8 Giugno 2015

Pink Parenzana: l’arrivo a Parenzo

el sunto Le tre mule in bicicletta arrivano a Parenzo, dopo aver percorso tutta la ciclabile sulla strada della vecchia ferrovia Trieste-Parenzo

Pink Parenzana: qui le puntate precedenti.

La sveglia suona. Ore 7.40, è già ora di alzarsi, che palle. Andiamo a fare colazione, abbondante, a base di brioches, succhi di frutta, caffè, pane e formaggio e uova: in fondo abbiamo bisogno di energie per poter pedalare.
Foto di rito davanti il nostro albergo con gli immancabili muloni e si parte. Ci siam svegliate presto, ma, non si sa come, la partenza viene rimandata fino alle 10.30. Eh, vabbè, babe ciò.

parenzana ciclabile
Rimontare sul sellino ci crea qualche problema -sì, ne fa mal un casin el cul, le braghe imbotide xe fondamentali, ricordevelo- ma sempre col sorriso sulle labbra cominciamo a pedalare e a riprendere il ritmo.

La giornata è totalmente diversa da quella di ieri, il cielo è azzurro, il sole splende e fa decisamente più caldo. Il paesaggio cambia di continuo, alcuni tratti li facciamo sull’asfalto attraversando Buje, alcuni tratti nel bosco, altri sotto il sole cocente. Le ruote “scricchiolano” sulla ghiaia e si fanno silenziose sui tratti di terra e aghi di pino. Incrociamo una coppia che sta facendo una pausa seduta ad un tavolo da pic nic di legno lungo la strada -in fondo xe le 11 de matina, 28 gradi al’ombra, xe el momento giusto per ‘na bireta, beati lori-. Li salutiamo con un cenno ma proseguiamo senza fermarci, la giornata è ancora lunga e noi non siamo nemmeno a metà percorso.

parenzana ciclabilePedaliamo ognuna col proprio ritmo, ognuna coi propri pensieri, ma con un obiettivo comune: Grisignana. Ci fermiamo di tanto in tanto per riprendere fiato, bere un po’ d’acqua e naturalmente giocare con le nostre bolle di sapone. Il tratto che ci separa da Grisignana è tutto in leggera salita e quasi per intero sotto il sole, questo rende il nostro arrivo nella cittadina ancor più speciale. Incrociamo di nuovo i nostri amici muloni che ci offrono un caffè e una limonata fresca  dicendoci che sarebbe un peccato non fermarsi. – Li scoltemo, no podemo propio rinunciar se i ne buta un cafetin, saria scortese rifiutar ah-.
Il borgo si trova nel punto più alto della collina, si affaccia alla valle, riusciamo a vedere un tratto di strada che abbiamo appena percorso in bicicletta, la soddisfazione è tanta.

parenzana

Ci godiamo il caffè e la limonata, tutta la cittadina è invasa da un profumo di dolcetti fritti, il paesaggio toglie il fiato, il mare ancora non si vede, tutto intorno a noi boschi e colline. Respiriamo a pieni polmoni, giusto il tempo di fare un giretto e scattare qualche foto ed è già ora di ripartire.
Finalmente ci attende una meritata discesa, ottima per godersi la natura e riposare gambe e culo. Ripartiamo seguendo le indicazioni “Parenzana” e ci lanciamo in piedi giù per una strada abbastanza ripida di sassi bianchi. Ci viene il dubbio di aver sbagliato, ma d’altronde non c’erano altre indicazioni quindi dev’essere per forza la strada giusta.
Le ultime parole famose. In men che non si dica sbuchiamo su una strada asfaltata, nessuna indicazione, intorno a noi solo pianura. -Orca ciò gavemo sbaià per bon, e desso cossa femo mule? Mi su no torno neanche per idea.- Decidiamo, dopo infinite valutazioni dei pro e contro, di proseguire per la strada asfaltata e cercare di riprendere la Parenzana poco più avanti. -Poco piu ‘vanti un corno: se sparemo circa diese chilometri soto el sol, sul’asfalto, controvento e in salita. Pedalemo e continuemo a pensar “cacchio se gavemo zogà la discesa per bon e desso ne toca far salita”.-

Le macchine ci sfrecciano vicino, alla nostra destra scorre un corso d’acqua che, per esser generosi, potremmo definire a metà tra ruscello e fiume. I pollini degli alberi ci entrano nel naso facendoci il solletico, abbiam sbagliato strada, per davvero, e chissà dove poi, continuiamo ad interrogarci sul punto in cui abbiam mancato il sentiero giusto. Piangere sul latte versato non serve a nulla però. Senza perderci d’animo, continuiamo a pedalare e cerchiamo di assaporare anche questo imprevisto.
In bicicletta, come nella vita, capita di sbagliare strada, è inevitabile. Il trucco sta nel trovare un piano alternativo, un modo di venir fuori dal problema, possibilmente col sorriso. Trovare il modo di continuare a pedalare insomma, superando l’ostacolo.
Mentre procediamo lungo quei chilometri che ci sembrano interminabili, incrociamo un gruppo di ciclisti: ci siamo, ci siamo!
Ci infiliamo nuovamente nella Parenzana -quela vera sto giro- all’altezza di Levada e sappiamo che ci aspetta l’ultimo dislivello e poi sarà fatta.

