Foto Alba Zari
2 febbraio 2016

Trieste xe per bici: il problema sono i triestini

el sunto Comincia oggi un appuntamento settimanale per conoscere la realtà ciclabile cittadina e per scoprire piano piano che sì, Trieste xe (anche) per bici

Trieste xe per bici. O meglio, Trieste xe anche per bici. La bicicletta è un mezzo di trasporto ormai sempre più diffuso anche a Trieste, e l’esperienza quotidiana non fa che confermare questa tendenza. Nonostante ciò, il motto “Trieste no xe per bici” resta ancora una convinzione sedimentata nell’opinione di molti, vuoi per l’orografia, vuoi per la ancora scarsa ciclabilità delle strade, vuoi per la poca abitudine.

Incomincia oggi un appuntamento settimanale su Bora.La, nel quale pubblicheremo le foto e le testimonianze raccolte da Alba Zari e Sharon Ritossa nel loro progetto In Salita, di cui avevamo parlato tempo fa.
Una fotografia istantanea della situazione ciclabile a Trieste, concentrandoci direttamente sull’esperienza di chi la bicicletta la usa quotidianamente, sfidando quel motto duro a morire e che, col tempo, vorremmo invece ribaltare.
L’obbiettivo è dimostrare che sì, Trieste xe anche per bici.

Una foto, quattro domande.
Sharon e Alba ne hanno rivolte tre ai ciclisti:
1. Descrivi la tua bicicletta.
2. Da quanto tempo utilizzi la bicicletta?
3. Dove ti porta la bici?

Noi ne abbiamo aggiunta una quarta, che dà il titolo alla rubrica:
4. Trieste xe per bici?

Il nostro progetto, che si appoggia all’idea di Alba e Sharon, vuole proseguire nel loro lavoro. Chi vuole partecipare e dare il proprio contributo può mandare una sua foto in bici e le sue risposte alle quattro domande a [email protected]
Vi ringraziamo in anticipo.

La prima testimonianza è di Beatrice Fiorentino.

  1. Descrivi la tua bicicletta.

Questa è una Graziella rossa, piccola ma con carattere. È una riproduzione recente del modello classico degli anni Settanta che mi è stata regalata dal mio compagno e da mio figlio qualche anno fa. Per questo ha un inestimabile valore affettivo. Amo le bici dall’aspetto retrò se non addirittura d’epoca, specialmente quelle degli anni Cinquanta e Sessanta. Trovo che abbiano un fascino unico e mi ricordano la stagione cinematografica della Nouvelle Vague, in particolare il mio amato Truffaut (Les Mistons, Jules et Jim). Alla ricerca della bici della vita, proprio pochi giorni fa ho comprato una meravigliosa Wander degli anni Sessanta, tutta originale, da sistemare pian pianino per riportarla all’antico splendore. Ci vorrà un po’ di tempo. Nel frattempo ho rimesso in sesto la Bottecchia nera di mia madre. È degli anni Ottanta, ma riproduce in maniera fedele le vecchie bici da città degli anni Quaranta con freni a bacchetta. Qualcosa di molto simile alla bici rubata in Ladri di biciclette o a quella che Tati utilizza assieme al nipotino in Mon Oncle, ma tirata a lustro. Tutta assemblata a mano a Vittorio Veneto con componenti di qualità. Solida, indistruttibile e bellissima.

2. Da quanto tempo utilizzi la bicicletta?

Da trentacinque anni, anno più, anno meno. Ho imparato ad andare in bici a sei anni su una Atala hd2000 da cross color oro: una compagna di avventure indimenticabile. È sulla stessa bici che anche mio figlio Tommaso ha imparato a pedalare qualche anno fa.
Ho smesso quando sono venuta ad abitare in città intorno al 1982, a parte alcune gite occasionali in cui mi capitava di riprendere in mano una due ruote, di solito presa in prestito dai miei cugini.
È solo da qualche anno che ho cominciato a usare la bici in città come mezzo di trasporto, esasperata dal traffico urbano, dallo smog, dal rumore, dal tempo buttato inutilmente alla ricerca di un parcheggio. Dietro a questa scelta non c’è nessuna filosofia particolare, ho solo cercato un modo diverso e più umano di vivere la città.

3. Dove ti porta la bici?

Ovunque ci si possa muovere in sicurezza in città, pur non essendo mai stata una persona particolarmente sportiva! La uso per andare in libreria, al cinema, all’ufficio postale oppure per fare la spesa. Con Tommy e Luca ci andiamo anche al mare, perché fino al Castello di Miramare c’è la pista ciclabile. Così possiamo muoverci tutti insieme senza pericoli, soprattutto per il piccolo. Ci piacerebbe avere piste ciclabili anche in città. Sarebbe ancora più bello, più sicuro e più piacevole per tutti.

4. Trieste xe per bici?

Trieste saria sì per bici, il problema sono i triestini.
Giri per Vienna in automobile e capisci subito di essere l’ultimo ad avere diritto di transito. Prima di tutto pedoni e ciclisti.
A Trieste dai fastidio a tutti. E’ necessario un cambio di mentalità e qualche agevolazione. Una corsia urbana dipinta di un colore potrebbe essere un inizio.

trieste xe per bici

Foto Alba Zari

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63 commenti a Trieste xe per bici: il problema sono i triestini

  1. Renata

    Condivido che il problema principale sono i triestini che mal vedono chi si muove in bici, non capendo forse che il suo utilizzo porta dei vantaggi a tutti, primo tra tutti il non inquinamento!
    Servirebbe poi una bella linea per terra che segnali la corsia per i ciclisti prevedendo anche, agli incroci più pericolosi, un segnale luminoso per gli attraversamenti alla pari di quelli pedonali!!!

  2. Luana

    Incentivare l’uso della bici darebbe un po’ di sano respiro a questa terra…e di conseguenza ai suoi abitanti…deve però esserci la possibilità di “biciclettare” in sicurezza…per quanto mi riguarda…bici forever 🙂

  3. Luana

    Incentivare l’uso della bici darebbe un po’ di sano respiro a questa terra…e di conseguenza ai suoi abitanti…deve però esserci la possibilità di “biciclettare” in sicurezza…per quanto mi riguarda…bici forever 🙂

  4. monica

    Non e che trieste odia i viclisti ma la maggior parte fanno quello che vogliono passano col rosso si metteno uno vicino all altro per parlare ecc… poi sarebbe bello avere quelle bici elettriche con il rinforzino per le salite ( anche se io amo le mountain byke ) come ha una mia amica e ex collega e si una corsia per loro sarebbe giustissimo anche per la loro sicurezza

  5. ciao Monica!
    c’era l’incentivo della regione per le biciclette a pedalata assistita fino a settembre 2015, purtroppo è scaduto ma è stato un successone, speriamo lo rifacciano vista la richiesta.
    Adesso è il comune di Gorizia a incentivare con 400 euro l’acquisto di quelle biciclette 😉
    http://bora.la/2016/01/04/gorizia-xe-per-bici-e-trieste/
    Magari l’esempio sarà seguito anche qui, chissà!

