11 marzo 2015

Sono un papà e apprezzo Il gioco del rispetto

el sunto Sono pochi (ma gridano) i genitori contrari al Gioco del rispetto. Pubblichiamo con piacere la comunicazione di un padre in favore di questa attività.

Conosciamo bene Il gioco del rispetto di cui tanto si sparla in questi giorni. Conosciamo e stimiamo le persone che lo hanno inventato e condividiamo il loro punto di vista e le loro preoccupazioni rispetto alla parità tra tutte le persone. Siamo rimasti sconcertati dalla violenta campagna di odio montata in questi giorni contro questo progetto, per malafede, ignoranza o biechi fini propagandistici.

Abbiamo deciso di parlarne con i nostri tempi, senza tuffarci in fretta in un dibattito incoerente e privo di fondamento. E mentre cercavamo le parole e i toni giusti per scriverne, abbiamo avuto la fortuna di incrociare nel web un genitore che era presente alla riunione da cui il pandemonio mediatico è partito. Lasciamo che, in prima battuta, sia lui a darci un’opinione:

Sono il papà di ***** (e visto che si parla di rispetto fra i sessi potrebbe essere una femminuccia come un maschietto), che frequenta la classe della scuola dell’infanzia Cuccioli in via Vittorino da Feltre a Trieste, dove si è innescata la “bufera mediatica” su Il gioco del rispetto. Per esperienza diretta vi dico che quanto sta succedendo è soltanto scompiglio inutile.

Il caso è scaturito dall’incontro dove le insegnanti e la direttrice hanno anticipato che nel corso dell’anno ci sarebbe stato un progetto dedicato asensibilizzare gli alunni al rispetto ed all’uguaglianza tra bambini e bambine. Il tutto sotto forma di gioco assolutamente innocente, dove i bambini avranno la possibilità di capire che un maschietto ed una femminuccia sono perfettamente uguali nel modo di pensare, di giocare, di respirare. Attraverso riflessioni e semplici azioni, come ascoltare il cuore che batte dopo una piccola corsa per scoprire che il battito fa proprio lo stesso suono, uguale nei bambini e nelle bambine.

Nel corso di tale incontro un genitore, con tono arrogante, inquisitorio e totalmente fuori luogo, ha attaccato in maniera quasi offensiva le maestre e la scuola, dicendo che questi giochi a scopo sessuale e di trasformazione non dovevano e non potevano essere praticati con bambini di questa età. Disapprovava inoltre che il Piano dell’Offerta Formativa della scuola fosse stato presentato tardi, impedendo ai genitori di valutare le proposte educative indirizzate ai bambini. Ha persino etichettato come “pecoroni” gli altri genitori che, sbigottiti, si sono trovati nel mezzo di questa spiacevole situazione. In seguito, il genitore ha scritto un articolo su «Vita Nuova» e da qui si è scatenata la polemica.

Non so dove si legga che i bambini si toccheranno i genitali e che si travestiranno… Si legge nel sito che Il gioco del rispetto si basa sull’approccio “gender transformative” che non significa come i più maliziosi, o quelli in malafede vorrebbero “trasformazione del genere” ma trasformare le relazioni inique, promuovere un potere decisionale, lavorativo ed economico che deve essere condiviso un ugual misura tra uomini e donne; significa abbattere le barriere, aprire la mente al diverso, e non si parla di diversità sessuale o di omosessualità come altri ancora vogliono far credere.

evidenza

Ora non discuto sulle tempistiche del POF, ma né io né gli altri genitori con i quali mi sono confrontato sulla questione riteniamo che le splendide insegnanti che curano i nostri figli con amore e professionalità (e questa lettera vuole essere anche un plauso alla loro dedizione) debbano venire accusate di portare avanti un progetto “a sfondo sessuale” che turba i bambini, quando questo non lo è. In questa scuola i bambini si rattristano per dover restare a casa quando hanno l’influenza. Per me e per altri come me è una gioia sapere che  tra amichetti e maestre i nostri bimbi si sentono felici e non vedono l’ora di tornarci.
Questo sarebbe un ambiente malsano?

Tralasciando la polemica, credo che il genitore abbia frainteso lo scopo del gioco che non è sicuramente il toccarsi i genitali a vicenda tra bambini ma comprendere ed imparare il rispetto tra i sessi inteso come uguaglianza nella vita, nella famiglia e nella carriera lavorativa e dove gli unici contatti dei bambini tra di loro avverrebbero per ascoltarsi il cuore che batte in ugual modo in tutti, nonostante una piccola differenza di fondo ci sia, uno è maschietto e l’altra è femminuccia.

