23 ottobre 2015

Fantasmi in carso

el sunto Continua la rubrica settimanale a cura di Fabio Marson che cercherà di fare luce sui Fantasmi del Friuli Venezia Giulia.

Ndr. Continua la rubrica settimanale a cura di Fabio Marson che cercherà di fare luce sui Fantasmi del Friuli Venezia Giulia. Buona lettura!
Qui la prima puntata sui fantasmi di Trieste

È domenica, non ti va di stare a casa, quindi pensi bene di andare in Carso, perché hai voglia di stare un po’ da solo.
Che ingenuo. Pensi davvero di poter restare da solo, in Carso?
Intendo: tolti i cinghiali, che comunque li trovi anche a Borgo?
Il Carso è bello e, come tutti i posti belli, non ti lascia mai solo: ovunque vai, sarai sempre inseguito dall’eco della Storia, da leggende e misteri, e da uno stuolo di suggestioni invadenti.

Sono secoli che il nostro altopiano è abitato da presenze misteriose. Di notte ci si può imbattere nella luce dei Fuochi Fatui, o nell’agghiacciante bisbigliare di anime vagabonde. Si parla dei famosi Coboldi, cioè folletti dispettosi, che vivono in anfratti sotterranei, tipo le grotte. Ma nelle grotte si possono scorgere anche le Vile, cioè le fate del Carso, e diavoli, e anime dannate. No, decisamente lassù non sarai mai solo.
L’uomo ha sempre avuto paura della Natura. Lontano dal calore (e dalla luce) della propria gente, ci si espone ai lupi, ai briganti, o semplicemente al buio. È qui che nasce tutto.

Il Carso è un gruviera di grotte, e alcune di esse, negli anni, sono state evitate dagli abitanti del luogo perché infestate dai fantasmi. Per esempio la grotta del Castelliere di Nivize. Sul sito della Commissione Grotte Boegan si racconta la leggenda: era una zona di briganti, che assalivano, depredavano e scomparivano. Un giorno, però, furono presi e giustiziati, ma il loro tesoro non venne mai ritrovato. Da allora, i viandanti che frequentavano quei sentieri hanno giurato di scorgere i fantasmi dei briganti aggirarsi tra gli alberi per proteggere il loro tesoro. E facevano paura. Finché non intervenne il parroco: armato di croce e lucerna, diede battaglia agli spettri per molte notti, e alla fine riuscì a compiere l’esorcismo. I fantasmi erano scacciati per sempre, ma il loro tesoro rimane tuttora sepolto chissà dove. In compenso, nella Grotta di Nivize sono stati rinvenuti i resti di almeno una ventina di persone. Abitanti del Castelliere, probabilmente. Ma è comunque coerente.12171443_10153760752074668_2027314463_o

Decisamente più accertata, ma non per questo meno interessante, è invece la storia della Grotta dei Morti. Siamo al Parco Globojner, meta di passeggiate e di corridori, che oltre a offrire un panorama meraviglioso è anche crocevia di antichi sentieri che permettevano agli abitanti di Padriciano di scendere a San Giovanni per commerciare. Qui, ben nascosta nella vegetazione, c’è la Grotta dei Morti, un nome che si trascina dietro il macigno della Cronaca Nera. Ne volevo sapere di più, quindi una mattina che ero a Trieste sono andato alla Biblioteca Hortis a infilare il naso nei vecchi giornali in microfilm. Vecchissimi giornali, tanto che le notizie su Firenze si trovano nella sezione “Esteri” e la conversione al Cattolicesimo di una signora protestante è una notizia che merita uno spazio nella Cronaca.

Ma i giornali locali sono infestati anche da bollettini sanitari che snocciolano numeri di morti. È il 28 ottobre 1866: la Terza Guerra d’Indipendenza contro l’Austria si è conclusa da poco, e anche a Trieste è arrivato il colera. È un clima di morte, che spesso i nostri manuali di Storia si dimenticano perché distratti dalla grande drammaturgia della Nazione che nasce. Ma la tragedia sembra richiamare altra tragedia: al Podestà arriva la notizia che 3 operai addetti all’esplorazione dell’acqua nella caverna del Monte Spaccato hanno perso la vita. Stavano cercando nuove fonti d’acqua per la città, e per raggiungere un bacino sotterraneo venne fatta brillare una mina. La colonna di gas velenosi creatasi nelle sue viscere, assieme all’assenza d’ossigeno, fu spietata. L’8 novembre altri tentarono l’impresa, lasciandosi dietro un nuovo caduto. Un totale di 4 morti. I loro nomi: Andrea Fernetich, Luca, Antonio e Matteo Krall, credo che i loro resti siano ancora lì sotto (c’era un divieto di recupero). Tempo dopo, cominciarono a circolare voci su misteriose presenze intorno alla grotta. E le presenze, neanche a dirlo, erano quelle degli operai morti lì sotto, che vagavano senza darsi pace. Un modo per tenere lontano altri curiosi? O un’inconscia conseguenza del senso di colpa?