  6. Purtoppo devo dare ragione a Monica, il comportamento dei ciclisti troppe volte è irrispettoso delle regole, per dirne l’ultima di stamattina, fermo al semaforo di via Zanetti / via Coroneo, arriva uno in bici, senza rallentare sale sul marciapiedi e svolta alla cieca su per via Coroneo. Non poteva vedere se c’era qualcuno sul marciapiedi, stavolta è andaa bene, ma certe cose non fanno certo aumentare il rispetto per bici e ciclisti. Non ho preconcetti, sia chiaro, sono anch’io un ex ciclista (per motivi di salute ho dovuto optare per il ben più comodo sellone di uno scooter).

  7. gianna

    Le corsie per ciclisti segnalano anzitutto ai ciclisti dove non è necessario che vadano, e infatti sono sempre drammaticamente deserte, per infestare invece a casaccio, con protervia sfacciata e senza criterio zone dedicate a chi cammina (i marciapiedi, per esempio) o aree destinate ai mezzi pubblici, per tacere dello scompiglio che portano in mezzo alle auto. Trieste non è la bassapadana; non è Ferrara e dintorni, legittimo regno delle due ruote, è una città estraneissima alla bicicletta per sua stessa conformazione, non c’entra nulla. Oppure, visto che ormai c’entra tutto e chiunque, a Trieste, a Trieste va bene anche la bici, tanto la città è un amalgama indistinto di ogni e qualsiasi cosa, a casaccio.

  8. Fiora

    ” le corsie per ciclisti segnalano innanzi tutto dove NON è necessario che vadano” ORO!
    Ed è conseguente il fastidio che ostentano mentre invadono aree deputate ai pedoni che contemporaneamente a loro osino disciplinatamente percorrerle nel loro pieno diritto.
    Prevaricazione assimilabile alla prepotenza di chi alla guida considera le strisce pedonali una mera decorazione del suolo pubblico priva di qualsiasi significato.

  9. Giulio

    Cara Gianna. Ti scrivo un paio di righe. Non pensavo che sarebbe successo già al primo articolo sulle bici di Bora.la, ma tant’è. Cominciamo col dire -una volta per tutte- le cose come stanno realmente: tu, come del resto tanti tuoi concittadini che credono che l’automobile sia IL veicolo a cui tutto è concesso, sei un grandissima ignorante. Non mi fraintendere, ho utilizzato la parola ignorante perchè dal tuo commento è evidente che parli di un argomento che conosci davvero poco utilizzando il classico approccio di chi partecipa ad una discussione col presupposto di essere dalla parte della ragione. Te lo dico perchè sei la classica persona a cui potrai mostrare statistiche, dati, libri interi (e se vuoi te li posso citare uno ad uno), che non servirà a nulla, perchè tu rimarrai convinta della tua opinione (forse sbagliata). Sul fatto che l’orografia di Trieste impedisca l’utilizzo della bicicletta, mi sento di doverti smentire. Ti porto un esempio su tutti: San Francisco, famosa per le sue salite ripide ma anche per le piste ciclabili che attraversano tutta la città. Famosa per essere una delle (tante) città dove parcheggiare in centro è assolutamente sconveniente. Lo si fa solo in casi estremi. E di bici ce ne sono, tantissime, te lo dico anche per esperienza personale. Bici per strada, bici in metropolitana, bici sull’autobus per tornare a casa. E dopo aver viaggiato un po’ in bici anche fuori dall’Italia, mi restano dei punti interrogativi enormi. Sinceramente mi chiedo spesso il perchè di questo astio del triestino medio nei confronti dei ciclisti. Contrariamente alla categoria degli automobilisti, non abbiamo ammazzato nessuno. Eppure eccoci qua a confrontarsi con il solito livore rivolto alla categoria. Certo, sono d’accordo nell’affermare che ci sono tante cose che vanno ridiscusse per una mobilità che funzioni, io da ciclista sono il primo a convenire nel mettere regole per tutti. Ma per tutti, non solo per noi ciclisti. Eppure nonostante tutto, io sento che come ciclista sto facendo un favore anche a te, visto che io quando circolo occupo molto meno spazio, non sgaso al semaforo, non ho un clacson per rompere le palle al mondo quando sono in coda (ah si, a me non succede mai di dover stare in coda), non emetto particolato cancerogeno, non sporco di olio la strada, non emetto anidridi inquinanti. Eppure, continuo ad assistere a questa crociata senza un senso contro di noi. Io mi preoccupo molto del posto dove vivo e vorrei che anche l’amministrazione comunale se ne occupasse. E va bene protestare contro la ferriera, ma per coerenza bisognerebbe anche protestare contro le macchine con una persona sola dentro, contro le macchine in eterna doppia fila, contro le macchine parcheggiate sulle zone “di nessuno” che sono le fermate dei bus (nota: davvero solo tu sai come le bici intralcino le “aree destinate ai mezzi pubblici) contro i motorini due tempi che li senti arrivare da borgo S. Sergio e si lasciano dietro quell’aroma di olio bruciato. E dei motori diesel che ci hanno messo il cancro nel sangue (lo sai che ci sono fior fiore di studi che mostrano che i bambini di oggi hanno nel sangue le stesse sostanze che avevano i saldatori 50 anni fa?). E non parliamo poi dei numeri delle vittime di incidenti stradali. Ecco, allora di fronte a tutto questo, io non accetto la vostra critica. Non ci sto. Avete la stessa coerenza di chi piscia contro vento e grida al vento di smetterla. Io accetterò questo vostro modo di pensare quando finalmente avremo una città pulita, una città in cui l’aria è respirabile. Sarò d’accordo con voi quando usare la macchina sarà un comportamento senza senso ed inutile invece che la regola. L’accetterò quando la cittadinanza avrà compreso il significato che ogni nostra azione ricade inevitabilmente sugli altri. Temo che non succederà mai, ma ti assicuro che io non smetterò di combattere per questo.

  10. gianna

    Non ho mai avuto un’auto, che detesto con tutta me stessa.
    Fosse per me, le case automobilistiche potrebbero fallire anche oggi.
    Mi muovo a piedi e uso i mezzi pubblici, che pretendo efficienti e puliti.
    Non sono triestina, né media né alta né bassa.
    I ciclisti certo che intralciano i mezzi pubblici, per esempio con il loro spensierato slalom lungo la corsia preferenziale dei bus di Via Carducci scambiandola per la Milano-Sanremo de noartri.
    E intralciano anche il mio libero incedere quando invadono arroganti i marciapiedi cittadini.
    Trieste fino a prova contraria non ha né tradizione né cultura della bicicletta mentre per esempio San Francisco o Lugo di Romagna sì.
    Possiamo anche imporgliela per far felici i neociclisti, tanto ormai questa città vive solo di imposizioni, impotente e asservita a chiunque.

