27 novembre 2015

Guerra con l’Isis: le conseguenze per Trieste e Carso

el sunto Chi è colpa del suo mal, non pianga sé stesso, né i profughi. Idee pratiche e meno pratiche sul futuro che ci spetta nel tempo della Crisi

Passato lo shock dell’attacco a Parigi, in piena Europa, al cuore del nostro stile di vita, una delle domande da porci è: ok, ma in pratica, quale saranno le conseguenze per chi vive nel nostro luogo? Cosa cambia con la guerra con l’Isis, per chi vive tra Trieste e in Carso?

Ricordiamo il contesto che il futuro ci riserva, con un po’ di coraggio a guardarlo qua da noi, due settimane dopo gli attacchi a Parigi.

Lumini sul Ponte Curto a TriesteDa qua a 5 anni le risorse economiche circolanti diminuiranno ancora, con la disoccupazione e la povertà a livelli che non abbiamo mai visto. Già oggi il divario tra ricchi e poveri in Italia è vergognoso (un 60% della popolazione si accontenta del 17,4% della ricchezza e un altro 20% degli italiani detiene il 61,6%, dati Ocse 2015). Nel frattempo ci saranno crescenti spinte alla frontiera europea (croata, slovenia, italiana) di profughi di guerra. Altri attentati jihadisti accadranno in Europa e nel resto del mondo. Europei, americani ed israeliani dovranno scegliere se continuare ad alimentarli, scatenando ancora violenza militare e sopraffazione economica.

Quello che mi interessa di più e l’incrocio tra questo futuro globale e il nostro ruolo locale, come individui e comunità. Qua arriviamo noi, cioè qua possiamo incidere.

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PAPA’, IL SISTEMA SI E’ ROTTO, AIUTO!
Sei certo che sarai precario a vita? Che non avrai una pensione? Che il tuo potere d’acquisto presto sarà simile a quello della classe media indiana e cinese? Vedi sulla tua pelle ogni giorno i risultati del cambiamento climatico? Orde di profughi arrivano a Trieste in Carso in fuga dalle guerre scatenate dai tuoi governi per il petrolio? Hai paura che una bomba faccia esplodere pezzi di città e di umani?
Sì, il sistema si è rotto.
Papà non ha una soluzione che ti fa svoltare (papà = il governo, il Sindaco, gli altri partiti politici, il sistema).
E allora ti caghi sotto. E ti arrabbi. E stai male.

2
IL VORTICE DI RABBIA E PAURA PER IL VUOTO CRESCENTE
Non solo dobbiamo affrontare una crescente instabilità psico-emotiva, di noi stessi e di chi è attorno.
Nel vortice emotivo, ci viene proposta una scorciatoia cioè quella di prendercela con i primi che capitano (letteralmente). Il partito LN e anche il candidato Sindaco a Trieste di LN sono un esempio vivente ed attuale dell’utilizzo delle nostre rabbia e paura create da crisi e guerra. LN indirizza questi sentimenti verso i profughi e “i diversi”, come capro espiatorio della nostra povertà crescente, della nostra instabilità.
Lumini sul Ponte curtoNegli ultimi 73 commenti (status) pubblicati su Facebook, il candidato Sindaco di questo partito a Trieste ha trattato temi riguardanti concretamente l’economia e il benessere di Trieste e Carso solo 9 volte. Le altre 64 volte i temi toccati dal tal candidato erano i profughi, l’islam, la criminalità, la politica nazionale ed estera (dati raccolti dal 5 novembre al 27 novembre).

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RIUSCIRE AD AFFRONTARE CONCRETAMENTE LE NOSTRE EMOZIONI
A meno che non vogliamo scaricare paure, rabbie e colpe su musulmani e profughi, è chiaro come le risposte alla guerra, alla crisi e al nostro malessere non arriveranno da nessuno se non da noi stessi. Quanto vogliamo modificare la nostra relazione personale e collettiva col mondo? Dalle risposte a questa domanda, dipende il nostro futuro. Il vuoto crescente creato da un mondo in frantumi, ci lascia di fronte allo specchio.

