pratica sotto forma di buonsenso applicato. La sostenibilità è stata attuata ininterrottamente nei millenni passati ed è solo nelle ultime generazioni che abbiamo iniziato a pensare che le risorse disponibili fossero infinite e gratuite, causando il depauperamento di fonti energetiche non rinnovabili e la distruzione della fertilità della terra. Oggi giorno ce ne stiamo accorgendo, anche se non tutti, e stiamo cercando di correre ai ripari, ma non è sufficiente ridurre il nostro impatto; dobbiamo ripristinare quanto abbiamo distrutto per ritornare ad avere un equilibrio.

Come ti sei avvicinato alla Permacultura? Dove ti sei formato?

Nel 2000 tenni a Dolceacqua (IM) un convegno sulle possibili alternative agli OGM. Alla fine dell’evento una partecipante distribuì dei volantini di un corso che stavano organizzando. Io non ne fui particolarmente attratto, eppure presi il volantino e me lo portai a casa. Rimase qualche settimana sulla mia scrivania, in ufficio, prima di essere notato da uno dei miei due collaboratori.

Mi fece notare che il corso si riferiva proprio a questo nuovo approccio, la Permacultura, del quale mi aveva già parlato mesi prima senza che io lo ricordassi. Il giorno successivo, l’altro mio collaboratore notò il volantino e mi disse che citava l’ecovillaggio di Torri Superiore, luogo molto interessante dove l’estate prima con la sua ragazza aveva passato le vacanze.

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Insomma, per caso ero capitato a tenere un convegno a poca distanza da uno dei primi ecovillaggi in Italia. Sempre per caso, il volantino mi ricordava che mi avevano già parlato di Permacultura anche se sul momento non ricordavo nulla. Il terzo caso, però, diventa un indizio, come ci insegna Agatha Christie. Così, nel momento in cui nuovamente una persona a me vicina aveva richiamato la mia attenzione su questo corso, decisi di iscrivermi e fu l’inizio.

Ho studiato con Richard Wade e Ines Sanchez. Dopo tre anni di studi, mi sono diplomato con Andy Langford – allora Presidente dell’Accademia Britannica di Permacultura – e successivamente con altri colleghi di percorso abbiamo fondato l’Accademia Italiana di Permacultura.

Che cosa ti ha appassionato e che cosa ti appassiona oggi di questo approccio?

L’applicazione dei principi della Permacultura possono tornare molto utili nella progettazione di un negozio, di un ufficio, di un’azienda, nei rapporti con i miei studenti o colleghi. Apprendere come lavora la natura ci dà una chiave di lettura nuova e più profonda per comprendere quanto ci circonda. È un percorso che probabilmente dura tutta una vita, o più, che si arricchisce e ti arricchisce in continuazione e si riverbera su chi ti sta attorno.

Il tuo background è eterogeneo, come s’inserisce la Permacultura rispetto alle altre discipline delle quali ti sei occupato?

Io ho una formazione di tipo agronomico e per anni ho viaggiato per il mondo a convertire grandi aziende agricole al biologico. Molte indicazioni ‘codificate’ dalla Permacultura sono state presenti nel mio lavoro per anni, ancor prima di conoscerla. Valorizzare le successioni naturali, far circolare l’energia, pianificare un raccolto, lavorare con e non contro la natura, diversificare gli interventi, ecc. sono principi che portano al successo della tua gestione.

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È stato entusiasmante riscontrare che anche in natura, o meglio, proprio dalla natura arrivassero le stesse indicazioni che avevo già appreso nei miei studi alla Scuola di Direzione Aziendale alla Bocconi di Milano. Il successo di un progetto si basa proprio sulla corretta applicazione di questi principi. Il principio che forse manca nella formazione cattedratica, ma di fondamentale importanza in Permacultura è: “se non c’è divertimento, il progetto è sbagliato”.

Puoi farci un esempio pratico di Permacultura?

Un esempio che faccio sempre ai miei corsi, proprio per sfatare la convinzione che Permacultura sia la coltivazione dell’orto, è il seguente: se al mattino io mi alzo alle otto, prendo l’auto e vado in paese a bere il caffè al bar poi torno a casa, alle dieci prendo l’automobile e vado in paese a comprare il giornale e torno a casa, a mezzogiorno prendo l’automobile e vado in paese a comprare il pane e torno a casa, significa che per tre volte devo salire in auto, guidare, trovare il parcheggio, pagare il parchimetro, scendere, recarmi a compiere la mia commissione, risalire in auto, guidare, parcheggiare, scendere e tornare alla mia attività.