  11. Fiora

    Io guido la macchina da una vita. Uso poco i mezzi pubblici e cammino più che posso. Così mi comporto, perché così mi va e perché sono in regola con le tasse.Non sono mai riuscita ad imparare a reggermi sulle due ruote, azzoppando svariati volonterosi che negli anni si sono prodigati in lezioni teorico-pratiche, puntualmente concludendo ah ,no te xè per bici!
    … io, come Trieste? 😉
    Scherzi a parte mi vengono le seguenti considerazioni.
    Certa gente,appena si corazza del mezzo meccanico lascia via libera al mister Hyde che c’è in ognuno di noi. Dribbla le più tassative norme del codice della strada, in particolare quelle a tutela dei pedoni .. si esibisce in prove di forza e menefreghismo sulle strisce, di velocità ai semafori, di destrezza maneggiando volante e smartphone . Le stesse persone che mi aprono una porta, o mi cedono il passo entrando in ascensore, prego signora, si trasformano in arroganti parolai afflitti da megalomania,non appena si sentono protetti e “valorizzati” da cilindrata e carrozzeria della quale stanno pagando le rate…
    I ciclisti? dopo un debutto in sordina stanno assumendo le stesse caratteristiche. Dove li penalizzerebbero le due ruote in meno, li compensa il numero.
    In frotte sciamano, coloratissimi ciarlieri e protervi all’arrembaggio, col “valore aggiunto” di non inquinare di non provocare incidenti mortali e di tutte le altre caratteristiche elencate da Giorgio al post 9 (e come dargli torto).Trovo quindi che il rispetto di scelte del mezzo col quale spostarsi (vale sempre di più per i ciclisti nei confronti di noi automobilisti ,trattati ormai alla stregua di terroristi) , delle zone riservate alle specifiche categorie di utenti della strada e soprattutto il rispetto della categoria più debole, ovviamente i pedoni debba improntare i rapporti tra dette categorie.
    Comportandoci tutti come PERSONE , senza superomismi e livori reciproci, a prescindere dal mezzo e dal numero.

  12. Fiora

    ah , Giorgio, ho l’orgoglio di essere e di sentirmi una triestina media…di buon carattere!

  13. Fiora

    …. per i ciclisti come per gli immigrati e i gay. Se rispettano le regole ce ne faremo una ragione ,scoprendo che in fondo sono “come noi normali” (copyright Checco Zalone) 😀

  14. bonalama

    ma quanti abitanti attuali di ts provengono dalle campagne non necessariamente regionali? mi sa in aumento. la solita sgaia due gg fa giu’ per fabio severo, piano ok, MA senza luci, di sera, senza fermarsi alle pedonali, senza casco e specchietti ovvio F..K! Che dio ghe daghi perchè se dovessi darghe mi…. lasciando perdere la categoria dei real old triestini 4 ever young nel zervel: mai maturati, rif..k! Scambiati insulti recentemente con uno di questi in Miramare Allee, in mezzo alla strada, (ciclisti no xe per ciclabile giusto?) ondivago, al crepuscolo, no vigili in giro, anche se ci fossero stati però lo avrebbero stangato e alcol-testato? mah. Rivisto uno in segway sul marciapede. Inquino in macchina? si vietino le macchine e addio a tasse accise etc, poi ridiamo.Già che ci siamo :autobus meno frequenti, da almeno l’anno scorso se non prima, ok biglietti invariati, ma facciamo valere una corsa un’ora e mezza?

  15. gianna

    Alcuni ‘non triestini’ abitanti pluridecennali di Trieste provengono da un’Italia, o da un altrove, colto e signorile, elegante e gentile, che scelsero questa città esattamente per queste stesse caratteristiche; un luogo d’incanto allegro e di rispetto assoluto per persone e cose e in cui livore beceraggine arroganza e supponenza erano parole (e quindi pratiche) sconosciute. Non è più così, ce ne faremo, pur con difficoltà, una ragione: il mondo ‘evolve’ ma almeno qualcuno potrà dire: il meglio l’ho avuto. I prossimi, “rangeve”, secondo l’eloquente espressione di qui. E pedalare.

  16. giorgio (no events)

    Mi sposto in prevalenza a piedi, talvolta in auto e occasionalmente in bicicletta. Posso confermare che la maleducazione stradale è diffusa in tutte le categorie di utenti, ma non per questo posso equiparare le infrazioni di pedoni e ciclisti con quelle dei conducenti degli autoveicoli. I primi infatti molto raramente recano danno agli altri, mentre le quattro ruote lo fanno molto più spesso.

  17. Fiora

    @16giorgio (no events)
    a fare la classifica delle conseguenze degli incidenti ha provveduto il giorgio tribuno dei ciclisti al post 9, (si scherza , giorgio! 😉 ) ho ribadito anch’io e se ti ci metti pure tu carissimo, equivale a dargli una sorta di nihil obstat.
    Sai quanti incidenti rischiano di provocare zigzagando per le salite a venti all’ora davanti ad automobilisti col piede sul freno?
    E demonizzare l’auto come strumento d’inquinamento e di morte e poi incoraggiarne l’acquisto e la permuta con sempre nuovi allettamenti o il settore va in malora con tante famiglie sul lastrico fa il paio con le sigarette e il gioco del lotto

  18. ufo

    Bom, desso che gavè dà sfogo a tute le paturnie causade dal inverno, dal bruto tempo e de tute le altre robe che va dà fastidio, qualchedun gavessi miga voia de far una pausa de tute ste brute parole e inveze darghe un bon consiglio a un auto-moto-biciclista? La mia bici (niente de spaziale: zento euri de seconda man) la gavessi bisonio del dotor, che drio i rumori che la fa la xe sul punto de perder qualche toco per strada, e desso come desso massimo me fido andar con ela fin in tabachin e nianca un metro in più. Dove xe che podessi portarla riparar qua vizin de mì (che sarìa comun de Dolina) senza dover andar fin in cità? Xe qualchidun onesto e decente che governa velocipedi dele parti mie? Xe la prima volta che una bici la me dura tanto de rivarse guastar, cussì no go idea de dove che portarla, no conosso nissun…

  19. Fiora

    @18
    che bel rilegerte ufo caro!
    alora s. Francisco, una picia Dolina,come dir? ( rif. post 9)
    If you’re going to Dolin,a be sure to wear some flowers in your hair , or to ride your bike ? indiferente, dei!

  20. Giulio

    Prendo atto di una cosa di cui non mi ero ancora reso conto: il problema di Trieste sono decisamente i ciclisti.