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CHI E’ COLPA DEL SUO MAL, NON PIANGA SE’ STESSO, NE’ I PROFUGHI
Dove ritroviamo il benessere? Nei soldi, che non ci saranno più? Possiamo ancora puntare la nostra ricerca della felicità su uno stile di vita basato sull’economia del petrolio (consumi a manetta in ogni settore, utilizzo di benzina come se piovesse, dominio della grande distribuzione)? Ci possiamo adagiare sull’individualismo che ha portato alla desertificazione di organizzazioni collettive stabili e utili a contenere il declino?
Possiamo rispondere sì a tutte queste domande, dare la colpa ai profughi di tutto e  consegnare ai governi nazionali ed europeo una cambiale in bianco per continuare a sostenere guerre utili a rifornire il sistema stabilmente di petrolio.

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FORMAZIONE DAL BASSO PER UNA SOCIETA’ SOSTENIBILE
Non è un caso che stiano dilagando corsi di formazione creati dal basso per rispondere al vuoto crescente. E’ un vuoto che viene riempito da questi corsi, è un riempimento che porta alla Transizione. Nella Transizione stiamo acquisendo competenze utili nella società del futuro: il recupero del senso del sé e della dimensione emotiva, spirituale, identitaria; il recupero di competenze di relazione sociale; di competenze in campo artigianale, orticolo, enogastronomico, ospitaliero, naturalistico, della gestione della casa; formazione su tecniche di auto-guarigione, in vari campi; dell’approccio ai new media e all’organizzazione di gruppi in campo economico, sociale, culturale (crowdfunding and much more). Probabilmente qualcuno di voi sa anche di corsi più discutibili (corsi di autodifesa e violenza, ecc.).

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L’EMERGERE DELL’INIZIATIVA COLLETTIVA
Sono già emerse in questi anni, anche a Trieste, una serie di iniziative collettive per aiutarci tra di noi. Abbiamo bisogno di queste e ancora di più possiamo lavorare perché ne nascano. Alcuni esempi per il rilancio dell’esperienza collettiva possono essere: spazi di lavoro insieme (già esistono Laby per le mamme e Impact Hub per lo sviluppo di nuove aziende); ‘asili’ organizzati dal basso tra i genitori; orti civici e sociali come nuovi luoghi di socialità nella natura (vedi il lavoro di Urbi et Horti, Slow Food, Joseph…); gruppi di acquisto per spendere i soldi in aziende locali ed etiche.
Nuovi spazi sociali, nuovi beni comuni, una nuova coscienza collettiva e la scomparsa del cash ci porteranno a mettere in discussione il senso socio-economico dello Stato e del Capitalismo. Lo auspico, almeno.

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IL VALORE DELLE STORIE COME COLLANTE SOCIALE
"Imagine" di Lennon suonata al PetrarcaQual è la storia di quel profugo ospitato in Silos? E di quella sessantenne appena licenziata dall’ente pubblico, senza marito e col figlio disoccupato? E di quella famiglia ex-piccolo borghese che ha lauree e Master, che non ce la fa più a reggere il suo stile di vita in centro città? E di quel gruppo di amici triestini under 40, gente che ha visto il mondo tra Erasmus, vacanze e esperienze lavorative, che si è adeguata ad avere contratti ridicoli o in nero e sa già che non avrà una pensione? Se emergeranno queste storie e altre, plasmeranno le relazioni in città. Non possiamo aspettare il quotidiano locale per questo lavoro, ma dipenderà anche da molti di noi, per dargli forma e visibilità.

