30 giugno 2015

Niente pupoli solo topolini

el sunto Tutti ai Topolini si sono sentiti parte della triestinità migliore, quella che con morbin dice "bon dei, femo"

Domenica 28 giugno. Dopo una tranquilla pedalata lungo strade quasi deserte, arrivo al decimo Topolino esattamente alle otto. Due carabinieri sorvegliano i volontari che stanno scaricando materiali da un furgone. L’atmosfera è rilassata e non si vedono brutti ceffi. Niente spranghe, e le sole catene presenti stanno legando le biciclette ai pali. Immancabili, come in ogni cantiere, gli spettatori che dall’alto del Topolino controllano lo svolgimento dei lavori.

Fabio e Gazmend sono già sul posto con le loro famiglie: due vivaci bimbi a testa, che già sembrano amici da sempre, così come le mogli. Cristina, la moglie di Fabio, aspetta il terzo figlio, è al settimo mese di gravidanza eppure ha un’energia ammirevole. Tra i volontari adulti, triestini e nuovi triestini, grandi sorrisi, strette di mano e pacche sulle spalle. E quelle due facce poco raccomandabili là, di chi sono? Saranno della Digos, si dicono i volontari. In ogni caso, vanno via presto.

Mauro Vascotto, Gazmend e i volontari sono già operativi. È difficile capire a quale delle due manifestazioni appartenga ciascuno: l’intento è comune e lo spirito è lo stesso: aggredire ed eliminare… le scritte sui muri del Topolino.

Adriano Dugulin, del comune di Trieste, racconta che lo stabilimento era stato rimesso a nuovo dal Comune a inizio stagione, e che i vandali avevano forzato i lucchetti per entrarvi e coprirlo di scritte. Al Comune, un’operazione di pulizia sarebbe costata intorno ai 20000 euro: benedetti i volontari… d’altro canto, osserva Dugulin, i writer sono persone che si sentono escluse dalla società e cercano di esprimersi in queste forme. Molti sono ragazzi che nemmeno sanno che imbrattare muri è reato penale. Che si può fare per loro?

Vascotto racconta che l’associazione Spiz si è proposta come mediatore tra writer e Comune, per segnalare progetti di street art meritevoli e individuare pareti su cui realizzarli.

Mentre gli adulti cancellano, la nuova generazione scrive: ho portato fogli e colori per i bambini. “Che messaggio volete lasciare a chi viene qui?” Concordiamo per questo: benvenuti/ Barcola xe de tuti/ comportemose ben. In triestino, che capiscano tutti. – Posso aggiungere “X bullismo”? – chiede Raoul, figlio di Fabio Tuiach. – E se poi capiscono PER bullismo? Mettiamo NO -, suggerisce Aurora, figlia di Gazmend. Tutti d’accordo, cominciamo a colorare. Lasciamo anche uno spazio per le firme di chi condivide il messaggio.

Fabio è indaffaratissimo a parlare con i giornalisti, è quasi imbarazzato. Intravedo di nuovo il ragazzino timido che ho conosciuto anni fa, prima dei muscoli e della boxe. È molto più a suo agio con i vecchi amici e la famiglia, sorridente e giocoso: il suo lato duro, oggi, lo ha lasciato a casa.

Gazmend con la sua squadra non si ferma quasi mai, sempre attivo e in prima linea. È merito suo, a pensarci bene, se le “narrazioni tossiche” sulla “rissa” si sono attenuate, ed è grazie alla foto sul Piccolo in cui lui e Fabio si stringono la mano che molti si sono convinti della bontà delle iniziative, dissipando le molte ombre scure che alcuni proiettavano sulle intenzioni dei volontari.

Finito il cartellone, i bimbi mi invitano a tuffarmi: dobbiamo recuperare quelle lattine che si vedono sul fondale! Mi immergo e risalgo, consegnando loro i rifiuti, che loro gettano nei sacchi neri: anche loro hanno pulito Barcola!

Lo spazio vuoto sul cartellone si riempie di firme, chiacchiero con i volontari ma soprattutto ascolto. Tutti sono fieri di quanto hanno fatto, molti concordano che chi compie atti di teppismo andrebbe coinvolto in azioni positive come questa, qualcuno si lamenta del sindaco, tutti si sentono parte della triestinità migliore, quella che con morbin dice “bon dei, femo” e agisce anziché criticare a vuoto con le mani in mano.

Saranno delusi i giornalisti assetati di atmosfere tese e proclami muscolari. Oggi, qui, i partecipanti si sono sentiti parte di una collettività felice e attiva, pronta a costruire legami forti basati sul rispetto degli altri e della solidarietà.

Mi piace pensare che in futuro questo approccio attivo e partecipativo contagerà altri cittadini e diventerà una prassi comune per le persone che tengono al luogo in cui vivono. Chissà: forse quando Aurora e Rebecca saranno grandi Franca Porfirio avrà deposto per sempre la penna, e anche i nostri commenti sui social network saranno più tolleranti, rilassati, costruttivi.

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9 commenti a Niente pupoli solo topolini

  1. Fiora

    Anita & Artù ,(miei alibi quadrupedi per non darmi da fare 😉 ), una tantum hanno calpestato il suolo proibito per esprimere con me entusiasmo e partecipazione.

  2. Ciano

    Figòn, domani vado a piazzar un paio de scrite “I love Kosovo” a S. Giacomo, Melara, Renavecia, Viale/Acquedoto, cussì l’allegra brigata maschi Alfa con famiglie-ultras-clanfe-bobe-bora.la-banda comunal-sinter de Gropada vien netar tuto pulito anche là, comprese svastiche e fasci
    Struca botòn salta macaco

  3. Fiora

    @3
    ale muli, xè lavor!

  4. Fiora

    sto morbin garbo me fa pensar che Ciano xè un poco invidioso….

  5. michela

    ventimila euro? così tanto sarebbe costata quell’operazione di pulizia? trasecolo.
    mi sa che ho sbagliato mestiere 🙂

  6. Fiora

    ventimila euri per il restyling de un sorzo? caspita! eheh , ma di gratuito c’è stato l’impegno dei volontari e …il sarcasmo di ciano!

  7. IKOM

    Ciano non condivido le sue idee.
    Ma porcapaletta no va mai ben niente se la gente si da da fare c’è immancabilmente il campione del se ma che incapace di fare nulla di concreto sentenzia. BASTA

  8. Pingback: Spugnette a Nordest. Una storia di topolini, «lotta al degrado» e fantasmi balcanici - Giap

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