    Per ufo: negozi seri a Trieste non molti dal mio punto di vista. Da costruttore di biciclette ti consiglio Mathitech. Il meccanico è bravo, i commessi giovani che fanno del loro meglio per venirti incontro. Ti direi di portarla nella mia officina, ma sai mi sono stufato del nastro rotto dei miei compaesani e non (cara Gianna non sarai Triestina media ma ti sei adattata molto bene allo stile cittadino e vedo che comunque non hai afferrato il concetto di ciò che cercavo di dirti: pazienza dai sarà per la prossima) e a marzo mi trasferisco in Olanda dove sembra che i problemi sociali siano altri.

    Sono molto d’accordo nel considerare gli automobilisti come dei terroristi: ci state soffocando con i vostri gas di scarico. Io al massimo del danno che vi faccio è farvi girare i coglioni. Purtroppo con il PM10 voi mi fate venire il cancro. Se le regole fossero fatte rispettare non ci sarebbero ciclisti senza luci così come non ci sarebbero macchine in doppia o sulle strisce pedonali. E sia ben chiaro che io sono uno di quelli che si ferma ai semafori, alle zone pedonali scende dalla bici e cerco di sorridere a tutti e sono assolutamente a favore del rispetto delle regole.

    Sul fatto che San Francisco sia più per bici rispetto a Trieste, non è che sia una questione piovuta dal cielo. Qualcuno, forse, dico forse, avrà intelligentemente pensato che forse aveva una sua utilità. Ma in un paese dove vedi le sentinelle in piedi e family day, non è che ti puoi aspettare chissà che…

    Sul fatto che Trieste sia una città signorile, colta ed educata, anche qui mi sento di esprimere il mio dissenso. Basta fare qualche ora di treno per rendersi conto di quanto la gente triestina sia musona e molto spesso anche maleducata. Dai su, amo Trieste perchè ci sono nato ma non nascondiamoci dietro un paravento: ci sono pure le vignette sulla cortesia dei commessi triestini. Serve che le citi? Trieste ha certamente avuto un grande e glorioso passato, ma il presente è degradante. E se vi da fastidio sentirvelo dire, mi spiace tanto per voi. Ma io che sono un giovane che si trova davanti una situazione agghiacciante e -si- sono costretto ad emigrare perchè la generazione precedente alla mia mi ha lasciato in eredità uno schifo, vi assicuro che mi fa molto più girare le scatole di quanto a voi non provochi risentimento la presenza dei ciclisti nelle zone pedonali.

    Io capisco le opinioni diverse e le rispetto se sensate e se ci sono le condizioni per scambiare un’idea, un’opinione, un’esperienza. Il confronto qui non esiste. Qui si argomenta demonizzando comportamenti sociali che nei paesi sviluppati sono promossi (non mi sto riferendo a fare quello che si vuole con la bici). Scambio di opinioni costruttive che purtroppo accade in maniera sempre più rara. Tutti dite di camminare in centro eppure nessuno che si sia reso conto delle macchine a tutta forza nelle strade strette o della qualità dell’aria o dei numeri dell’incidenza del cancro alle vie respiratorie record. O della banale difficoltà di attraversare le strisce pedonali senza rischiare la pelle ogni volta. Poi metti il naso fuori dall’Italia e ti sembra di essere in un film di fantascienza.

    So che state pensando che sono pazzo. Tra vent’anni vedremo com’è andata e ce la racconteremo.

  21. gianna

    @20: infatti ho parlato al passato: Trieste ERA una città colta raffinata elegante signorile allegra rispettosa e pulita. Non è più niente di tutto questo, se la si guarda con gli occhi disincantati di chi ne osserva il degrado da oltre 40 anni e, bici o non bici, vede l’inesorabile sostituzione di quelle pregevolezze perfette con assolute turpidudini e nefandezze, dai fetidi gas di scarico ai graffitari impuniti, per tacere del deprimente clima che la rende quasi sempre noiosa e triste.

  22. Fiora

    @20
    apre davvero il cuore il fervorino denigratorio del mio Paese e della mia città.
    Mai pensato di vivere nel più bello dei mondi possibili.
    Però io non sono per il piove governo ladro , né per atteggiarmi alla savonarola de noantri come leggo in questo fluviale post.
    Apprezzo la piccola concreta battaglia di un Mauro Tinta più che i proclami a base di aria fritta e inquinata, “scoperte” sulla scontrosa grazia patòca e consimili blabla lapalissianamente argomentando.
    Madamino il catalogo è questo. Si fa quel che si può. quanto a te se s. Francisco o l Olanda ti risultano più a tua misura…pedala!

  23. Fiora

    …un ciclista educato e sorridente, dici? da come ti scagli m’ingeneri forti dubbi.
    sia quel che sia, in questa “invivibbbbile” città che è la mia, ce ne sarà uno in meno! 😉

  24. Fiora

    “il problema di Trieste sono decisamente i ciclisti” provi ad ironizzare.
    quale la chiave di lettura? con tutti i problemi che ci sono… oppure più sottilmente: i ciclisti sono un problema per una città così retrograda e chiusa?
    I ciclisti diventano un problema quando fanno gli integralisti e si mettono a catechizzare. così i vegani e così i baciapile.
    …così gli islamici? azz. mi è scappata!
    Templari di qualsiasi sorta ? brr. no grazie!

  25. Fiora

    #22
    Mauro Tinta, per te come Carneade per don Abbondio?
    Ti suggerisco il thread “via Corridoni e via Leghissa ,due vie dimenticate da tutti”.
    Non sarà la poetica delle tre vie di Saba, ma è una prosa accorata.
    Non so se Mauro si sposti in bici, ma per me “indiferente”.

  26. gianna

    La battaglia concreta e tosta di certuni per Via Corridoni potrebbe essere un primo simbolico passo per far ritrovare a Trieste quello che ha perso, venduto e svenduto. Nel “Catalogo” Leporello potrebbe così depennare le 1003 attuali voci ripristinando quelle di prima. Che, se non la rendevano il migliore dei mondi possibili poco ci mancava. Per esempio, come nel ‘paniere’ Istat, potrebbe uscire la vendita al dettaglio di abbigliamento e chincaglieria esotico multicolore in zone urbane a ciò quantomeno estranee e potrebbe rientrare, per dirne una, che ne so, poniamo, un’edicola. Ma, come sappiamo “è la globalizzazione, bambola”. Perciò, così come tutto il resto, incluse le corsie ciclabili ignorate, o così o così.

  27. Giulio

    Cara Fiora, del madamino darai a qualcun altro! Pedalo via da qui con grande piacere. Non ti preoccupare per me, me la caverò. 😉
    Io non sono un Savonarola, penso di aver spiegato abbastanza bene il fastidio che provo a vedere morire la mia città mentre nessuno fa niente ed il momento storico particolarmente complicato per noi giovani è piuttosto grave. Ma si, perchè preoccuparsi? Facciamo spallucce e diciamoci che andrà tutto bene. Io non sono fatto così, ho i miei difetti (tanti certamente) ma non sono uno che se ne sta con le mani in mano. E che ci crediate o no in bici e anche a piedi ho un sorriso per tutti.