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ESSER CONVINTONI
Un altro tratto emergente dei prossimi anni è che saranno trainanti nella società i gruppi di chi “xè convintòn”. Che la convinzione profonda sia “gaver le carte”, “buttare giù la kastah”, “far tornar i islamici a casa col camel ” o recuperare un rapporto virtuoso con la terra e la comunità (che è la mia opzione personale), a trainare le scelte sociali saranno di nuovo le emozioni a scapito di numeri e teorie intellettuali. Sta arrivando un romanticismo 2.0 e il sentire, come capita ciclicamente nella Storia, riprenderà potere a scapito della speculazione razionale. Trieste e il Carso potranno scegliere come usare la loro tradizione di terra mista e d’incontro: o per ripudiarla di nuovo scatenando l’odio tra di noi e verso i foresti, o per aprirsi al mondo, realizzando al meglio il nostro Mito fondativo.

BIBLIOGRAFIA CONSIGLIATA SULLA FINE DEL CAPITALISMO DA NOI

«Ancora molte persone non capiscono il vero significato di ‘austerità’. Questa parola non significa otto anni di tagli alla spesa, come nel Regno Unito, e nemmeno la catastrofe sociale imposta alla Grecia. Significa spingere al ribasso i salari e gli standard di vita occidentali per decenni, finché non si saranno allineati con quelli, in crescita, delle classi medie cinesi e indiana». (Paul Mason)

‘Cresce il divario fra ricchi e poveri’. Avvenire
‘Treviso, sempre più grande il divario tra ricchi e poveri’, Vvox.it
‘What ISIS Really Wants’, The Atlantic
Paul Mason, ‘Postcapitalismo’
La rivoluzione dei kmet rossi, #cartadebora

15 commenti a Guerra con l’Isis: le conseguenze per Trieste e Carso

  1. aldo

    Complimenti per come è scritto il post, per il volare alto e per la coerenza interna dell’impostazione. Ma di questa impostazione sono radicalmente critico e provo a dire la mia:

    1. La previsione “da qui a 5 anni le risorse economiche circolanti diminuiranno ancora”, come tutte le previsioni economiche è solo una profezia perchè non sappiamo cosa succederà e anzi al momento il ciclo economico sta lentamente girando in positivo per l’Europa e ancor più per gli Usa – mentre in difficoltà in questa fase sono i paesi emergenti produttori di materie prime – anche se ovviamente questo non dà nessuna garanzia per il futuro. Chi sapesse cosa succederà da qui a 5 anni sarebbe nelle condizioni di diventare ricco con i derivati.

    2. Sul lungo periodo – nel quale siamo tutti morti come diceva Keynes – concordo pienamente con la frase di Paul Mason riportata alla fine. La globalizzazione porta alla tendenza secolare di una lenta convergenza mondiale dei redditi, per cui salgono quelli dei quartieri medio-bassi del mondo – 6 miliardi di persone – con la creazione di un sempre più vasto ceto medio nei paesi emergenti mentre scendono i redditi del ceto medio dei quartieri alti del mondo – 1 miliardo di persone.
    Questo processo costituisce una oggettiva alleanza di interessi tra il capitale globale e gran parte delle popolazioni dei paesi emergenti e di frontiera a scapito di una minoranza del mondo, il ceto medio occidentale che, impoverendosi, come sempre reagisce con il populismo di destra o neneista – nè di destra nè di sinistra – a seconda dei paesi e delle generazioni.

    4. L’impoverimento del ceto medio con una reazione populista dominante di destra e in alcuni casi neneista non porta all’apertura di chissà quale sentiero luminoso in Europa, ma, al contrario, porta verso una situazione in cui quello che poteva sembrare un diversivo – il populismo di destra appunto – rischia di diventare un problema molto più pericoloso del liberismo e della tecnocrazia europea.