Ogni giorno a scuola i nostri bambini imparano cose nuove, la scuola serve a questo: a crescere, a formarsi, a istruirsi, a essere educati, a vivere con gli altri nel rispetto delle diversità (di ceto, di razza, di religione, di salute), a provare cose nuove, dal disegno allo sport, dalla gita al teatro, al cinema e a tutte le attività positive e formative che fanno. Se la scuola, la direttrice e le insegnanti decidessero di far provare qualcosa di nuovo, innocente e sano io come tanti altri genitori come me ci fideremmo. Come ci fidiamo della professionalità, della dolcezza, della delicatezza, e anche della severità, che tali insegnanti hanno e devono avere nei riguardi dei nostri bambini. A loro va tutta la mia stima, anche nel sopportare questa situazione totalmente gratuita e forse non disinteressata per alcuni.

Aggiungo solo una cosa: sì… è vero ci andranno di mezzo gli scolari, si perché dopo questa storia, qualcuno ben penserà di donare quel “quid” in più ai nostri figli, come oggi con amore fanno.

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38 commenti a Sono un papà e apprezzo Il gioco del rispetto

  1. RISPETTO

    Volevo segnalare la chiara e netta posizione del Sindaco
    http://www.triesteprima.it/politica/gioco-del-rispetto-cosolini-stupito-dalle-polemiche-e-schifato-da-certe-strumentali-falsificazioni.html

    E’ incredibile che a causa di alcuni pruriginosi genitori e politicanti si sia gettato fango ingiusto su una meravigliosa e innovativa iniziativa nata proprio “fieramente” a Trieste.

    Riporto l’articolo di The Guardian che, con professionalità ha riportato la notizia basandosi sulle vere fonti e non su un’interpretazione all'”Alvaro Vitali” dei soggetti sopra indicati.

    Il progetto è un progetto serio, basato su dati scientifici, ideato e prodotto da professioniste, certo, se si condivide la struttura tradizionale con l’ISIS dove la donna deve rimanere la “schiava di casa” mentre il marito funge da padrone assoluto, beh, questa visione del mondo è arcaica e verrà combattuta dalla maggioranza delle persone civili, gli altri…che vadano pure nel califfato a fare i “padroncini di vite altrui”.

    Grazie al papà che con delicatezza e orgoglio ha riportato la vera interpretazione del gioco e il relativo benessere che ne beneficiano i nostri pargoletti.

  2. RISPETTO

    Eccovi il link del giornale inglese che riporta”correttamente” la notizia, non posso dire lo stesso per il Piccolo che, per logiche a me lontane, ha parlato in prima pagina di giochi “osè”…spero proprio che facciano una bella marcia indietro ridando DIGNITA’ al progetto e alle persone che lo hanno prodotto !!!

    Lancerei una campagna: “DIGNITA’ PER IL GIOCO DEL RISPETTO ”

    http://www.theguardian.com/world/2015/mar/10/school-plan-change-gender-stereotypes-storm-italy

  3. Dario Predonzan

    Le logiche che presiedono alla scelta dei titoli, e del tono degli articoli, nella redazione del PICCOLO, sono purtroppo evidenti, e non fanno certo onore alla professione giornalistica (che di onore, in Italia, ne ha davvero poco, e non da oggi…). Si tratta semplicemente di fare audience, a qualunque costo, sparandole più grosse possibile, e forzando – chissenefrega se stravolgendola- la realtà dei fatti.
    L’importante è restare attrattivi sul mercato pubblicitario e vendere (sempre meno, in verità, almeno a giudicare dal numero di copie stampate).
    Squallide e rozze logiche di marketing, insomma, e nient’altro. Di cui il PICCOLO ha già dato più volte prova, in passato.
    Il guaio vero è che in questo modo spesso si finisce per enfatizzare, come nel caso in questione, accreditandoli, isterismi reazionari e posizioni integraliste, normalmente minoritari nelle società secolarizzate, com’è (con buona pace delle gerarchie cattoliche) quella italiana. E quella triestina ancor di più.

  4. Fiora

    @3
    “….isterismi reazionari e posizioni integraliste, normalmente minoritari nelle società secolarizzate, com’è (con buona pace delle gerarchie cattoliche) quella italiana. E quella triestina ancor di più”.
    Come giustamente affermi , Dario Predonzan.
    Pertanto pur grata a the Guardian per la fedele trascrizione delle opinioni riportate dissento profondamente da questa di Fabiana Martini:
    “The gender gap is one of the major problems of our country, due to lack of development of the whole society: to overcome it we must remove the structural causes,”

  5. maja

    il problema delle persone che osteggiano questo progetto non è tanto la parità di genere tra maschi e femmine, quanto la parità tra etero e omo (e tutte le altre categorie lungo lo spettro). orbene, signori, l’omosessualità esiste in natura e non è uno stile di vita che uno si sceglie, altrimenti anche voi un giorno potresti svegliarvi la mattina e decidere di fare un’opera pia “diventando” omosessuali per un mese, tanto per seguire l’esempio di gesù cristo e provare a mettervi per una volta nei panni degli “ultimi”.

