2 febbraio 2015

Riforma degli enti locali: quali le conseguenze per i nostri comuni?

el sunto Si vocifera, si parla, si dice, ma quanti realmente hanno compreso gli effetti devastanti della riforma degli enti locali?

Si vocifera, si parla, si dice, ma quanti realmente hanno compreso gli effetti devastanti della nuova Legge regionale 12 dicembre 2014, n. 26?

Per capire meglio la situazione ho deciso di partecipare ad una seduta del consiglio comunale di Ronchi, chiamato a pronunciarsi sulla mozione presentata dal Consigliere di opposizione ( Federazione della Sinistra Rifondazione Comunisti Italiani ), Bon, che chiedeva al Consiglio Comunale di pronunciarsi contro la Legge ora citata eccependo alcune motivazioni che ora sintetizzerò.

Come è noto il FVG è attualmente diviso in in 217 comuni e 4 province. Nel 2013 la Regione ha erogato al sistema delle autonomie locali complessivamente 377,4 milioni di euro, con una riduzione del 16,2% rispetto al 2012 e del 19,9% rispetto al 2011. I trasferimenti ordinari ai Comuni nel 2013 ammontavano a 293,2 milioni di euro, il 10,5% in meno rispetto al 2012 e il 18,2% in meno rispetto al 2011 . Un quadro desolante che se abbinato agli effetti della nota legge di austerità, pardon, di stabilità, il dado è tratto e lo si vede quotidianamente nelle nostre città, piccole o grandi che siano.

Ed allora dal 2016, quando la Legge citata entrerà a regime, il FVG rischia di svoltare bruscamente via. Nel mentre di tutto ciò nel territorio di Udine e Pordenone le proposte di unione tra comuni avanzano, nel goriziano la situazione procede con lentezza e per fortuna da un certo punto di vista. I Comuni rischieranno di divenire delle SPA, ove attraverso il processo di Unione, ogni Sindaco, in rappresentanza del proprio Comune conterà in questo modo:  

a) un voto per i Comuni con popolazione fino a 3.000 abitanti; b) due voti per i Comuni con popolazione da 3.001 a 10.000 abitanti;c) quattro voti per i Comuni con popolazione da 10.001 a 15.000 abitanti;d) sei voti per i Comuni con popolazione da 15.001 a 30.000 abitanti;e) nove voti per i Comuni con popolazione da 30.001 a 50.000 abitanti;f) dodici voti per i Comuni con popolazione da 50.001 a 100.000;g) quindici voti per i Comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti.

Dunque più è grande la circoscrizione che rappresenti, più rilevante sarà il peso del voto. Insomma il pacchetto azionario più rilevante sarà nelle mani dei sindaci delle grandi località e visto che in Fvg la maggior parte dei Comuni non vanno oltre i 10 mila abitanti ben si può capire dove si vuole arrivare.

La cosa significativa è che l’assemblea degli azionisti dell’Unione dei Comuni inciderà su materie specifiche che riguarderanno la vita dei singoli Comuni come le modifiche statutarie; regolamenti; bilanci annuali e pluriennali, relative variazioni, conti consuntivi; atti di programmazione e di pianificazione; organizzazione e concessione di pubblici servizi, affidamento di attività o di servizi mediante convenzione; per citarne solo alcuni.  Insomma un processo che sicuramente favorirà il peso decisionale dei grandi Comuni a discapito dei piccoli Comuni i cui consigli comunali non conteranno più un nulla salvo deliberare pareri non vincolanti.

E’  la privatizzazione della gestione della cosa pubblica ove saranno i grandi partiti e ciò che correrà dietro ad essi a determinare il cosa od il non cosa si potrà o non potrà più fare nelle singole realtà comunali.

Ovviamente questa legge, per forza di cose, incentiverà non solo l’unione tra Comuni ma la fusione tra piccoli Comuni e tutte le identità secolari, le specificità culturali locali andranno in un nano secondo a farsi friggere. Certo se ciò significa garantire migliori servizi per i cittadini e maggiore democrazia e partecipazione avrebbe un senso, ma così pare proprio non essere.

Saranno i grandi a comandare ed a governare la sorte dei piccoli che dovranno sottostare alla volontà del Re o grande azionista. Certo, esiste sempre la concreta possibilità che i piccoli concorreranno per unirsi, creando nuovi Comuni, diventando anche loro grandi, per avvicinarsi  al peso azionario delle gradi città del FVG, pur senza mai raggiungerlo. Rinunciando, dunque,  alla propria secolare storia.

