7 agosto 2015

La lucida follia si avvia alla conclusione

el sunto Josh Ibbett ha vinto la TCR 2015, la terza edizione della gara endurance più dura d’Europa.

Josh Ibbett ha vinto la TCR 2015, la terza edizione della gara endurance più dura d’Europa. Dopo il secondo posto dello scorso anno, Josh ha tagliato il traguardo sul Bosforo nello straordinario tempo di soli 9 giorni, 23 ore e 54’ che gli sono serviti per coprire l’incredibile distanza di 4239 km e oltre 40mila m di dislivello positivo. Naturalmente non si tiene conto dei chilometri extra dovuti a qualche sbaglio di tracciato e inconveniente. Ancora più sorprendente la sua dichiarazione all’arrivo che lo avvicina a Forrest Gump: “Non capisco tutto questo trambusto. Ho solo fatto ciò che mi piace, pedalare!”.
Beh, davvero bravissimo. E bravissimo anche il francese Alexandre Bourgeonnier che ha concluso in 11 giorni, 8 ore e 30’, a pari merito con Thomas Navratil. Poi Ultan Coyle, l’irlandese che aveva lungamente lottato in prima posizione e che ha terminato in 11 giorni, 10 ore e 47’. JHaydenNon ce l’ha fatta James Hyden che ha dovuto arrendersi. La sua TCR 2015 si è conclusa sul Lovcen, il quarto check point dove il ciclista, primo fin poco prima di Vukovar, ha alzato bandiera bianca. Troppo forte il dolore al collo che provato dalle tante ore di sella, non riusciva più a sostenere il peso della testa. James era ricorso anche a un bendaggio funzionale ma non è bastato.
Benissimo ha fatto Stephane Ouaja giunto tredicesimo in 13 giorni, 4 ore e 20’. E pure Lee Pearce, giunto dodicesimo in 13 giorni, 3 ore e 33’. Perché cito questi due ragazzi? Semplice, sono stati eccezionali nell’interpretare il percorso invertendo gli ultimi due check point. Infatti sono scesi in Italia fino ad Ancona e poi da lì verso la costa croata. Quindi la salita al Lovcen, che quasi tutti hanno lasciato come ultimo punto di passaggio prima della Turchia, prima di staccare il quarto pass a Vukovar e dirigersi verso il Bosforo. Come se non bastasse Stephane Ouaja ha rischiato di concludere anzitempo la sua avventura. In una stazione di servizio in Croazia, dove si era fermato a mangiare, ha subito un tentativo di furto della bici. Si è opposto ma gli hanno anche rotto il naso. Ha usato il cappellino che l’organizzazione gli aveva consegnato alla partenza, come simbolo di riconoscimento, per pulirsi. Quel cappellino col numero 152 era ormai un feticcio. Purtroppo, in un’altra stazione di servizio in Bosnia, lo ha scordato. Se ne è accorto troppo tardi per riprenderlo. Stanco e coi tendini in fiamme, si è addormentato in un campo presidiato da un branco di cani rischiando grosso. Ne è uscito incolume ed è arrivato a Istanbul in un tempo straordinario. Stephane ha infatti gareggiato con una bicicletta a scatto fisso con soli due rapporti disponibili, 42×19 e 42×15: chapeau.
Attardati gli italiani che non arriveranno in tempo per il party finale ma saranno comunque classificati.
Potete seguirne le gesta sul sito ufficiale Transcontinental race.
Noi ci risentiremo invece il prossimo anno. Buone pedalate a tutti.

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