  6. RISPETTO

    C’è una tendenza all’involuzione, al ritorno alla famiglia tradizionale, alla “naturalità dei ruoli” tra maschi e femmine, anche nei giochi dei bambini è sempre più marcata la suddivisione tra giochi “blu” maschili e giochi “rosa” femminili. I reazionari, a mio avviso, mettono in secondo tempo il tema etero o omo, quello è un “recinto” che garantisce l’appartenenza all’essere cattolico, come i nazionalisti e gli identitaristi sono pronti ad aiutare tutti basta che siano italiani o padani, i cattolici permettono una certa elasticità di ruolo tra i generi basta che siano composti da un maschio e una femmina.
    In effetti questo gioco rimane dentro “lo steccato” della famiglia tradizionale, proprio perché non ha l’obiettivo di fare altro che liberare i bambini dagli stereotipi di genere, chi ha sollevato il caso evidentemente fa parte di quella cerchia ristretta di integralisti cattolici che rivogliono “ingabbiare” il ruolo della donna a “servitrice” dell’uomo, padre/padrone delle vite altrui.
    A questo punto la minoranza cattolico integralista e reazionaria ritornerà sotto le gonne del vescovo e a leggere libri in piedi in piazza, nell’attesa che lo steccato dei “veri cattolici” si rimpicciolisca fino a specchiarsi con gli omologhi del califfato, sicuramente l’ipotesi è remota ma iniziamo anche noi a diventare “sentinelle” della laicità e della modernità.

  7. lo stereotipo ed il pre-giudizio si formano proprio in virtù di un “giudizio” ossia prima che di quella cosa che si “giudica” ve ne sia fatta esperienza. Il rispetto è un valore e non è una materia di insegnamento che non va trattata alla stessa stregua della matematica o dell’insegnamento e dello sviluppo della capacità del disegnare, ad esempio. Se ad un bambino spieghi il concetto di possesso attraverso un gioco stai pur certo che per l’assioma incontestabile di quell’età che ” ciò che è mio è mio e ciò che è tuo è mio” il bambino dopo il gioco ritornerà al suo innato istinto di possesso proprio perchè non ha ancora quelle strutture e schemi mentali per assorbire attraverso una simulazione della realtà ciò che invece assorbe molto bene vivendo in prima persona nella realtà stessa, con l’esempio, osservando i genitori, i fratelli, gli insegnanti. Per cui non ne farei una questione di ordine morale bensì proprio di efficacia. I bambini di 4 anni non hanno capacità di giudizio tanto che non riconoscono l’handicap di un loro pari come diversità ma se hai un dente storto per loro sei strano. Mettersi nei panni dei bambini rispettandone le loro tappe evolutive senza violentare i loro schemi su schemi nostri pregiudizievoli potrebbe davvero essere un primo passo per rispettarli. Rispettandoli, si rispetteranno in automatico.

  8. Dario Prodan

    Cito il commento del papà, autore della lettera di apprezzamento…: “Il tutto sotto forma di gioco assolutamente innocente, dove i bambini avranno la possibilità di capire che un maschietto ed una femminuccia sono perfettamente uguali nel modo di pensare, di giocare, di respirare. Attraverso riflessioni e semplici azioni, come ascoltare il cuore che batte dopo una piccola corsa per scoprire che il battito fa proprio lo stesso suono, uguale nei bambini e nelle bambine.”

    È un punto di vista, probabilmente lo stesso di chi si è fatto promotore di questa iniziativa.
    È altrettanto lecito il pensiero di coloro che non approvano questo tipo di indottrinamento e ciò non deve riguardare necessariamente estremisti dello status quo patriarcale, islamici della prima e ultima ora, cattolici veterotestamentari con scappellamento a destra.

    La frase che non mi torna è “i bambini avranno la possibilità di capire che un maschietto ed una femminuccia sono perfettamente uguali nel modo di pensare, di giocare, di respirare”. Ma questo signore è davvero convinto?
    A mio modesto parere è una forzatura bella e buona perché in 40 anni di vita posso testimoniare esattamente il contrario, e trovo che la differenza tra donna e uomo sia una grande risorsa, specialmente nella vita coniugale.