Eppure i piccoli Comuni sono stati sempre espressione di partecipazione, democrazia, di vicinanza al territorio, ai cittadini, in tutti i sensi, i piccoli Comuni sono una tipicità propria del FVG che deve essere tutelata e non soppressa. Ed  è più che evidente che ora partirà anche la guerra dei confini all’interno del FVG, perché si proporranno fusioni tra Comuni per opporsi ad altri Comuni, dunque rivalità contro la solidarietà.

La democrazia andrà in lutto, poiché  i singoli Comuni non conteranno più nulla, perché i consigli comunali non avranno più alcun senso, perché i piccoli partiti, spesso espressione di specificità territoriali, rischieranno l’estinzione, perché l’opposizione non avrà più alcun senso, qualora sussistente, perchè si attaccano i diritti delle comunità così dette di minoranza, slovene ad esempio, perché i cittadini non conteranno nulla,come tra le altre cose ben evidenzia il nuovo mostro elettorale che partorirà a breve il Parlamento italiano.

Il Sindaco di Ronchi ha riconosciuto espressamente che tale legge non recepisce i valori nati dalla resistenza, che è una cattiva legge, ma confida nel fatto, così come ha fatto il Pd di Ronchi, che le cose possano cambiare nel corso del tempo, pur prendendosi atto che la Legge è, ora appunto, Legge. Però, alla fine la proposta politica di Bon è stata bocciata, una proposta politica che criticava questa Legge, che invitava a dire no, ben tenendo conto anche del rischio che correranno i lavoratori, dal sovraccarico di mansioni alla mobilità, senza che questi siano stati informati di nulla.

E bocciare una proposta politica che dice no significa dire sì.  Di questa riforma regionale, a parte gli addetti ai lavori, i cittadini non hanno capito nulla, non hanno compreso come cambieranno le cose.

Esistono ancora delle vie per fermare questa Legge, vie offerte dalla democrazia e dalla legalità, e non si esclude che verranno intraprese, ma la prima cosa da fare è spiegare ai cittadini cosa è accaduto alla fine del tremendo 2014, bisogna loro spiegare che è caduta la democrazia nella terra che per prima ha conosciuto la resistenza.

E’ in corso un grande attacco  alla democrazia e contro i valori della resistenza, auspico e si auspica  una presa di posizione netta e senza ritardi anche da parte dell’ANPI e realtà antifasciste e di tutte le realtà politiche ed associative e di singoli cittadini che vogliono evitare una simile imminente catastrofe, perché il problema è drammaticamente serio e forse non ancora compiutamente compreso.

 

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6 commenti a Riforma degli enti locali: quali le conseguenze per i nostri comuni?

  1. Ciao Marco. Personalmente vedo la riforma degli enti locali (seguo il suo iter da più di un anno per ragioni lavorative), proprio come un tentativo di rispondere alla diminuzione dei trasferimenti ordinari ai Comuni e in un’ottica di maggiore collaborazione fra i piccoli comuni (esempio: io comune piccolo non riesco a pagare uno scuolabus, ma magari usufruendo dei servizi dell’unione potrò condividere i costi con altri comuni). Inoltre penso che la diminuzione del potere dei consiglieri comunali e delle varie forze politiche passa in secondo piano, rispetto all’assicurare ai cittadini i servizi, per i quali pagano le tasse. Ciò non toglie che ci siano ancora molti nodi da sciogliere sulla legge.

  2. Jasna

    Condivido la preoccupazione su alcuni dei rischi elencati, ma il tono mi pare un po’ apocalittico, se rapportato agli scenari.

    Penso che la storia dei singoli comuni non risieda nell’amministrazione individuale del territorio, e il fatto che diverse municipalità ben prima di questo provvedimento mettano in comune alcuni servizi (segretario comunale, scuolabus) significa che le esigenze di razionalizzazione sono reali. E’ vero che la perdita di peso decisionale del singolo comune può essere rischiosa, ma, come Sara al commento 1, mi trovo d’accordo a mettere in primo piano i servizi di cui i cittadini hanno bisogno.

    Nei piccoli comuni non si fanno grandi battaglie ideologiche, si discute per i buchi nelle strade e sull’aprire il doposcuola, e tutto si riduce ad avere o non avere le risorse economiche per farlo. E in caso di nuovi mostri come il Tiare, penso che la necessità di negoziare e raggiungere il consenso all’interno di un gruppo composto da più stakeholder del territorio adiacente (e non solo del comune interessato) sia una tutela contro certi entusiasmi facili.