    4. L’utopia della sharing economy come superamento dello Stato e del capitalismo somiglia alla precedente utopia, quella della rete. Come internet e ciò che ne è derivato hanno caratterizzato una fase di sviluppo del capitalismo successiva a quella fordista, dove lo Stato è stato svuotato dei suoi poteri da nuove entità regionali e globali, così è ragionevole pensare che la sharing economy sarà parte di un’ulteriore fase del capitalismo perchè a livello globale il tasso di crescita è sempre elevato – si pensi solo che il +3% mondiale previsto per il 2015 e il +3,5% previsto per il 2016 sono considerati “bassi” rispetto alla tendenza di lungo periodo – e quindi il capitalismo ha ancora ampi spazi da sfruttare sia in estensione geografica che in intensità esistenziale sugli individui.

    5. Il recupero del rapporto con la terra e la comunità non mi sembra si sviluppi in senso virtuoso ed aperto, se non in piccoli gruppi, mentre a livello di grandi numeri assume la forma di nuovi identitarismi chiusi , a seconda delle situazioni di tipo nazionalistico, localistico, etnico, ecc., in quanto movimento di reazione al capitalismo liberista globalizzante, non di suo superamento.
    E anche un nuovo romanticismo che fugga dalla ragione lo vedo collegato a questo neo-identitarismo e non consola molto che piccoli gruppi possano usarlo in maniera diversa.

    6. In conclusione, l’idea che stia arrivando un comunitarismo aperto decrescista come soluzione alla crisi europea e in particolare dell’Europa meridionale, quella crisi che si sente anche a Trieste, mi sembra un’idea irrealistica a parte esperienze esistenziali di piccoli gruppi.
    All’orizzonte sociale complessivo c’è un populismo di destra – sperando che sia solo populismo – alimentato dall’impoverimento del ceto medio e collegato con l’ideologia euroasiatica, autoritaria e di difesa dei valori cristiani di Putin, in confronto alla quale quale il liberismo è stato una passeggiata di salute. In campo, la prossima partita si gioca ancora più in difesa di questa cercando di non prendere goal o di prenderne meno possibile, fatti salvi i sempre possibili fuori gioco di piccole esperienze che però non fanno la partita.

  2. volevo solo dire,
    che spetta a te decidere quale sarà il futuro.

  3. dimaco

    Milic i passa la vita a dirne che i fa tuto lori e dopo i vien fora con INA roba che ghe somiglia a un: ciavite?

  4. sfsn

    aldo…
    cossa volessi dir “ideologia euroasiatica”?
    Me ricorda assai le tesi revisioniste de Ernst Nolte, che sostien che el nazismo xe nato come reazion alla “barbarie asiatica” del comunismo…

  5. aldo

    L’ideologia euroasiatica è quella del partito di Putin “Russia Unita” che si collega – anche ideologicamente – con la rete dei populismi di destra europei guidata dal Fronte Nazionale della Le Pen.
    L’ideologia euroasiatica ha come capisaldi il sovranismo nazionale contro la UE, la difesa dei valori cristiani e della famiglia tradizionale come fondamenti della società. Il principale portavoce dell’ideologia euroasiatica è Sergei Glazyev, consigliere di Putin:
    “L’Europa è una civiltà post-cristiana in cui le norme della moralità cristiana e l’etica vengono rigettate. In pratica gli europei hanno messo a fondamento della loro ideologia ciò che noi chiamiamo disintegrazione morale, e che loro chiamano tolleranza. I rapporti tra i sessi, tra genitori e figli: queste sono le fondamenta della vita. Indebolendole, l’Europa si auto-condanna alla rovina, e noi non abbiamo intenzione di prendere parte a questa autodistruzione. Solo negli ultimi 20 anni in Russia c’è stato un ritorno ai valori cristiani….”
    “Lo vediamo nell’esempio dell’Ucraina. Lì vediamo la sovversione dei valori morali cristiani; pretendono che l’Ucraina legalizzi il matrimonio omosessuale, modifichi la giustizia minorile, e altre norme che distruggono la famiglia tradizionale.”
    http://www.controinformazione.info/intervista-al-consigliere-di-putin-sergei-glazyev/

  6. aldo

    Ideologia eurotriestasiatica: da indipendentisti (Tonfa) fondato su facebook il gruppo “Trieste per Putin”

  7. aldo

    Nel tacamaco de “Trieste per Putin” xe anche la galina con do teste zarista

  8. Fiora

    @7
    anche ‘ntela jota va ben de tuto

  9. Fiora

    …carta fa zogo

  10. sfsn

    adesso go capì: ideologia dell’Unione euroasiatica… te ga saltà un toco Unione).
    comunque me par una cazada lo stesso, sopratuto darghe tuto sto valor ale sparade de Glazyev.