    Un conto è spiegare ai bambini che crescendo le femmine come i maschi devono partecipare alla cura della famiglia (e quindi della società) nella collaborazione reciproca (parità di doveri e diritti), un’altra cosa è seminare nella loro mente che maschi e femmine sono perfettamente uguali, quindi crescendo potranno tranquillamente decidere di scambiarsi i ruoli.
    Invece di creare confusione nella mente dei bambini, con ragionamenti da adulti astrusi, non sarebbe meglio educarli alla convivialità delle differenze , magari seguendo il loro naturali bisogni di affettività?
    Poi questa storia del gioco del dottore in classe… è un po’ come brevettare l’acqua calda.

  9. maja

    mah, a me sembra che a quell’età i bambini siano già pesantemente influenzati dai ragionamenti astrusi degli adulti, tant’è che spesso sanno essere cattivissimi con i propri coetanei e talmente conformisti da escludere e isolare chiunque sia in qualche modo diverso. educarli alla convivialità delle differenze vuol dire anche educarli all’accettazione e all’inclusione di tutti, anche del maschietto che preferisce giocare con le bambole o della femminuccia che porta i capelli corti e si veste “come un maschio”. appunto perché non stiamo brevettando l’acqua calda, perché si dovrebbe fare finta che questi problemi non esistono?

  10. piero

    Grazie Dario, hai sintetizzato bene anche il mio pensiero. Centrato, inoltre, il titolo del progetto: così se sei contro il progetto diventi automaticamente contro il rispetto.

  11. aldo

    L’oggetto del conflitto è il voler usare un pezzo dello Stato per forgiare i bambini in base a due etiche contrapposte, ma che danno entrambe per scontato che questa funzione etica debba venir svolta da un pezzo dello Stato.
    Io invece penso che lo Stato debba stare fuori dalle palle sulle questioni etiche e non sia suo compito educare nè i bambini nè i giovani nè gli adulti ad alcuna etica.
    Poi per fortuna la volontà di controllo adulta di tirar su bambini a immagine e somiglianza delle proprie idee non funziona perchè poi da grandi si faranno comunque i cazzi loro alla grande.

  12. Fiora

    @12
    Aldo quando commenti temi giocosi hai un tipo di prosa, di norma in vernacolo. quando scendi in campo su argomenti seri adegui rigorosamente la forma al contenuto. Lo apprezzo.
    Su questo tema adotti il tono semiserio. Lo apprezzo ulteriormente, nonché condivido di massima il contenuto, nel senso che l’ipotesi della gestione totalmente familiare dell’educazione infantile mi appare comunque “presuntuosa” delle risorse parentali a fronte dell’impegno in una società come l’attuale.
    Comunque se il naso ce lo mette lo stato sia con ruolo di gregario.
    ” da grandi si faranno i ***** (sono una maledetta pudibonda 🙁 ) loro alla grande” è evangelico!
    Se penso ad anni e anni trascorsi a salmodiare c/o suorine Francesi e a come me li sono scrollata di dosso…

  13. Fiora

    Con Dario Prodan condivido il concetto di “convivialità nelle differenze” ed aggiungo la personale insofferenza a forzature inverse rispetto alle tanto demonizzate forzature rosa/celeste che si vorrebbero abbattere.

  14. diego

    C’ero cascato. Lo ammetto. Fuorviato dall’orrendo titolo iniziale del Piccolo ero rimasto inorridito. Eppure ormai dovrei saperlo che i titoli servono a vendere copie. Con una manovra editoriale di dubbio (squallido?) gusto il giornale che si crede in quota al centro sinistra ha scatenato una assurda polemica sulla quale gli avvoltoi della politica si sono lanciati. I lettori, che lettori sono spesso solo dei titoli (io pure alle volte), si sono schierati ideologicamente in “a favore” ed “a torto” a prescindere dal contenuto REALE del gioco. Un paralleleo: se DOMANI una persona ci dicesse “portati l’ombrello perchè fuori diluvia”, noi, al limite e per mancanza di fiducia, potremmo guardare dalla finestra per avere conferma. Oppure potremmo schierarci. Siccome chi dice che pioverà è un fascista io, di sinistra, esco senza ombrello perchè il fascista ha sempre torto! Oppure: Siccome l’ha detto un comunista, io di destra, esco senza ombrello. In entrambi i casi mi bagnerò come un pulcino e farò la figura dell’idiota. Anche perchè bastava, appunto, controllare l’affermazione.
    Stessa cosa con il gioco in questione. NESSUNO di quelli che lo critica ha saputo scrivere qualcosa di VERAMENTE significativo, qualcosa che mi scandalizzasse se non teorizzando al di là del contenuto del gioco stesso. Perchè… non l’ha visto! Tutto ciò, nel mio caso dovrebbe insegnarmi a leggere bene, ad informarmi, PRIMA di commentare. Ad un giornalista semplicemente a far bene il suo lavoro. PURTROPPO diversi sedicenti tali sono convinti della loro missione ideologica e sono pronti a mistificare la realtà.

