Foto di Alba Zari
30 marzo 2016

Trieste xe per bici: “ara che bela che xe Trieste”

el sunto "Con l'adolescenza la bicicletta scomparve: nuovi interessi e nuovi mondi dell'età ormonale scavalcarono ruote e pedali."

Continua la rubrica nata sulla scia del progetto In Salita di  Alba Zari e Sharon Ritossa.
Una fotografia istantanea della situazione ciclabile a Trieste, concentrandoci direttamente sull’esperienza di chi la bicicletta la usa quotidianamente, sfidando quel motto duro a morire e che, col tempo, vorremmo invece ribaltare.
L’obbiettivo è dimostrare che sì, Trieste xe anche per bici.

Il nostro progetto, che si appoggia all’idea di Alba e Sharon, vuole proseguire nel loro lavoro.Chi vuole partecipare e dare il proprio contributo può mandare una sua foto in bici e le sue risposte alle quattro domande a [email protected]
Vi ringraziamo in anticipo.

La testimonianza di oggi è di Italo Cerne.

  1. Descrivi la tua bicicletta.

La mia bicicletta si chiama Beone. Anzi viene chiamata Beone, storpiando la marca Be One: un po’ a causa mia che l’accompagno e un po’ in omaggio al retaggio triestino del bere. È una mountain bike nera e blu acquistata da Sportler, molto energica, una volta gonfiate bene le ruote. Se avessi ancora dieci anni saprei dire marca, modello, telaio, ammortizzazione, numero di marce… è dotata di una comodissima cassetta portatutto ex frutta e verdura – montata una volta decretata la quasi totale inutilità del portapacchi – di luci e adesivi.

2. Da quanto tempo utilizzi la bicicletta?

La prima bici sarà stata un triciclo in plastica degli anni ’80, una specie di scagno per appoggiare il culone e i pedali direttamente collegati al mozzo della ruota anteriore. Ma ovviamente i piedi stavano per terra.
La seconda – non so quanti anni avessi – è stata una di quelle pieghevoli, rossa. Aveva le rotelle, ma mio zio, il giorno che mi fu regalata, ci si sedette sopra piegandole all’insù: e fu così che dovetti raggiungere subito il primo traguardo: l’equilibrio!
Seguì la prima mountain bike. Non ricordo né il colore né le dimensioni né, ancora, quanti anni avessi. Ricordo solamente che con i compagni di giochi sangiacomini rotolavamo spesso a terra per colpa di trampolini improvvisati sulle radici degli alberi o delle discese dalle scale lì della chiesa. E c’erano già le salite, hai presente via San Marco?
Con l’adolescenza la bicicletta scomparve: nuovi interessi e nuovi mondi dell’età ormonale scavalcarono ruote e pedali.
A 26 anni, con l’arrivo di Beone, dopo qualche comparsa sporadica, la bicicletta è tornata a fare quotidianamente capolino nella mia vita. Da lì nuovi giri in Carso e locomozioni cittadine lasciando da parte l’auto e le lente camminate.

3. Dove ti porta la bici?

La Beone con la sua (insisto) comodissima cassetta è il mio mezzo di spostamento principale: dalla città a Barcola, dal lavoro al Carso. Alla fine Trieste avrà una morfologia tutta saliscendi, ma non è così grande. Partendo dal centro e scegliendo una direzione qualsiasi, entro 6 km sei fuori dalla città. Una volta resomi conto di questo (grazie google maps!), ho iniziato ad andare sul lavoro in bici. Non ci metto più di 20 minuti: solamente 7-8 minuti in più che in auto.
La uso quotidianamente nei tragitti cittadini, risparmiando un notevole quantitativo di tempo. 
Come tanti altri (o forse solo alcuni?) e grazie all’intraprendenza di un amico, la scorsa estate sono arrivato molto lontano con e grazie a essa: fino in Montenegro. Mille chilometri di splendido viaggio, tra coste, ardue salite e immense valli.

4. Trieste xe per bici?

No xe che “no se pol”, te convien, cussì te pol dir “ara che bela che xe Trieste!”.

Foto di Alba Zari

Foto di Alba Zari

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Un commento a Trieste xe per bici: “ara che bela che xe Trieste”

  1. alida

    Trieste e triestini nel cuore…da una friulana…valligiana delle Valli del Natisone

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