  11. LuisaG

    “Piano Kalergi” zerchè e capirè..

  12. aldo

    @sfsn
    No go saltà gnente: l’ideologia euroasiatica – xe lori a ciamarla cussì – no c’entra gnente con l’Unione economica euroasiatica tra alcuni paesi ex Urss.
    L’ideologia euroasiatica, ideata da Aleksander Dughin e adottata da Putin, si riferisce a uno spazio geografico, politico e spirituale che va dall’Atlantico alla Siberia in cui difendere e/o adottare i valori tradizionali di “Dio, patria e famiglia” come terza posizione tra il mondo anglosassone mercatista e quello musulmano della sharia. Su queste basi si svolge la “corrispondenza d’amorosi sensi” tra l’oligarchia putiniana, il suo partito Russia Unita e le destre populiste e anche neofasciste europee, dal Front National francese – già venuto alla luce i finanziamenti russi che riceve – all’Unione Democratica svizzera, dai liberal-nazionali austriaci agli ungheresi di Jobbik, dal Partito Radicale serbo ai bulgari di Ataka, dalla Lega Nord a Fratelli d’Italia, ecc. ecc.
    Glazyev non fa “sparade” perchè è consigliere di Putin e punto di riferimento intellettuale dell’oligarchia che sostien Putin, ma il punto ovviamente non è lui, ma chi gli sta dietro in termini di interessi e progetto politico.

  13. John Remada

    Oggi sul Piccolo de Gorizia segnalazioni, ho scritto un saggio sull’ideologia “buonista” e derivati.

  14. giampaolo lonzar

    Circa le Macroeconomie : Non ho titoli accademici per fare un forum ! solo vita pratica ! Nella mia azienda per sopravvivere negli ultimi cinque anni il personale e’ stato ridotto da 20 persone a 10.
    Sembrerà buffo ma avendo sedi anche fuori Italia , siamo in concorrenza con noi stessi se si fa una offerta per un lavoro in Slovenia o in Italia e’ facile vincerla in Slovenia perchè il “Mark-up ” e’ più basso cioè gestire una società in Slovenia costa meno che in Italia ma non per il costo del personale ma per il costo di gestione aziendale. Alla fine del 1999 mi trovavo ad assistere ad una conferenza di questioni marittime in Germania , un funzionario di una Banca che spiegava il problema dei cambi valutari doviti alle numerose valute presenti in Europa all’epoca ed in previsione dell’Euro profeticamente (a mio avviso )disse :l’abbattimento delle barriere doganali e’ stato un gran passo ,mentre quello della moneta unica creerà più divario per questi semplici motivi : non si può avere una moneta unica se prima non si fa un sistema fiscale e previdenziale unico. Son passati 15 anni da quella volta e nulla e’ stato fatto anzi qui in Italia siamo al massacro dell’individuo , inoltre la politica ha fatto più ricchi che l’ Enalotto . Ben bon !!! Dito questo ” No so dove ,non so chi , ma qualchidun devi ver fato qualche capela, xtanto xe tropo facile dirghe o liquidar a chi che se lamenta con populista”

  15. giampaolo lonzar

    PUTIN : ..aggiungo …. non bisogna dimenticare che PUTIN viene dal KGB scuola Sovietica e come tutte le persone coinvolte nei servizi di intelligence tende a far cose pragmatiche e non emotive ,,,,

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