  15. Jasna

    @aldo Non mi sembra si tratti di insegnare principi etici: smontare certe strutture del tutto culturali per migliorare i rapporti sociali è educazione civica, quando io andavo a scuola si faceva ma credo si focalizzasse sulle norme stradali e regole generali di educazione negli spazi pubblici.
    Un mio collega è indiano, musulmano, cresciuto per tutta la vita in scuole cattoliche facendosi il segno della croce tutte le mattine. Questo non lo ha reso nemmeno vagamente cristiano né ha estremizzato la sua fede religiosa, che è solo una parte della sua vita.
    Allo stesso modo, se in una famiglia l’esempio proposto è – supponiamo – quello cosiddetto tradizionale, magari la mamma è casalinga o semplicemente oltre a lavorare è l’unica ad assolvere alla cura della casa e della famiglia, mentre a scuola si mostra ai bambini che questo non è l’unico modello possibile, non credo che i bambini disprezzeranno in automatico quanto proposto a casa: avranno solo uno spettro più ampio di modelli da tenere presente, e direi che questa è una grande risorsa per loro.

    A me non sembra che la famiglia possa fornire un’educazione completa (anche se sei figlio di professori, o se hai figli intelligentissimi) e che in nessun caso un sistema chiuso e non fatto di professionisti come quello famigliare possa competere con l’istituzione creata per educare la popolazione. Infine, se non ho capito male, questo progetto era facoltativo: invece di sbraitare e togliere ogni dubbio sull’inadeguatezza degli strumenti culturali di chi ha attaccato il progetto e ne ha messo in piazza i materiali senza chiedere il permesso agli autori, sarebbe stato sufficiente non far partecipare i propri figli. Il fatto che ci si scagli con questi toni e con tanta leggerezza su persone, idee e contenuti la dice lunga su come il clima ormai sia ipersensibile su temi che da tempo non sono più monopolio della Chiesa ma nei quali lo Stato stenta ad affermare il diritto delle persone a scegliere in modo indipendente e a essere messa in condizione di farlo.
    La cosa che mi ha negativamente impressionato è che tutto questo sia successo a Trieste, città che ho sempre considerato un molto più avanti della mia babbiona Gorizia, su cui a questo punto abbandono ogni speranza (o magari mi aspetto di essere positivamente smentita, chissà 😉 ).

  16. Anna

    Questo progetto lo approvo in pieno e comunque sono dei principi che insegnerò ai miei figli semmai ne avrò. Nel progetto non è stato affatto menzionato la differenza tra omo ed etero, non vi inventate cose che alimenterebbero solo critiche inutili portati avanti da maschilisti patriarcali (non ci prendiamo in giro, sono solo loro che hanno criticato). Fino a poco tempo fa, faceva scandalo anche una donna che andasse semplicemente a lavorare e ricoprisse ruoli “da uomini” ed erano presenti le stesse polemiche. Non esistono compiti diversi tra uomo e donna, trovo senza senso chi dice “l’uomo deve fare l’uomo e la donna deve fare la donna”. Che significa? Io faccio e sono quello che mi sento da fare indifferentemente da ciò che ho in mezzo alle gambe. Non si vuole insegnare a scambiarsi di corpo, ma si vuole insegnare che è giusto che entrambi i generi abbiano le stesse possibilità e gli stessi diritti in qualsiasi contesto. Esistono donne portate per la matematica o materie scientifiche mentre alcuni uomini no, o viceversa…uomini che sono più o meno sensibili rispetto alle donne ecc…Le differenze risiedono tra individuo ed individuo non tra i sessi. (Tralasciando le differenze fisiche e biologiche è ovvio).

  17. Massimiliano

    È una vergogna che nei tempi in cui viviamo si pensi a creare queste inutili situazioni di ambiguità ,la cronaca ci racconta di pedofili bimbi maltrattati e via dicendo…..ed i nostri cari politici cosa fanno?….mettono i nostri bimbi in situazioni forzate,che a discrezione della sensibilità delle singole maestre,possano essere più o meno accettabili. Questo genere di educazione viene fatta dai genitori,o almeno da quelli che quando arrivano a casa dopo una dura giornata di lavoro giocano con i loro figli e non si mettono a scrivere demenzialità su facebook,cari genitori PRENDETEVI ALMENO LA RESPONSABILITA’ DI EDUCARE I VOSTRI FIGLI,e non delegate lo ad estranei.