    Siete voi che mi fate incazzare, ma poi in realtà mi passa subito. Per fortuna ho cose più importanti e più belle a cui pensare. Purtroppo -Fiora- non mi conosci, ma ti assicuro che è così. Non sono un cugno, non sono un profeta, ho solo l’idea di stare bene e vivere in un posto che mi garantisca un futuro decente. Sto chiedendo troppo?
    In ogni caso, per chiudere (anche perchè poi non finiamo più e ormai mi pare che non c’è molto da aggiungere), constato con piacere che a voi lo status quo in un certo senso va bene. Eh bon ah…contenti voi contenti tutti, come si suol dire.

    Consiglio a tutti un libro che si chiama “City Cycling” di J. Pucher e R. Buehler edito da MIT Press. E’ in inglese ma raccoglie un bel po’ di dati e statistiche che fanno pensare. Se avete occasione dategli un’occhiata.
    Tanti cari saluti!

  28. dispiace un po’ che quando si parla di bici si passa subito al classico:
    -sì ma i ciclisti non rispettano ecc..
    -sì ma neanche gli automobilisti ecc..
    e zo l’elenco inutile delle reciproche nefandezze. non partecipo a questa discussione, sorry.
    ci son già le multe per chi va in bici di sera senza luci, come per chi parcheggia sulla corsia dei bus in via carducci, ecc…

    commento invece il pensiero di Gianna:
    “Trieste fino a prova contraria non ha né tradizione né cultura della bicicletta mentre per esempio San Francisco o Lugo di Romagna sì.
    Possiamo anche imporgliela per far felici i neociclisti, tanto ormai questa città vive solo di imposizioni, impotente e asservita a chiunque.”

    ecco, questo è proprio ciò che questa rubrica vuole lasciarsi indietro. nessuno dei protagonisti ha ricevuto dal dottore l’imposizione di usare la bici. evidentemente c’è una nuova necessità, chi per salute, chi per ideologia, chi per far prima, chi per sparagnar.
    sta di fatto che l’uso della bici è in forte aumento, poco de far, e questo cambio di cultura e tradizione va digerito. in questo i ritmi triestini sono sempre stati lentissimi e resistenti al cambiamento quasi quanto un scoio sbisigà col cuciarin de plastica.
    ma prima ci si abitua, prima ci si capisce reciprocamente, prima si convive più felicemente.
    io preferisco vivere in una città in cui chi può usa la bici, chi può i mezzi pubblici, e non che ci ritroviamo tutti in auto (uso anch’io l’auto) incugnai nel traffico a lamentarci e nasar spuze reciproche (la propria auto non spuza mai e non genera mai traffico 😉 ).

  29. Fiora

    @27
    Caro Giulio se adattare in tuo onore lo stranoto ( evidentemente non a te!) “madamina il catalogo è questo” (Mozart), ti ha fatto equivocando imbufalire, sarebbe stato inimmaginabile un seguito di diversa caratura . Continua dunque a pedalare col tuo paraocchi che vorresti attribuire al prossimo ….io mi tengo la mia vw. up!

  30. Fiora

    @28
    Altra pacatezza, altra equidistanza…altro piglio.
    e ovviamente no se pol che sotoscriver, Diego.
    Però, seriamente parlando, varda che i vojo (pedalar) e no posso people, come go spesso confessà mi e quei che in bus ghe vien de vomitar dopo do’ fermate,( mio ulteriore handicap. O a pìe o con l’auto, ma solo se guido mi ) ghe ne xè ,eh?! saremo una minoranza ma chiedo empatia . Disposta a restituirla!

  31. Fiora

    e queli-coi-cani? e queli -che -abitano- lontano-dale-boteghe-magnative e -si devono-rucare- le borse-che se se le dismetigano a casa è pezo il tacòn ch’el buso coi-sacheti-bio-degradabili-che -si-spacano-ogni -dò-x-tre?
    hai voglia a pedalare,hai voglia a usare il bus, hai voglia (poca!) a scarpinare in situazioni così!
    Empatia al netto di fondamentalismi, come mi pare la veda Diego Manna.

  32. @20 Giulio :
    Me la sono letta tutta, commenti compresi, prima di decidermi a scrivere..
    Anche per non intervenire sempre in veste ANTI ciclisti..
    Sono un Motociclista da quando, a 14 anni, ho smesso la bici da corsa Carraro x sostituirla con un 50ino col fumo azzurrognolo allo scarico.
    Crescendo e x necessità familiari son passato anche da automobilista a fuoristradista.. quindi penso di essere nella top ten dei più odiati dai taleban/ciclisti…
    Eppure fuori da Trieste giro spesso e volentirei in bici tra altri che la usano come mezzo di locomozione.
    Forse è questa normalità che a Trieste manca… A Livorno, Genova, Ravenna la bici è un semplicissimo mezzo di locomozione, con le sue luci ed i catarifrangenti previsti dal CdS. Non è che xkè vai in bici stai dimostrando contro il mondo.. ti stai semplicemente spostando per i cavoli tuoi con il mezzo che hai a disposizione.. migliore e più comodo dei mezzi pubblici, più veloce dei piedi…
    Quando anche a Trieste entrerà questa idea di normalità ne sarò felice. Vuol dire che un pochino saremo cresciuti.
    Quando finalmente vedrò i tubi o i caramba finalmente stangare quelli che girano convinti di essere al Giro, senza luci e senza catarifrangenti o ancora peggio ingruppati e non in fila indiana A DESTRA!!! sarò finalmente felice per questa ritrovata civiltà.

    P.S.: Parli di trasferirti in Olanda.
    Ci ho lavorato ed ovviamente anche là giravo in bici….
    A chiosa posso dirti che son stato fermato in malo modo dalla polizia poichè mi ero permesso di entrare un’area pedonale a cavallo della bici!! Son riuscito a schivare i 100€ di multa ma non la lavata di capo….
    La normalità che vorrei a Trieste è quella: un comportamento per noi comune ma palesemente contro il CdS represso duramente…
    Prova là a viaggiare sul marciapiede o a girare in due affiancati chiacchierando su una provinciale e poi ne parliamo………………

  33. Ciano

    @32

    Tutto giusto quello che dici. Però io la vedo anche in funzione di priorità e di contesto. Davvero a Trieste il problema sono i ciclisti che non rispettano le regole piuttosto che un’invasione di automobili?
    Io sono un pedone e automobilista e credo sia allucinante non aver spazio di poter incrociare un altro pedone (esempio: via San Michele, via Commerciale, ecc. ecc.) perché il marciapiede è troppo stretto e devo stare attento a non essere investito perché dalle 7 alle 11 di ogni mattina decine e decine di automobilisti mi sfrecciano a 60-70 km/h in zona urbana… e mollano l’auto alle fermate della 24 e suonano il clacson come ossessi…