  3. Ciao Sara, beh, il confronto ben venga, come prima cosa, visto che mi pare che a livello di partecipazione, dal basso, questo sia realmente mancato, visto e rilevato che ora ci troviamo a commentare,e contrastare con gli strumenti legali ed offerti dalla democrazia, penso referendum ed altro, una legge che è problematica e per nulla condivisa e per nulla capita dalla cittadinanza. Salvo qualche articolo o commento quanto i cittadini hanno realmente compreso di quello che accadrà a breve, nel 2015 in FVG? Si potevano proporre convenzioni tra Comuni per garantire servizi minimi, come ha fatto Ronchi con altri per la questione polizia municipale, ad esempio, senza andare a toccare la democrazia, e l’autonomia del singolo Comune. Ogni Comune ha una sua storia, il FVG è costituito da piccoli Comuni e questo lo si deve capire e non stravolgere. Pareri consultivi non vincolanti con i quali si esprimeranno i Comuni su voci di bilancio che li interessano concretamente come vogliamo chiamarli? E quelli delle comunità slovene, ad esempio? E le opposizioni? Ed il fatto che se non aderisci all’unione dei comuni avrai il 30% dei trasferimenti in meno, come vogliamo chiamarlo? Ed il fatto del peso di “azionariato del voto” ? Questa riforma, per come la vedo io, ma non solo io, è un modo con la quale si allontaneranno i cittadini dalla democrazia locale, che cavolo dovranno votare nel 2016? Ad esempio? E’ un modo con il quale si trasformeranno i comuni in sportelli che filtreranno le domande all’unione ove le decisioni verranno determinate dalle lobby che avranno la possibilità di competere ed unirsi per spazzare via ogni voce di opposizione, ad esempio. Per non parlare dei problemi dei diritti dei lavoratori,dove andranno? In quale ufficio? Dovranno avere il dono dell’ubiquità per non essere licenziati? Io non ci vedo nulla di difendibile, se si volevano fare delle convenzioni, queste potevano essere incentivate ma senza per questo sradicare autonomia, democrazia ed il senso medesimo del Comune che semplicemente non sarà più tale. Certo, saranno forse le grandi città, quelle tre o quattro esistenti in regione, a giovarsi del tutto, ma questo principio non mi pare accettabile in una realtà come la nostra…

  4. Kaiokasin

    Premetto che non ho seguito molto la cosa (come penso tanti altri, per cui parlare di referendum su un tema così poco sentito mi pare un azzardo).
    Riguardo al discorso delle lobbies, mi pare che fino ad oggi siano andate a nozze, proponendo speculazioni di ogni tipo e trovandosi di fronte uffici tecnici con si e no uno o due geometri, che devono pensare a tutto. Più piccolo e’ il comune, più facile è mangiarselo, perché poco attrezzato, perché valgono dinamiche familiari , di favore e manca un’opposizione attrezzata. L’aver lasciato tutta la materia urbanistica in mano ai comuni è all’origine del disastri dei nostri territori. Poi ci sono altri aspetti da considerare,ma più che un no a priori, sarebbe utile una controproposta che tenga conto dei famosi principi di sussidiarietà e adeguatezza.

  5. maja

    mah, kaiokasin, a me pare che nella provincia di trieste i disastri maggiori a livello urbanistico ci siano stati proprio nel comune più grande, a trieste (vedi oleodotto, grandi motori, sincrotrone, area di ricerca, ospedale di cattinara, melara, coloncovez, strada del friuli ecc).
    se parliamo di servizi, poi, vedo bene da me la differenza nei servizi che ho io, residente nel comune di trieste, e i servizi che hanno i miei amici residenti a sgonico o a monrupino, per dire. e sto parlando di cose molto concrete: mensa, scuolabus, sovvenzioni per l’abbonamento per la TT, scuole, palestre, servizi sociali ecc.
    alcuni di questi servizi sono già gestiti in forma associata da due o più comuni, nell’ambito di convenzioni o di associazioni intercomunali.

  6. Kaiokasin

    Pensavo a Villesse (Ikea, Tiare…), Aiello (Palmanova outlet), Grado (Zamparini city, Grado3..), Doberdob (Cava Devetaki, credo per fortuna ferma causa crisi), Duino-Aurisina (Portopiccolo). Multinazionali o grandi imprenditori, con studi legali da paura, che si fronte si trovano degli sprovveduti. Ma anche l'”abitudine” di fornire ogni paesotto di una “zona artigianale”, come è avvenuto anche sul Carso triestino (quella di Aurisina-Cave, proprio sul crinale in una posizione splendida, peraltro rimasta vuota per tantissimi anni, Sgonico, ecc. mentre la zona industriale di Trieste era semi-vuota e ospitava concessionari d’auto o supermercati). Ma la colpa non è solo dei comuni, ma soprattutto della Regione che ha delegato a loro tutta la materia urbanistica, privando anche le province del Piano di coordinamento territoriale provinciale (che invece esiste nel resto d’Italia, come strumento d’area vasta).

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