Mi sembra che il gruppo pedali meglio, con più energia,  nonostante la stanchezza sia aumentata. L’avvicinarsi dell’obiettivo mette in moto tutta una serie di pensieri positivi, che comprendono quasi per intero la voglia di vedere il mare e soprattutto il bere una birra fredda.
Il paesaggio intorno cambia di nuovo, stavolta ci troviamo in mezzo ad un bosco, l’umidità si sente, ma pedalare sotto l’ombra ci piace parecchio. Incrociamo altri gruppi di ciclisti, senza zaini, senza sacche, che corrono decisamente più di noi. Ad ogni stazione che superiamo ci sentiamo un pochino più fiere, ci passiamo davanti osservando come alcune di esse siano state trasformate in bellissime case, altre totalmente abbandonate, alcune in via di ristrutturazione.
Passata Montona ci fermiamo ad un punto panoramico, fa davvero caldo, il sole del primo pomeriggio ci picchia sulla schiena, speriamo di rientrare al più presto in una zona ombreggiata.
pink parenzanaDalla vedetta vediamo la strada che abbiam fatto, la strada sbagliata, la salita che non dovevamo fare. Decidiamo di salutarla con la vuvuzela e alzarle un bel dito medio -diti medi ale strade sbaiade-, ma il sorriso c’è ancora sui nostri visi, abbiamo davvero fatto un sacco di strada, manca poco, sappiamo che dopo Visinada finalmente arriverà la discesa.

Siamo allegre, stanche, ma decisamente felici, chiacchieriamo, cantiamo addirittura. Sharon soprattuto ci diletta con delle simpatiche canzoncine inventate sul momento -mi e Chiara no ghe la femo più de sentirla ma la ne fa ‘ssai de rider.- In alcuni tratti ci distanziamo un po’, ognuna prende il proprio passo, si fa portare dai suoi pensieri, si motiva. E’ un percorso che abbiamo deciso di fare insieme, ma questo non significa dover per forza star sempre assieme, ognuna si gode il proprio pezzo di strada perché è così che dev’essere.

parenzana rosaChilometro 100.
La stanchezza è sparita, lasciando posto solo al desiderio di vedere il mare, di scendere dalla bici, di incontrare Elena, di sedersi su una sedia, di togliersi scarpe e pantaloncini imbottiti. Come per magia di lì a poco ce lo troviamo davanti, brilla, è azzurro e soprattutto è vicino.  Passiamo in mezzo agli ultimi paesetti, incontriamo tacchini, galline e asini, le case sono rade, la terra è rossa, le vigne sono ovunque. Gli ultimi chilometri passano in quello che sembra un attimo, siamo arrivate. Cerchiamo la stazione, l’ultima di questa avventura. La troviamo e sotto il cartello Parenzo ci facciamo la foto di rito, felici, soddisfatte e sorridenti, più o meno.

parenzana ciclabile
A qualche metro c’è Elena che ci aspetta seduta su una panchina, la riconosciamo solo perché ha la maglietta fucsia, ci saluta, ci abbracciamo e ci accompagna in appartamento.
Sedute in terrazza ci godiamo il momento, stappiamo quattro birrone e cominciamo a raccontarle la nostra avventura. Siamo affamate, abbiamo voglia di una doccia, il sorriso che abbiamo è pieno di sole e di stanchezza, gli occhi sono stanchi, le gambe cominciano a rilassarsi. Fata la xe. -Adesso xe vero però, ghe la gavemo fata, finida, gavemo portà a casa el risultato.-
Ci attende solo un’abbondante cena in centro e il totale relax.
Domani niente bici,domani non ci saranno orari da rispettare, niente salite da affrontare, nessun affanno. Domani ci sarà solo il mare azzurro, il sole e noi quattro.

Tag: , , .

2 commenti a Pink Parenzana: l’arrivo a Parenzo

  1. Avatar barbara klun

    e brave mule……avventure da ricordare…..se forti!!!…..mai molar…

  2. Avatar alek63

    Brave! Ma pecà perché gavè saltà el tratto forsi più pittoresco della Parenzana. ..quel tra Grisignana e Levade…
    No ve xe vegnù el dubbio ke difficilmente un treno possi far la discesa da Grisignana a Ponte Porton??? 😉

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.