28 maggio 2015

Due dueruote sul Cammino di Santiago

el sunto Due triestini in bici sul cammino di Santiago da Bordeaux a Finisterre: al ritorno ci racconteranno le loro gesta; per ora li intervistiamo noi.

Marco “Coda” Codarin e Daniele “Daniblando” Marzona sono due degli amici triestini che i ciclomononi, diretti a Cracovia nell’estate del 2012, hanno incrociato per un caso fortunato a Bratislava: fu un momento esaltante di abbracci e di canti in dialetto nel cuore di una terra straniera. Anche loro, una volta scoperto il viaggio in bici, si sono appassionati a questo modo di muoversi e di scoprire il mondo.
Saputo di questa loro impresa, abbiamo insistito perché ne traessero dei post da pubblicare a puntate su bora.la; in attesa del ritorno e del racconto, abbiamo rivolto loroalcune domande la sera prima della partenza,  per presentarveli.

Il Cammino di Santiago è un itinerario ricco di richiami e suggestioni… quali sono quelle che hanno spinto voi a intraprenderlo?

Marco: innanzitutto c’è una tradizione, è il quarto anno di fila che faccio viaggi in bici, da Vienna Budapest in poi ho scoperto un modo fighissimo di viaggiare. Poi, una visione: la spiaggia delle cattedrali vicino a Santander. Sono stato in Spagna un sacco di volte, ma mai nel Nord… e il Cammino di Santiago è proprio lì. E poi c’è qualcosa di magico, non solo religioso: cosa c’è in questa atmosfera, su questi sentieri? Dicono che quando parti non sai perché fai il Cammino.
E poi c’è la questione del peccato – si dice che quando arrivi a Santiago i tuoi peccati vengano perdonati. Io non credo in nessuna religione ma ho un forte senso della spiritualità, e voglio lasciare lì non un peccato ma una parte di me: quella che mi blocca. E che, non sarà un caso, è una parte di me che non vivo mai quando sono in sella a una bici!

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Dani: risposta ufficiale: “per scoprire il motivo per cui faccio questo viaggio”… e poi perché è una sfida con me stesso. Io sono molto più semplice di Coda, non ho grandi discorsi da farti. Io sono quello pratico: sono io che ho organizzato le tappe del viaggio, che dirà che strada prendere ai bivi, che insisterà per non fermarsi in mezzo alla fatica e alle difficoltà… la mia filosofia è soltanto “risolvi i problemi nella maniera più semplice”.

Come mai avete scelto di percorrerlo in bicicletta?

Dani: io uso la bici 365 giorni l’anno, ci vado al lavoro e anche a divertirmi. La bici fa parte integrante del mio modo di vivere: perché non dovrei andarci in vacanza?

Marco: In parte ti ho già risposto sopra: per me la bici apre una dimensione di libertà e sicurezza! E poi, dico una cosa pratica anch’io: solo in bici possiamo permetterci di coprire così tanti chilometri e vedere tanti posti in così pochi giorni.

A proposito… diteci qualcosa delle vostre biciclette.

Marco: La mia bici non è la mia, è quella di Daniele Paravano [l’uomo che erige alberi di natale di bottiglie di Laško, N.d.r.]. Cercherò di trattarla bene e… ed è una gran bella bici da trekking. In questi giorni ho avuto modo di provarla e mi ci sono trovato molto bene. E si chiama Bira. Dani: spiega meglio tu.

Dani: La sua bici ha le ruote un po’ più grandi di una mountain bike, una forcella con meno escursione e una posizione di guida un po’ più comoda, è pensata per i viaggi: nasce con il portapacchi. Tuttavia, io per i viaggi non potrei usare che Sbronza, che è una MTB della Cube [rubata e miracolosamente ritrovata sul Colle di San Giusto, N.d.r.], cui ho montato dei copertoni da viaggio: sento di avere un maggior controllo sullo sterrato, e il Cammino di Santiago, di base, è uno sterrato dall’inizio alla fine.
Si chiama Sbronza perché, quando non sono in sella, tende a cadere da sola…

Insomma, come nei migliori buddy-movie siete grandi amici nonostante i caratteri molto diversi. Come mai, da una compagnia più grande, siete voi due quelli che fanno questo viaggio?

Marco: Io ho una visione piuttosto personale del Cammino… avevo bisogno di un compagno capace di condividere i silenzi, gli sforzi, i vuoti che costituiranno questo viaggio senza riempirli di chiacchiere: su Daniele so che posso contare per tutto questo; e in una compagnia più estesa, l’intensità dell’esperienza avrebbe potuto diluirsi…

Daniele: sono contento che Marco abbia scelto me, e mi sento la persona giusta per completarlo: ho dato concretezza al suo sogno, pianificando le tappe e prevedendo le difficoltà tecniche, dal come trasportare le bici in poi. Poi ho capito che avevo commesso degli errori e ho rivisto tutto, considerando per bene il terreno, l’altimetria, la stanchezza… per Marco tutto questo non esiste, si parte e si va; io faccio in modo che lui riesca a farlo.
Comunque, siamo del tutto diversi anche nel modo di impacchettare le bici… ve lo racconteremo!

Avete qualche timore per questo viaggio?

Marco: In questo periodo cerco di vedere le difficoltà come stimoli per trovare nuovi modi di cavarmela, aggiungere avventura alla mia vita: ti direi che niente mi spaventa! Per dirti: quando abbiamo fatto in un giorno solo Premantura-Trieste (166 km), alla partenza sembrava superumana, ma ce l’abbiamo fatta.
Beh, certo, se mi infortunassi lungo il percorso il viaggio finirebbe… ma vedrò di stare attento!

Dani: La sola “paura” è di non riuscire a farcela fino in fondo: l’anno scorso abbiamo dovuto saltare una tappa per arrivare, ma in un certo senso non abbiamo “finito” il viaggio, e spero proprio che ciò non si ripeta quest’anno.

La sera prima di partire, quando abbiamo raccolto questa intervista, Coda e Daniblando hanno chiamato a raccolta gli amici, chiedendo a ciascuno di consegnare loro un oggetto leggero che rappresentasse un proprio peccato. Motivo in più per fare il tifo per loro! Se volete seguirli prima della pubblicazione del loro diario di viaggio a puntate, potete chiedere loro l’“amicizia” su facebook.

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