2 Giugno 2015

Pink Parenzana, la prima tappa in bici

el sunto Le mule in bici cominciano la loro pedalata percorrendo la Parenzana, sulla strada della vecchia ferrovia Trieste-Parenzo


Pink Parenzana: Qui la puntata precedente.

La sveglia suona, il cielo è grigio, plumbeo. C’è chi va al lavoro e chi mette le ultime cose nello zaino prima della partenza. La mattinata scivola svelta tra i preparativi last minute e gli immancabili aggiornamenti su whatsapp, che riguardano il nostro amico meteo.
Piove. Smette di piovere. Ricomincia a piovere. La speranza che il cielo si apra ancora non è morta.
Siamo tutte pronte e finalmente arriva l’ora X. Ultimi messaggi, indecisioni, incertezze.
E se poi ci tocca pedalare per tutto il pomeriggio sotto la pioggia? Certo, abbiamo pronto un piano B nel caso in cui non dovessimo partire: munirci di bici, vederci in ogni caso indossando le nostre splendide magliette color rosa evidenziatore e andare a fare un tour di bar in città -bever per dimenticar insoma-, organizzando intanto una gita in giornata per il sabato.
Ma non ci piace questo piano B, l’abbiamo fatto per pararci il culo, per non buttare il weekend, ma proprio non ci piace. Nessuna di noi vuole prenderlo seriamente in considerazione, la Pink Parenzana è ormai un progetto a cui teniamo troppo per rinunciarvi.
Sharon sblocca la situazione. Ore 13.07: “Voi no gavè capì, mi son pronta in strada con la bici”. “Bon, rivo”. Anche Chiara è partita da casa. Esco, mi lancio in discesa da San Luigi sotto una pioggia fina fina ma costante, passo sotto casa di Sharon, ci salutiamo in velocità e con un gran sorriso sulle labbra infiliamo alcune delle sue cose nelle mie sacche. Sharon parte con la sua bici da downhill, dura e resistente, ma poco adatta a montarvi sopra un portapacchi. La mia mountain bike, prestatami da un amico, è più leggera, e si fa così carico di parte del suo bagaglio.
Recuperiamo Chiara in via Carducci e siamo al completo. Sara è ancora incerta, prende tempo,  a casa sua a San Antonio in Bosco piove che Dio la manda. Con lei l’appuntamento è a Muggia, all’attacco del Rio Ospo.
Noi tre dobbiamo muoverci svelte per non perdere il Delfino Verde che parte alle 14.10 dalla Stazione Marittima -oviamente ciapemo tuti i semafori rossi e neanche a dir piovi ancora-. Per fortuna arriviamo in tempo e facciamo la conoscenza di un altro gruppo di ciclisti, tutti medici, che ha in mente il nostro stesso percorso. Scatta immediatamente il soprannome “i muloni” -i gaverà l’età dei nostri genitori o zo de là-.
Ci siamo, carichiamo le bici sul Delfino Verde, partiamo, direzione Muggia.

Il mare è grigio, segnato dalle gocce di pioggia battente, ma non siamo preoccupate, anzi, ormai siam partite, nessuna di noi ha intenzione di lasciar perdere. Fata la xe, insomma. Scatta la briscoletta, che da brave triestine è immancabile, e il tratto Trieste-Muggia in barca passa veloce. Ridiamo, giochiamo, guardiamo fuori, siamo sotto il diluvio, speriamo smetta.
Il messaggio tanto temuto purtroppo arriva. E’ Sara: “Ragazze, io rinuncio” . A casa sua ancora diluvia, decide di non partire. I giochi sono fatti. Sembra che saremo in tre -ne dispiasi un casin, ma la vegnerà el prossimo giro ah-.
Arrivate a Muggia la pioggia ci dà un po’ di tregua, ma il cielo è minaccioso, facciamo un ultimo controllo alle bici. Coprizaini messi, le sacche sono a posto, foto di rito fatta, possiamo partire.

11310932_10155697420255455_209079202_nMontiamo in sella alle nostre biciclette, il sorriso si allarga sui nostri volti, ci dirigiamo strombazzando coi nostri sobrissimi “clacson da bicicletta” -vuvuzela e trombette- verso l’imbocco della Parenzana. Obiettivo previsto Buje o dintorni. Cariche e felici pedaliamo verso l’entroterra tra salite più o meno ripide, seguiamo le indicazioni e tra una chiacchiera e l’altra i primi chilometri passano veloci sotto le nostre ruote.
Arrivate ad Izola, la pioggia che prima era lieve si fa più insistente. Pedaliamo lungo la costa, alla nostra destra il mare ci accompagna, cinereo. Ma a noi viene da ridere, cantiamo e strombazziamo, in fondo fin qui siamo arrivate, il primo pezzo è andato liscio senza intoppi.
Un po’ d’acqua non ha mai ucciso nessuno. Nel corso degli anni ne abbiam presa di acqua. Il nostro terzetto in fondo è composto da una scout, Chiara, che di escursioni sotto la pioggia ne ha fatte parecchie, e due veliste che, insomma, di acqua ne han presa tra regate e allenamenti. Scatta il selfone per sdrammatizzare, da mandare poi alle nostre due amiche rimaste a casa.