Tutti ridono mentre racconto questo aneddoto ed è evidente che ognuno di noi si riconosce in questa storiella. La morale è la seguente: se quando ci alziamo “progettiamo” la nostra giornata e decidiamo di fare un unico viaggio – per bere il caffè, comprare il giornale, il pane e magari anche passare in posta a pagare le bollette – oltre a risparmiare carburante e soldi del parchimetro ci accorgeremo di non essere stanchi e di avere molto più tempo a disposizione. Questa è Permacultura applicata, praticabile da tutti e a beneficio di tutti e del pianeta. Iniziamo dai piccoli gesti, dalle azioni quotidiane, ciascuno secondo le proprie possibilità.

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Si potrebbe definirla una filosofia di vita?

Filosofia di vita? Non saprei. Io la vedo come un approccio, un modo di pensare e di relazionarsi con gli altri. Funziona, e molto bene. Pensare con i principi della sostenibilità dà un senso più completo alla nostra vita e ci fa capire che stiamo pensando anche a quella dei nostri figli, nipoti e generazioni a venire.

Com’è il tuo rapporto personale con la terra?

Ho sempre avuto una forte attrazione per la terra e per la campagna. Fin da quando ero piccolo – raccontano i miei genitori – volevo fare il contadino, pur essendo nato in città. Appena ho potuto, ho lasciato la città per trasferirmi in campagna a lavorare. Anche se il mio lavoro principale è stato spesso di tipo intellettuale, ho sempre avuto un orto e mi sono sempre coltivato e allevato il mio cibo. Mettere le mani nella terra dà una grande energia e ricarica soprattutto quando sei triste o depresso. Prodursi il proprio cibo dà grande soddisfazione.

E con le case in paglia?

Produrre grano è sempre stato il mio obiettivo principale negli ultimi 35 anni. La paglia per molto tempo l’ho vista come un sottoprodotto.  Quando ho scoperto che con la paglia e la terra, substrato a me necessario per produrre i cereali, si possono costruire edifici meravigliosi di altissima efficienza energetica, ottima capacità isolante, che offrono un comfort abitativo irraggiungibile con gli altri materiali, antisismici, economici, ecc. sono letteralmente impazzito e mi sono messo ad approfondire l’argomento fino a specializzarmi nella teoria e nella pratica e a diventare docente.

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Ho costruito la mia casa in balle di paglia nel 2004, la prima in Italia, e da quella volta ho lavorato su oltre 50 diversi edifici e tenuto circa 300 tra corsi, seminari e conferenze in tutto il territorio nazionale.

Che cosa è cambiato negli ultimi anni nella bioedilizia?

Quello che ho riscontrato, avendo a che fare con moltissimi professionisti del settore, è che c’è poca professionalità. Mi spiego: a scuola non vengono insegnati argomenti che trattano temi legati alla sostenibilità. Bisogna cercare di fare formazione al di fuori delle strutture pubbliche che non riescono a fornire una istruzione adeguata. Ci sono molti corsi  organizzati da enti professionali dove però i docenti non hanno un’opportuna preparazione o esperienza pratica.

Questo comporta ulteriore confusione da parte dei corsisti che si ritrovano successivamente nel mondo del lavoro dove vengono richieste competenze non ricevute praticamente. Spesso mi capita di incontrare professionisti che si improvvisano a progettare cose per le quali non hanno competenze, commettendo errori grossolani che vengono poi fatti pagare ai committenti. Trovo che questo non sia deontologicamente corretto. C’è sempre maggiore sensibilità al tema, che allo stesso tempo genera però anche spazio per l’improvvisazione. Bisogna stare attenti. Sono dinamiche comuni, succede in tutti i settori.

Che cosa ne pensi della Permacultura in Italia?

Da quando abbiamo iniziato a diffonderla, nel 2000, ci sono stati moltissimi sviluppi. L’Accademia conta oltre trecento associati attivi, vengono tenute decine di corsi di 72 ore e introduttivi, conferenze e serate divulgative e abbiamo curato la traduzione e pubblicazione di diversi libri tematici. Recentemente è anche nato l’Istituto, del quale però non conosco le dimensioni, che sta facendo pure molta propaganda.