  18. maja

    il maschilismo patriarcale va di pari passo con l’omofobia, l’uno non esiste senza l’altra. se le donne eterosessuali sono discriminate, le persone omosessuali e transgender lo sono molto, ma molto di più. i maschilisti (e le maschiliste) hanno capito che quella contro la parità maschio-femmina ormai è una battaglia persa e hanno spostato il proprio focus. se provi a dare un’occhiata ai commenti che si leggono anche sui media nazionali, vedrai che pochi si scagliano contro la parità tra etero e moltissimi invece parlano di una fantomatica “ideologia del gender”. se poi uno cerca su facebook il papà triestino che ha dato il là a tutto questo casino e vede la sua foto profilo, tutto diventa chiarissimo.

  19. Jasna

    Su quanto detto da Maja avevo letto tempo fa un articolo interessante:

    http://mimesis-scenari.it/2014/11/14/cosa-si-nasconde-dietro-lespressione-ideologia-del-genere/

    “Quando è nata l’espressione “ideologia del genere”, chi sono i suoi fautori, quali sono i testi di riferimento: tutto ciò non può essere celato in un dibattito pubblico se si vuole essere onesti intellettualmente. Il sintagma “ideologia del genere” ha una sua storia e un suo contenuto ben preciso, che non può essere confuso – salvo voler retoricamente mistificare la realtà – con la stratificazione del sapere prodotto dagli studi di genere”.

  20. maja

    Poiché so che siamo tutti pigri e spesso non troviamo la voglia di leggere testi lunghi e complessi, copio uno stralcio dell’articolo linkato da Jasna, che spiega in modo molto chiaro qual è il vero nocciolo del problema:

    Ed è qui il punto nodale della questione. Il tema tabù intorno al quale occorre sviluppare una discussione critica non è il genere. Il tabù è costituito dai rapporti storici e sociali di dominio che hanno improntato e tuttora improntano le pratiche sociali di esclusione delle persone che non sono maschi, eterosessuali e cisgender (ossia che si sentono a proprio agio con il genere che gli è stato assegnato fin dalla nascita).
    Il dominio degli uomini sulle donne, la negazione socio-culturale dell’esistenza delle persone intersex, l’esclusione dal giuridicamente rilevante delle vite delle persone omosessuali, la violenza sui corpi delle persone trans, costrette in modo ricattatorio a modifiche chirurgiche anche contro la loro volontà pur di ricevere riconoscimento giuridico per la loro identità di genere, tutto ciò è il vero tabù. Ed è comprensibile il perché lo sia diventato: discutere criticamente l’organizzazione della nostra società fondata sul binarismo sessuale e sul predominio maschile, mette a rischio la perpetuazione di tale assetto di potere.

  21. estikazzi

    Io vorrei capire una cosa. A scuola si spiega o no ai bambini che non è il caso di cagare per terra, o di infilare il righello negli occhi del compagno di banco? E allora perche’ non si dovrebbe insegnare loro che bisogna rispettare se stessi e gli altri, qualunque sia il proprio e il loro genere e orientamento sessuale? Per non turbare la sensibilità dei genitori omofobi bisogna lasciare che i loro figli, sulla base di quel che hanno sentito in casa, facciano bullismo sul compagno di classe omosessuale, vero o presunto? Ma cos’è, una caserma, una galera? Gli insegnanti devono delegare il mantenimento dell’ordine alle gerarchie che “spontaneamente” si determinano in classe, basate sulla legge del branco? Altrimenti è Stato Etico?

    Dice: l’etica rimanga fuori dalle scuole. E se un insegnante viene a sapere che uno studente è isolato, ridicolizzato dai compagni di classe a causa del suo orientamento sessuale, cosa deve fare? fregarsene? E se è proprio quello studente a chiedere aiuto all’insegnante?

    Qualunque discorso sull’etica che non tenga conto dei reali assetti di potere, e di come si determinano, finisce sempre, nella sua astrattezza, per favorire l’etica dominante, che è brutale e spietata.

  22. ah pederastiiii!