  34. Fiora

    Bene ha scritto Diego Manna al post 28. E penso anch’io che il titolo della discussione dovrebbe improntare gli interventi.”il problema sono Triestini”. Ognuno di noi ha stilato la compilation delle nefandezze della categoria “avversa”, taluni (io!) con penosi tentativi di essere equidistante…sì i ciclisti, ma pure la mia categoria mista gli automobilpedoni eccecc. ma non è questo il tema.
    Il nocciolo è l ‘evoluzione , la conversione ormai sotto agli occhi di tutti. Ne consegue l’esigenza di trovare una forma di convivenza non belligerante.
    …perché,come ho già rilevato, non sta accadendo lo stesso con gli immigrati? con la differenza che se gli immigrati arrivano digiuni della Costituzione i convertiti al ciclismo, quasi sempre automobilisti pentiti o semipentiti non sono digiuni del codice della strada né inconsapevoli delle difficoltà a destreggiarsi nel traffico sulle quattro ruote.
    Pertanto rispetto ed accettazione reciproca,lasciando possibilmente a casa frustrazioni ,esibizionismi e pulsioni che nulla hanno a che fare con l’attività del percorrere il pubblico suolo e negativamente influiscono sulla condotta di chi guida e di chi pedala.

  35. Fiora

    quando insisto sull’empatia è perché on the road la vivo sulla mia pelle… Mettersi nei panni degli altri, proprio in concreto è secondo me la chiave di volta.
    Rinunciato a farlo con la bici per ormai conclamata incompatibilità fisica, mi sto invece convertendo alla lunga percorrenza a piedi.
    Beh, tanto per esemplificare sto sperimentando quotidianamente l’autentico terrore di venir travolta sulle strisce pedonali, la gratitudine espressa verbalmente quando possibile o a gesti quasi fosse un favore ai rarissimi (di norma stranieri)che si fermano a rispettare un mio diritto.
    Confesso. In passato neanch’io al volante ero rispettosa di questa fondamentale norma.
    M’è bastato mettermi un po’ più frequentemente e a lungo nell’altro ruolo.

  36. Fiora

    per mia “incompatibilità fisica” non intendo qualche disabilità…per quanto l’assoluta assenza di senso dell’equilibrio e coordinazione potrebbe esserlo 😉

  37. bonalama

    la validità dei biglietti bus va portata a un’ora e mezza!!! non c’entra con le bici, ma coi trasporti, di cui le bici sono un sottoinsieme) SI’

  38. Sandro

    Se vogliamo migliorare la mobilità e la vivibilità di questa città dobbiamo avere una visione di cosa vorremmo che fosse tra 20 o 40 anni e cominciare ad investire oggi in quella direzione.
    Al giorno d’oggi è normale per chiunque spendere ogni anno migliaia di euro per muoversi in auto o in motorino (acquisto, manutenzione, carburante, tasse, assicurazione, parcheggi, posto auto, multe ..)
    Se pensiamo che la bici sia un mezzo ecologico, veloce, sostenibile e che ci fa muovere il popoci, dobbiamo cominciare ad investire, e sarà sufficiente molto meno di un decimo di quella spesa per avere grossi risultati.

    Per darvi un’ordine di grandezza Olanda, Danimarca e Lussemburgo spendono dai 5 ai 10 Euro procapite all’anno nella ciclabilità. Il governo italiano l’anno scorso ha stanziato 3 milioni di euro .. il conto è presto fatto: 5 centesimi di euro a testa all’anno.

    Se vorremo farlo lo faremo per i nostri figli chiaramente, che saranno i cittadini di domani, chi ha più di 15 anni e non sa già andare in bici con naturalezza difficilmente riuscirà a diventare un ciclista urbano.

    Su cosa investire è presto detto: sicuramente su una bici di buona qualità e della giusta misura, sul sapere andarci (ci sono Maestri che insegnano anche questo) e sulla manutenzione periodica.

    Se invece pensiamo che non cambierà mai niente beh.. almeno non diamo fastidio e non facciamo perder tempo a chi ci stà provando.
    Grazie

  39. Fiora

    @di metter38
    se non fosse per il finalino il tuo post sarebbe da incorniciare, Sandro.
    Mi disturba il finalino per la sufficienza che ostenti nei confronti di chi non sappia o non ne voglia sapere di mettersi a pedalare.
    Personalmente penso che molto possa e debba cambiare per migliorare la circolazione, ma sentirmi coartata nel mio libero arbitrio e considerata una che “fa perder tempo a chi ci sta provando” se non esprimo tutto sto entusiasmo,ottiene un effetto controproducente e un rinnovarsi di un’ autentica avversione vs. il mezzo e “i Maestri che insegnano ANCHE (???) questo”.
    Sai com’è, troppe lezioncine….

  40. Sandro

    Hai ragione Fiora, dico sempre che dare lezioni gratis è profondamente sbagliato, ma ci ricasco sempre.

  41. bonalama

    olanda: la tremenda salita di Spuistraat, aaaargh, Copenhagen: beh il ponte pedoni E ciclisti è un po’ impervio…. e il Kastellet INACCESSIBILE. Follow me: biglietto dell’autobus valido un’ora e mezza!!!!

  42. Kaiokasin

    #38 “chi ha più di 15 anni e non sa già andare in bici con naturalezza difficilmente riuscirà a diventare un ciclista urbano”.
    Da piccolo pretendevano di farmi imparare ad andare in bici su una graziella per me altissima. Non ho imparato e mi sono tenuto alla larga dalla bici per una 30ina d’anni. Adesso la uso per andare al lavoro e qualche volta nel fine settimana per qualche breve gitarella e nel traffico di TS me la cavo discretamente. Mai dire mai!

  43. Fiora

    @42
    ” chi ha più di quindici anni è non sa già andare in bici con naturalezza….” INFATTI! sob! 🙁 per i quindici anni ormai remoti e per la mai acquisita naturalezza.
    A me è accaduto l’opposto di K.k. Figlia unica di genitori apprensivi e con l’aggravante di passare i mesi invernali a studiare dalle suore mi è stata negata quest’opportunità e anche il suo prosieguo scontato,il motorino, con il miraggio della patente appena hai l’età.
    E’ andata così. negli anni ci ho provato a pedalare nei campeggi , azzoppando morosi e soggetti assimilati, finché mi sono arresa.
    con l’auto, a piedi e in autobus, ma se proprio devo a causa degli attacchi di nausea. Mai seduta alla rovescia, io!
    Un piccolo inciso, giacché gli animi si sono rasserenati. E i cani? tutti i proprietari a pedalare con vezzosi cestini porta amico fedele? e quelli di grossa taglia? non vorremo mica suggerire la pratica idiota e crudele di farli correre al seguito? lui ci seguirebbe ad oltranza, fino a schiattare ed a differenza dei maratoneti della domenica (altra recente iattura!) sprovvisto di aggeggi atti a misurarne lo sforzo…
    E’ un impedimento non trascurabile e per molti, a fronte della densità della popolazione canina in città. Gli hanno aperto le porte dei supermercati,vorremmo precludergli sul pratico di accompagnare i proprietari ciclisti?