Si dice poi che proprio a Padriciano vivano altre figure leggendarie del nostro Carso: i Lupomannari, e che presso uno di questi prati si scontrino con i cugini lupi. Maranzana poi racconta che in una delle grotte di Padriciano gli spiritisti si radunano, forse ancora oggi, per evocare le anime dei defunti.

E di defunti ce ne sono parecchi sul Carso, come in tutte le zone dove si sono combattute le guerre. Dove calano le spade, si alzano gli spiriti. Quassù si è combattuto sempre, ad esempio nel XV secolo, quando i Turchi stavano conquistando il mondo, e arrivarono fino alle porte di Trieste, incendiando nel 1470 Prosecco, Duino, Santa Croce e Monfalcone. È in questi anni bui che viene alla luce la leggenda del fantasma al crocevia (raccolta da Zanolli). Un triestino vende informazioni militari ai Turchi, scoppia la battaglia ma i Triestini, malgrado la soffiata, ne escono vincitori. Il traditore viene trovato morto a terra. I sopravvissuti, venuti a sapere ciò che aveva fatto, decidono di non seppellirne il corpo. Si dice che questa storia veniva raccontata presso un crocevia sul Carso (chissà, forse proprio dalle parti di Prosecco?) da una misteriosa figura che si portava dentro un grande dolore. Il fantasma del traditore, ovviamente. E sappiamo bene che, quando non viene data sepoltura, l’anima del defunto è condannata a vagare in terra per sempre. (v.puntata 1)

Verso Fernetti, invece, a due passi dall’autoporto, c’è il luogo misterioso per eccellenza: Dolina Rossoni, aka Valle della Luna o Dolina dei Druidi. Archi di pietra, guglie ardite, rocce che sembrano guerrieri, su questo posto si è detto tutto: dalla scenografia di film a tempio nazista. In realtà, venne costruito negli anni Cinquanta da un commerciante triestino che riteneva fosse la terra dove abitava l’antico popolo dei Druidi, ma dopo la sua morte la dolina rimase in stato di abbandono, quindi zona di Messe Nere e likof. Ma non è tutto. Ho rotto le scatole a Doro Balkan, gran conoscitore del nostro territorio, fondatore del gruppo Facebook “Misteri e meraviglie del Carso”. E, inaspettatamente, mi ha raccontato i suoi fantasmi.12168140_10153760752039668_175654540_n
“A noi arrivò la voce che la dolina fosse un centro di smistamento di giovanette rapite nell’Est: alcune sparivano, altre venivano condotte in catene attraverso la boscaglia carsica verso la pianura friulana per essere vendute. La cosiddetta tratta delle bianche…” comincia a raccontarmi, e già mi ritrovo solo, in dolina, affondato nel buio della notte, dove scorgo appena lo sfavillare lontano dei fanali dei tir, e il loro ringhiare minaccioso. Poi continua “Noi bivaccavamo spesso la notte nelle immediate vicinanze, ovvero nella radura delle tre querce, nota anche per likof notturni, nel tentativo di carpire qualche segreto di quei luoghi. Spesso la suggestione, aiutata dalle abbondanti libagioni, portava a sentire voci e cantilene oltre che urla o fruscii”.
Voci, cantilene, urla. Suggestioni di vino e Gran Pampel, chi da ubriaco non ha mai visto un fantasma alzi la mano. Doro Balkan ci sorride su, e io penso che ogni suggestione deve necessariamente avere un suo motivo di esistere. E la forza che un luogo esercita su di noi non è mai uguale a un’altra. A modo suo, è il territorio che ci parla.

Ricordo che una notte ero in Val Rosandra con due amici. Era una bella notte, fresca, e raggiunto il ponticello di legno ci siamo fermati per una chiacchierata, a bassa voce e parole centellinate. In un momento di silenzio, abbiamo udito un canto. Sembrava una ragazza, una melodia dolce e timida che proveniva dagli angoli neri del bosco. Ci abbiamo messo qualche secondo prima di renderci conto che era il suono del torrente che scorreva lungo le rocce, e dell’aria che si incanalava. Era il canto della principessa Rosandra, una voce che puoi sentire solo se ti va di ascoltarla. (continua)
Scritto ascoltando “S.C.I.E.N.C.E.” degli Incubus

Grazie a Doro Balkan e a Deborah Carannante.
Se avete storie da raccontare, forza!