pink parenzana

Pedaliamo, senza perderci d’animo, e la fine della giornata si avvicina. Noi siamo stanche ma sorridenti e spensierate. E’ la prima volta che proviamo a fare un viaggio in bicicletta e le sensazioni che sentiamo si accavallano e mescolano tra loro.
Non c’è paragone tra lo spostarsi in macchina e in bicicletta: in bici hai modo di goderti il percorso e non ci sono scorciatoie, devi fare i conti con te stesso, con le tue forze e la tua voglia d’arrivare. E’ un modo per mettersi alla prova, per sentire la sfida con se stessi, per fare il pieno di pensieri ed emozioni che altrimenti non si proverebbero. Il senso di libertà che aumenta ad ogni pedalata, la ricerca del proprio ritmo in rispetto del ritmo degli altri, sentire il vento sul proprio viso, provare tensione nei muscoli, la stanchezza che viene alleviata e quasi dimenticata una volta arrivati a destinazione, imparare a stare in silenzio, ascoltare e ascoltarsi.
E’ difficile da descrivere e, sicuramente, per ognuno è diverso, ma in qualche modo pedalando ti senti parte di qualcosa che è più grande di te, la tua bici diventa tua amica, compagna di strada, il tempo si dilata e restringe a seconda delle situazioni, si entra in una sorta di universo parallelo in cui la propria scala delle priorità viene totalmente capovolta e rimescolata. Un universo in cui non smetti di sorridere perche alla tua sinistra pascolano indisturbate le pecore e le galline corrono, un universo in cui i problemi sul lavoro vengono accantonati, un universo in cui basta pedalare per essere soddisfatti.

Ci fermiamo, poco prima di Buje. Ormai stiamo pedalando da più di quattro ore, sogniamo una birra gelida già da molti chilometri. Decidiamo che la notte la trascorreremo nella ridente località di Kaldanja. Sette case, due alberghi, una strada, fine. Ricomincia a piovere, questo è proprio il posto giusto per fermarsi. Il meteo in fondo ci ha graziate, abbiamo pedalato per relativamente poco sotto la pioggia, domani il tempo è previsto soleggiato o coperto per la maggior parte della giornata.
Ci siamo, ora piccolo particolare dobbiamo trovare dove dormire -e l’animo istrian se fa sentir, primo logo i ne spara 80 euri a note, ma cossa semo mati? Xe un casin-. Andiamo a informarci nel secondo albergo sperando di risparmiare qualcosina -orco can ciò, qua i ne domanda uguale, ma no i ne da neanche colazion, bon bon dei tornemo là del primo e via che almeno doman magnemo.- Nel frattempo passiamo davanti a un cartello “appartamenti”. Più per curiosità che per altro chiediamo informazioni -bechemo una vecia che ne ciacola un casin ma no rivemo a capir quanti bori che la vol, se la ne da de magnar e sopratuto se xe la parona o no. Smenemo disendoghe bon bon casomai tornemo, e scampemo nel primo logo-.

Incontriamo i nostri amici “muloni”, loro hanno prenotato, per fortuna però l’albergo ha posto anche per noi. La stanza è spaziosa e accogliente, non vediamo l’ora di farci una doccia calda per toglierci di dosso un po’ di fatica. E finalmente arriva il momento di andare a cena, scendiamo e la proprietaria ci fa accomodare. parenzana ciboAbbiamo una fame incredibile, ordiniamo per prima cosa tre birre giganti e brindiamo. Cena a base di buonissima carne e verdure, amaro e dolcetto e si va a nanna, domani la sveglia è alle 8 -prestin- e ci attende la parte del percorso più impegnativa, col maggior dislivello da fare, ma soprattutto tanti chilometri.
Infilate nei nostri letti i muscoli si rilassano, parliamo e scherziamo, ci prendiamo in giro e ricordiamo i momenti più divertenti della giornata. Le palpebre pesanti pian piano si abbassano, si dorme, e già si sogna l’avventura di domani.

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3 commenti a Pink Parenzana, la prima tappa in bici

  1. Avatar Giovanni

    ….ma neanche Rumiz descrive così bene un viaggio in bici!

  2. Avatar Giomaud

    Non sarà certo un po’ di pioggia a spegnere un progetto così carino!!
    Ciò, un po’ di sole nn saria mal

  3. Avatar Maja

    Go le lagrime!! Tropa roba!

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