  44. erika

    ma io mi chiedo, ma perché mai uno qualsiasi deve venire a dirmi per che uso é la mia cittá. se non riuscite a fare 4 salite su due ruote mentre altri ci riescono é perché siete delle schiappe o avete il culo pesante. Se per voi non ci fosse il bus, Trieste non sarebbe neanche per schiappe! 😀 (mi includo tra le schiappe dato che non sempre riesco a tornare a casa in bici) Credo che la cittá (fatta di luoghi e persone) sia per tutti quelli che la vivono e la rispettano e dovrebbe avere un occhio di riguardo per quelli che la rispettano di più.

  45. erika

    (oltre che per gli utenti più deboli)

  46. Gianni Bua

    Per quel che vale, riporto esperienza personale. Sabato, via Battisti – ultima fermata prima di via Carducci – appena sceso da autobus sfiorato da famiglia su marciapiede (Padre/madre/figlia) che pedalavano allegramente su marciapiede. Al semaforo (rosso) sono andati allegramente verso via Carducci provocando una inchidatura di auto che aveva il verde. Domenica via XXsettembre, una decina di fighetti con magliette ultrafirmate in mezzo al Viale da circa Largo Volontari Giuliani verso il centro. Lunedì viale raffaello sanzio altri 5/6 appaiati con codazzo di autobus al seguito; vi risparmio i commenti del conducente del 6…
    lo so, la madre degli automobilisti/motociclisti/ciclisti è sempre incinta (parti plurigemellari) ma
    o si fanno piste UNICAMENTE ciclabili (dove? ) oppure NO SE POL .
    Servus, Gb

  47. Davide

    ah, sè sempre bel veder che la madre del NO SE POL sè sempre incinta.
    auguri trieste!

  48. Fiora

    @44
    “spiritosa” erika, se per “utenti più deboli ” intendi i ciclisti, permettimi di dissentire. All’insegna dell’unione fa la forza, vi state e ci state teorizzando addosso con una veemenza pari ai” forti” comportamenti in strada.
    L’utente più debole per definizione è il pedone è piuttosto palese.
    Quanto al calibro del posteriore (culo mi pesa come termine, più che la parte anatomica che designa) che dovrebbe per il peso ostare all’uso della bici, ti assicuro che il mio è di media cilindrata e che mi consente ogni altra pratica,tango incluso.
    Di come tonificare il suddetto, se con la pratica della bici o di altre attività, libera scelta la tua e pure la mia, in un paese (chissà se) libero!

  49. gianna

    @46 Ecco la risposta a chi si chiedeva, alcuni post orsono, in quale maniera i ciclisti potrebbero mai ostacolare la circolazione dei mezzi pubblici. Sul resto, meglio sorvolare, gli esempi si commentano da soli. Ps: anche andare a piedi può essere una trovata alternativa a bus, auto, moto, bici. Non ci sono ‘periferiche’ dannose o urticanti di nessun tipo, andando a piedi; semmai li si subiscono, i danni, da parte di chi usa un mezzo quale esso sia. Mi si dirà, ma quanti possono permettersi oggi, anche volendo, una vita a piedi nel quotidiano? e pure questo è ragionato: è un lusso, a ben vedere.

  50. erika

    @44 Fiora, si anche per mi gli utenti più deboli parti dai pedoni (con eccezzioni del caso: tipo, se son pedon so che xe pericoloso butarme improvvisamente in strada sule striche se xe un cassonetto dele scovaze che impedissi al motorin de vedeme e de frenar).

  51. Gianni Bua

    @ Gianna, 49..
    Abito a San Giovanni, come avrai capito, e quasi regolarmente vado in centro a piedi (escluse giornate meteoricamente ….avverse). Mi faccio i miei 5000 passi (c0nsigliato da tutti i medici) ed
    onestamente non mi pesano. Mi pesano gli incivili – a piedi/in bicicletta/motorino/auto – ma a parte comperare un kalasnicov non posso difendermi. In paesi di alt(r)a educazione,ed ho girato tutta l’europa, sulle piste ciclabili i pedoni NON mettono piede, perchè sanno che se vengono investiti hanno torto e si beccano in più la multa.

    @ 47,Davide… il NO SE Pol è incinto di quelli che ragionano con le parti basse del corpo umano,
    non da quelli che guardano orografia e larghezza delle strade della nostra Trieste. Spero che Sara non mi banni per queste considerazioni……

    Servus, Gb

  52. erika

    Comunque ribadisso, dir che trieste no xe per bici xe un non-senso arrogante. Capisso se un me disi: mi no ghe la fazo ad andar in bici a Trieste. Ghe sta.
    Trieste xe una cittá normale, che come tante altre ga saliscendi e strade che dovessi esser condivise da tutti i mezzi che pol ufficialmente star in strada. El problema de Trieste xe tuti quei che te vien a dir come te devi moverte e per cossa xe o no xe la cittá. Non esisti che un vien a sindacar per chi e per cossa xe la cittá in base alle sue capacitá. L’idea xe de dar la possibilitá a tutti de moverse aumentando i gradi de libertá de movimento, che vol dir migliorar la vita. Perché mi voio poder sceglier se spostarme in auto, in vespa, in bici o a pie sentindome sicura in tutti i miei stati de utente della strada. Una cittá xe per el cittadin e al cittadin se devi adattar. Se ga adattado ai cittadini con auto. Adesso se devi adattar alla flessibilitá dei spostamenti perché le vite xe più dinamiche perché xe cambiadi i tempi. E allora mi, cittadina de sti tempi, go bisogno de poder scender in bici, meterla sul bus, lassarla in cittá, camminar in centro, carigarla sull’auto, guidar a casa, cior el vespin…podessimo ragionar su mille combinazioni possibili de spostamenti adatti a tutti, inveze no, noi semo ancora a zercar de classificar per cossa xe una cittá de cui semo utenti spesso solo a metá. Ma ve prego, dei.