Foto di Dolina Rossoni tratta da spifferiditrieste.blogspot.com
La foto della grotta dei morti è di Franco Gherlizza

Tag: , .

11 commenti a Fantasmi in carso

  1. Fabrizio

    sempre bello sapere quello che ci circonda, e io che pensavo che le voci che sentivo era solo causa della troppa birra…

  2. Ricordo una notte nel bunker di Opicina (che po’ no xe propriamente un bunker, ma vabbè), durante una festa. Avevo sentito delle voci, fuori, nel bosco. Sono uscito e ho visto delle luci muoversi tra gli alberi. Mi sono avvicinato…e me li sono trovati davanti.
    Erano Carabinieri.

  3. Fabrizio

    me lo ricordo, ma devi essere più preciso, è successo più di una volta se ricordi

  4. Possiamo allora azzardare che i Carabinieri sono un po’ i fantasmi di oggi?
    Che ti appaiono all’improvviso e incutono molta paura?
    Che c’è gente che giura di averli visti appostati, e altri che dicono “xe tute monade”?
    Possiamo azzardare tutto ciò? 🙂

  5. Paolo Ruvidiz

    Una volta, mentre stavo attraversando i boschi umidi e severi della Moravia, mi fermai a riposare sotto un leccio frondoso. Mentre stavo divorando una forma di formaggio fritto innaffiata da una pinta di Holba, mi venne incontro un pastore, che si fermó a chiacchierare con me. Mi raccontó di un viandante che secoli prima si era perso su quello stesso sentiero alla ricerca della sacra fonte della birra perpetua. Da allora, ogni primo novembre un misterioso personaggio compare in quei boschi fermando la gente di passaggio, invitandola a seguirlo alla ricerca della sorgente. Non si contano piú quello che non hanno mai fatto ritorno. Bravo Marson, che mi ha fatto tornare alla mente questa storia di fantasmi e mi ha fatto venire anche una certa voglia di partire…

  6. Fabio Marson

    Caro Paolo,
    ricordo con piacere quando mi raccontasti questa storia. Lo scoppiettare del fuoco di bivacco liberava pleiadi di scintille che si inabissavano nel cielo stellato del Banato. Davanti a noi, un pastore molisano, lievemente fuori rotta, ci guardava con occhi piccoli e incerti: una raggiera di rughe si diramava dal suo volto, e ogni solco puntava dritto verso un punto cardinale. Nord, Sud, Ovest, Est, l’eco di Max Pezzali si confondeva con le fredde correnti del Grecale. “Timisoara non è lontana” diMMO al buon pastore, dritto come un giannizzero, indicando il Nord Est con il nostro bastone da viandanti.
    “Timisoara?” disse lui “ma io dovevo andare a Venafro!”
    Grazie Paolo, non lo scorderò mai.

  7. aldo

    Carissimi,
    più di un secolo fa, quando eravamo in un paese ordinato, a differenza di oggi i fantasmi non si sarebbero mai permessi di girare per il nostro Carso senza l’idonea documentazione amministrativa all’esercizio dell’attività occulta e l’attività di vigilanza degli organi proposti sarebbe stata stringente.
    Allora erano fantasmi radicati nel nostro territorio che popolavano le dimore e i castelli, i boschi e le grotte. Nei loro soffi e nei loro suoni si potevano riconoscere con il sesto senso le carezze degli antenati e sentirli pulsare dentro le anime dei vivi.
    Ma ora che l’occulto è stato lasciato nel disordine e nell’incuria, i luoghi della nostra memoria sono violati da fantasmi apolidi. Si vocifera che propizino rituali orgiastici abusando dei resti dei templi dove retti sacerdoti druidi univano la nostra terra al cielo eterno.

  8. Fabio

    Credo che ci sia una proposta Renzi sulla regolamentazione dei fantasmi. Altrimenti, auspichiamo un’ordinanza comunale! Forse finalmente torneremo a essere un paese ordinato…proprio come…qual era quel paese che era ordinato?

  9. Fiora

    @8
    “credo che ci sia una proposta Renzi..” “auspichiamo un ‘ordinanza comunale!” Eh?????!!!
    Per carità, che ne restino fuori! Che ci ficchino un canone sui fantasmi da pagare con la bolletta della luce?! 🙁

  10. Fiora

    fan presto “loro” !
    via la Tasi e largo all’Ectoplasmtax .

  11. bonalama

    bellissima fiora, ma scuseme: imu sta per i(n) mu(tande)?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *