23 febbraio 2016

Trieste xe per bici: se te me vedi in bici vol dir che stago ben!

el sunto La testimonianza di chi, a 65 anni, non si fa intimidire dall'orografia triestina

Continua la rubrica nata sulla scia del progetto In Salita di  Alba Zari e Sharon Ritossa.
Una fotografia istantanea della situazione ciclabile a Trieste, concentrandoci direttamente sull’esperienza di chi la bicicletta la usa quotidianamente, sfidando quel motto duro a morire e che, col tempo, vorremmo invece ribaltare.
L’obbiettivo è dimostrare che sì, Trieste xe anche per bici.

Il nostro progetto, che si appoggia all’idea di Alba e Sharon, vuole proseguire nel loro lavoro.Chi vuole partecipare e dare il proprio contributo può mandare una sua foto in bici e le sue risposte alle quattro domande a [email protected]
Vi ringraziamo in anticipo.

La testimonianza di oggi è di Guido Giadrossi ed è la prima “extra In Salita”.

  1. Descrivi la tua bicicletta.

Possiedo svariate biciclette, ma quella che utilizzo più frequentemente è una bici Rubino city bike con la quale ho fatto il maggior numero di km e mi accompagna da circa dieci anni. Una delle bici verso cui nutro grande affetto è una Bianchi Campione del mondo anni ’50-’60 che ho comprato di seconda mano da giovane al prezzo di 15.000 lire.

2. Da quanto tempo utilizzi la bicicletta?

Utilizzo la bicicletta sin da quando ero bimbo e grazie alla bicicletta ho vissuto innumerevoli avventure e macinato tanti e tanti chilometri.

3. Dove ti porta la bici?

Fondamentalmente dappertutto, come diceva qualcuno “la bicicletta rappresenta l’essenza stessa della libertà”. Per svariati anni ho utilizzato la bicicletta per andare al lavoro e come mezzo principale nel tempo libero, ora che sono in pensione la utilizzo comunque come principale mezzo di trasporto. Quando per strada mi chiedono “Come xe Guido?” mentre pedalo, rispondo: “se te me vedi in bici vol dir che stago ben!”.

4. Trieste xe per bici?

Credo che il maggiore ostacolo per l’utilizzo della bici a Trieste sia dovuto ad una antipatia culturale tipicamente italiana per i velocipedi in ambito urbano a cui si aggiunge il “nosepolismo” triestino, atteggiamento che si traduce in rifiuto di ogni forma di azione o cambiamento di una situazione. Trieste xe per bici o “ga de diventar”, innanzitutto attraverso l’iniziativa dei singoli ma anche con l’aiuto delle istituzioni che dovrebbero incentivare l’utilizzo della bici ed una maggiore sicurezza per i ciclisti. Progetti di bike-sharing, piste ciclabili e corsie dedicate, corsi di sicurezza stradale per i giovani, potrebbero garantire a Trieste un centro storico a misura d’uomo e di bici, seguendo l’esempio di molte capitali e città europee.

Nel caso in cui qualcuno potesse dubitare del fatto che Trieste possa essere per bici, posso portare la mia personale testimonianza di 65enne ma con all’attivo una media di svariate migliaia di km all’anno e ancora tante altre biciclette da inforcare e asfalto da divorare.

P.S. Guido Giadrossi è uno dei più assidui partecipanti alla Rampigada Santa e all’Olimpiade delle clanfe. Testimonial de morbin 😉 (NDR)

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