Si stanno implementando sempre più realtà in tutte le regioni, sia in ambito rurale che urbano. Sorgono orti sociali e gruppi di lavoro con obiettivi di risparmio energetico, di mutuo aiuto e solidarietà. Stiamo facendo tutti moltissime attività nelle scuole e in ambiti lavorativi. La sensibilità si sta molto diffondendo e la gente è molto più consapevole.

Come hai iniziato a insegnare e perché?

Io iniziato a insegnare casualmente: nel 1994 sono stato invitato a tenere una serata di presentazione sui miei viaggi all’estero alla ricerca di aziende agricole biologiche professionali. A quella serata era presente un rappresentante dei Coldiretti, il quale, rimasto entusiasta della presentazione, mi ha invitato a fare un intervento presso uno dei suoi corsi. Da lì, con il passaparola, hanno cominciato a chiamarmi per fare lezioni diversi enti di formazione.

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Negli anni ho poi avuto l’esigenza di lavorare in modo autonomo per non dover sottostare a linee guida o indicazioni imposte da realtà formative che, prendendo finanziamenti pubblici, dovevano dare un taglio ben preciso ai loro corsi. Ora mi occupo di formazione nell’ambito dell’agricoltura biologica, della gestione aziendale, della Permacultura, delle costruzioni con balle di paglia, intonaci e pavimenti in terracruda e calce.  Ogni anno organizzo e gestisco più di 50 corsi di formazione.

Che cosa insegni ai tuoi corsi?

Cerco di insegnare un metodo di lavoro e di pensiero, più che delle tecniche per costruire o per coltivare. Mi piace pensare che il mio interlocutore possa camminare presto con le proprie gambe, senza bisogno del mio continuo supporto. Cerco di stimolare l’autonomia, l’indipendenza, la crescita personale. Uso degli strumenti molto validi: la Permacultura, i materiali naturali quali terra e paglia, le piante, gli animali; ma il mio obiettivo è l’essere umano.

Qual è, secondo te, l’insegnamento più difficile da mettere in pratica?

L’assunzione di responsabilità. È molto difficile farsi carico delle proprie quando il sistema che ci circonda fa di tutto per sollevarcene. Facciamo fatica a ragionare con la nostra testa; questo è lo scoglio più grosso.

Che cosa ti piacerebbe che i tuoi studenti portassero a casa dopo un tuo corso?

La voglia di fare rete, di intessere relazioni umane, di reciproco aiuto e supporto. Una bella esperienza che stimoli ulteriore ricerca, voglia di conoscenza e curiosità per i fenomeni naturali. E gli strumenti che uso mi agevolano moltissimo. Raggiungo l’obiettivo? Forse loro non se ne accorgono, ma vedo che cosa i miei studenti si portano a casa guardandoli negli occhi quando ci salutiamo a fine corso…

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Stefano Soldati da oltre trent’anni si occupa di cerealicoltura e di agricolture alternative. Insegna cerealicoltura biologica, management aziendale, Permacultura e, dal 2003, si occupa di costruzioni con balle di paglia. É stato uno dei primi quattro italiani diplomati in Permacultura e il primo Presidente della Accademia Italiana di Permacultura.

Ha studiato nel Regno Unito e in Germania le tecniche di costruzione con balle di paglia, l’intonaco in terra cruda e in calce, formandosi come progettista e docente. È docente presso la Scuola di Pratiche Sostenibili di Milano, presso l’Ecovillaggio GAIA a Navarro (Argentina). Tiene conferenze presso Università, Enti Pubblici e privati. Ha insegnato presso il CAT in Galles (UK) e per l’Agenzia CasaClima a Bolzano.

Nel 2011 è stato nominato dall’Ente Governativo Argentino INTI quale “Giudice Esperto Internazionale” insieme a David Holmgren nel concorso di idee progetto per la costruzione della nuova sede dell’Ente a Buenos Aires.

Ad oggi ha lavorato su oltre 50 edifici in paglia in Italia e all’estero o supportando i progettisti e/o insegnando l’autocostruzione. Ha approfondito con Martin Crawford i metodi di progettazione. È stato il primo in Italia a tenere corsi sulla realizzazione di Food Forest e giardini commestibili, realizzandone numerosi in tutto il Paese.

È fondatore e Presidente di Promopaglia e fondatore e Presidente di ESBA (Associazione Europea per le costruzioni in paglia).

PROSSIMI APPUNTAMENTI A TRIESTE E DINTORNI:

Pliskovica. corso di progettazione in permacultura 72h

Pliskovica, sede a luglio di un corso di progettazione in permacultura di 72 ore

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