22 maggio 2015

Nicolò Giraldi: “Evoco i caduti anziché commemorarli”

el sunto Il giornalista triestino racconta come è nato il libro "La Grande Guerra a piedi. Da Londra a Trieste sui luoghi del primo conflitto mondiale"

Evocare i caduti della Grande guerra anziché commemorarli. Come? Ristabilendo un contatto con loro, cercando di immedesimarsi, trovando una scintilla per proiettarsi in quell’epoca. È quello che ha fatto il giovane giornalista triestino Nicolò Giraldi nel suo viaggio a piedi compiuto l’anno scorso da Londra a Trieste, sui luoghi del primo conflitto mondiale. Da quel viaggio è nato il libro “La Grande Guerra a piedi. Da Londra a Trieste sui luoghi del primo conflitto mondiale”, prefazione di Paolo Rumiz. Edito dalla Biblioteca dell’Immagine di Pordenone, il libro esce martedì 26 maggio, a ridosso del Centenario dall’entrata in guerra dell’Italia.

Il tuo libro è un originale omaggio alla memoria dei caduti. Lo sottolinea nella prefazione Paolo Rumiz: “Giraldi evoca invece di commemorare. Chiama in causa i morti, cerca di parlare con loro”. In che senso?

La prima distinzione che mi sento di fare è tra celebrazione e commemorazione: una guerra non si celebra. Non ci sono né vincitori né vinti. Sul lato bellico, forse… Ma dal punto di vista umano e morale, una guerra fa perdere tutta la collettività, e questo è l’unico senso possibile del Centenario. Allo stesso tempo non si possono fare distinzioni fra i caduti, siano essi italiani, sloveni, austriaci, croati o ungheresi… Nella prima guerra mondiale una generazione intera è stata mandata a morire. Con il mio viaggio cerco di entrare in contatto con le persone che lavorano per la memoria e con i caduti stessi. Quello che faccio è cercare di ristabilire un contatto con loro, immedesimarmi, cercare una scintilla nascosta per proiettarmi in quell’epoca. Solamente andando a piedi ci possiamo rendere conto di camminare sopra una necropoli che altrimenti ci passerebbe inosservata.

La persona a te più vicina con cui ristabilisci contatto è Nicolò Giraldi, classe 1889, il tuo omonimo bisnonno istriano che, venticinquenne, venne arruolato dall’esercito austroungarico e inviato sul fronte orientale in Galizia, dove fu fatto prigioniero dai cosacchi. Un modo per riscattarlo?

Di lui conoscevo solo i racconti tramandati da mio padre. Sopravvisse alla guerra: tornò a casa nel 1919, presumibilmente a gennaio, dopo tre mesi di viaggio in treno. Ma non sapevo nient’altro. Non c’erano lettere dal fronte. All’archivio di Stato ho trovato solo poche righe: “Nikolaus Giraldi, nato a Pirano il 29 giugno 1889, disperso il primo gennaio 1915”.
Decisi di raccogliere le informazioni, di ordinarle e fissarle per sempre nella memoria. Nel libro, ricostruisco in parallelo sia il mio viaggio da Londra verso il fronte, sia il suo da Pola verso il fronte, e nel farlo abbandono di tanto in tanto il mio cammino per fare affidamento alle sue parole che mi sono state tramandate nel tempo.

Molte altre sono le persone che incontri nel tuo viaggio…

Complessivamente una cinquantina. In 177 pagine riporto le interviste alle persone che alla memoria della guerra ci lavoravano ogni giorno prima del 2014 e che continueranno a farlo sopo il 2018. Il libro è diviso in quattro capitoli: il fronte inglese; quello occidentale (Francia, Belgio e Lussemburgo); quello tedesco e infine quello italiano. Solo in Inghilterra ho incontrato una dozzina di persone. Alcuni di loro mi hanno ospitato lungo il cammino, anche se, per lavarmi e dormire in economia, ho fatto soprattutto affidamento al couchsurfing.

Il Centenario dall’entrata in guerra dell’Italia si celebra domenica 24 maggio. Per domani Casa Pound Italia ha indetto una marcia nazionale a Gorizia. Sempre domani a Gorizia è stato organizzato un contro-corteo antifascista: cosa ne pensi?

Ognuno ha il diritto di manifestare, però, se questo corteo riprende gli ideali legati al ventennio fascista, non doveva nemmeno essere autorizzato. In questo modo il 23 maggio a Gorizia – la vigilia del centenario dall’intervento italiano alla Grande guerra – si trasforma in un evento che non ha niente a che vedere con la memoria dei 650mila caduti. Tanto più a Gorizia, l’unica città italiana ad essere conquistata con le armi, eppure oggi lasciata allo sbando dal potere centrale.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Un documentario racconterà il mio viaggio in una cinquantina di minuti. Ci stiamo lavorando in questi mesi. Il regista è Luca Severi, che vive a Los Angeles e ha lavorato anche con Michele Placido. L’intenzione, a prodotto finito, è di presentarlo ai diversi festival nazionali e internazionali. Tutte le informazioni si trovano sul sito www.gironellastoria.com

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