15 Giugno 2015

Pink Parenzana: ritorno a Trieste

el sunto Parenzana in rosa: ultima parte del diario di viaggio di quattro ragazze triestine sulla ciclabile della vecchia ferrovia Trieste-Parenzo

Pink Parenzana: qui le puntate precedenti.

La sveglia suona alle 9. E’ troppo presto, ma per fortuna oggi non ci attendono chilometri da fare, nessuna salita ci aspetta, niente sellini duri sotto le chiappe, solo sole, mare e relax.
Dopo un’abbondante colazione ci stendiamo sull’erba al sole, in riva al mare, continuando coi racconti ad Elena. L’acqua è gelida, non siamo molto convinte di andare a fare una nuotata, ma verso l’una il caldo è davvero insopportabile, quindi ci buttiamo. Ci mettiamo a giocare in acqua come i bambini piccoli, ci arrampichiamo sugli scogli, scherziamo. -La vita che voio xe a Parenzo su un scoio-. L’acqua fredda è in realtà di gran sollievo per i muscoli, un toc’ ghe stava propio ala fine.

parenzana ciclabile
La giornata se ne va tra gelati, chiacchiere e bolle di sapone. E’ già ora di ritornare a casa, siamo state via solo un week end eppure sembra di più. Il tempo si è dilatato e noi non ce ne siamo accorte.
Ora ci attende l’ultima grande avventura del week-end -carigar tute e tre le bici sul portabici savendo che due sta blande ma la terza chi pol dir-.
Dopo vari tentativi, -un per dei quali no ne fazeva ben sperar- troviamo la sistemazione più sicura per le nostre tre piccoline, gli zaini in bagagliaio e siamo pronte a salutare Parenzo.
Le parole e le risate avvolgono la macchina, guardando fuori dai finestrini vediamo alcuni tratti del tragitto fatto nei giorni precedenti, sembra così corta e facile la strada vista da qui. Noi ci abbiam messo due giorni per arrivare, al ritorno invece in nemmeno due ore siamo a casa. Ma forse la magia sta anche in questo, forse per noi non era importante la destinazione, o il tempo. Non si trattava di trovare la strada più breve per arrivare da un punto A ad un punto B. Lo scopo era diverso, e forse proprio il ritorno in macchina ce ne ha fatto render conto: il potersi spostare con il solo ausilio delle tue gambe, della tua bici, della tua grinta senza dover premere un piede sull’acceleratore. Non si tratta di andare in bicicletta perché è comodo, perché qui la comodità proprio non c’entra nulla: qui si trattava di sfide, contro se stessi, contro le colline, contro le strade sterrate e contro la stanchezza. Mentre pedali l’unica cosa su cui puoi contare sei tu, e le tue gambe, e basta. Non c’è altro. Niente scorciatoie: se pedali arrivi, se non pedali no. E’ una banalità lo so, ma questo pensiero mette in pace: per una volta sapere che non ci sono grandi decisioni da prendere, solo pedalare o non pedalare, questa è l’unica scelta che ti si presenta davanti. Ad ogni sasso, ad ogni stazione, ad ogni goccia di pioggia, questa è l’unica domanda a cui devi rispondere: voglio andare avanti oppure no?
Noi, per quanto piccola ,questa avventura l’abbiam conclusa con un successo e ne siamo fiere.
Questa è la nostra storia e abbiam deciso di raccontarvela perché pensiamo che da qualche parte ci sia sicuramente qualcuno che si sta chiedendo se partire o no, rimandando se non addirittura rinunciando, indipendentemente da quale sia la destinazione. All’inizio l’abbiamo detto che questa non era una fiaba e infatti non lo è, perché le fiabe che sentivamo da piccole erano sempre legate in qualche modo a una donzella indifesa che aspettava il bacio del principe per svegliarsi, che restava a casa a cucinare e cucire per i nani di turno.
Noi stavolta vi abbiamo voluto raccontare, giocando sugli stereotipi e prendendoci un po’ in giro, la storia di quello che succede quando le donzelle si incontrano e decidono che il momento di rimandare è finito.

parenzana ciclabile

Il team “the pink side-fata la xe” vi ringrazia della lettura e spera di avervi fatto venire un po’ di voglia di prendere una bici e iniziare a scrivere la vostra avventura.
Noi nel frattempo siamo pronte e ci stiamo organizzando per aprire i nostri orizzonti a gite a piedi, veleggiate, ferrate e ciaspolate, ovviamente tutte colorate di Pink.

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2 commenti a Pink Parenzana: ritorno a Trieste

  1. Avatar roberto matuchina

    GRANDISSSSSIME!!!! Stago pensando de far lo stesso giro con mio fio (14 anni) e go trovà la vostra storia. Adesso no penso più, vado. grazie per lo spunto

  2. Avatar giulia zamarini

    oh Roberto, ma sei il papà di Alex ? L’età corrisponde mi pare che sia del 2001 il biondino!
    Io sono Giulia,la sua maestra di scuola vela della pietas !
    Alla fine il giro l’avete fatto??

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