    “Dove un maschietto ed una femminuccia sono perfettamente uguali nel modo di pensare…” ma sei scemo o sei solo un pederasta che fa i suoi interessi? Ti informo che il cervello maschile e femminile sono differenti ed hanno differenti sensibilita’. Non e’ una questione di cultura. Ormoni e differenze fisiche caratterizzano lo sviluppo del carattere maschile e femminile. Quelli che voi combattete come stereotipi in realta’ sono semplicemente lo specchio di cio’ che siamo. Se alcuni omosessuali repressi vogliono abbattere gli stereotipi di genere siccome loro non si vedono riconosciuti lo vadano a fare da un altra parte. Qui non ne vogliamo!

  23. aldo

    Una cosa sono le azioni, un’altra i valori. Uno stato deve proteggere il più debole dalle sopraffazioni del più forte, anche nella scuola. Ma in più uno stato etico vuole trasmettere dei valori, anche attraverso la scuola.
    Al di là di quali siano questi valori – per esempio anche se si trasmettesse l’idea che il matrimonio è un disvalore come io penso – io sono contrario perchè sono contrario allo stato etico. Quindi è inutile che mi si spieghi quanto giusti fossero i valori del progetto perchè giusti o sbagliati sono comunque nella logica di formare i bambini a una religione civile tanto opposta alla religione tradizionale quanto uguale nella sua concezione etica dello stato. Un bambino/a diventerà da grande maschilista, paritario/a o considerà i maschi degli esseri inferiori, cazzi suoi. Non è compito del potere politico portare avanti progetti per farlo diventare in un modo o nell’altro.

    Riguardo all’etica dominante mi viene da ridere che questa sarebbe quella delle sentinelle in piedi e simili residui dei tempi de “L’etica tradizionale e lo spirito del capitalismo” per parafrasare Max Weber. Siamo in una fase di capitalismo consumista globale, al quale serve il consumatore universale. Non il maschio e la femmina, l’etero e l’omo, il giovane e il vecchio, il bianco e il nero, ma l’individuo astratto. La battaglia per le parità una battaglia del capitale globale attuale. Battaglia che condivido in pieno e che va sostenuta perchè porta al superamento dei rapporti di potere tradizionali, come insegna il vecchio Marx. Ma chi, combattendo le sentinelle in piedi, pensa di combattere l’etica dominante, scusate, ma mi fa sorridere.

  24. Fiora

    Come leggo, con titoli diversi sull stesso tema si combatte su due fronti. Proporrei di unificare la discussione…. anche per non apparire supporters troppo sfegatati! 😉
    alla bocciatura di aldo aggiungo la personale perplessità sull’effettiva utilità e sul rapporto costi-ricavi espressa anche nell’altro thread copia conforme.
    Questo volonteroso esperimento d’insegnare a vivere ai discenti, mi ricorda un po’ il fallimentare tentativo di educazione sessuale nelle scuole di alcuni decenni fa.
    e per motivi abbastanza analoghi a quelli di Aldo, sorrido anch’io.

  25. Fiora

    aggiungerei che reputo un inutile spreco di denaro pubblico il pur lodevole esperimento, perché o i bambini provengono da famiglie sensibili a queste tematiche e quindi sono e saranno “imparati” a prescindere ed è il caso della mia e di tantissime famiglie triestine delle quali ho contezza ed è quindi iniziativa superflua per loro, o vivono in un contesto familiare ostile che per stretta osservanza e militanza confessionale, a casa remerà contro lo stile di vita che a scuola si tenta d’insegnare.

  26. estikazzi

    @23 Al capitalismo globale non basta il consumatore universale, serve anche un esercito di sfruttati che producano le merci per il consumatore universale. Quindi il capitalismo ha bisogno di produrre gerarchie. Il capitalismo ha bisogno del razzismo e del sessismo, e li riproduce continuamente.

  27. capitano

    Ma che bella figurina ha fatto la stampa locale con i colleghi del resto del mondo…

  28. maja

    aldo, se gli insegnanti non sono educatori ma poliziotti che si limitano a mantenere l’ordine, si può sapere qual è il ruolo della scuola pubblica? i bambini, che ci stanno a fare?

  29. maja

    insomma, seppur partendo da presupposti diversi, mi sembra che aldo stia dicendo più o meno le stesse cose dette in questa intervista dal papà che ha scatenato il casino:
    https://www.youtube.com/watch?v=kxjaok7bISU

  30. capitano

    Io non sorrido per niente. Trovo il discorso di #23 impostato in maniera abbastanza dottrinaria.

  31. Jasna

    @23 No, non sono affatti cazzi del futuro adulto il fatto di diventare maschilista o meno, visto che poi l’esistenza di queste idee all’interno della popolazione produce effetti diretti sulla vita degli altri cittadini.

