30 giugno 2015

Flow Festival di Lubiana, buona la prima

Cala il sipario sulla prima edizione sloveflow-nedelja_matjaz-rust_26na del Flow festival, la prima che si è svolta al di fuori dei confini finlandesi, dove il Flow Festival è oramai una tradizione decennale. Lubiana è stata scelta per il debutto internazionale in quanto città che si trova al centro di un territorio estremamente interessato a eventi come questo che promuovono la cultura giovanile e la creatività artistica locale. Il festival ha scelto come location una vecchia fabbrica di tabacchi, sorta 150 anni fa nel centro di Lubiana e oramai non più utilizzata per quegli scopi, una location rivelatasi assolutamente ideale per questo tipo di manifestazione. Un plauso assoluto va all’organizzazione che ha saputo metter in piedi una macchina perfetta nonostante 3 stages da coordinare, più di 50 performance musicali oltre ad innumerevoli eventi collaterali, oltre 10.000 presenze da gestire: l’unica nota di parziale demerito, l’inesistenza di parcheggi riservati ai disabili all’interno del comprensorio del festival.

rosinUna lineup davvero impressionate, distribuita su 3 giornate di festival, impreziosita da alcuni nomi davvero eccezionali; per farla breve, miglior set live per i Pet Shop Boys anche se Caribou raggiunge un meritatissimo pari merito. Neil Tennant e socio hanno offerto una perfomance davvero complessa e ben strutturata, con due ballerini sul palco che si sono destreggiati in coreografie molto ricercate; notevole il lavoro sui costumi, roba da far impallidire le migliori esibizioni di Renato Zero.

Di approccio speculare il live di Bonobo; tanto sontuoso e pirotecnico quello dei Pet Shop Boys, tanto rarefatto e minimale il concerto del producer canadese: l’atmosfera permanentemente sospesa, frutto di successioni armoniche che non si risolvono mai e di ritmi forzatamente ipnotici, ha fatto fluttuare a qualche metro da terra tutto il pubblico, trascinando la folla in una volo planato sulla Tobačna. Un po’ più difficile da digerire il live, attesissimo, di Roisin Murphy; un personaggio istrionico, talvolta forzatamente teatrale, atteggiamento che se non sei Peter Gabriel alla lunga stucca e diviene manierismo puro. Roisin però si è riscattata i miei occhi perché, una volta concluso il suo live, si è precipitata sotto cassa nel Backyard Stage, quello dedicato ai dj, con addosso ancora gli abiti di scena. Il comunicato stampa ufficiale assicura che Roisin “ha fatto chiusura”.

Il Backyard Stage, si diceva: qui la bonobopalma del migliore va senza dubbio a Dj Koze. A pochi giorni dall’uscita del suo Dj Kicks, ad onor del vero non esattamente entusiasmante, il dj tedesco ha proposto un set tutto centrato sul flow, una sorta di diario di un viaggio immaginario a 120 bpm. Applausi a scena aperta. Menzione d’onore per Bonobo che ha proposto un set eclettico, caratterizzato da continui cambi di scenario e dalle evocazioni spiazzanti e sorprendenti.

 

(foto Matjaž Rušt / Flow Festival)

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