  53. ufo

    Ustia quanta isteria per quei quatro biciclisti che ghe xe in giro. Come se el 69% de pensionadi che ghe xe in sta cità i gavessi chissa che gran furia de andar chissa dove pò.
    E se inveze fazessimo un altra roba de alta atrazion turistica? Questa xe l’idea: vietemo de girar per cità con qualsiasi mezo mecanico! Via auto, vespini, bici, filovie, tasametri, freccerosse, arioplani, motocarri, tuto quel che xe metallico: unico mezo per moverse i quadrupedi, rigorosamente vivi e tratadi ben come che se devi. Per i cavai podessi eser qualche problema, che i me disi che come te ga un subito te devi spiegarghe ala finanza perché e percome e con quai, ma de mussi in sta metropoli sicuro che no ghe xe carestia… Prolunghemo viale Ipodromo de dove che’l finissi desso e lo femo rivar fin el bivio de Miramar, rimetemo in funzion tute le fontane che iera in via Setefontane e in tele altre vie cussì che i mussi possi bever, e tuti i spaceti de Servola fin Rojan i gaverà de gaver davanti una stanga dove che ligar le bestie, e se volemo strafar anca le dopie porte a susta come i saloon. Podemo far un ecezion per tram de Opcina, che xe zente che vien de fora solo per vederlo (magari anca per farghe un giro, ma xe sempre roto) – ma pensè quanti turisti vignissi veder una cità ritornada in sella. Come che i veneziani i ga le gondole ambulanza e le gondole dei pompieri, e i turisti xe come mati per ste robe magari finte, noialtri podessimo gaver le caroze dela crose rossa col lampegiante blu e i pony espresso col scatolon de drio per le pizze de portarghe a casa, la guardia del radicio col mus piturà de blu e l’antena dela radio, e per le robe pesanti el caro de legno coi buoi.
    Unico pecà xe per el rassodamento dei parsuti, che personalmente aprezo e aprovo per motivi solamente filosofici, ma no se pol gaver tuto. O se pol?

  54. Fiora

    @ufo
    orpo ,sto ” buoi” no me sona triestin…e me ga creà un to be or not to be pezo che auti o bici.
    Gnente, bisonia ripiegar su “manzi”.
    A mia volta, per motivi meno filosofici ma pitosto autopromozionali “aprezo e aprovo el rassodamento dei persuti” e con deta finalità me prodigo in svariate atività a compensazion del mio handicap vs ciclismo.

  55. Gianni Bua

    @ 53, Ufo….
    Mega idea!!!!
    In più, pensa quanto ludame (sano ed ecologico) per riconcimar el povero Parco de Miramar….

    Servus, Gb

  56. Fiora

    @55
    Miramar , Gianni? ah, go un spin nel cuor per quel parco de sogno butà al… porco!
    se i lo refa, a imitazion de quei che per grazia ricevuta se fa el camin de Santiago de Compostela in zenocio, mi me fazo Barcola- Miramar …in triciclo.

  57. Gianni Bua

    @ 56….
    No per dir, ma poco più su te gavevi dito che tra ti e i velocipedi…xe gap Kulurale!!
    Poso sugerir un penta/esa cipedo ?????

    Bisou, Gianni

  58. Fiora

    @57
    Se i giusta el parco del nostro Miramar fazevo un fioreto x grazia ricevuda, no?!
    do’ riode me xè off limits e cussì ripiegavo su tre

  59. bibliotopa

    Patente e auto li go de ormai mezzo secolo, e l’auto no la dopro quasi più. Solo certe volte de sera ( co no xe più bus) o per portar roba ingombrante al deposito scovazze, de domenica ( che i bus ga orari rarissimi) verso el Carso.. me movo a pie fin che posso che me ga dito el medico che fa ben ala salute, coi bus che in setimana xe bastanza frequenti e go una bici.. che volessi doprar ma no oso ancora per el teror de vegnir butada soto de un auto! o ciapada nela corente de aria che fa un bus a tuta velocità..
    vedo sempre più bici in giro, tanti che la dopra come mezzo de trasporto e po tanti inveze che se barda come al Giro d’Italia, quei xe sopratuto de domenica in Costiera, che me domando sempre dove che i va, ma credo che quei va “per andar in bici” indiferentemente dove.
    Speto piste riservade ai ciclisti o magari cola bela stagion qualche giro in zona pedonal, andando pian pianin, penso propio che me buterò. Più che viagio in Europa e più vedo zone pedonali in aumento , ciclisti sempre più, agevolazioni per lori…
    a Vienna le piste ciclabili sui marciapie xe tante e de star atenti perchè i va svelti: tanti triestini se senti austriaci per inalberar la galina a do teste e meterse el dirndl, ma per el resto i xe italiani in machina

  60. Furio

    A Berlino in dicembre go visto mezzi pubblici efficienti, e per el resto più bici che auti, signori eleganti che andava al lavoro la mattina smontando della metropolitana col monopattino, e guai camminar sulle piste ciclabili. Xe de dir che là xe tutto lisso, ma a Trieste mi son andà per venti anni a lavorar in bici, senza esser Pantani, solo ris’ciando de vegnir mazzà ogni tanto da quei che verzi la portiera senza guardar.

  61. gianna

    @59 solo per ringraziare dell’esilarante frase finale. MERAVIGLIOSA. Come non adorarvi, a dispetto di tutto? (ps. 1 pista ciclabile come sappiamo esiste ma nessun ciclista la solca, semmai talvolta qualche pedone per difendersi dagli slalomisti su due ruote che popolano la passeggiata barcolana)

  62. erika

    @61 Gianna, la pista ciclabile di Barcola è ad un solo senso di marcia (verso Miramare). Prova a chiedere ai vigili e ti risponderanno che sulla passeggiata barcolana tollerano le bici (purchè siano prudenti) -legge non scritta- proprio perché non c’è una pista ciclabile con senso di marcia verso la città. Secondo loro una bici sulla passeggiata è meno “problematica” di una bici in strada.
    Andando verso Trieste si dovrebbe pedalare in strada, dove purtroppo c’è un evidente problema di condivisione degli spazi con gli automobilisti. Io in genere vado in strada pedalando verso Trieste, e non conto le volte che mi sono state aperte portiere in faccia, mi è stato toccato il manubrio durante un sorpasso molto vicino, e ho dovuto frenare all’improvviso perché un automobilista ha svoltato senza preoccuparsi di me che proseguivo dritta in bici. Per una questione di sicurezza (per essere visibile e considerata), non posso permettermi di essere gentile pedalando a lato della strada, ma devo pedalare un po’ più in mezzo (mio diritto) proprio per evitare portiere e far notare la mia presenza agli altri utenti della strada.

  63. gianna

    @62. Capisco. Io comunque penso che una pista ciclabile a senso unico sia un concetto avulso da ogni plausibile realtà, ma posso sbagliarmi poiché come mezzi di locomozione conosco solo i miei piedi e i mezzi pubblici. Ad ogni modo, quella pista ciclabile viene sovranamente ignorata dai ciclisti anche nell’unico senso previsto. Mentre il lungomare barcolano e i marciapiedi urbani no, con il beneplacito delle autorità preposte alla mobilità cittadina, le quali probabilmente si muovono in elicottero o in mongolfiera.

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