  32. Fiora

    iù l’educazione, non ci rimane che quella sessuale». Bell’articolo oggi sulla prima pagina del Corriere della Sera di Susanna Tamaro. La scrittrice prende spunto dai fatti avvenuti in un asilo di Trieste per proporre una sua riflessione sull’educazione dei più piccoli. Il caso riguarda un laboratorio didattico «volto all’abbattimento di quegli stereotipi sociali che imprigionano maschi e femmine in ruoli che nulla hanno a che vedere con la loro natura». Si chiama “Gioco del Rispetto” e prevede, tra le altre cose, delle attività in cui, per abbattere gli stereotipi di genere, si fanno vestire le femminucce da maschietti e viceversa. Ma, nota la scrittrice, è un ben strano modo di educare. Se pensa alla sua esperienza e al fatto che da piccola amasse ricoprire, durante i giochi, ruoli maschili non può fare a meno di notare: «Se fossi cresciuta in questi anni, sicuramente sarei stata classificata come una bambina sofferente di disforia di genere, e sarei stata avviata a un percorso terapeutico adeguato, dato il mio aspetto androgino e la mia predilezione per i mestieri allora proibiti alle donne. Sarei stata più felice?».

    EDUCAZIONE SESSUALE. C’è un passaggio dell’articolo di Tamaro che vale la pena di sottolineare perché, a nostro modo di vedere, colpisce nel segno. E cioè quando scrive: «Con l’entrata nella nostra società del mito dell’educazione sessuale come panacea di tutti i mali, i riflettori sono costantemente puntati su qualcosa che, a mio avviso, dovrebbe restare felicemente nella penombra. Viene il sospetto che tutto questo febbrile desiderio di spingere i nostri ragazzi a conoscere la nomenclatura delle parti intime, il loro uso, declinato in infinite e variegate possibilità, sia in realtà collegato all’inarrestabile declino di quella che una volta veniva chiamata educazione.
    Non essendoci più l’educazione, non ci rimane che quella sessuale.
    Ma in che cosa consiste l’educazione sessuale, e soprattutto che cos’ha davvero prodotto in tutti questi anni di diffusione scolastica? Dovrebbe essere servita a far conoscere il corpo e le sue esigenze affettive, oltre naturalmente ad evitare malattie e gravidanze indesiderate. È stato davvero così? Se ci guardiamo intorno, non possiamo non notare che il degrado relazionale è purtroppo molto diffuso tra gli adolescenti. Tolta l’educazione della persona nella sua totalità, emerge ciò che sta appena sotto, vale a dire i modelli etologici delle grandi scimmie: il maschio dominante, le femmine ai suoi piedi, e gli esemplari non dominanti sottomessi alle prepotenze del branco.
    Esperienze come quelle di Trieste nascono per tentare di arginare questo fenomeno. Serviranno, mi chiedo? Ne usciranno davvero bambini capaci di rispettare l’altro? O sarà soltanto l’ennesima spolverata di politically correct su un problema ben più allarmante? La nostra società sta vivendo una gravissima emergenza educativa, un’emergenza che si sottostima o che si cerca di tenere a bada inventando sempre nuovi spauracchi e sempre nuovi bersagli «oscurantistici» da abbattere.
    I bambini, in realtà, sono bombardati di informazioni e di messaggi politicamente corretti, ma questi messaggi non sembrano avere alcun potere educante, se non quello di confondere loro le idee, rendendoli ancora più insicuri e fragili. Si fanno vestire i bambini da principesse, ma quando si tratta di bloccare la vendita di un videogioco che istiga alla violenza sulle donne tutti improvvisamente diventano afasici.
    E se fosse giunto il momento di lasciare perdere le forzature ideologiche, da una parte e dall’altra, e di cominciare a parlare seriamente, tra di noi e ai nostri figli, di tutto ciò che sesso non è?».

  33. capitano

    Annoto con amarezza che il problema sono diventati discorsi fumosi e non quello di una stampa ridicola agli occhi di mezzo mondo.

  34. Fiora

    @33
    ..a me fumoso appare questo tuo asserto ,Capitano.
    Ho trovato il discorso di Susanna Tamaro chiarissimo .

  35. estikazzi

    Susanna Tamaro ribalta la realtà e la storia. E’ ai “suoi bei tempi” che capitavano cose come questa:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Alan_Turing#L.27arresto.2C_la_condanna.2C_il_suicidio

    Il frutto non casca lontano dall’albero.

  36. capitano

    Fiora sarò meno fumoso: il Piccolo stavolta l’ha fatta grossa e puzzolente.

  37. ufo

    …per non parlare di “Vita nuova”, per il quale l’unico appellativo possibile è tossico

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